30 agosto 2014

Si torna in sella

Quando mi chiedono "ma quindi lunedì torni al lavoro?" mi si stringe lo stomaco. Ora più che mai, quello che è stato il mio lavoro per sette anni ha cambiato definizione; ora il mio lavoro, quello su cui dovrò contare per mantenermi, è un altro: una cosa che sembrava una parentesi, ma che invece mi è fiorita tra le mani e mi sta dando tantissime soddisfazioni. Dovrò cercare di tenere comunque in piedi entrambe le attività con serietà e impegno; non sono una che molla la presa, anche se ha cambiato la sua scala di priorità. Certo è che avrò bisogno di più collaborazione e di scendere a compromessi, per non rischiare di non avere il tempo di fare tutto come deve essere fatto e come sono abituata a farlo. Sarà un anno strano. Sarà durissimo. Sarà anche un po' malinconico. Ma devo tener duro nell'ottica di creare qualcosa di mio, qualcosa che mi faccia sentire finalmente realizzata. So che le persone con cui ho a che fare sanno bene di che parlo, e sono d'accordo con me.

Lunedì inizierà il primo giorno di un nuovo anno nell'ambito di un lavoro che mi ha vista da tempo sdoppiata, ubiqua, di corsa e molto stanca.

Credo che lo assaporerò, per non dimenticare quello che mi ha insegnato.
Nulla accade per caso; tutto è utile. Me ne sono accorta bene nell'ultimo periodo. Non ho sprecato nessun attimo passato sul lavoro e mi è servito ogni singolo minuto che ho speso faticando.

La fatica scoccia. La fatica stanca. La fatica sfinisce.
La fatica è niente, in confronto alla soddisfazione di riuscire a fare quel che non avresti mai creduto di saper fare.

25 agosto 2014

Birra tedesca, apparizioni, starnuti e piccoli vizi

Genovesi: la riconoscete questa porta?


A Genova è famosa, ma per chi non la conosce la Birreria HB di via Boccardo (proprio all'angolo dopo il baretto Mentelocale di Via XX Settembre) è una tappa irrinunciabile, specie se amate lo stile teutonico. In primo luogo, per le birre: rosse, chiare o doppio malto, ma anche speciali come la Radler al limone, rinfrescante e più leggera. La qualità parla da sé, e le papille ballano felici in un tripudio di bollicine e luppoli sorridenti. In secondo luogo, per l'atmosfera: è davvero tutto d'ispirazione lì, perfettamente inserito in un contesto teutonico, e pare proprio che sia un mondo a sé, una porta dimensionale nascosta. Entri dentro: #Prosit. Metti il naso fuori: Belin. Dentro di nuovo: #Prosit. Fuori: Belin. Potresti andare avanti anche all'infinito, così. Poi però torni in te e, dopo essere definitivamente rientrato, ti concedi una media rossa, un Brezel, e gli amici che non vedi da tanto. Un po' come dire: non ci sono soldi per farsi una vacanza, ma quando vuoi una birra hai Munchen a portata di mano. Mica poco.


Alla fine il naso fuori ho dovuto metterlo per forza, perché era ora di andare a casa, ma non senza avere fatto un brindisi prima di iniziare a preparare la borsa da viaggio. Be', a volte vado in vacanza anch'io.

Anzi, a questo giro proprio ho fatto il botto: sabato ho accettato il pendente invito della mia amica Chicchetta (aka Valentina) e sono andata a trovarla a Buccinasco, vicino a Milano: ho fatto  quindi la borsa e sono partita, in barba alla mia proverbiale sedentarietà, per evitare di non avere più un'occasione buona per godermi la giornata. Abbiamo chiacchierato molto, mangiato sushi e poi sul tardi abbiamo raggiunto in metro il Duomo, dove siamo rimaste talmente impalate a goderci lo spettacolo che il suo mal di gola è peggiorato e il mio invece è proprio iniziato. Ora sono davanti alla tastiera che spunta a malapena da una montagna di fazzoletti. E chi se l'aspettava il freddo d'estate a Milano? Di solito è una fornace! Mi sono fidata della tradizione climatica e ho fatto male. Però ne ho approfittato per portare il regalo di compleanno alla mia adorata non groupie Elena Giorgi, (I'm not a Groupie), che purtroppo sono riuscita a sbaciucchiare solo in toccata e fuga, e per farmi una piccola concessione.

