3 luglio 2014

Che ci importa del mondo



Scrivo a caldo, con ancora la pelle d'oca, perché non mi capita spesso di leggere ed entrare così a fondo nei pensieri e nei sentimenti di un personaggio e non voglio perdere l'occasione di cavalcare questa tiepida onda che mi ha fatto stare bene per tre giorni, giusto il tempo di finire le 500 pagine che aveva da raccontare.

Di Selvaggia Lucarelli s'è detto tanto, s'è detto soprattutto male. Perché è intelligente, ironica al punto giusto, intellettualmente onesta e bella. Una cosa inaccettabile, per una Italietta perbenista e maschilista come è il nostro Paese.

A me di solito non interessa sapere chi ha scritto un libro, se la storia mi travolge e mi piace: potrebbe essere il frutto dei ricordi di Jack lo Squartatore, ma se mi prende davvero sono disposta a dargli l'assoluzione completa purché non smetta di scrivere. In questo caso, però, Selvaggia donna trasuda da ogni pagina che racconta Viola: impossibile immaginarla con altre fattezze, come è impossibile non amarla dalla prima riga. 

Se anche la storia è totalmente di fantasia, non lo sono i caratteri, disegnati a tutto tondo, che sgomitano per acquisire vita propria. Come non riconoscere in Orlando un po' del piccolo Leòn, che vuole i capelli lunghi come Thor, ama tanto Godzilla e - Selvaggia stessa lo afferma in alcune inteviste - è un po' quacchero: un bimbo che non ha problemi a darsi regole da solo, tanto che la fatica della madre sta più nel cercare di abolire quelle di troppo, che dettarne di nuove.

Di Selvaggia Lucarelli, emerge attraverso le pagine la "poetica esistenziale": ciò che pensa dell'educazione del figlio, della tv, del suo talento e del suo, a volte ingombrante, essere una bella donna in una società in cui "bella che parla in tv = zoccola" nella maggior parte dei casi.

Mi colpisce che abbia scelto le sue tre più care amiche, l'ormai eroico "Gruppo Testuggine", per dare voce alle amiche di Viola, perché è una cosa che farei anch'io; mi piacerebbe regalare a Grazia, Arianna e Annalisa (il mio "Gruppo Testuggine") una vita nuova e inventata, fatta però della loro più profonda essenza, compresi difetti e pregi, aspirazioni e rassegnazioni, che fanno però di loro quello che per me è solo un altro modo per dire "famiglia".

C'è qualcosa nelle parole di Selvaggia, che mi ricorda il mio mondo privato. Non sono una scrittrice, né una persona famosa; il mio lavoro lo amo, ma non potrei gioirne davvero senza avere accanto le persone a cui voglio più bene, anche solo per sfogarmi quando qualcosa non va, anche solo per ridere insieme di quel che ci accade e delle coincidenze; tante volte sono passata accanto a pasticcerie "DiViole", e anche io ci ho visto un qualche recondito messaggio dell'Universo, e sorrido del fatto che tra le pagine di "Che c'importa del mondo" riconosco anche un po' di me in quanto donna, in quanto amica, in quanto disastro sentimentale e, se non madre, in quanto zia di un bellissimo nuovo nipotino che - per coincidenza - so già che amerà Godzilla perché la mamma è una che lo ha amato di brutto prima di lui.

Selvaggia Lucarelli mi è sempre piaciuta, e mi piace sempre di più. Non il personaggio: la donna.

Comprate il libro, leggetelo e godetevelo. Io l'ho fatto dalla prima all'ultima pagina.

p.s. La D'Urso, che faccetta delle sue avrà fatto quando s'è trovata davanti al personaggio di Giusy Speranza? Sono validi meme come risposta, o in alternativa anche dei "bruuuutta brutta brutta brutta!".

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