25 aprile 2013

"Il grande BOH"

©TheShinySquirrel
Quando Jovanotti scrisse il suo primo (...ultimo?) libro e lo intitolò "il grande BOH", ricordo di aver pensato "mah...che titolo scemo". Ho rivalutato ampiamente, da un po' di tempo a questa parte, l'idea di fondo. Tutto infatti mi suscita un "grande boh": il mio lavoro, lo stage, le persone, persino l'abbonamento a Vanity Fair.

Non so se le scelte che sto facendo siano davvero quelle giuste. Però, se ho imparato qualcosa dai miei errori del passato, so che stare fermi è molto peggio. Allora mi muovo in direzione delle occasioni, qualunque sia la fine che faranno, che - per ora, e appunto - è un grandissimo BOH.

Ho imparato a capire che le persone non cambiano; migliorano, si autogestiscono. Ma non cambiano. E quindi l'ex storico che al telefono mi dice che ha problemi di "tipe" salvo poi chiedermi se voglio sentire il discorso (no, grazie: non mi interessa) non mi stupisce più. In fondo sono sempre stata il compagno d'osteria, ed è normale che lo sia tornata, dopo "er pasticciaccio brutto", almeno per lui. Per me invece sono cambiate tante cose, e la prima è la passiva accettazione di un ruolo che non sento, proprio quello del "compagno di bevute". Trovo infinitamente perverso continuare a mantenere il legame come prima che ci si dicesse - dopo anni, ed è questo che fa la differenza; fosse passato un mese capirei - come stanno le cose e senza mezze parole. Io ho capito: non potrà mai funzionare. Lui no: crede che "ti amo" sia roba da romanzi rosa, e che si dica soltanto quando si fa il pieno di emozioni. No no. Non c'è nulla di più duraturo di un "ti amo" che dici a una persona che ami davvero. Quel tipo di amore che ti scorre nelle vene, che non è una doccia fredda né un colpo di fulmine e, di conseguenza, non ne ha la forza emozionale, ma è molto più profondo. Quindi, il compagno d'osteria, no grazie. Delle persone che si porta a letto, o delle sue future fidanzate, non m'interessa parlare e non mi compete. Mio padre direbbe "mi faccio i fatti miei", che è proprio ciò che mi viene anche naturale fare. Non sono cose che vanno raccontate a me. Per quello c'è il suo migliore amico.
Io non sono cambiata, le persone non cambiano. Sono sempre disposta a stargli vicino, e a essere un supporto, e un'amica, la migliore che abbia mai avuto; però, ho imparato ad autogestirmi: e gli impedirò, da qui in poi, di farmi ancora una volta venire il dubbio che si possa costruire qualcosa insieme.

Almeno questo, me lo devo.


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