"Le Sultane" di Marilù Oliva l'ho preso per lei e per me, perché la sinossi mi ha fatta molto sorridere: è la storia di tre donne attempate (praticamente noi quando saremo vecchie) che un bel giorno si stancano della routine e diventano assassine: occhio a non dare loro le spalle: "l'età migliora il talento per l'omicidio". Come resistere! Unico rammarico è di averlo acquistato in una catena di librerie e non nella magnifica scatola lilla di Cristina di Canio, che di persona è ancora più carina di come sembra in foto. Prometto: la prossima volta mi fermerò di più e ci passerò per fare incetta di libri e per lasciare anch'io un #librosospeso a chi ha fame di cultura. Il rossetto, invece, lo volevo prendere da tempo: si tratta del famoso Russian Red di MAC, un rosso retrò a base blu, scuro ed elegante, che mancava alla mia collezione monotinta. Ne ho di tutti i tipi, ma questo è davvero portabile, discreto e affascinante. Soldini ben spesi! D'altra parte in vacanza non ci vado mai, per una volta posso smettere di fare la genovese e godermi il piacere di fare e farmi dei regali. Non capita spesso, ma ci sto lavorando: quando sarò ricca sfondata diventerò Babbo Natale, per cui preparatevi care amiche di sempre, ci sarà molto da scartare! :)

Così, a una sola settimana dal rientro, mi sono portata a casa bei ricordi, un buon libro, un balsamo di bellezza e il Duomo: non male come scorta di pensieri positivi che possano difendermi dal malumore di un nuovo duro anno di doppio lavoro. Certo, magari l'influenza potevo fare a meno di beccarmela. Ma si sa, "nessuno è perfetto", e visto che "a qualcuno piace caldo", vado a farmi una tazza di latte e miele.

Ci rivediamo dai rispettivi uffici! Mi raccomando, fate scorta anche voi di pensieri positivi.

21 agosto 2014

Di che colore hai il pollice?

Quando i miei partono e mi affidano la cura delle piante di casa, mi scorrono brividi di terrore dietro la schiena. Se lassù, un giorno, hanno distribuito i colori dei pollici, a me devono averli dati giallo acido. Ogni volta che mi sono occupata di una pianta che non fosse di plastica, sono stati drammi vegetali.
Secondo me lo fanno apposta. Non è possibile che sia sempre andata a finire male. Se sapessi scrivere una sceneggiatura, farei un remake di "E venne il giorno" al contrario, dove sono le piante a suicidarsi perché io emetto strane spore. Shamalayaaaan! (cit.)

Quest'anno, però, mi sono organizzata. Ho impostato la sveglia ogni volta che dovevo dare loro da bere; le ho spostate a seconda della luce; infine, ho iniziato a parlare con loro.

I dirimpettai pensano sia impazzita. Arrivo, mi appropinquo accanto alle piantine, comincio a conversare del più e del meno. Le accarezzo, faccio loro i complimenti per come sono diventate grandi e belle e le saluto prima di andare via. E funziona. Sono ancora vive dopo due settimane di cure alternative. Di solito a questo punto cominciano già a seccare o a marcire - quando proprio va male.
Ho dato loro anche dei nomi, così si sentono più importanti:


Kenzy è la più grandicella: è una Kenzia, non ha bisogno di bere tutti i giorni, però quando lo fa ci dà dentro. Un po' come me. Ci capiamo, noi due.


Rossella è una forte: non si piega e ha l'aria di quella che aspetta di essere servita e riverita. No, dico, con un carattere così, come faccio a non accontentarla?


Bianca è la più piccina e delicatina. Con lei ammetto di aver dovuto fare doppia fatica. Aveva una fogliolina penzolante quando l'ho presa sotto l'ala, e c'è voluto un po' più di #amore per far sì che si riprendesse. Ora sfoggia due fiorellini di tutto rispetto. Sono soddisfatta!

Questo imprevisto successo, che io attribuisco alla comunicazione, è davvero una sorpresa. Che mi stia cambiando il colore del pollice? L'alternativa è che si tratti solo di una gran botta di culo.
Preferisco credere che se ne possa discutere. Anzi, domani lo chiedo a loro.


20 agosto 2014

Restyling di vita, restyling di grafica

Che cosa conta davvero? Molto poco: si può fare a meno di tante cose e tenere solo l'indispensabile con sé.
Il foglio bianco, pulito, che deve ancora scriversi. Il divenire, che si costruisce poco per volta. La costruzione, che è un lento, lentissimo processo che ogni giorno cresce e ci fa crescere.
Un fiore rosso, che sboccia e poi si trasforma in un'opera d'arte.
Si chiama vivere.


