30 luglio 2013

Keepin' myself calm.



Oggi è stata una giornata calma.
Di quelle in cui si fanno cose tranquillamente, pur avendo parecchio da fare.
Di quelle in cui il caldo sì, lo senti, ma c'è qualcosa che ti placa e ti impedisce di farti innervosire dall'afa.

Sono andata al lavoro, ho archiviato moduli, fotocopiato documenti, riempito conti.
Sono tornata dopo un mese al mio grande amore, perché di questo si tratta: il mio lavoro lo amo.
Amo scartabellare in segreteria, preparare quel che mi serve prima che arrivi il pubblico, cercare nomi, annotare cose. Banale? Sì, forse. Ma è stata - È - la mia vita da sei anni, e ormai ci sono dentro fino al collo.

Sono abituata a stare più tempo in segreteria di quanto ne passi con me stessa.
Sono ormai drogata di questo, perché in fondo mi dà sicurezza, mi fa sentire utile e capace.

Un'amica una volta mi ha detto "però, sei ganza quando stai al bancone!"; e l'ho trovato il complimento più bello che potessero farmi quest'anno (a proposito, grazie, Veronica).

Perché in fondo è una passione che ho scoperto, che non credevo di avere. Un'occasione colta al volo, che con me c'entrava poco. Ma è diventato il centro del mio essere, e del mio benessere, l'ossimorico giardino zen in cui tutto il caos, in fondo, serve a placarmi.

A settembre ricomincerà tutto, e mi troverà pronta e ansiosa di sapere quali novità mi attenderanno.

Nel frattempo, mi godo questa sensazione di pienezza interiore.

27 luglio 2013

Solution



E niente, volevo solo dire che l'incazzatura dell'altra sera mi è passata, e tutto grazie a una cazzata che mi ha fatto l'effetto di una cascata d'acqua fresca sul viso.

Certe persone riescono con pochissimo a fare tantissimo.

24 luglio 2013

Fatty, but Strong



Stavo viaggiando dieci metri dalla terraferma.
Carica di vita, di speranza, di voglia di fare, di aggiustare, di sanare, dentro di me.
Baciata da un raggio di sole.

È bastata una notte buia, e tutto ora mi sembra come prima.

Non so se darmi la colpa o prendere atto che "shit happens", e che una caduta, uno scivolone sulla persona sbagliata in questo momento non cambia le risoluzioni a cui sono giunta, e che devo andare avanti per me e non per tutti gli altri. Tutte belle parole.

Sono stanca. Stanca dell'uomo medio italiano, stanca dei quaqquaraqquà e di tutti quelli che fanno sfoggio del proprio "fascino" a vuoto, per sentirselo bene nelle mutande. Che poi, fascino è una parola grossa. Negli ultimi cinque anni posso vederla degnamente abbinata solo a un essere umano, e non so nemmeno se ho ragione, visto che l'ho visto pochissimo, è una sensazione isolata. Quindi potrei anche non contarla.

Ci sono persone che proprio non riescono ad andare al di là di come appari.
La maggioranza di queste persone è in grado di ferirti anche per delle stronzate galattiche.
Sento di essere ancora molto sensibile: l'immagine che ho di me stessa dentro non combacia con quella fuori e mi pesa tantissimo sentirmi sempre dentro al corpo sbagliato. Mi destabilizza qualsiasi cosa, anche la più ingenua attestazione di simpatia. Però sono convinta che mi peserebbe molto meno se qualcuno mi desse prova che non ci si ferma lì nei rapporti umani. Come in "Shallow Hal" - così.
Invece è sempre la stessa storia.

Vorrei rinascere stra-figa, e stra-stronza.
In certi momenti mi sale una rabbia tale che potrei anche menar le mani.
E invece lascio correre e mi autoconsumo, da dentro.

Pensa te: ti rovinano anche la parte migliore.


Se solo ci fosse un altro Moz, in giro.

