23 aprile 2014

La vita (noiosina) di Adèle


Alla fine mi sono fatta forza e l'ho visto.
Ho passato tre ore della mia vita a guardare "La vie d'Adèle", per capire i motivi che hanno spinto la giuria del Festival di Cannes a consegnare a Kechiche la Palma d'Oro.

Sinceramente? Molto ben scritta la sceneggiatura, bellissima Adèle Exarchopoulos, espressiva, perfetta per quel ruolo. Scialbetta e noiosa, Lèa Seydoux. La storia: come tante.

Le scene di sesso esplicito sono state criticatissime; la ragione, secondo me, non sta nel fatto che si trattasse di scene di sesso tra donne, anche perché haivoja nei film dal 90 ad oggi ad aver visto tanto quanto, se non di più; basti pensare ad Antichrista di Von Trier, con quel simpatico primo piano da pornazzo all'inizio. E poi, sempre di Von Trier, c'è Nymphomaniac adesso che catalizzerà l'attenzione. Il punto non è la scena di sesso in sé, è la sua gratuità nell'inserimento nella storia.

La narrazione giustifica il mettere in mostra il corpo, in un film d'autore. All'inizio viene mostrato come Adèle non riesca a essere coinvolta in un rapporto con un ragazzo, l'imbarazzo, l'impaccio della propria sessualità, l'insoddisfazione. Poi, con Emma, cambia prospettiva: Adèle quasi conduce il gioco pur essendo la sua prima esperienza con una ragazza, e tutto acquisisce un senso potentissimo, chiarisce quanto non mentire a sé stessi sia fondamentale per esprimere anche la propria sessualità.

Il problema è che dopo, nelle scene di sesso successive, c'è molta gratuità. Come trasformare in un sasso un film di tre ore che, senza quel lunghissimo soffermarsi su atti espliciti, avrebbe potuto anche essere meno pesante. Tutto qui.

In definitiva, bella la fotografia, bello il modo in cui si è deciso di raccontare questa storia. Bello come si affronta la paura di essere soli, bello anche come si descrive il tradimento. In fondo, forse, questa palma d'oro non è del tutto immeritata.

Però, alla fine, al cinema s'è visto di meglio.

19 aprile 2014

Siamo sicuri che Geek si nasca?


Quando avevo 10 anni, mio padre decise che era venuto il momento di comprare il mio primo computer. Ovviamente lo decise a naso, non per competenza: gli sembravo abbastanza "sveglia" da poterci capire qualcosa; inoltre, c'era quella storia che a cinque anni avevo preteso la prima macchina da scrivere e per questo ero molto veloce nella digitazione. Insomma, forse sperava di avere una figlia meno rimbambita di quello che era, perciò cercò conferme affiancandomi come maestro un giovane ragazzo, Giorgio, che - non so se ve lo ricordate - era UGUALE al giovane nerd occhialuto della serie anni '80 "I ragazzi del Computer".

Giorgio, pettinatura alla San Francesco e suddetti occhialoni a parte, era simpaticissimo e molto intelligente; mi insegnò anche un po' a programmare in Basic, ma ormai non ricordo più niente e comunque non servirebbe più. Però le lezioni che veniva a darmi a casa mi servirono a capire una cosa fondamentale: comando io, non la macchina. Io decido cosa e se può fare qualcosa, non lei.

Negli anni ho costruito un solido amore per la tecnologia, anche se ho sempre avuto la testa dura e il portafogli vuoto e per questo non sono mai passata al Mac.
L'Hard disk ho imparato a formattarlo da sola (e quando avevo Millennium Edition questo succedeva ogni due-tre giorni, e non scherzo), senza chiedere aiuto, da quando telefonai al mio amico Paolone per avere una mano e andò così:

Io: Paolo, mi dici come si fa a formattare l'hard disk che ci penso da sola?
Paolone: certo Rumenta (mi vuole bene), allora, fai esattamente quello che ti dico.
Io: Ok, vai.
Paolone: allora, svita il case, individua l'hard disk e svitalo...
Io: ... scherzi, vero?
Paolone: poi me lo porti e faccio io.
Io: ma scusa... uno shortcut?
Paolo: ma figurati se sto a farti lo spiegone! Stacca l'hard disk e portamelo, rompiballe!