12 agosto 2014

Capitano, mio Capitano!

Ma come, finisce così?

Da piccola ero follemente innamorata di Mork. Dopo, è entrato in azione l'imprinting: da quando ti ho visto con quella buffa tuta e il dito nel bicchiere, le cotte più mostruose e improvvise le ho prese per uomini che mi facevano ridere tanto.

Poi sono stata adolescente e mi sono innamorata di nuovo, del professor Keating: ero in fermento poetico, in cerca di emozione, di brividi sulla pelle, e la letteratura e la poesia e la musica erano le sole mie compagne di viaggio. Sono salita sui banchi anch'io, convinta, sono entrata nel bosco insieme alla Setta dei Poeti Estinti e intanto pensavo al miracolo di saper regalare con il proprio talento sorrisi e lacrime con la stessa bravura, la stessa profondità, la stessa intensità. Mi sembrava magia.

Dissi a me stessa che nessuno ti avrebbe mai superato, e non ho mai cambiato idea; eri sempre tu il più bravo e sempre tu a toccare per primo e meglio di tutti quelle corde nascoste che non suonano mai.

Deve finire proprio così? Una vita a regalare sorrisi, forse sei rimasto senza? Forse te li abbiamo rubati tutti, Mr. Williams.

Per me, sarai sempre il migliore di tutti.
Mi mancherai tanto, Capitano, mio adorabile Capitano. Nano nano.



11 agosto 2014

L'arancio va con tutto (possibile SPOILER!)



Qual è il confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato?
Chi decide che tipo di persone siamo?

Orange Is The New Black (OITNB) è una di quelle serie tv che danno assuefazione. Non è possibile smettere di seguire, puntata dopo puntata, la storia delle detenute di Litchfield: the more you know, the more you want to know. 

L'errore che porta la protagonista, Piper Chapman (alter ego televisivo di Piper Kerman, autrice del libro omonimo dal quale è stato tratto il telefilm), in gattabuia è solo un pretesto. La vera trama si sviluppa sulle vicende di tutte le detenute del carcere, intrecciando la quotidianità dietro le sbarre a momenti di flashback che chiariscono passo dopo passo il ruolo, il carattere e il destino di tutte quelle donne.

E allora, si scopre che una donna fredda e autoritaria un tempo è stata ferita e umiliata per via della sua condizione sociale; oppure che un'assassina, sulla quale corrono voci terribili, si è soltanto presa troppo a cuore le sorti di una ragazza abusata; oppure ancora, che una spacciatrice si è trovata nel narcotraffico perché non aveva una famiglia e l'ha trovata in una donna che gestiva quel genere di affari.

E davanti a questo, davanti alla vera domanda "dov'è il confine tra il bene e il male?", ciò che sembra davvero fuori luogo è la superficialità della protagonista e della sua personale vicenda. In Piper non vivono drammi umani, solo curiosità e una gran voglia di andare controcorrente - è umano, ma anche adolescenziale comportarsi come se non si fosse mai responsabili di nulla e di nessuno - che la porta a legarsi ad Alex Vause, impiegata in un giro di spaccio per un cartello di narcotrafficanti; amante e compagna che si fa pochissimi problemi a rendere Chapman complice dei suoi loschi affari e ne riceve in cambio, come per intervento del karma, distacco emotivo. Piper dice di Alex che è "l'amore della sua vita", ma l'abbandona senza voltarsi indietro nel momento più doloroso per lei. Di facciata, il motivo è che non vuole rendersi più sua complice; in profondità, giace una noia incessante e un'aridità di sentimenti che di certo ha molto poco a che fare con l'amore.

Al contrario delle altre detenute di Litchfield, che si sono macchiate di crimini ben peggiori, ma che conservano tutto sommato un cuore pulito, Piper Chapman è nera fino alle ossa: bugiarda, superficiale, distaccata abbastanza da oscillare, senza davvero prendere una posizione con il cuore, tra il sesso confortante a portata di mano con Alex e la proposta matrimoniale del suo alter ego e fidanzato Larry, che si differenzia da lei solo perché non è in prigione, ma che mostra lo stesso andamento "a pelo d'acqua" nel mare della vita. Bella coppia, eh?

I luoghi comuni sono tali perché si ripetono: la lezione, a Litchfield, è che non si deve mai giudicare un libro dalla copertina. Specie se è troppo pulita, ordinata e patinata.


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