30 agosto 2014

Si torna in sella

Quando mi chiedono "ma quindi lunedì torni al lavoro?" mi si stringe lo stomaco. Ora più che mai, quello che è stato il mio lavoro per sette anni ha cambiato definizione; ora il mio lavoro, quello su cui dovrò contare per mantenermi, è un altro: una cosa che sembrava una parentesi, ma che invece mi è fiorita tra le mani e mi sta dando tantissime soddisfazioni. Dovrò cercare di tenere comunque in piedi entrambe le attività con serietà e impegno; non sono una che molla la presa, anche se ha cambiato la sua scala di priorità. Certo è che avrò bisogno di più collaborazione e di scendere a compromessi, per non rischiare di non avere il tempo di fare tutto come deve essere fatto e come sono abituata a farlo. Sarà un anno strano. Sarà durissimo. Sarà anche un po' malinconico. Ma devo tener duro nell'ottica di creare qualcosa di mio, qualcosa che mi faccia sentire finalmente realizzata. So che le persone con cui ho a che fare sanno bene di che parlo, e sono d'accordo con me.

Lunedì inizierà il primo giorno di un nuovo anno nell'ambito di un lavoro che mi ha vista da tempo sdoppiata, ubiqua, di corsa e molto stanca.

Credo che lo assaporerò, per non dimenticare quello che mi ha insegnato.
Nulla accade per caso; tutto è utile. Me ne sono accorta bene nell'ultimo periodo. Non ho sprecato nessun attimo passato sul lavoro e mi è servito ogni singolo minuto che ho speso faticando.

La fatica scoccia. La fatica stanca. La fatica sfinisce.
La fatica è niente, in confronto alla soddisfazione di riuscire a fare quel che non avresti mai creduto di saper fare.

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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