29 dicembre 2013

Felice kaputt anno

Kaputt: finito, distrutto, morto.

Questo 2013 ha deciso di rompere le uova nel paniere fino all'ultimo, punendo la mia ùbris: mai dire "mf, non ho voglia di festeggiare quest'anno", perché poi l'anno vecchio ti ascolta e ti manda la maledizione della superinfluenza con triplo carpiato e bronchite, ovviamente a ridosso del Capodanno.

Quindi, anche se la voglia di fare festa poi torna, alla fine tocca restare sotto le coperte a farcirsi di Ciproxin, aspirina granulare, acetilcisteina e brodini/tisanette che sanno tutte di acqua calda (vedi alla voce complicazioni: raffreddore).

L'unica cosa che mi dà un po' di gioia è che - per consolarmi - ho ordinato il Kindle (no, niente paperwhite, costa troppo per le mie tasche: mi accontento del modello base per niubbi), che arriverà entro la giornata di domani. Almeno potrò scaricare qualche manuale su come festeggiare il Capodanno, anche quando non è Capodanno. Che poi, è sempre stata la cosa che preferisco fare da quando ho smesso di avere solo il Capodanno come opzione per poter passare la notte fuori casa.

A Voialtri che non siete stati toccati dall'Ombra dello Scorpione (mi perdoni King, ma vedesse in che stato sono...), Buon Anno Nuovo, vado a fare i fumenti con l'eucaliptolo.


15 dicembre 2013

Jingle Balls (reloaded)


Io il Natale, più tempo passa, meno lo sento.
I mean: mi piace molto preparare il vin brulè, girare per mercatini con le amiche di sempre, regalare poche cose, ma che mi ricordino le persone che le riceveranno.

Però, complice questo caldo antipatico, i ricordi pesanti, l'ansia della situazione attuale, i litigi in famiglia, questo Christmas 2013 mi sembra più un periodo di transizione dove ciascuno di noi si fa il mazzo, chi fisicamente, chi psicologicamente, per toglierselo presto dalle spalle senza riportare troppe ferite.

Ci sono tante cose di cui potrei parlare, ma che non ho voglia di affrontare.
C'è tanto da fare, e meno male: non oso immaginare dove potrebbe finirmi il cervello se smettessi di lavorare. Il lavoro, mi mangia tutto il tempo che ho, ma mi tiene a galla.
Certo, vorrei guadagnare in proporzione a quello che faccio: ma non è il momento storico a consentirmelo.

In più, sembrano tutti pazzi, tutti fuori dalla grazia divina: amici di vecchia data che cafoneggiano senza pensare che forse bastava chiamarti per risolvere ancora prima di farsi venire lo scazzo, mio padre che non mi parla e forse meglio così, sempre incrollabilmente convinto di avere ragione (ha torto marcio), mia zia che non si capisce cosa la faccia stare male, mia madre che è vessata sia fisicamente sia nell'animo perché non ne va mai dritta una e in più sopporta l'atmosfera pesante, il mio ex che non ce la faccio ad allontanare ma che ora come ora è come se stesse su Plutone mentre mi chiama, mi sembra di rispondergli da una galassia lontana, senza grosse sorprese da raccontargli.

Eppure è calore quello che vorrei.

Ma ho il cuore freddo.
Il portafogli vuoto.
I sogni in bilico.

Insomma, fatelo voi l'albero. Io ci metto al massimo le palle.


17 novembre 2013

Once upon a time: me, HIM, Heartaclub, News On Stage & I




Voglio raccontarvi una storia.
Voglio farlo, perché temo che certi ricordi possano sbiadirsi a tal punto da diventare illeggibili.

A 23 anni, quando già non ero più una pischella, già smanettavo in rete. 
Ero nel pieno del mio periodo dark, appena mollata dal fidanzato che sarebbe poi diventato storico, quello che ancora oggi riempie le pagine di questo blog, e che oggi chiamo "ex marito". Avevo una vita scombinata, le idee super confuse, un corso di studi che non amavo da terminare e poche conoscenze dell'internet.

Razorblade Romance
Al ritorno da un corso di lingua, a Oslo, entrai in un negozio di musica, e oltre a un cd dei Roxette quale simbolico ricordo della Scandinavia appena vissuta, mi portai a casa anche una copia di Razorblade Romance, degli allora sconosciuti HIM. Ricordai di avere visto in tv il video di Join Me In Death e che la canzone era bella, così, per non portarmi a casa mille monetine norvegesi che non avrei mai potuto cambiare in lire (le care, vecchie lire!), comprai il cd e iniziai ad ascoltarlo ogni giorno da quando rimisi piede in Italia.

Poco tempo dopo, il mio amico Paolo, che già li conosceva e venerava, mi passò Greatest Lovesongs Vol.666, il primo album destinato all'Europa: scoppiò un amore folle per quel gruppo di grulli finlandesi, uno di quegli amori musicali di cui ci si vergogna ma che proprio non si possono negare.
Ci si vergogna, perché non è certo musica di cultura: un mix di luoghi comuni sull'amore e sulla morte, a metà tra il gothic metal e Claudio Baglioni, che oggi potrebbe, alle orecchie di chi ascolta musica seria, suonare un po' come le canzoni Emo. Eppure c'era qualcosa che in quella musica mi faceva sprofondare; tanto che la voce di Ville Valo divenne un suono più che amico, per citare La Grace (grande contagiata pure lei), "di famiglia". Era proprio così. Ci sono stati dei momenti in cui solo ascoltare quella voce riusciva a calmarmi e restituirmi pace.

Una sera, chattando su un forum, conobbi un gruppo di ragazze con la stessa passione, e decidemmo di aprire insieme un fan club, una pagina web dedicata a chi condividesse questo nostro stesso strano amore per la band. Lo chiamammo Heartaclub, da "heartagram", il simbolo cuore+pentacolo del gruppo, e "club", appunto.

Iniziò un periodo molto bello e molto 1.0: avevo ancora la connessione a 56k (ma come facevo?), non sapevo da dove cominciare a ridimensionare una foto (e per fortuna non ci pensavo io), ma c'era nell'aria un sacco di entusiasmo, e voglia di creare qualcosa. Non per gli HIM, ma per le persone che li amavano per le stesse ragioni che li facevano amare a noi. Fu indimenticabile, soprattutto quando conobbi di persona le ragazze. Ancora oggi siamo legate, seppure lontane, da una fiducia incrollabile l'una nell'altra, affetto e stima.

Loro non lo sanno, ma fecero un vero miracolo, questi HIM.

Quando l'esperienza con Heartaclub non mi bastò più, avevo già cominciato a scrivere recensioni musicali con Raffaella Grifoni (che all'epoca era direttore di Rock Hard, ma con la quale collaborai a un progetto suo e di Claudio Noto, New Rock Magazine).