21 luglio 2013

Tra Buio e Luce

"Le ore della Notte" - F. Cilia http://www.francocilia.com

Uno dei miei racconti cui sono più affezionata, a un certo punto, recita:

"Adoro la notte, il suo silenzio,  la luna come solo lampione. Non ho paura di tornare sola, il buio è il solo momento in cui sento di essere in armonia con il resto del mondo".

La notte è sempre stata il mio rifugio. Mi ha sempre protetta, salvata, coccolata. Sono uscita al buio per anni: nera come il cielo sopra di me, illusa di essere al riparo da tutto.

Quando la notte ce l'hai dentro, è solo di notte che senti davvero di vivere.


Di notte scrivevo, di notte studiavo; di notte camminavo per le strade della mia città, e vi assicuro che alla luce della luna Genova è davvero romantica, magica, affascinante.
Di notte mi sono innamorata, sempre. La notte è la mia compagna, l'unica a non tradirmi.

Ho un'anima che profuma di stelle: ovunque sia, riconosco l'odore della Notte come l'unico familiare.

Tante anime impaurite, ho conosciuto: sole. Per ripiego, per incapacità, per paura; per dimenticare, per ricordare, per morire ogni giorno un po' di più.

Poi all'improvviso conosci il Sole.
Cerchi la luce, la senti necessaria come l'ossigeno.

Ti disseti di Lei, e la corteggi.
Scopri che fuori, dove tu non osavi mettere piede, perché pensavi di non meritarlo, ci sono le stesse persone che si nascondono, che hanno paura, che piangono. Ma lo fanno in un modo diverso. Senza mentire, né mentirsi. Vivono. Combattono, si sforzano, e cercano - tutte - di vivere serene. 
Serene: perché la felicità è una bella bugia che ci raccontano per non farci capire che siamo imperfetti e incapaci di raggiungerla, ma la serenità è alla portata di tutti.

E, all'improvviso, qualcosa che hai sempre sperato esistesse, la Luce Dentro, quella forte, ti schiaffeggia bene in viso come a svegliarti, come a dirti "Ecco! Eccomi! Non è meraviglioso?".

E, sì: è meraviglioso.
È un dono prezioso che non tutti hanno, è Vita, è gioia, è trasparenza, bellezza. 
Sono occhi liquidi, sinceri, buoni. 
Sono occhi che speri di vedere attorno a te ancora, e ancora, e ancora, finché anche tu non li avrai così: pieni di Sole, irradianti Luce. 
E allora la notte diventa solo una stanza dove tornare qualche volta, per riposare lo sguardo.

Finalmente.


17 luglio 2013

And all that I can see, is just a yellow lemon tree



Davanti alla macchinetta della pausa caffè di solito i temi più scottanti sono il meteo, la bestemmia lavorativa, il gossip sulla calzatura comoda o sulla necessità di cambiare armadio ai colleghi, e la lacrima da abbandono.

Oggi però, mentre prendevo il caffè con le ragazze dell'agenzia di comunicazione dove sto facendo lo stage, ecco che compare LUI.

Alto, biondo, occhi azzurri. Ciuffo sconvolto tipo "sesso ieri sera e non mi sono pettinato". Spalle larghe, sorriso che uccide. E queste, serafich, sposate o fidanzate, che si prendono il caffettino e manco si voltano.

Allora, proviamo con le espressioni tipo "mi dev'essere entrato qualcosa in un occhio": niende.
Provo allora a farmi notare indicandolo con una impercettibile declinazione del capo verso la macchinetta alle mie spalle: niende.
A questo punto, tra donne sposate e donne fidanzate, mi rendo conto che non ce la possono fare e scrivo "FICO A POPPA" su un foglietto che ho cura di sistemare sotto il naso delle presenti.

Project Manager: "Ah sì! Vero! Ma è un FIGO DI LEGNO! È rigidissimo!"
Io: "allora lasciamo perdere, ho capito: è di quelli che quando limona tiene la lingua ferma a stoccafisso!"

