24 luglio 2013

Fatty, but Strong



Stavo viaggiando dieci metri dalla terraferma.
Carica di vita, di speranza, di voglia di fare, di aggiustare, di sanare, dentro di me.
Baciata da un raggio di sole.

È bastata una notte buia, e tutto ora mi sembra come prima.

Non so se darmi la colpa o prendere atto che "shit happens", e che una caduta, uno scivolone sulla persona sbagliata in questo momento non cambia le risoluzioni a cui sono giunta, e che devo andare avanti per me e non per tutti gli altri. Tutte belle parole.

Sono stanca. Stanca dell'uomo medio italiano, stanca dei quaqquaraqquà e di tutti quelli che fanno sfoggio del proprio "fascino" a vuoto, per sentirselo bene nelle mutande. Che poi, fascino è una parola grossa. Negli ultimi cinque anni posso vederla degnamente abbinata solo a un essere umano, e non so nemmeno se ho ragione, visto che l'ho visto pochissimo, è una sensazione isolata. Quindi potrei anche non contarla.

Ci sono persone che proprio non riescono ad andare al di là di come appari.
La maggioranza di queste persone è in grado di ferirti anche per delle stronzate galattiche.
Sento di essere ancora molto sensibile: l'immagine che ho di me stessa dentro non combacia con quella fuori e mi pesa tantissimo sentirmi sempre dentro al corpo sbagliato. Mi destabilizza qualsiasi cosa, anche la più ingenua attestazione di simpatia. Però sono convinta che mi peserebbe molto meno se qualcuno mi desse prova che non ci si ferma lì nei rapporti umani. Come in "Shallow Hal" - così.
Invece è sempre la stessa storia.

Vorrei rinascere stra-figa, e stra-stronza.
In certi momenti mi sale una rabbia tale che potrei anche menar le mani.
E invece lascio correre e mi autoconsumo, da dentro.

Pensa te: ti rovinano anche la parte migliore.


Se solo ci fosse un altro Moz, in giro.

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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