17 novembre 2013

Once upon a time: me, HIM, Heartaclub, News On Stage & I




Voglio raccontarvi una storia.
Voglio farlo, perché temo che certi ricordi possano sbiadirsi a tal punto da diventare illeggibili.

A 23 anni, quando già non ero più una pischella, già smanettavo in rete. 
Ero nel pieno del mio periodo dark, appena mollata dal fidanzato che sarebbe poi diventato storico, quello che ancora oggi riempie le pagine di questo blog, e che oggi chiamo "ex marito". Avevo una vita scombinata, le idee super confuse, un corso di studi che non amavo da terminare e poche conoscenze dell'internet.

Razorblade Romance
Al ritorno da un corso di lingua, a Oslo, entrai in un negozio di musica, e oltre a un cd dei Roxette quale simbolico ricordo della Scandinavia appena vissuta, mi portai a casa anche una copia di Razorblade Romance, degli allora sconosciuti HIM. Ricordai di avere visto in tv il video di Join Me In Death e che la canzone era bella, così, per non portarmi a casa mille monetine norvegesi che non avrei mai potuto cambiare in lire (le care, vecchie lire!), comprai il cd e iniziai ad ascoltarlo ogni giorno da quando rimisi piede in Italia.

Poco tempo dopo, il mio amico Paolo, che già li conosceva e venerava, mi passò Greatest Lovesongs Vol.666, il primo album destinato all'Europa: scoppiò un amore folle per quel gruppo di grulli finlandesi, uno di quegli amori musicali di cui ci si vergogna ma che proprio non si possono negare.
Ci si vergogna, perché non è certo musica di cultura: un mix di luoghi comuni sull'amore e sulla morte, a metà tra il gothic metal e Claudio Baglioni, che oggi potrebbe, alle orecchie di chi ascolta musica seria, suonare un po' come le canzoni Emo. Eppure c'era qualcosa che in quella musica mi faceva sprofondare; tanto che la voce di Ville Valo divenne un suono più che amico, per citare La Grace (grande contagiata pure lei), "di famiglia". Era proprio così. Ci sono stati dei momenti in cui solo ascoltare quella voce riusciva a calmarmi e restituirmi pace.

Una sera, chattando su un forum, conobbi un gruppo di ragazze con la stessa passione, e decidemmo di aprire insieme un fan club, una pagina web dedicata a chi condividesse questo nostro stesso strano amore per la band. Lo chiamammo Heartaclub, da "heartagram", il simbolo cuore+pentacolo del gruppo, e "club", appunto.

Iniziò un periodo molto bello e molto 1.0: avevo ancora la connessione a 56k (ma come facevo?), non sapevo da dove cominciare a ridimensionare una foto (e per fortuna non ci pensavo io), ma c'era nell'aria un sacco di entusiasmo, e voglia di creare qualcosa. Non per gli HIM, ma per le persone che li amavano per le stesse ragioni che li facevano amare a noi. Fu indimenticabile, soprattutto quando conobbi di persona le ragazze. Ancora oggi siamo legate, seppure lontane, da una fiducia incrollabile l'una nell'altra, affetto e stima.

Loro non lo sanno, ma fecero un vero miracolo, questi HIM.

Quando l'esperienza con Heartaclub non mi bastò più, avevo già cominciato a scrivere recensioni musicali con Raffaella Grifoni (che all'epoca era direttore di Rock Hard, ma con la quale collaborai a un progetto suo e di Claudio Noto, New Rock Magazine).

Decisi che volevo sfruttare meglio quel che avevo imparato con il fanclub, e lo lasciai per aprire una webzine, "News On Stage", dapprima sola con Paolo (mio grande palo da lap dance virtuale, che assecondava ogni mia astrusa idea), poi con La Grace (della quale potrò MAI dimenticare la recensione di "Ballata per piccole iene" degli Afterhours! Un capolavoro) e insieme ad altri collaboratori come Paola, Vale, Mauro (il MIO fotografo! Cacchio com'ero figa, c'avevo il fotografo!) e "la Guiltyna", così chiamata perché abbordata a un forum Fnac durante la presentazione di un album dei Guilty Method.

Nel 2009 News On Stage chiuse i battenti, perché nessuno di noi era più in grado di star dietro a concerti, richieste di pass, interviste ai gruppi metallari. Dispiacque a tutti: ma non lo lasciammo morire, ci congedammo prima di veder passare la paglia di fieno nel vento.

In quel periodo, capii che col web un po' ci sapevo fare, e presi a imparare codici html, usare DreamWeaver (dio ma ci pensate? I FRAME), a manipolare le foto con i programmini che non costavano niente e, soprattutto, a scrivere articoli, bene e seriamente.