Decisi che volevo sfruttare meglio quel che avevo imparato con il fanclub, e lo lasciai per aprire una webzine, "News On Stage", dapprima sola con Paolo (mio grande palo da lap dance virtuale, che assecondava ogni mia astrusa idea), poi con La Grace (della quale potrò MAI dimenticare la recensione di "Ballata per piccole iene" degli Afterhours! Un capolavoro) e insieme ad altri collaboratori come Paola, Vale, Mauro (il MIO fotografo! Cacchio com'ero figa, c'avevo il fotografo!) e "la Guiltyna", così chiamata perché abbordata a un forum Fnac durante la presentazione di un album dei Guilty Method.

Nel 2009 News On Stage chiuse i battenti, perché nessuno di noi era più in grado di star dietro a concerti, richieste di pass, interviste ai gruppi metallari. Dispiacque a tutti: ma non lo lasciammo morire, ci congedammo prima di veder passare la paglia di fieno nel vento.

In quel periodo, capii che col web un po' ci sapevo fare, e presi a imparare codici html, usare DreamWeaver (dio ma ci pensate? I FRAME), a manipolare le foto con i programmini che non costavano niente e, soprattutto, a scrivere articoli, bene e seriamente.

Tutto questo mi ha portata qui.
Ho preso una decisione che probabilmente cambierà tutto ciò che sono stata fin'ora, e il coraggio di farlo mi viene dal pensiero che tutto quel tempo non è andato sprecato: ha contribuito a portarmi dove sono ora. Non un approdo, ma un nuovo emozionante inizio. 

Insomma, lo devo un po' anche a Ville Valo, questo futuro che sento bussare.
Paura, eh?




12 novembre 2013

Ci sono volte in cui

who are you, author? If this image is yours, please let me know who you are to tag you on it!
Difficilmente, stando a quanto ascoltiamo ogni giorno da chi ci sta vicino, le persone ringraziano.
Non ringraziano se li fai sedere dove sei tu sull'autobus; non ringraziano se cedi loro il tuo posto in fila; non ringraziano se risolvi un problema che potresti ignorare, ma te lo prendi a cuore.

Ho un motivo importante, oggi, per essere grata a tante persone.

Dopo un anno, ho terminato il periodo di tirocinio in PbCom.
Faccio nomi, sì. Perché posso dire che in azienda mi hanno coltivata, come una bella piantina.
Il mio primo grande "GRAZIE" va a Diana: non potrebbe essere altrimenti. Poi dicono dei giovani, che danno poche garanzie; vi dico una cosa che fareste meglio a ricordare: se avrete il piacere di lavorare con lei, oltre a trovarvi davanti una bella ragazza potrete essere certi che si prenderà a cuore il vostro marchio, la vostra realtà, il vostro successo: è fatta così. Si alza anche di notte "per controllare la freschezza", e le cose non funzionerebbero se lei non fosse quello che è, ossia una colonna indistruttibile. Portatele rispetto.

E qui vengo anche a Martina. Un'altra fanciulla tosta, che a vederla ti sembra uno scricciolo, ma vi assicuro che è capace, forte, determinata, buona, ma di quella bontà perfetta e dosata senza scemare in ingenuità, aggiornata, veloce, efficiente. Senza di te Marti tante cose non le avrei mai capite! E tra queste, anche come si abbinano certi capi di abbigliamento :) A proposito, seguite questo blog.

Alessandra, in un'altra vita, dev'essere stata Kalì: risponde al telefono con una mano, con l'altra passa il brief al grafico, con un'altra ancora edita il numero in uscita, con un'altra prende appunti e con le labbra riesce pure a sorridere, e anche ridere. Anche perché ridere, e noi Ale lo sappiamo bene, è fondamentale; ridere di sé, della vita, delle cose serie che ci tocca affrontare: chi non ride è un perdente, perché ridere ti aiuta a trovare una soluzione a quasi tutto, e fa di te una persona intelligente.

Arianna, ci siamo: non la vorrei citare per ultima, perché è la prima persona in assoluto che dovrei ringraziare, e non solo per avermi segnalato lo stage, ma anche per un sacco di altre cose. Sì, Ari, sì, anche per l'imitazione di Nonno Nanni! Ma mi riferisco soprattutto alla tua continua attenzione nei miei confronti, alla premura di trovare sempre un modo per aiutarmi, e ce la fai sempre, pure: non è che uno possa avere il tempo di starmi dietro 24 ore su 24, perché è normale che debba fare anche la sua vita, e purtroppo, quella, più andiamo avanti più ci mangia tempo e spazio. Un'amica però, quando sa che potresti avere bisogno di un braccio per stare in piedi, te lo fa trovare, anche se non lo chiedi: sta col braccio lì, sospeso. Nel caso in cui. Ecco la cosa straordinaria che riesci a fare, con tutte noi.

E poi ci sono Luisa, che è dolcissima, Serena, che è superpro, Lucia la mia guru (!), la Fra e Giorgino (Giorgino che ti voglio benerrimo lo sai, vero? Testina!), che ha la sfiga di conoscermi da quando aveva 14 anni e che è il mio troll preferito,  le papierine Alice e Lauretta (oh... aggiornatemi sui pupi!), la CICCI (sei un mito!!!), Alba che mi legge sempre, Nicola, e Durì e Bruno, le colonne portanti, che mi hanno pazientemente sopportata per un anno.

Io so che ce la farete tutti, perché siete persone appassionate. So anche di avervelo già detto: ma almeno stavolta non mi vedrete piagnucolare.

Grazie di questo bellissimo anno insieme, grazie perché ora so cosa voglio e posso fare "da grande".


p.s. non ho nominato ROBERTA! Eppure anche a lei devo un grazie, doppio: ho avuto sostegno dall'UNICA persona che poteva avere qualcosa da ridire sul mio stage... Roberta, sei una forte! Sappilo!

31 ottobre 2013

Solo CUPCAKES

Questo post è doveroso nei confronti dei pochi che passano di qui per leggermi e che troveranno che stamane ho rimosso un post datato 20 ottobre 2013, che aveva come oggetto la storia - narrata dalla stessa protagonista della vicenda durante una puntata della trasmissione "Linea Gialla" di Salvo Sottile - di una donna che ha denunciato pubblicamente le violenze subite dall'ex compagno.

Vorrei dire a questo proposito che la rimozione del mio post, che era seguito alle dichiarazioni della signora in questione, è la diretta conseguenza di una conversazione apparsa nei commenti tra me e - presumibilmente - una persona che si è detta molto vicina alla controparte, la quale ha con forza sostenuto che la signora in trasmissione avrebbe mentito.

Vorrei precisare, però, che questa rimozione l'ho decisa solo ed esclusivamente perché ora come ora, avendo ascoltato quel che aveva da dire la persona che ha commentato, ho le idee molto confuse sulla faccenda e non me la sento più di parlarne, in quanto evidentemente ci sono fatti di fondo che la trasmissione non ha verificato - oppure sì, ma io non lo so - e che comunque mi hanno spinta a non espormi più di tanto.