Già perché a me sono capitati un po' di casi umani della limonata.
Dal limone, cari ragazzi, dipende tutto il vostro futuro: se siete abbastanza bravi, magari la tipa ve la smolla, anche easy.

Se invece siete uno dei casi seguenti, non ve la darà mai, nemmeno se siete Apollo o Brad Pitt.

LIMONE "COLD DOG"
L'uomo da limone "cold dog" è convinto che voi siate dolci, dolci, dolcissime, come un cono gelato: infatti anziché baciarvi con passione opta per leccarvi tutta la faccia.
Soundtrack (quella che vi parte in testa mentre limonate con lui): "Bum Bum il cagnolino, simpatico e carino" - Prendetevi un gatto.

LIMONE DE PAPERONIS
Dispensa poco di sé. Anzitutto, con il portafogli. Non c'è una volta che paghi lui. Manco per un caffè. Se avete la disgrazia di essere donne a cui non interessa la cavalleria, avrete modo di scoprire che non è parco solo quando si tratta di denaro, ma anche in tutto il resto: limone, prelimone, postlimone. Vita, insomma. #fuggite e #cambiateidentità.
Soundtrack: "Somebody that I used to know" - Gotye, fatti due domande: se ha cambiato anche numero di telefono ci sarà un perché!

LIMONE SULLO STOCCAFISSO
Vedi voce "Figo di Legno": tira fuori la lingua e la lascia lì, ferma, immobile, senza spostarla di un millimetro, per tutta la durata del limone.
Soundtrack: "2001 odissea nello spazio O.S.T." - è convinto di essere il monolite.

LIMONE ROTOWASH:
Sembra una lavatrice in funzione. Oppure un aereo in fase di decollo. Se riuscite a scendere sperate che esploda come in "Final Destination": mentre è in volo, possibilmente con un'altra che non sia voi e ben lontano dalle vostre labbra.
Soundtrack: "Rehab" - soprattutto quando ripete "no, no no".

LIMONE PERFETTO
Facile riconoscerlo: vi tremano le gambe, vi sale la temperatura corporea, e nemmeno capite cosa sta facendo perché siete già da qualche parte sulle nuvole. Di solito ha lo sguardo assassino, ama il contatto e non si tira indietro. Raro quanto meraviglioso, se non è fonte di guai è per sempre.
Soundtrack: (ma c'è davvero da chiederlo?) "The neverending Story". Almeno finché è estate. :)

15 luglio 2013

Take me out, tonight






















Non mi pare vero avere tempo per aggiornare queste pagine.
Sono contenta di poter di nuovo svuotare il cuore con leggerezza, senza sentirmi in colpa perché rubo spazio al lavoro. Era un po' che non provavo questa sensazione di pienezza, serenità e calma.

Ho conosciuto belle persone ultimamente, persone che mi fanno venire voglia di respirare, di vivere. Io credo che nessuno spunti mai nella vita degli altri a caso. E anche se solo per farti un po' sorridere, la loro presenza è un nuovo dono.

Avevo una paura folle di non muovermi dalla situazione in cui ero imprigionata da un po' di tempo a questa parte. Ho preso distanze, certo: ma il cuore va dove vuole, e a volte è davvero dura non avere la tentazione di guardare indietro. Mi fa sentire bene anche solo l'idea di essere capace di guardare intorno a me con rinnovata sorpresa. Mi compiaccio di avere ancora un po' di libertà, di spazio per me stessa e di posto nel cuore. Pensavo che ormai sarebbe stato tutto un eterno ritorno. E invece, posso farcela.

Anche se non la si percorre, una nuova strada è comunque una via di fuga.

Take me out tonight,
because I want to see people and I 
want to see life,

driving in your car 
Oh, please don't drop me home 
because it's not my home, it's their 
home, and I'm welcome no more 

13 luglio 2013

Ashes to Ashes, past to dust



Never look back, they say.

Mi è bastata la voce di David Bowie, inaspettata, fuori fuoco, in un contesto con il quale strideva, di pace, di riflessione, di risate.
Non una canzone qualsiasi, ma Ashes to Ashes.

