28 settembre 2013

Barilla e le regole non scritte dell'Advertising

Ultimamente non si parla che dell'iniziativa civile #boicottabarilla, a seguito delle dichiarazioni di Guido Barilla in merito alle famiglie gay. "Non ci sarà mai una famiglia omosessuale nei miei spot" è una frase forte, e una presa di posizione apparentemente omofoba. Dico apparentemente, perché secondo me il motivo è un altro.

A suo tempo, avevamo tutti preso posizione contro Golden Lady, e la miccia scatenante era stata il licenziamento in tronco delle operaie di Faenza. Ovvero: si combatteva accanto a loro per riottenere il posto, per garantire loro un diritto, e per difenderlo, quel diritto.

Se il signor Guido Barilla avesse affermato: "non assumerò mai un operaio gay nelle mie fabbriche" anziché dire "non potrò mai mettere una famiglia gay nei miei spot", certamente #boicottabarilla avrebbe avuto lo stesso significato di #maipiùomsa.

Ma la pubblicità, l'immagine di un brand, è altra cosa.
Se per tradizione Barilla ha come propria immagine un Mulino Bianco, con famigliuola di plastica annessa (nessuno di noi ama quella fotografia finta dell'Italia, ma è anche vero che nessuno si è mai chiesto perché non viene mai rappresentata la sua famiglia allargata o il suo status di madre/padre single), la sua adv si orienterà sempre - anche se in modi differenti, su quel tema. E per un discorso commerciale. Cambiare improvvisamente direzione dell'immagine del brand può essere molto pericoloso. In pochi se l'azzarderebbero, il cambiamento radicale improvviso. Qualcuno l'ha fatto e l'ha pagata cara.

Una nota marca di cosmetici inglese, la Yardley, anni fa tentò di svecchiare la propria immagine fondata sulla tradizione e sul fatto che nientemeno che Queen Elisabeth (voglio dire: la Regina!) adorava il loro profumo. Diciamo che, pur non essendone la testimonial in modo diretto, lo fu in modo indiretto.
Per rinnovare il brand e renderlo più appetibile alle giovani donne, decisero di assumere come testimonial nientemeno che Linda Evangelista. Fin qui tutto bene, o quasi. Linda Evangelista è molto sexy e già di per sé lontana dai completini pastello di Elisabetta. Ma Yardley non si fermò qui: la campagna per i nuovi prodotti venne impostata con  accenti aggressivi: colori forti e a contrasto, labbra rosse,  manette, sbarre di prigione dalle quali faceva capolino la Top Model con sguardo affamato, non certo di pudding.

La Yardley fallì in pieno la campagna e perse ancora più clienti, ossia tutti quelli che erano affezionati al brand per la sua tradizionalità.

Ne consegue che l'affermazione di Guido Barilla rientra pienamente in questo discorso di conservazione d'immagine del suo brand. Barilla È il mulino bianco, con tutte le contraddizioni che ben conosciamo.

Se vogliamo boicottare Barilla, credo dovremmo farlo perché i finanziamenti finiscono QUI.

Tutto il resto è Carosello.


P.S. Gianni Lannes è un giornalista e fotografo italiano che si è per anni occupato di inchieste su traffici di armi, di esseri umani, rifiuti tossici ed ecomafie. Fatevi due conti.

22 settembre 2013

Il messaggio nella bottiglia



Mi mancava, scrivere. Non ho mai il tempo di finire... inizio mille cose, e altrettante se ne aggiungono. Non sono mai mie, e comunque non lo diventano mai.
Eppure quando scrivere ti tiene a galla e senti che ci sono storie che vogliono salire in superficie, non puoi resistere più di tanto.

Oggi ho trovato il modo di lanciare in mare il mio messaggio in bottiglia.
Ho cominciato a condividere me stessa su 20lines.com .
Sono desiderosa di conoscere chi lo leggerà: qualcuno, forse, verrà a cercarmi sull'isola deserta dove sto da un po' troppo tempo.

Incipit:
- Levante 
Sul fondo del lago
- "The cat is on the table"?

Nodi:
-  Borderline, di Cristian Sotgiu

15 settembre 2013

La frequenza della vita



Ultimamente mi sto dedicando alle teorie sulle frequenze vitali.
Non sono mai stata una seguace del new age, per quanto mi piaccia aggiornarmi sulle stranezze spirituali.
Anzi, direi che sono proprio scettica: sono affezionata alla mia vita ordinaria.