Vorrei anche aggiungere, però, che i blog personali non sono certo testate giornalistiche: soprattutto il mio, che al giorno - quando va bene - conta una quindicina di visite. Anche però ne avesse avute 1000, il principio della libertà di opinione è sempre valido.

Quello che la gente pensa non potete arginarlo con minacce di querele, o rinfacciando all'autore del post che la sua opinione è quella sbagliata. È solo la sua opinione. Accettatela anche se non vi piace, si chiama libertà di espressione.

Poi, se commentate anonimi, non avrete alcuna credibilità, ve lo garantisco; quindi postate sempre almeno il vostro nome alla fine del commento, perché chi vi legge deve sapere che dietro c'è una persona che sinceramente non la pensa come voi (il che è lecito) e non un qualsiasi troll che si annoia dietro allo schermo. Infine, non è bello comunque che scarichiate responsabilità giornalistiche su civili che si limitano a fare commenti PERSONALI su trasmissioni pubbliche andate in onda in tutta la nazione.

Inoltre, questa conversazione mi ha portata ad avere la sensazione che nel mio paese non solo non si possa parlare più di niente (visto che poi ti trovi frasi come "attenzione a quello che dici perché poi si rischiano le querele per diffamazione", nonostante TU non sia la fonte della notizia, che è una roba assurda: io leggo un articolo sul giornale, lo riporto per diffusione, e sarei io a diffamare?), ma anche che sempre di meno ci si possa affidare ai Media e a quel che ci raccontano, pure se non state vedendo la D'Urso, pure se si tratta di trasmissioni a tema serissimo e attuale, quale la violenza sulle donne. Insomma cari giornalisti, fatevi l'esame di coscienza e se non verificate le vostre fonti prima di invitare qualcuno in trasmissione, cambiate lavoro.

Non è possibile che in Italia non ci si possa confrontare se non sui cupcakes o su come si è conciata la Bellucci sull'ultima copertina di Vanity Fair.

Se non si può parlare nemmeno di ciò che si legge sui giornali o si ascolta in tv, sui temi che ci stanno a cuore, che ci sembrano importanti davvero, come diavolo pensiamo di essere in un paese libero?

I toni dei commenti sul mio post, verso la fine della conversazione, tutto sommato potevano portare anche a un approfondimento serio e civile della vicenda. Ma giunti a questo punto, preferisco ritirarmi e lasciare tutto ad altre sedi. Ho modo io di verificare anche la controparte e la veridicità di quanto commentato? E perché dovrei farlo io, poi, che non sono né avvocato né giudice né il giornalista che ha diffuso la notizia a mezzo tv? No, quindi finisce qui.

Rimuovo il post con una profonda delusione e la sensazione che qualcosa continua a non funzionare nel mio paese.

D'ora innanzi, sappiatelo, qui sopra ci saranno solo flame sulle torte del Boss di Real Time.
Buona vita a tutti.

28 settembre 2013

Barilla e le regole non scritte dell'Advertising

Ultimamente non si parla che dell'iniziativa civile #boicottabarilla, a seguito delle dichiarazioni di Guido Barilla in merito alle famiglie gay. "Non ci sarà mai una famiglia omosessuale nei miei spot" è una frase forte, e una presa di posizione apparentemente omofoba. Dico apparentemente, perché secondo me il motivo è un altro.

A suo tempo, avevamo tutti preso posizione contro Golden Lady, e la miccia scatenante era stata il licenziamento in tronco delle operaie di Faenza. Ovvero: si combatteva accanto a loro per riottenere il posto, per garantire loro un diritto, e per difenderlo, quel diritto.

Se il signor Guido Barilla avesse affermato: "non assumerò mai un operaio gay nelle mie fabbriche" anziché dire "non potrò mai mettere una famiglia gay nei miei spot", certamente #boicottabarilla avrebbe avuto lo stesso significato di #maipiùomsa.

Ma la pubblicità, l'immagine di un brand, è altra cosa.
Se per tradizione Barilla ha come propria immagine un Mulino Bianco, con famigliuola di plastica annessa (nessuno di noi ama quella fotografia finta dell'Italia, ma è anche vero che nessuno si è mai chiesto perché non viene mai rappresentata la sua famiglia allargata o il suo status di madre/padre single), la sua adv si orienterà sempre - anche se in modi differenti, su quel tema. E per un discorso commerciale. Cambiare improvvisamente direzione dell'immagine del brand può essere molto pericoloso. In pochi se l'azzarderebbero, il cambiamento radicale improvviso. Qualcuno l'ha fatto e l'ha pagata cara.

Una nota marca di cosmetici inglese, la Yardley, anni fa tentò di svecchiare la propria immagine fondata sulla tradizione e sul fatto che nientemeno che Queen Elisabeth (voglio dire: la Regina!) adorava il loro profumo. Diciamo che, pur non essendone la testimonial in modo diretto, lo fu in modo indiretto.
Per rinnovare il brand e renderlo più appetibile alle giovani donne, decisero di assumere come testimonial nientemeno che Linda Evangelista. Fin qui tutto bene, o quasi. Linda Evangelista è molto sexy e già di per sé lontana dai completini pastello di Elisabetta. Ma Yardley non si fermò qui: la campagna per i nuovi prodotti venne impostata con  accenti aggressivi: colori forti e a contrasto, labbra rosse,  manette, sbarre di prigione dalle quali faceva capolino la Top Model con sguardo affamato, non certo di pudding.

La Yardley fallì in pieno la campagna e perse ancora più clienti, ossia tutti quelli che erano affezionati al brand per la sua tradizionalità.

Ne consegue che l'affermazione di Guido Barilla rientra pienamente in questo discorso di conservazione d'immagine del suo brand. Barilla È il mulino bianco, con tutte le contraddizioni che ben conosciamo.

Se vogliamo boicottare Barilla, credo dovremmo farlo perché i finanziamenti finiscono QUI.

Tutto il resto è Carosello.


P.S. Gianni Lannes è un giornalista e fotografo italiano che si è per anni occupato di inchieste su traffici di armi, di esseri umani, rifiuti tossici ed ecomafie. Fatevi due conti.

22 settembre 2013

Il messaggio nella bottiglia



Mi mancava, scrivere. Non ho mai il tempo di finire... inizio mille cose, e altrettante se ne aggiungono. Non sono mai mie, e comunque non lo diventano mai.
Eppure quando scrivere ti tiene a galla e senti che ci sono storie che vogliono salire in superficie, non puoi resistere più di tanto.

Oggi ho trovato il modo di lanciare in mare il mio messaggio in bottiglia.
Ho cominciato a condividere me stessa su 20lines.com .
Sono desiderosa di conoscere chi lo leggerà: qualcuno, forse, verrà a cercarmi sull'isola deserta dove sto da un po' troppo tempo.

Incipit:
- Levante 
Sul fondo del lago
- "The cat is on the table"?

