9 aprile 2014

Paint it Black



Tempo fa mi è scappata una modifica alla privacy su vecchie immagini di facebook rappresentanti una parte della mia gioventù (alas, ormai passata!), ambientate durante un concerto rock-metal.

PANIC MOMENT.

Eh, ma l'amore mica lo puoi nascondere. Io "nasco" musicalmente con i Joy Division, Siouxie and the Banshees, Roz Williams, i Cure, i Virgin Prunes, i Depeche Mode.

Non è che l'abito faccia il monaco, insomma: ora come ora ho un look da "zia" (proudly! Lo sono di un puffottissimo bimbo, figlio di una coppia di amici secolari, e sto per diventarlo di nuovo del primogenito di una delle mie migliori amiche: la famiglia è una cosa di sentimenti, non di sangue), e non vado certo a lavorare borchiata, ma non è che uno smetta di essere un dark così, perché si veste di beige.

Il nero è un mood. Il nero è un messaggio.
Quando siamo giovani tendiamo a urlarla questa ribellione alle convenzioni, questa diversità che ci rende fieri di non far parte della massa; crescendo, basta esserne consapevoli e continuare a fare scelte che non scendano a compromessi, culturalmente, con quello che siamo. Resto una dark, dentro. Compreso il cinismo. Tiè.

Per cui benvenga ascoltare i Rammstein mentre redigiamo un documento, o facciamo conti o quant'altro abbia a che fare con il nostro lavoro. Se la musica è una culla, lasciamoci cullare da quello che ci rilassa di più. A me rilassa The Beautiful People, per esempio.

Detto tra noi: non ho il coraggio di buttare certi corpetti; sia mai che tornino utili "in privato".

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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