Che poi, "chi fa da sé fa per tre" è un luogo comune mica per niente.
Paolone a parte, che era in altre faccende giustamente affaccendato, nemmeno dell'assistenza tecnica ti puoi fidare. Prendiamo Aruba.it, ad esempio.

Ho acquistato il dominio di questo blog presso di loro, sbagliando, con servizio redirect.
Mi sono accorta subito che non era come me lo sarei aspettato: l'url poteva rimanere statico a ogni pagina o, nei link ai singoli articoli, rimanere quello di blogspot. E a me non piaceva né la prima soluzione (addio indicizzazione), né la seconda (addio dominio personalizzato). Così ho chiamato l'assistenza tecnica e mi ha risposto una certa Cristina:

Io: salve, ho acquistato un dominio con redirect presso di voi, ma vorrei cambiare servizio: quale devo scegliere per far sì che il dominio possa comparire in ogni post del mio blog, ospitato su blogspot?
Cristina: non esiste nessun servizio che lo permetta.
Io: ma veramente ho un'amica che ha un blog su blogspot, e...
Cristina: non esiste, non so cosa abbia fatto la sua amica.
Io: è sicura?
Cristina: sì, non si può attivare un servizio simile, da nessuna parte.

Ma possibile però, mi sono chiesta, che si debba utilizzare per forza un partner google? Vabbè, proviamo: acquisto inchiostronero.org tramite Gugolone e nelle istruzioni per il collegamento degli url mi viene richiesto di gestire i dns con quelli di Blogger.

Un attimo: gestire i dns??? Ma non era un servizio che avevo visto su Aruba?
Lo avevo visto, e Cristina, si faccia un ripassino, mi scusi.
Sono passata al nuovo servizio e ho cambiato i dns aprendo un ticket (ci acchiappano di più lì), non ho pagato nulla di più e dopo un po' i dns si sono propagati e hanno iniziato a funzionare.
Chiamala fortuna, chiamalo intuito. Sta di fatto che se avessi aspettato loro, avrei pure continuato ad avere due domini, uno di google con i dns settati, e uno col redirect per avere l'URL che volevo.

La morale della storia è: geek si nascerà anche, ma secondo me o lo si diventa pure un bel po' per sopravvivenza: diversamente, siamo destinati a soccombere all'incompetenza universale.

A te è capitato? Che cosa hai fatto, li hai presi tutti a manate o sei riuscito a sbrigartela da solo come me?

18 aprile 2014

Sexy Vintage

Ai miei tempi (oddio, comincio ad assomigliare a mia nonna), i Sex Symbol erano altro paio di maniche, rispetto a quelli che oggi farciscono le trasmissioni televisive. Robert Pattinson è smunto e sminchio e brilla al buio che nemmeno si fosse spalmato addosso tutto il contenuto dell'illuminante Yves Saint Laurent, Elijah Wood è un po' troppo peloso e sembra davvero uno hobbit, Di Caprio è diventato cicciotto tanto da sembrare un piccolo Buddha (e poi ci sarebbe quella cosuccia dell'Oscar mancato) e ormai ce lo siamo dimenticato in fondo al relitto del Titanic. E così sia.

La verità è che le vere bombe sexy sono nate negli anni '80:

BRUCE WILLIS
non crederete mica di averlo scoperto voi, giovani native digitali! Sia chiaro: Bruce Willis è dai tempi di Moonlighting che calca le scene e le signore. In coppia con un'affascinante (e un po' MILF) Cybill Sheperd, investigava nelle strade di New York con un certo stile e pure una certa chioma, non ancora intaccata dai radicali liberi. Un classico uomo americano in carriera, un po' bauscia ma simpatico e bello come il sole. Anche oggi, con la sua pelata, tiene botta nella classifica hot femminile. All'epoca, non era ancora così famoso, eppure era già chiaro che un bell' 8+ non gliel'avrebbe tolto nessuno.