Nodi:
-  Borderline, di Cristian Sotgiu

15 settembre 2013

La frequenza della vita



Ultimamente mi sto dedicando alle teorie sulle frequenze vitali.
Non sono mai stata una seguace del new age, per quanto mi piaccia aggiornarmi sulle stranezze spirituali.
Anzi, direi che sono proprio scettica: sono affezionata alla mia vita ordinaria.

Però questa volta tocca che ci creda, perché mi sta davvero cambiando. Non so come: è stato così veloce e immediato che non saprei spiegare cosa precisamente sia successo, ma sta di fatto che è bastato avvicinarmi un po' a queste teorie per capire delle cose su me stessa. Sì, in tanti me le avevano fatte notare con osservazioni comuni, come per esempio "devi cercare di pensare positivo". Però pensare positivo non è che ti venga così bene quando sei giù di morale e i casini quotidiani ti fagocitano. Soprattutto: le mancanze ti scavano dall'interno. Comprendendo bene quale percorso facciano i miei pensieri per finire nel moto perpetuo della negatività, che si autoalimenta, sono riuscita a interrompere il flusso e a dirigerlo su qualcosa che è riuscito a placarmi. Non che sia diventata zen, o che non mi stressi più, intendiamoci. Semplicemente, adesso riesco, la maggior parte delle volte, a deviare il corso del pensiero ricorrente negativo verso qualcosa di completamente diverso, positivo e costruttivo.

E mi è venuto in mente allora che da qualche tempo si parla di "frequenze benefiche": come la 528HZ, che pare sia la frequenza del nostro DNA e che sia in grado di portare effetti benefici sull'organismo. E questo pensiero me ne ha portato alla memoria un altro.

Tempo fa andava in onda Ai Confini della Realtà. Uno di questi telefilm parlava di una misteriosa audiocassetta (ahaha! l'audiocassetta, pensa te) che recava la registrazione di un segnale captato da un satellite, proveniente da non si sa dove, che aveva effetti apparentemente devastanti su chi la ascoltava; o meglio, faceva stare benissimo, talmente bene da dare assuefazione. Ma questo continuo ascolto stravolgeva l'aspetto delle persone, cresceva loro sulla pelle uno strato di pelle molto spesso e composto di metalli pesanti, perdevano i capelli e si ricoprivano di questa roba. Una ragazza si era rifiutata di ascoltare questa musica celeste e, però, man mano che il tempo passava, si accorgeva di stare sempre peggio, finché gli scienziati non annunciarono ufficialmente che il sole sarebbe diventato ultravioletto, e che questo avrebbe causato la fine del genere umano a meno che... a meno che l'essere umano non fosse mutato, e non avesse acquisito una nuova pelle in grado di schermare i raggi ultravioletti. Quella stessa pelle fatta di metallo, insomma, che cresceva ascoltando il segnale, e che provocava proprio un cambiamento del dna; probabilmente, un dono da parte di forme di vita intelligenti cui era capitata la stessa cosa, e che sapevano che sarebbe successo anche ai terrestri.

Gran bel film, tanto che me lo ricordo ancora.  Evidentemente, però, questa sulle frequenze vitali non è una novità.

Vi saprò dire se sto mutando in Michelle Pfeiffer.


1 settembre 2013

Panta Rei


Leggo Hrabal, e ci trovo messaggi confezionati per me.
Leggo Hrabal perché tempo fa ne ha parlato una persona che stimo per intelletto, e mi sono fidata di lei: difficilmente le menti brillanti sbagliano nel cercarsi tra le righe.
Leggo Hrabal, e la sua rumorosa solitudine: "l'unica cosa di cui si può aver terrore al mondo, è ciò che si è calcificato, il terrore delle forme rigide, morenti" e penso che io, ora,  sono in uno stato liquido, pronta a cambiare forma dopo tanto tempo, a dichiarare guerra al presente, per creare il futuro. Finalmente non penso più "devo stilare la scaletta dei buoni propositi post ferie", bensì "so bene quel che devo fare, e lo farò".
Sto approntando un cambiamento di vita che speravo da tempo e che fino a poco tempo fa sentivo lontanissimo. Ora è qui davanti a me, al di là di una porta che è spalancata da anni e che ho sempre ignorato perché non ero pronta a varcarne la soglia.

Ci vuole coraggio per cambiare se stessi.

So chi sono. So cosa voglio, combatto per ottenerlo. Lo visualizzo, il futuro che voglio e lo otterrò mettendo ordine punto per punto nella mia vita.

Non mi serve una lista: è tutto scritto nella mia mente, sul corpo, davanti ai miei occhi.
Devo solo allungare il braccio, e afferrarlo.

24 agosto 2013

Abracadavere

©Tasc.it

Dici che ti piace la tempesta: anche a me.
Mi mette in pace con me stessa, il rumore di pioggia sulle finestre.
L'odore dell'erba bagnata, il vento fresco, hanno un sapore di congedo, un arrivederci inesplicato, una musica irripetibile.

Dici che hai sbagliato: lo so. Che è tutta colpa tua: non so. Che stai male: lo vedo. Che vuoi rimediare: chissà.
Non ho la palla di cristallo e non posso sapere che cosa ti riserverà il futuro, e questa volta non mi azzardo nemmeno a indovinare: non si può, quando ci sono di mezzo i sentimenti.

Quello che so, è che ogni volta che arriva la tempesta, che c'è vento, che mi bagno di pioggia, vicino a me ci sei anche tu, che nascondi così le lacrime, proprio come faccio io.

Che carogna sa essere, il destino.

23 agosto 2013

AMATEVI!


Ragazze, ascoltate. Forse a questo mio predicozzo risponderete "ma senti da che pulpito!", e ci sta, me lo merito. Però per l'amor del cielo, cazzo: AMATEVI.
Amatevi e smettete di credere che siete spacciate, e che non avrete mai quello che meritate dalla vita. Smettete di lagnarvi, tiratevi su le maniche, PER VOI STESSE. Alla base di una buona sopravvivenza su questa Terra sta l'amore che avete per il vostro benessere, perché senza quello vi mancherà sempre qualcosa. Un uomo; una casa; la prospettiva di una famiglia; tutto questo si permetterà di entrare nella vostra vita solo quando sentirete di non scalpitare più per ottenerlo, costi quel che costi.
Ditemi che sono un'ingenua (non lo sono), che sono un'illusa (potrei esserlo): ma siete tutte in grado di trovare da sole la serenità necessaria per capire come arrivare ai vostri obiettivi.
Tutte. Alte, magre, grasse, basse. Tutte.

Ché l'energia che vi rende esseri umani non sta lì dentro di voi per essere sprecata.
Siete preziose, ripetetelo a voi stesse: prima o poi lo sentirete.
Siate egoiste, pretendetevi serene.

