15 marzo 2014

"Non ce la posso fare!"

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È la frase che sento pronunciare - e pronuncio anche io - più spesso in assoluto.

A volte la si pronuncia così, per riempire vuoti neuronali alla Forrest Gump, con il risultato di offrire zero comunicazione all'emissione vocale nei confronti dell'interlocutore; più spesso, accompagnamo la frase a un eloquente sospiro preludio di un sonoro grattamento di fondo del barile.

Ecco, diciamo che io uso l'espressione in entrambe le modalità.

Di recente, però, vince la seconda. Mi stufa tutto: le chiacchiere vuote, la politica, il mio corpo che cambia nella forma e nel colore (è in trasformazione!), i miei capelli che non hanno ancora deciso cosa fare da grandi, la gente superficiale, quella stupida, quella che fa carriera senza sapere veramente un cazzo, la Clerici e i bambini in televisione.

Poi respiro, prendo la mia bibbia, "Chiedi e ti sarà dato", e mi sforzo, mi prendo a schiaffi per continuare a leggerla. Non sono una che di solito segue quel tipo di filosofie secondo le quali "volere è potere". Ma è così. Siamo troppo sottoposti da noi stessi a tentativi di autosabotaggio delle nostre possibilità per capirlo a fondo, ma se non siamo noi a fare passi per cambiare le cose, queste rimangono come sono. E questo non è un pensiero filosofico, è la realtà, è fisica, un corpo inerte rimane inerte finché qualcosa non lo mette in movimento.

Mettiamoci in movimento. Cambiamo quel che non ci piace. Smettiamo di nasconderci dietro a un dito perché un problema ne tira un altro, poi un altro ancora, e alla fine il gatto si morde la coda.

È un po' che non esco (primo problema). Perché lavoro molte ore e sono molto stanca (secondo problema). Allora sto a casa, ma a casa c'è lavoro, e allora lavoro ancora un po' (terzo problema). E non mi muovo (quarto problema). Così quel che mangio, lo assimilo (quinto problema). In più, c'è la tiroide che non funziona bene e mi aggiunge nuova fatica nel perdere peso (sesto problema). E allora, visto che non dimagrisco, mangio, così poi mi guardo allo specchio e non mi piaccio (settimo problema! Visto com'è facile infilarcisi?), così non esco (e torniamo al punto di partenza).

Capito? Vogliamoci un po' più bene. Prendiamo forza e cambiamo la direzione della biglia che butterà giù il primo pezzo del domino. Io lunedì prendo appuntamento con l'endocrinologo.
Vedete voi da cosa volete iniziare, ma fatelo.
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