15 settembre 2013

La frequenza della vita



Ultimamente mi sto dedicando alle teorie sulle frequenze vitali.
Non sono mai stata una seguace del new age, per quanto mi piaccia aggiornarmi sulle stranezze spirituali.
Anzi, direi che sono proprio scettica: sono affezionata alla mia vita ordinaria.

Però questa volta tocca che ci creda, perché mi sta davvero cambiando. Non so come: è stato così veloce e immediato che non saprei spiegare cosa precisamente sia successo, ma sta di fatto che è bastato avvicinarmi un po' a queste teorie per capire delle cose su me stessa. Sì, in tanti me le avevano fatte notare con osservazioni comuni, come per esempio "devi cercare di pensare positivo". Però pensare positivo non è che ti venga così bene quando sei giù di morale e i casini quotidiani ti fagocitano. Soprattutto: le mancanze ti scavano dall'interno. Comprendendo bene quale percorso facciano i miei pensieri per finire nel moto perpetuo della negatività, che si autoalimenta, sono riuscita a interrompere il flusso e a dirigerlo su qualcosa che è riuscito a placarmi. Non che sia diventata zen, o che non mi stressi più, intendiamoci. Semplicemente, adesso riesco, la maggior parte delle volte, a deviare il corso del pensiero ricorrente negativo verso qualcosa di completamente diverso, positivo e costruttivo.

E mi è venuto in mente allora che da qualche tempo si parla di "frequenze benefiche": come la 528HZ, che pare sia la frequenza del nostro DNA e che sia in grado di portare effetti benefici sull'organismo. E questo pensiero me ne ha portato alla memoria un altro.

Tempo fa andava in onda Ai Confini della Realtà. Uno di questi telefilm parlava di una misteriosa audiocassetta (ahaha! l'audiocassetta, pensa te) che recava la registrazione di un segnale captato da un satellite, proveniente da non si sa dove, che aveva effetti apparentemente devastanti su chi la ascoltava; o meglio, faceva stare benissimo, talmente bene da dare assuefazione. Ma questo continuo ascolto stravolgeva l'aspetto delle persone, cresceva loro sulla pelle uno strato di pelle molto spesso e composto di metalli pesanti, perdevano i capelli e si ricoprivano di questa roba. Una ragazza si era rifiutata di ascoltare questa musica celeste e, però, man mano che il tempo passava, si accorgeva di stare sempre peggio, finché gli scienziati non annunciarono ufficialmente che il sole sarebbe diventato ultravioletto, e che questo avrebbe causato la fine del genere umano a meno che... a meno che l'essere umano non fosse mutato, e non avesse acquisito una nuova pelle in grado di schermare i raggi ultravioletti. Quella stessa pelle fatta di metallo, insomma, che cresceva ascoltando il segnale, e che provocava proprio un cambiamento del dna; probabilmente, un dono da parte di forme di vita intelligenti cui era capitata la stessa cosa, e che sapevano che sarebbe successo anche ai terrestri.

Gran bel film, tanto che me lo ricordo ancora.  Evidentemente, però, questa sulle frequenze vitali non è una novità.

Vi saprò dire se sto mutando in Michelle Pfeiffer.


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