29 dicembre 2013

Felice kaputt anno

Kaputt: finito, distrutto, morto.

Questo 2013 ha deciso di rompere le uova nel paniere fino all'ultimo, punendo la mia ùbris: mai dire "mf, non ho voglia di festeggiare quest'anno", perché poi l'anno vecchio ti ascolta e ti manda la maledizione della superinfluenza con triplo carpiato e bronchite, ovviamente a ridosso del Capodanno.

Quindi, anche se la voglia di fare festa poi torna, alla fine tocca restare sotto le coperte a farcirsi di Ciproxin, aspirina granulare, acetilcisteina e brodini/tisanette che sanno tutte di acqua calda (vedi alla voce complicazioni: raffreddore).

L'unica cosa che mi dà un po' di gioia è che - per consolarmi - ho ordinato il Kindle (no, niente paperwhite, costa troppo per le mie tasche: mi accontento del modello base per niubbi), che arriverà entro la giornata di domani. Almeno potrò scaricare qualche manuale su come festeggiare il Capodanno, anche quando non è Capodanno. Che poi, è sempre stata la cosa che preferisco fare da quando ho smesso di avere solo il Capodanno come opzione per poter passare la notte fuori casa.

A Voialtri che non siete stati toccati dall'Ombra dello Scorpione (mi perdoni King, ma vedesse in che stato sono...), Buon Anno Nuovo, vado a fare i fumenti con l'eucaliptolo.


15 dicembre 2013

Jingle Balls (reloaded)


Io il Natale, più tempo passa, meno lo sento.
I mean: mi piace molto preparare il vin brulè, girare per mercatini con le amiche di sempre, regalare poche cose, ma che mi ricordino le persone che le riceveranno.

Però, complice questo caldo antipatico, i ricordi pesanti, l'ansia della situazione attuale, i litigi in famiglia, questo Christmas 2013 mi sembra più un periodo di transizione dove ciascuno di noi si fa il mazzo, chi fisicamente, chi psicologicamente, per toglierselo presto dalle spalle senza riportare troppe ferite.

Ci sono tante cose di cui potrei parlare, ma che non ho voglia di affrontare.
C'è tanto da fare, e meno male: non oso immaginare dove potrebbe finirmi il cervello se smettessi di lavorare. Il lavoro, mi mangia tutto il tempo che ho, ma mi tiene a galla.
Certo, vorrei guadagnare in proporzione a quello che faccio: ma non è il momento storico a consentirmelo.

In più, sembrano tutti pazzi, tutti fuori dalla grazia divina: amici di vecchia data che cafoneggiano senza pensare che forse bastava chiamarti per risolvere ancora prima di farsi venire lo scazzo, mio padre che non mi parla e forse meglio così, sempre incrollabilmente convinto di avere ragione (ha torto marcio), mia zia che non si capisce cosa la faccia stare male, mia madre che è vessata sia fisicamente sia nell'animo perché non ne va mai dritta una e in più sopporta l'atmosfera pesante, il mio ex che non ce la faccio ad allontanare ma che ora come ora è come se stesse su Plutone mentre mi chiama, mi sembra di rispondergli da una galassia lontana, senza grosse sorprese da raccontargli.

Eppure è calore quello che vorrei.

Ma ho il cuore freddo.
Il portafogli vuoto.
I sogni in bilico.

Insomma, fatelo voi l'albero. Io ci metto al massimo le palle.


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