Amare se stessi è l'inizio di una storia d'amore lunga tutta la vita (O. Wilde)

22 agosto 2013

Incapacità

Ci sono due cose che proprio non riesco a NON fare:
1) spargere il caffè ovunque mentre preparo la caffettiera
2) rompere le balle all' ex marito con sms imbecilli durante le sbronze colossali.

20 agosto 2013

"C'è qualcosa dentro di noi che è sbagliato ma ci rende simili"

Quel che non riesco a dirti, che in qualche modo ti ho già detto, ma non così, non così, è che sei la sola persona con la quale avrei voluto pianificare una famiglia, una vita insieme, una vecchiaia e dei figli. Io non voglio figli, ma con te è tutto diverso, tutto, dal semplice respirare, al ridere a crepapelle, al piangere sulla tua spalla, al morire dentro perché non sono io quella con cui vorresti pianificare una famiglia, una vita insieme, una vecchiaia e dei figli.

Ecco, ora sì, che ti ho detto davvero tutto quello che mi passa per la testa.
A voce perdonami, perdonami ma non riesco a dirtelo senza sentirmi di troppo.

16 agosto 2013

Eppure, no.




Quanti di voi pensano davvero che sia il sesso a cambiare le cose?
Non è il sesso. La vera mina vagante sono le parole.
È il modo in cui si comunica, a essere veramente "pericoloso".
È quella frequenza azzeccata, rara da trovare in due, che rappresenta il fulcro di tutto.

Io so che non potrei mai accettare di essere amata alla follia da una persona che non è in grado di comunicare con me. Da qualcuno che volta il viso altrove se c'è un problema, che alla mia domanda diretta non risponde se con infiniti silenzi, che mi ignora.
Non lo voglio quell'amore lì, non significa nulla. È fisico, è di fascino. È attrazione. Ma non è totale.

È fuori discussione a priori: se mi ami davvero devi essere in grado di comunicare. Non di dirmelo soltanto, ma di trasmettermelo, di rendermi in grado di coglierlo, e di accoglierlo. Che relazione è, se non c'è scambio? Se non ci si confronta negli errori, nelle incapacità? Se non ci si sforza di far capire sempre cosa non ci fa stare bene, o di esprimere, al contrario, tutta la nostra gioia? Che relazione può dirsi tale, se non si instaura una relazione? Sulla base di cosa, si costruisce?

Io un amore così non lo voglio e non so spiegarmi come lo si possa accettare, rimpiangere, cercare.

Tant'è.

Preferisco non avere tutto il resto, ma sapere che è davvero importante quel poco (che è TUTTO) che ho.

14 agosto 2013

The truth is inside here



La verità? Ho una paura fottuta di come la prenderò, nel caso in cui.
Perché stavolta sarebbe inevitabile perderne due in un colpo solo.

12 agosto 2013

I've crossed oceans of time to find you.

"Ma tu, dimmi la verità: mi ami ancora?"
"Io non ti amo ancora, io ti amo sempre".

Non avrei mai voluto che passassi quel che ho passato - e passo ogni volta che realizzo come stanno le cose - non avrei mai voluto asciugare le tue lacrime, e non avrei voluto, egoisticamente, rivedere me nei tuoi occhi, perché fa male.

L'amore è una grandissima bastardata per chi non ha la fortuna di avere una tempistica perfetta.
Di questo si tratta, di quei "maledetti cinque minuti" in cui tutto potrebbe essere e inverarsi, e invece sfugge via dalle mani come sapone.

Il dolore non ti lascia mai; non respiri quasi, non riesci a pensare ad altro, non fai che urlarlo nel silenzio, mentre ricacci indietro le lacrime e i singhiozzi, e ti ripeti che prima o poi dovrà finire.

Posso vivere la mia vita senza di te, non posso vivere senza  te
Riesci a notare la differenza? 

Chi dice che di amore si può morire, mente. Chi muore è perché non ama neanche se stesso. Però i fantasmi ti accompagnano ovunque, e per quanto il tuo amore ti dica che vuoi, anzi, pretendi almeno la sua di felicità, c'è sempre questo cazzo di coltello da macellaio nella tua schiena a darti la dimensione esatta e precisa del peso del tuo vuoto. Impari a conviverci, non impari a liberartene. Tutto sommato questo è sufficiente a non fermarti.

Se è vero che siamo fatti come l'universo, allora io e te siamo due enormi buchi neri, vicini, che ogni tanto si sfiorano, e per il resto del tempo si struggono di non potere abbracciare il loro pezzo di cielo.

Mi hai chiesto, con gli occhi annebbiati di oblio, "Mi ami ancora?"

Credo che ti amerò almeno finché sarò in grado di respirare. 

6 agosto 2013

Who knew



Sono tranquilla.
Ho un equilibrio che un anno fa non avrei mai creduto di raggiungere.
Certo, ci sono ancora le medicine ad aiutarmi; ma il più l'ha fatto il tempo, l'ha fatto il lavoro, l'ha fatto incontrare un paio d'occhi nuovi, che non è nulla, eppure è tutto.

Chi vive d'ego non si accorge che anche la semplice pura serenità di qualcun altro può essere il detonatore che spinge a cercare la propria: affoga in se stesso senza guardarsi intorno, senza metro per capire a che profondità sta affogando, o quanto manchi alla riva.

Una riva da toccare l'ho trovata, e non è un approdo: ma mi fa nuotare forte, ogni giorno. Per me stessa: è questo il miracolo, e viene da un attimo fugace, da un profumo di vita non mia.

Mancano ancora moltissime bracciate, e soprattutto manca di mettermi alla prova. E arriva ora questo momento. Perché non è vero che al cuor non si comanda: ho imparato a usare il cervello, a lasciare fuori ciò che mi fa male, che mi è tossico.

Sono anche più utile agli altri, così: perché non mi lascio trascinare sul fondo.

È una bella sensazione.

Ora devo affrontare un fantasma enorme, confermare a me stessa che c'è un limite aldilà del quale non voglio più andare. E non si tratta di non avere ciò di cui ho voglia, bensì di capire che non posso avere così ciò di cui ho bisogno.

E la differenza è enorme: è quanto mi manca per raggiungere terra.

30 luglio 2013

Keepin' myself calm.



Oggi è stata una giornata calma.
Di quelle in cui si fanno cose tranquillamente, pur avendo parecchio da fare.
Di quelle in cui il caldo sì, lo senti, ma c'è qualcosa che ti placa e ti impedisce di farti innervosire dall'afa.

Sono andata al lavoro, ho archiviato moduli, fotocopiato documenti, riempito conti.
Sono tornata dopo un mese al mio grande amore, perché di questo si tratta: il mio lavoro lo amo.
Amo scartabellare in segreteria, preparare quel che mi serve prima che arrivi il pubblico, cercare nomi, annotare cose. Banale? Sì, forse. Ma è stata - È - la mia vita da sei anni, e ormai ci sono dentro fino al collo.

Sono abituata a stare più tempo in segreteria di quanto ne passi con me stessa.
Sono ormai drogata di questo, perché in fondo mi dà sicurezza, mi fa sentire utile e capace.