Tutto questo mi ha portata qui.
Ho preso una decisione che probabilmente cambierà tutto ciò che sono stata fin'ora, e il coraggio di farlo mi viene dal pensiero che tutto quel tempo non è andato sprecato: ha contribuito a portarmi dove sono ora. Non un approdo, ma un nuovo emozionante inizio. 

Insomma, lo devo un po' anche a Ville Valo, questo futuro che sento bussare.
Paura, eh?




12 novembre 2013

Ci sono volte in cui

who are you, author? If this image is yours, please let me know who you are to tag you on it!
Difficilmente, stando a quanto ascoltiamo ogni giorno da chi ci sta vicino, le persone ringraziano.
Non ringraziano se li fai sedere dove sei tu sull'autobus; non ringraziano se cedi loro il tuo posto in fila; non ringraziano se risolvi un problema che potresti ignorare, ma te lo prendi a cuore.

Ho un motivo importante, oggi, per essere grata a tante persone.

Dopo un anno, ho terminato il periodo di tirocinio in PbCom.
Faccio nomi, sì. Perché posso dire che in azienda mi hanno coltivata, come una bella piantina.
Il mio primo grande "GRAZIE" va a Diana: non potrebbe essere altrimenti. Poi dicono dei giovani, che danno poche garanzie; vi dico una cosa che fareste meglio a ricordare: se avrete il piacere di lavorare con lei, oltre a trovarvi davanti una bella ragazza potrete essere certi che si prenderà a cuore il vostro marchio, la vostra realtà, il vostro successo: è fatta così. Si alza anche di notte "per controllare la freschezza", e le cose non funzionerebbero se lei non fosse quello che è, ossia una colonna indistruttibile. Portatele rispetto.

E qui vengo anche a Martina. Un'altra fanciulla tosta, che a vederla ti sembra uno scricciolo, ma vi assicuro che è capace, forte, determinata, buona, ma di quella bontà perfetta e dosata senza scemare in ingenuità, aggiornata, veloce, efficiente. Senza di te Marti tante cose non le avrei mai capite! E tra queste, anche come si abbinano certi capi di abbigliamento :) A proposito, seguite questo blog.

Alessandra, in un'altra vita, dev'essere stata Kalì: risponde al telefono con una mano, con l'altra passa il brief al grafico, con un'altra ancora edita il numero in uscita, con un'altra prende appunti e con le labbra riesce pure a sorridere, e anche ridere. Anche perché ridere, e noi Ale lo sappiamo bene, è fondamentale; ridere di sé, della vita, delle cose serie che ci tocca affrontare: chi non ride è un perdente, perché ridere ti aiuta a trovare una soluzione a quasi tutto, e fa di te una persona intelligente.

Arianna, ci siamo: non la vorrei citare per ultima, perché è la prima persona in assoluto che dovrei ringraziare, e non solo per avermi segnalato lo stage, ma anche per un sacco di altre cose. Sì, Ari, sì, anche per l'imitazione di Nonno Nanni! Ma mi riferisco soprattutto alla tua continua attenzione nei miei confronti, alla premura di trovare sempre un modo per aiutarmi, e ce la fai sempre, pure: non è che uno possa avere il tempo di starmi dietro 24 ore su 24, perché è normale che debba fare anche la sua vita, e purtroppo, quella, più andiamo avanti più ci mangia tempo e spazio. Un'amica però, quando sa che potresti avere bisogno di un braccio per stare in piedi, te lo fa trovare, anche se non lo chiedi: sta col braccio lì, sospeso. Nel caso in cui. Ecco la cosa straordinaria che riesci a fare, con tutte noi.

E poi ci sono Luisa, che è dolcissima, Serena, che è superpro, Lucia la mia guru (!), la Fra e Giorgino (Giorgino che ti voglio benerrimo lo sai, vero? Testina!), che ha la sfiga di conoscermi da quando aveva 14 anni e che è il mio troll preferito,  le papierine Alice e Lauretta (oh... aggiornatemi sui pupi!), la CICCI (sei un mito!!!), Alba che mi legge sempre, Nicola, e Durì e Bruno, le colonne portanti, che mi hanno pazientemente sopportata per un anno.

Io so che ce la farete tutti, perché siete persone appassionate. So anche di avervelo già detto: ma almeno stavolta non mi vedrete piagnucolare.

Grazie di questo bellissimo anno insieme, grazie perché ora so cosa voglio e posso fare "da grande".


p.s. non ho nominato ROBERTA! Eppure anche a lei devo un grazie, doppio: ho avuto sostegno dall'UNICA persona che poteva avere qualcosa da ridire sul mio stage... Roberta, sei una forte! Sappilo!
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