Però questa volta tocca che ci creda, perché mi sta davvero cambiando. Non so come: è stato così veloce e immediato che non saprei spiegare cosa precisamente sia successo, ma sta di fatto che è bastato avvicinarmi un po' a queste teorie per capire delle cose su me stessa. Sì, in tanti me le avevano fatte notare con osservazioni comuni, come per esempio "devi cercare di pensare positivo". Però pensare positivo non è che ti venga così bene quando sei giù di morale e i casini quotidiani ti fagocitano. Soprattutto: le mancanze ti scavano dall'interno. Comprendendo bene quale percorso facciano i miei pensieri per finire nel moto perpetuo della negatività, che si autoalimenta, sono riuscita a interrompere il flusso e a dirigerlo su qualcosa che è riuscito a placarmi. Non che sia diventata zen, o che non mi stressi più, intendiamoci. Semplicemente, adesso riesco, la maggior parte delle volte, a deviare il corso del pensiero ricorrente negativo verso qualcosa di completamente diverso, positivo e costruttivo.

E mi è venuto in mente allora che da qualche tempo si parla di "frequenze benefiche": come la 528HZ, che pare sia la frequenza del nostro DNA e che sia in grado di portare effetti benefici sull'organismo. E questo pensiero me ne ha portato alla memoria un altro.

Tempo fa andava in onda Ai Confini della Realtà. Uno di questi telefilm parlava di una misteriosa audiocassetta (ahaha! l'audiocassetta, pensa te) che recava la registrazione di un segnale captato da un satellite, proveniente da non si sa dove, che aveva effetti apparentemente devastanti su chi la ascoltava; o meglio, faceva stare benissimo, talmente bene da dare assuefazione. Ma questo continuo ascolto stravolgeva l'aspetto delle persone, cresceva loro sulla pelle uno strato di pelle molto spesso e composto di metalli pesanti, perdevano i capelli e si ricoprivano di questa roba. Una ragazza si era rifiutata di ascoltare questa musica celeste e, però, man mano che il tempo passava, si accorgeva di stare sempre peggio, finché gli scienziati non annunciarono ufficialmente che il sole sarebbe diventato ultravioletto, e che questo avrebbe causato la fine del genere umano a meno che... a meno che l'essere umano non fosse mutato, e non avesse acquisito una nuova pelle in grado di schermare i raggi ultravioletti. Quella stessa pelle fatta di metallo, insomma, che cresceva ascoltando il segnale, e che provocava proprio un cambiamento del dna; probabilmente, un dono da parte di forme di vita intelligenti cui era capitata la stessa cosa, e che sapevano che sarebbe successo anche ai terrestri.

Gran bel film, tanto che me lo ricordo ancora.  Evidentemente, però, questa sulle frequenze vitali non è una novità.

Vi saprò dire se sto mutando in Michelle Pfeiffer.


1 settembre 2013

Panta Rei


Leggo Hrabal, e ci trovo messaggi confezionati per me.
Leggo Hrabal perché tempo fa ne ha parlato una persona che stimo per intelletto, e mi sono fidata di lei: difficilmente le menti brillanti sbagliano nel cercarsi tra le righe.
Leggo Hrabal, e la sua rumorosa solitudine: "l'unica cosa di cui si può aver terrore al mondo, è ciò che si è calcificato, il terrore delle forme rigide, morenti" e penso che io, ora,  sono in uno stato liquido, pronta a cambiare forma dopo tanto tempo, a dichiarare guerra al presente, per creare il futuro. Finalmente non penso più "devo stilare la scaletta dei buoni propositi post ferie", bensì "so bene quel che devo fare, e lo farò".
Sto approntando un cambiamento di vita che speravo da tempo e che fino a poco tempo fa sentivo lontanissimo. Ora è qui davanti a me, al di là di una porta che è spalancata da anni e che ho sempre ignorato perché non ero pronta a varcarne la soglia.

Ci vuole coraggio per cambiare se stessi.

So chi sono. So cosa voglio, combatto per ottenerlo. Lo visualizzo, il futuro che voglio e lo otterrò mettendo ordine punto per punto nella mia vita.

Non mi serve una lista: è tutto scritto nella mia mente, sul corpo, davanti ai miei occhi.
Devo solo allungare il braccio, e afferrarlo.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...