Un'amica una volta mi ha detto "però, sei ganza quando stai al bancone!"; e l'ho trovato il complimento più bello che potessero farmi quest'anno (a proposito, grazie, Veronica).

Perché in fondo è una passione che ho scoperto, che non credevo di avere. Un'occasione colta al volo, che con me c'entrava poco. Ma è diventato il centro del mio essere, e del mio benessere, l'ossimorico giardino zen in cui tutto il caos, in fondo, serve a placarmi.

A settembre ricomincerà tutto, e mi troverà pronta e ansiosa di sapere quali novità mi attenderanno.

Nel frattempo, mi godo questa sensazione di pienezza interiore.

27 luglio 2013

Solution



E niente, volevo solo dire che l'incazzatura dell'altra sera mi è passata, e tutto grazie a una cazzata che mi ha fatto l'effetto di una cascata d'acqua fresca sul viso.

Certe persone riescono con pochissimo a fare tantissimo.

24 luglio 2013

Fatty, but Strong



Stavo viaggiando dieci metri dalla terraferma.
Carica di vita, di speranza, di voglia di fare, di aggiustare, di sanare, dentro di me.
Baciata da un raggio di sole.

È bastata una notte buia, e tutto ora mi sembra come prima.

Non so se darmi la colpa o prendere atto che "shit happens", e che una caduta, uno scivolone sulla persona sbagliata in questo momento non cambia le risoluzioni a cui sono giunta, e che devo andare avanti per me e non per tutti gli altri. Tutte belle parole.

Sono stanca. Stanca dell'uomo medio italiano, stanca dei quaqquaraqquà e di tutti quelli che fanno sfoggio del proprio "fascino" a vuoto, per sentirselo bene nelle mutande. Che poi, fascino è una parola grossa. Negli ultimi cinque anni posso vederla degnamente abbinata solo a un essere umano, e non so nemmeno se ho ragione, visto che l'ho visto pochissimo, è una sensazione isolata. Quindi potrei anche non contarla.

Ci sono persone che proprio non riescono ad andare al di là di come appari.
La maggioranza di queste persone è in grado di ferirti anche per delle stronzate galattiche.
Sento di essere ancora molto sensibile: l'immagine che ho di me stessa dentro non combacia con quella fuori e mi pesa tantissimo sentirmi sempre dentro al corpo sbagliato. Mi destabilizza qualsiasi cosa, anche la più ingenua attestazione di simpatia. Però sono convinta che mi peserebbe molto meno se qualcuno mi desse prova che non ci si ferma lì nei rapporti umani. Come in "Shallow Hal" - così.
Invece è sempre la stessa storia.

Vorrei rinascere stra-figa, e stra-stronza.
In certi momenti mi sale una rabbia tale che potrei anche menar le mani.
E invece lascio correre e mi autoconsumo, da dentro.

Pensa te: ti rovinano anche la parte migliore.


Se solo ci fosse un altro Moz, in giro.

21 luglio 2013

Tra Buio e Luce

"Le ore della Notte" - F. Cilia http://www.francocilia.com

Uno dei miei racconti cui sono più affezionata, a un certo punto, recita:

"Adoro la notte, il suo silenzio,  la luna come solo lampione. Non ho paura di tornare sola, il buio è il solo momento in cui sento di essere in armonia con il resto del mondo".

La notte è sempre stata il mio rifugio. Mi ha sempre protetta, salvata, coccolata. Sono uscita al buio per anni: nera come il cielo sopra di me, illusa di essere al riparo da tutto.

Quando la notte ce l'hai dentro, è solo di notte che senti davvero di vivere.


Di notte scrivevo, di notte studiavo; di notte camminavo per le strade della mia città, e vi assicuro che alla luce della luna Genova è davvero romantica, magica, affascinante.
Di notte mi sono innamorata, sempre. La notte è la mia compagna, l'unica a non tradirmi.

Ho un'anima che profuma di stelle: ovunque sia, riconosco l'odore della Notte come l'unico familiare.

Tante anime impaurite, ho conosciuto: sole. Per ripiego, per incapacità, per paura; per dimenticare, per ricordare, per morire ogni giorno un po' di più.

Poi all'improvviso conosci il Sole.
Cerchi la luce, la senti necessaria come l'ossigeno.

Ti disseti di Lei, e la corteggi.
Scopri che fuori, dove tu non osavi mettere piede, perché pensavi di non meritarlo, ci sono le stesse persone che si nascondono, che hanno paura, che piangono. Ma lo fanno in un modo diverso. Senza mentire, né mentirsi. Vivono. Combattono, si sforzano, e cercano - tutte - di vivere serene. 
Serene: perché la felicità è una bella bugia che ci raccontano per non farci capire che siamo imperfetti e incapaci di raggiungerla, ma la serenità è alla portata di tutti.

E, all'improvviso, qualcosa che hai sempre sperato esistesse, la Luce Dentro, quella forte, ti schiaffeggia bene in viso come a svegliarti, come a dirti "Ecco! Eccomi! Non è meraviglioso?".

E, sì: è meraviglioso.
È un dono prezioso che non tutti hanno, è Vita, è gioia, è trasparenza, bellezza. 
Sono occhi liquidi, sinceri, buoni. 
Sono occhi che speri di vedere attorno a te ancora, e ancora, e ancora, finché anche tu non li avrai così: pieni di Sole, irradianti Luce. 
E allora la notte diventa solo una stanza dove tornare qualche volta, per riposare lo sguardo.

Finalmente.


17 luglio 2013

And all that I can see, is just a yellow lemon tree



Davanti alla macchinetta della pausa caffè di solito i temi più scottanti sono il meteo, la bestemmia lavorativa, il gossip sulla calzatura comoda o sulla necessità di cambiare armadio ai colleghi, e la lacrima da abbandono.

Oggi però, mentre prendevo il caffè con le ragazze dell'agenzia di comunicazione dove sto facendo lo stage, ecco che compare LUI.

Alto, biondo, occhi azzurri. Ciuffo sconvolto tipo "sesso ieri sera e non mi sono pettinato". Spalle larghe, sorriso che uccide. E queste, serafich, sposate o fidanzate, che si prendono il caffettino e manco si voltano.

Allora, proviamo con le espressioni tipo "mi dev'essere entrato qualcosa in un occhio": niende.
Provo allora a farmi notare indicandolo con una impercettibile declinazione del capo verso la macchinetta alle mie spalle: niende.
A questo punto, tra donne sposate e donne fidanzate, mi rendo conto che non ce la possono fare e scrivo "FICO A POPPA" su un foglietto che ho cura di sistemare sotto il naso delle presenti.

Project Manager: "Ah sì! Vero! Ma è un FIGO DI LEGNO! È rigidissimo!"
Io: "allora lasciamo perdere, ho capito: è di quelli che quando limona tiene la lingua ferma a stoccafisso!"