RICHARD GERE
American Gigolò = chiappe di marmo. Principe perfetto in "Pretty Woman", è sex symbol da sempre. Ma chi lo ammazza questo, è come il formaggio: più stagiona, più è bono.

JOHNNY DEPP
Ok, ci ha deluse: da quando ha mollato Vanessa per quella figa di legno di Amber Heard che ha mille anni di meno ci è sembrato meno affascinante e più rimbambito dalle crisi di mezza età. Però non è mica sempre stato così, Johnny. Il poliziotto Tom Hanson della squadra di 21 Jump Street era il bello e dannato di cui tutte le nanette dodicenni (tipo me) negli anni '90 si sono innamorate almeno una volta. Certo è che quella serie era una vera e propria fabbrica di gnocchi: ha sfornato gente come Peter De Luise, per esempio, e Richard Grieco. Ecco, questo merita un capitolo a parte e una rubrichetta "come eravamo".


RICHARD GRIECO
Booker
, si diceva: collega di Tom Hanson, era talmente bello che si è meritato uno spin off di tutto rispetto. Come non ricordarlo mentre insegue i cattivi, o bacia la bella di turno minacciata dall'ex marito. Ce ne fossero, al giorno d'oggi, di uomini così. Lato negativo: si è sfasciato con la chirurgia plastica. Ora somiglia a Roberto Cavalli. Troppo bello per rimanere vero.

MORTEN HARKET, SIMON LE BON, JOHN TAYLOR, MICK JAGGER, STEVEN TYLER, detti anche " GLI INDISTRUTTIBILI"
Loro tengono botta, anche se ormai sono invecchiati. Jagger e Tyler hanno settant'anni suonati, Taylor e Le Bon 50, Morten Harket (leader dei norvegesi A-ha, nonché uomo della mia vita da quando avevo 6 anni - poi mi chiedono perché all'università abbia scelto lingue nordiche!) 56 il prossimo 14 settembre; eppure se ce li ritrovassimo davanti, torneremmo sbavanti e urlanti come ragazzine. Su questi qui un po' ha fatto il chirurgo (vedi Harket, che sembra sempre più un Husky), un po' i soldi ("il denaro è sterco; tuttavia lo sterco è un buon concime"), un po' la fortuna. Tant'è, a me un sospiro sfugge ancora. Se poi parliamo di Tyler, non capisco più niente, con quelle labbra!


E voi? Chi era il vostro sex symbol quando eravate piccole? Ditemelo qui sotto! :)

16 aprile 2014

Buonasera, c'è un libro sospeso per me?

Un #librosospeso di "Il Mio Libro" di Cristina di Canio

A Napoli, quando si va al bar, è tradizione pagare un caffè senza consumarlo, in modo che possa essere a disposizione di un cliente che non può permetterselo, e fargli iniziare bene la giornata.
È un'iniziativa che va avanti da anni, quella del caffè "sospeso", e che solo un popolo caldo come quello napoletano poteva avere. Poco, un caffè, ma abbastanza per alleggerire il cuore di chi ne potrà beneficiare.

A qualcuno, a Milano, è venuta la stessa idea, ma non al bar: in libreria.
"Il Mio Libro" di Cristina di Canio è un bookstore di quelli che non lasci per la grande catena di distribuzione: ha i colori, gli odori e il calore che amiamo nelle librerie, la giusta atmosfera in cui scegliere IL libro, quello che appena lo prendi in mano ti chiama, che vibra e che entra a forza nella tua vita, lasciandoti un po' di sé. È qui che è nata l'idea del #librosospeso, e si sta diffondendo come un virus buono in tutta Italia, con l'entusiasmo che mancava da tanto tempo per una iniziativa culturale.

