9 giugno 2013

Geni incompre(n)si(bili)

(In ricordo e onore del gruppo del Pizzi Riccardo)


Fin da piccola, ho sempre mostrato un'innata passione per la tecnologia e una predisposizione a capirla senza leggere le istruzioni che proprio non so da chi abbia ereditato: in famiglia sono tutti tecnolesi, tranne la Zia Pina, che (pur non capendoci una mazza) quantomeno cerca di barcamenarsi e fingersi disinvolta per non fare la figura di quella vintage. Il che si potrebbe anche riassumere con "impara le cose che riesce a fare e dice che le altre non le servono". Anche questa è una strategia.

- zia, ti insegno ad andare su internet!
- ma tanto non lo uso.

- sì ma adesso è tutto in rete, ti devi aggiornare, certe cose non si fanno più allo sportello!
- ma tanto non lo uso!
-...
- non lo usooo
- ... 

Invece mia madre non ha imparato nemmeno a inviare messaggi. Ogni volta che mi sto facendo i beneamati affari miei (e capita assai di rado), arriva col cellulare in mano e:
- non riesco a chiamare tua sorella (leggi: chiamo tuo cugino di Roma/gente a caso)
- non riesco a chiamare tua sorella (leggi: ho il cell spento e non me ne accorgo)
- non riesco a chiamare tua sorella (leggi: mia sorella s'è rotta i maroni e le cassa tutte le chiamate)

Mio padre ha imparato a inviare sms dopo due anni e sei mesi di tirocinio guidato (da me. Sempre nei momenti in cui mi faccio i beneamati affari miei); ora però s'è incapponito che vuole mandare anche le email. Visto che facebook lo usa, come Rain Man, ma lo usa, ha letto sulla pagina del giornale del suo siculo paese natale che si possono ricevere i pdf delle pubblicazioni lasciando il proprio indirizzo email.
Apriti cielo:

- mi insegni a mandare le email
- e il punto interrogativo?
- non era una domanda.

Questo è il risultato dell'ultimo scambio di opinioni. Secondo me, tra due anni e otto mesi, ce la fa.



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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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