Già perché a me sono capitati un po' di casi umani della limonata.
Dal limone, cari ragazzi, dipende tutto il vostro futuro: se siete abbastanza bravi, magari la tipa ve la smolla, anche easy.

Se invece siete uno dei casi seguenti, non ve la darà mai, nemmeno se siete Apollo o Brad Pitt.

LIMONE "COLD DOG"
L'uomo da limone "cold dog" è convinto che voi siate dolci, dolci, dolcissime, come un cono gelato: infatti anziché baciarvi con passione opta per leccarvi tutta la faccia.
Soundtrack (quella che vi parte in testa mentre limonate con lui): "Bum Bum il cagnolino, simpatico e carino" - Prendetevi un gatto.

LIMONE DE PAPERONIS
Dispensa poco di sé. Anzitutto, con il portafogli. Non c'è una volta che paghi lui. Manco per un caffè. Se avete la disgrazia di essere donne a cui non interessa la cavalleria, avrete modo di scoprire che non è parco solo quando si tratta di denaro, ma anche in tutto il resto: limone, prelimone, postlimone. Vita, insomma. #fuggite e #cambiateidentità.
Soundtrack: "Somebody that I used to know" - Gotye, fatti due domande: se ha cambiato anche numero di telefono ci sarà un perché!

LIMONE SULLO STOCCAFISSO
Vedi voce "Figo di Legno": tira fuori la lingua e la lascia lì, ferma, immobile, senza spostarla di un millimetro, per tutta la durata del limone.
Soundtrack: "2001 odissea nello spazio O.S.T." - è convinto di essere il monolite.

LIMONE ROTOWASH:
Sembra una lavatrice in funzione. Oppure un aereo in fase di decollo. Se riuscite a scendere sperate che esploda come in "Final Destination": mentre è in volo, possibilmente con un'altra che non sia voi e ben lontano dalle vostre labbra.
Soundtrack: "Rehab" - soprattutto quando ripete "no, no no".

LIMONE PERFETTO
Facile riconoscerlo: vi tremano le gambe, vi sale la temperatura corporea, e nemmeno capite cosa sta facendo perché siete già da qualche parte sulle nuvole. Di solito ha lo sguardo assassino, ama il contatto e non si tira indietro. Raro quanto meraviglioso, se non è fonte di guai è per sempre.
Soundtrack: (ma c'è davvero da chiederlo?) "The neverending Story". Almeno finché è estate. :)

15 luglio 2013

Take me out, tonight






















Non mi pare vero avere tempo per aggiornare queste pagine.
Sono contenta di poter di nuovo svuotare il cuore con leggerezza, senza sentirmi in colpa perché rubo spazio al lavoro. Era un po' che non provavo questa sensazione di pienezza, serenità e calma.

Ho conosciuto belle persone ultimamente, persone che mi fanno venire voglia di respirare, di vivere. Io credo che nessuno spunti mai nella vita degli altri a caso. E anche se solo per farti un po' sorridere, la loro presenza è un nuovo dono.

Avevo una paura folle di non muovermi dalla situazione in cui ero imprigionata da un po' di tempo a questa parte. Ho preso distanze, certo: ma il cuore va dove vuole, e a volte è davvero dura non avere la tentazione di guardare indietro. Mi fa sentire bene anche solo l'idea di essere capace di guardare intorno a me con rinnovata sorpresa. Mi compiaccio di avere ancora un po' di libertà, di spazio per me stessa e di posto nel cuore. Pensavo che ormai sarebbe stato tutto un eterno ritorno. E invece, posso farcela.

Anche se non la si percorre, una nuova strada è comunque una via di fuga.

Take me out tonight,
because I want to see people and I 
want to see life,

driving in your car 
Oh, please don't drop me home 
because it's not my home, it's their 
home, and I'm welcome no more 

13 luglio 2013

Ashes to Ashes, past to dust



Never look back, they say.

Mi è bastata la voce di David Bowie, inaspettata, fuori fuoco, in un contesto con il quale strideva, di pace, di riflessione, di risate.
Non una canzone qualsiasi, ma Ashes to Ashes.

E mi è tornato in mente il concerto che Bowie fece a Lucca nel 2002. Ci andai con il mio fidanzato di allora, un dark alcolizzatissimo e in fissa con Ziggy Stardust al punto che in quel periodo prese a colorarsi i capelli color blu puffo. Lo amavo tantissimo, ero cotta come una bistecca alla brace, e stupida come solo i giovani innamorati possono essere.

Attendevamo il concerto insieme a un sacco di gente, e il meteo non prometteva molto bene. C'era anche Elisa, una splendida ragazza dal corpo mozzafiato che di mestiere faceva la spogliarellista. Se state visualizzando uno stacco di coscia di un metro e ottanta, gonfia di silicone e un po' volgare, be', siete fuori strada. Era davvero carina, non troppo alta, capelli rossi, bellissimo fisico, ovvio, ma fine e discreta. Mi piaceva molto nonostante fosse amica del mio uomo, anzi, me la presentò proprio lui in quella occasione. Strinsi subito amicizia. Non so: nel caos emotivo che mi stavo trascinando dietro in quel periodo, mi trasmetteva pace quella ragazza vivace e simpatica. Era una che stava bene con se stessa, quel che io non sono mai riuscita a fare, nemmeno quando potevo permettermelo.
L'unica cosa che non mi piaceva di lei era il nome: Elisa era anche la ex storica di quel mio fidanzato blu puffo, e non l'aveva mai dimenticata del tutto.
Non è molto bello convivere con un fantasma ingombrante, nemmeno quando sai che lei ormai non è più interessata e sta ben lontana da te. In realtà Elisa era con noi ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. E quando lui iniziava a parlare di lei, gli brillavano le pupille come i primi giorni in cui stavamo insieme. Una condizione che non ci mise molto a svanire. Scoprii negli anni, dopo la fine di quella storia malatissima, che il Puffo era solito innamorarsi molto velocemente, e altrettanto velocemente tradire e scaricare le fidanzate di turno. Sempre con il nome "Elisa" sulle labbra, ma pronunciato così piano da non udirlo.
Mi trascinavo quel cadavere vivente appresso in ogni dove. E quella notte lo sentii fin troppo pesante, perché il Puffo pensò bene di sbagliarsi e di chiamarmi, così, senza motivo, Elisa. Sapevo bene che non si riferiva all'amica spogliarellista. Forse, anzi, lo avrei trovato più accettabile.

Di quel ragazzo che beveva troppo e ancora poteva sollevarsi se solo si fosse reso conto di avere un presente, oggi, non mi resta nulla. Niente, nemmeno il saluto per strada: non ha mai accettato i miei ammonimenti, né mai capito che forse era perché un po' di bene gliene ho voluto veramente, che lo trattavo con durezza, con determinazione.