E mi è tornato in mente il concerto che Bowie fece a Lucca nel 2002. Ci andai con il mio fidanzato di allora, un dark alcolizzatissimo e in fissa con Ziggy Stardust al punto che in quel periodo prese a colorarsi i capelli color blu puffo. Lo amavo tantissimo, ero cotta come una bistecca alla brace, e stupida come solo i giovani innamorati possono essere.

Attendevamo il concerto insieme a un sacco di gente, e il meteo non prometteva molto bene. C'era anche Elisa, una splendida ragazza dal corpo mozzafiato che di mestiere faceva la spogliarellista. Se state visualizzando uno stacco di coscia di un metro e ottanta, gonfia di silicone e un po' volgare, be', siete fuori strada. Era davvero carina, non troppo alta, capelli rossi, bellissimo fisico, ovvio, ma fine e discreta. Mi piaceva molto nonostante fosse amica del mio uomo, anzi, me la presentò proprio lui in quella occasione. Strinsi subito amicizia. Non so: nel caos emotivo che mi stavo trascinando dietro in quel periodo, mi trasmetteva pace quella ragazza vivace e simpatica. Era una che stava bene con se stessa, quel che io non sono mai riuscita a fare, nemmeno quando potevo permettermelo.
L'unica cosa che non mi piaceva di lei era il nome: Elisa era anche la ex storica di quel mio fidanzato blu puffo, e non l'aveva mai dimenticata del tutto.
Non è molto bello convivere con un fantasma ingombrante, nemmeno quando sai che lei ormai non è più interessata e sta ben lontana da te. In realtà Elisa era con noi ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. E quando lui iniziava a parlare di lei, gli brillavano le pupille come i primi giorni in cui stavamo insieme. Una condizione che non ci mise molto a svanire. Scoprii negli anni, dopo la fine di quella storia malatissima, che il Puffo era solito innamorarsi molto velocemente, e altrettanto velocemente tradire e scaricare le fidanzate di turno. Sempre con il nome "Elisa" sulle labbra, ma pronunciato così piano da non udirlo.
Mi trascinavo quel cadavere vivente appresso in ogni dove. E quella notte lo sentii fin troppo pesante, perché il Puffo pensò bene di sbagliarsi e di chiamarmi, così, senza motivo, Elisa. Sapevo bene che non si riferiva all'amica spogliarellista. Forse, anzi, lo avrei trovato più accettabile.

Di quel ragazzo che beveva troppo e ancora poteva sollevarsi se solo si fosse reso conto di avere un presente, oggi, non mi resta nulla. Niente, nemmeno il saluto per strada: non ha mai accettato i miei ammonimenti, né mai capito che forse era perché un po' di bene gliene ho voluto veramente, che lo trattavo con durezza, con determinazione.

A volte mi capita di ripensarci, come ieri.
Ma poi alzo lo sguardo, vedo intorno a me persone pulite, sane, padrone di se stesse, e meravigliose.
E allora mi dico che l'inferno spesso non si sceglie, ma altrettanto spesso lo si ama, e che non si può trovarne l'uscita se non lo si vuole veramente.

My mother said to get things done
You'd better not mess with Major Tom...

Ammòre, tecnologia e anni di meno

La mia amica Grace lunedì ha compiuto... ehm... 27 anni (non posso dire però da quanto li compie), e da una settimana le stavamo preparando la festa in spiaggia. Dovete sapere che La Grace è un'autosabotatrice di feste di compleanno cronica: una volta abbiamo chiamato amici comuni da Milano, architettato una torta finta dalla quale farli uscire e... lei s'è prenotata le vacanze. Un'altra volta, ha sgamato una sorpresa direttamente a casa di Paolone, quando oramai credevamo di stupirla con effetti speciali, e invece no. Questa volta, dopo aver fatto partire una megachat su facebook non appena ha pronunciato le parole "mi piacerebbe tanto fare un pic nic in spiaggia", c'è mancato poco che non se la organizzasse da sola, anzi, un po' c'è pure riuscita: ha chiamato diverse persone che partecipavano alla sorpresa, le quali poi - in crisi isterica - hanno chiamato me, dicendo "ma quindi cosa dobbiamo faaaareeee" oppure "ma quindi se l'è daaataaaa" e amenità similari. Alla fine, forse un po' se l'era intagliata, ma perlomeno non s'aspettava che le avremmo regalato un tecnologico tablet, anche perché lei è una da cose rosa, femminili, possibilmente vintage e soprattutto lontane da istruzioni su come farle funzionare. Ma vabbè! La festa è riuscita, lei è contenta, e ciò mi basta! Taaanto ammòre!

