18 maggio 2014

"Lei" ha a che fare con "Noi"

Difficile stendere una recensione canonica, per un film come quello che ha realizzato Spike Jonze con "Her". Perché sembra andare di superficie, ma in realtà si fa strada dentro, in quel posticino dove abbiamo racchiuso ciò che ci rende quello che siamo, i sentimenti che abbiamo vissuto, le insicurezze, le paure, i dubbi. Noi. 

Siamo in un futuro non troppo lontano. Theodore sta divorziando da Katherine, l'amore della sua vita, fino a quel momento; trascinandosi tra il lavoro e una vita sbiadita, un giorno acquista un nuovo tipo di Sistema Operativo (OS, appunto), e sceglie che sia una voce di donna a fargli compagnia mentre organizza il suo lavoro. "Lei", è da subito diversa da qualsiasi altro sistema operativo: si sceglie il nome da sola, Samantha, perché le piace come suona, ride alle battute, è simpatica. Piano piano Theodore scopre che è possibile lasciarsi alle spalle sofferenza e incertezze, lasciandosi andare a qualcosa di nuovo e sconosciuto, ma bello e oltre qualsiasi fisicità. Si abbandona a un viaggio nella propria umanità e la riscopre, grazie a Samantha. E s'innamora di "Lei".

Ma Samantha è molto più che umana; il luogo in cui cresce è al di là della nostra realtà e va più veloce. E i silenzi, i sospiri, non riescono a colmare distanze così immense. Il limite di Theodore è una roccia pesante che lo trascina sul fondo, impedendogli di liberarsi davvero e completamente.

La nostra umanità non è in grado di andare oltre, ma solo di andare avanti. Possiamo iniziare un altro capitolo, ma non sarà mai slegato da quello precedente. E la poesia con cui questo sale a coscienza, sullo schermo, nel cuore, nei ricordi: questo fa di "Her" molto più di un semplice film, più di uno scenario. E al contempo è solo uno dei tanti modi per raccontare quanto sia difficile non soltanto amare, ma accettarlo e accettare che l'amore che riceviamo sia diverso da quello che vorremmo e, infine, lasciarlo andare.

E tuttavia non termina tutto qui. 
Perché "la vita è una", e alla fine vogliamo tutti la stessa cosa: "gioia".

E allora la troviamo in qualcosa che ci dia conforto. Non è la felicità, o forse sì, magari è proprio quello. Chi lo sa. Ma, intanto, la nostra vita procede, un capitolo per volta. E si lascia indietro personaggi che ci restano comunque attaccati fino alla fine del libro. 

Per sempre.

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