Spesso ci lamentiamo di poter leggere poco, e ci affidiamo a Kindle o a Kobo, per risparmiare. Ma il #librosospeso non è solo una questione economica: regalare un libro è condividere qualcosa di profondo; riceverne uno in regalo è emozionante non soltanto per il regalo in sé, ma per tutto il mondo che contiene.

Regalare un libro a uno sconosciuto, poi, è donare qualcosa che fa parte di noi a qualcuno che non lo conosce, un gesto che ha il sapore di una chiacchierata accaduta per caso, di un incontro inaspettato.

Per la prima volta, una "moda" si allontana dalla mera meccanica dell'imitazione e si spinge oltre, nel territorio del privato senza invadenze, quasi con affetto.

Segnalatemi le librerie della vostra città che hanno adottato il #librosospeso! Potremo tenerne traccia, con l'aiuto di Malacopia.it, che ha abbracciato questa filosofia a la sosterrà costruendo una mappa a vostra disposizione per trovare il punto vendita che sta seguendo questa iniziativa nella vostra città, creando così un circolo virtuoso di amore di carta. :)

Comincio io:

Milano, "Il Mio Libro",  Via Sannio, 18, 20137 Milano  - tel. 02/39843651
Genova, "Books In", Vico del Fieno 40R  - tel. 010/4037636
Bologna: "Zanichelli", Piazza Galvani 1/H, 40124 - tel. 051/239990

E da voi?


14 aprile 2014

Si cambia casa



È un po' che ci penso: encrenoire è la mia casetta e ho deciso finalmente di renderla un po' più semplice da raggiungere. Nel giro di qualche ora, questo blog cambierà URL, e potrete raggiungerlo su www.inchiostronero.net. Una decisione che avrei dovuto prendere parecchio tempo fa, ma che mi sono risolta a mettere in pratica solo adesso. Che dire: se lo merita! Sono anni che mi accompagna in questo viaggio interiore, l'URL personalizzato è solo una conferma di quanto sia stato importante per me condividere attraverso questo piccolo spazio con voi.

Buon compleanno Encrenoire, e benvenuto Inchiostronero.net!
(lo so... visualizzate .org... storia lunga, non vi preoccupate :D)

Ci vediamo presto nella nuova casa.
Siete tutti invitati ;)

9 aprile 2014

Paint it Black



Tempo fa mi è scappata una modifica alla privacy su vecchie immagini di facebook rappresentanti una parte della mia gioventù (alas, ormai passata!), ambientate durante un concerto rock-metal.

PANIC MOMENT.

Eh, ma l'amore mica lo puoi nascondere. Io "nasco" musicalmente con i Joy Division, Siouxie and the Banshees, Roz Williams, i Cure, i Virgin Prunes, i Depeche Mode.

Non è che l'abito faccia il monaco, insomma: ora come ora ho un look da "zia" (proudly! Lo sono di un puffottissimo bimbo, figlio di una coppia di amici secolari, e sto per diventarlo di nuovo del primogenito di una delle mie migliori amiche: la famiglia è una cosa di sentimenti, non di sangue), e non vado certo a lavorare borchiata, ma non è che uno smetta di essere un dark così, perché si veste di beige.

Il nero è un mood. Il nero è un messaggio.
Quando siamo giovani tendiamo a urlarla questa ribellione alle convenzioni, questa diversità che ci rende fieri di non far parte della massa; crescendo, basta esserne consapevoli e continuare a fare scelte che non scendano a compromessi, culturalmente, con quello che siamo. Resto una dark, dentro. Compreso il cinismo. Tiè.

Per cui benvenga ascoltare i Rammstein mentre redigiamo un documento, o facciamo conti o quant'altro abbia a che fare con il nostro lavoro. Se la musica è una culla, lasciamoci cullare da quello che ci rilassa di più. A me rilassa The Beautiful People, per esempio.

Detto tra noi: non ho il coraggio di buttare certi corpetti; sia mai che tornino utili "in privato".
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