Mi sono resa conto in questi giorni, riprendendo i contatti con la realtà che c'è là, fuori dal mio pc e dal lavoro, che sto davvero rassegnandomi agli anni che passano senza godermeli.
Che poi, non me li sento dentro, semmai sono tutti fuori.
 Il punto non è compiere gli anni, o vederli passare, ma come ce li sentiamo. Io mi vedo almeno dieci anni di più di quelli che mi sento, e guardo a chi ne ha dieci di meno con nostalgia, attrazione e un po' di ansia. Mi allontano, prendo le distanze psicologicamente.
Quando prendi coscienza di questo, forse è il caso di intervenire. Avere trent'anni in fondo è bellissimo: detti tu le regole e sei più consapevole nel male ma anche nel bene. Perché rovinarsi il momento di gloria?
È il momento di lanciare Biancaneve dalla finestra e di stringere la mano alla Regina. E anziché mandare il cacciatore nel bosco per far fuori la prova degli anni che passano, invitarlo a cena e bere un bicchiere insieme.
Amen!

7 luglio 2013

Dalla parte di chi?


Minime risoluzioni spontanee di problemi in corso.

Mi è andata bene con lo stage, sono rimasta. Non possono dire lo stesso le due ragazze che erano con me, che invece sono state mandate via dai sindacati perché "svolgevano mansioni che prima svolgevano i dipendenti in cassa integrazione". Allora, mettiamoci in testa due cose: uno stagista per quanto bravo non è un professionista. E non penso proprio che - per quanto le due ragazze fossero davvero in gamba - abbiano portato via il lavoro dei professionisti che ora sono in cassa integrazione. Lagnarsi perché l'azienda fa lavorare (capiamoci: modificare o creare delle immagini per format da immettere sui social non è sostituire i professionisti in progetti di advertising di una certa importanza) due stagiste anziché i dipendenti che non può permettersi più di pagare alle cifre con cui li ha sempre privilegiati prima della crisi, significa mettere sullo stesso piano le capacità di professionisti ventennali con quelle di studenti in formazione. Ridicolo. Io non  mi permetterei nemmeno lontanamente di pretendere di sostituire chicchessia in azienda. Ho solo da imparare.

Quanto a me, mi sono salvata solo perché la persona che si occupava del lato social dell'azienda non era in cassa integrazione, ma si è licenziata prima ancora che tutto 'sto casino scoppiasse.

Alle ragazze si sono interrotte le creditizzazioni. Un applauso ai sindacati. Vi farei presente che questi sono i lavoratori del futuro e si ricorderanno di questo rallentamento nella loro carriera accademica.

Lo stage non è retribuito per nessuno. A voi sembra sfruttamento, a me ora come ora sembra una grossa opportunità, visto che quel che imparo sul campo  - senza lo stage - dovrei pagarlo in corsi dedicati che non posso permettermi.

Un sentito grazie ai colleghi che ci hanno segnalati pensando di fare danno all'azienda, e una spiegazione in breve, ché forse non hanno ben capito una cosa fondamentale: se l'azienda si risolleva voi il posto ve lo ripigliate, noi ce ne andremo comunque. Se pensate di far danno all'azienda voi per primi, allora non mi resta che darvi appuntamento all'ufficio di collocamento. Ciao nèh, ci vediamo lì.

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