A volte mi capita di ripensarci, come ieri.
Ma poi alzo lo sguardo, vedo intorno a me persone pulite, sane, padrone di se stesse, e meravigliose.
E allora mi dico che l'inferno spesso non si sceglie, ma altrettanto spesso lo si ama, e che non si può trovarne l'uscita se non lo si vuole veramente.

My mother said to get things done
You'd better not mess with Major Tom...

Ammòre, tecnologia e anni di meno

La mia amica Grace lunedì ha compiuto... ehm... 27 anni (non posso dire però da quanto li compie), e da una settimana le stavamo preparando la festa in spiaggia. Dovete sapere che La Grace è un'autosabotatrice di feste di compleanno cronica: una volta abbiamo chiamato amici comuni da Milano, architettato una torta finta dalla quale farli uscire e... lei s'è prenotata le vacanze. Un'altra volta, ha sgamato una sorpresa direttamente a casa di Paolone, quando oramai credevamo di stupirla con effetti speciali, e invece no. Questa volta, dopo aver fatto partire una megachat su facebook non appena ha pronunciato le parole "mi piacerebbe tanto fare un pic nic in spiaggia", c'è mancato poco che non se la organizzasse da sola, anzi, un po' c'è pure riuscita: ha chiamato diverse persone che partecipavano alla sorpresa, le quali poi - in crisi isterica - hanno chiamato me, dicendo "ma quindi cosa dobbiamo faaaareeee" oppure "ma quindi se l'è daaataaaa" e amenità similari. Alla fine, forse un po' se l'era intagliata, ma perlomeno non s'aspettava che le avremmo regalato un tecnologico tablet, anche perché lei è una da cose rosa, femminili, possibilmente vintage e soprattutto lontane da istruzioni su come farle funzionare. Ma vabbè! La festa è riuscita, lei è contenta, e ciò mi basta! Taaanto ammòre!

Mi sono resa conto in questi giorni, riprendendo i contatti con la realtà che c'è là, fuori dal mio pc e dal lavoro, che sto davvero rassegnandomi agli anni che passano senza godermeli.
Che poi, non me li sento dentro, semmai sono tutti fuori.
 Il punto non è compiere gli anni, o vederli passare, ma come ce li sentiamo. Io mi vedo almeno dieci anni di più di quelli che mi sento, e guardo a chi ne ha dieci di meno con nostalgia, attrazione e un po' di ansia. Mi allontano, prendo le distanze psicologicamente.
Quando prendi coscienza di questo, forse è il caso di intervenire. Avere trent'anni in fondo è bellissimo: detti tu le regole e sei più consapevole nel male ma anche nel bene. Perché rovinarsi il momento di gloria?
È il momento di lanciare Biancaneve dalla finestra e di stringere la mano alla Regina. E anziché mandare il cacciatore nel bosco per far fuori la prova degli anni che passano, invitarlo a cena e bere un bicchiere insieme.
Amen!

7 luglio 2013

Dalla parte di chi?


Minime risoluzioni spontanee di problemi in corso.

Mi è andata bene con lo stage, sono rimasta. Non possono dire lo stesso le due ragazze che erano con me, che invece sono state mandate via dai sindacati perché "svolgevano mansioni che prima svolgevano i dipendenti in cassa integrazione". Allora, mettiamoci in testa due cose: uno stagista per quanto bravo non è un professionista. E non penso proprio che - per quanto le due ragazze fossero davvero in gamba - abbiano portato via il lavoro dei professionisti che ora sono in cassa integrazione. Lagnarsi perché l'azienda fa lavorare (capiamoci: modificare o creare delle immagini per format da immettere sui social non è sostituire i professionisti in progetti di advertising di una certa importanza) due stagiste anziché i dipendenti che non può permettersi più di pagare alle cifre con cui li ha sempre privilegiati prima della crisi, significa mettere sullo stesso piano le capacità di professionisti ventennali con quelle di studenti in formazione. Ridicolo. Io non  mi permetterei nemmeno lontanamente di pretendere di sostituire chicchessia in azienda. Ho solo da imparare.

Quanto a me, mi sono salvata solo perché la persona che si occupava del lato social dell'azienda non era in cassa integrazione, ma si è licenziata prima ancora che tutto 'sto casino scoppiasse.

Alle ragazze si sono interrotte le creditizzazioni. Un applauso ai sindacati. Vi farei presente che questi sono i lavoratori del futuro e si ricorderanno di questo rallentamento nella loro carriera accademica.

Lo stage non è retribuito per nessuno. A voi sembra sfruttamento, a me ora come ora sembra una grossa opportunità, visto che quel che imparo sul campo  - senza lo stage - dovrei pagarlo in corsi dedicati che non posso permettermi.

Un sentito grazie ai colleghi che ci hanno segnalati pensando di fare danno all'azienda, e una spiegazione in breve, ché forse non hanno ben capito una cosa fondamentale: se l'azienda si risolleva voi il posto ve lo ripigliate, noi ce ne andremo comunque. Se pensate di far danno all'azienda voi per primi, allora non mi resta che darvi appuntamento all'ufficio di collocamento. Ciao nèh, ci vediamo lì.

21 giugno 2013

In Short


Questa mattina, il tempo che non ho me lo prendo.
Questa cosa che se non ti penso non appari e quando comincio a pensare a te compari, c'è sempre stata.
Mi manchi e - puff - eccoti lì.

Ancora mi chiedo come possa questa profonda empatia andare d'accordo con una distanza di sentimenti così enorme.

9 giugno 2013

Geni incompre(n)si(bili)

(In ricordo e onore del gruppo del Pizzi Riccardo)


Fin da piccola, ho sempre mostrato un'innata passione per la tecnologia e una predisposizione a capirla senza leggere le istruzioni che proprio non so da chi abbia ereditato: in famiglia sono tutti tecnolesi, tranne la Zia Pina, che (pur non capendoci una mazza) quantomeno cerca di barcamenarsi e fingersi disinvolta per non fare la figura di quella vintage. Il che si potrebbe anche riassumere con "impara le cose che riesce a fare e dice che le altre non le servono". Anche questa è una strategia.

- zia, ti insegno ad andare su internet!
- ma tanto non lo uso.

- sì ma adesso è tutto in rete, ti devi aggiornare, certe cose non si fanno più allo sportello!
- ma tanto non lo uso!
-...
- non lo usooo
- ... 

Invece mia madre non ha imparato nemmeno a inviare messaggi. Ogni volta che mi sto facendo i beneamati affari miei (e capita assai di rado), arriva col cellulare in mano e:
- non riesco a chiamare tua sorella (leggi: chiamo tuo cugino di Roma/gente a caso)
- non riesco a chiamare tua sorella (leggi: ho il cell spento e non me ne accorgo)
- non riesco a chiamare tua sorella (leggi: mia sorella s'è rotta i maroni e le cassa tutte le chiamate)

Mio padre ha imparato a inviare sms dopo due anni e sei mesi di tirocinio guidato (da me. Sempre nei momenti in cui mi faccio i beneamati affari miei); ora però s'è incapponito che vuole mandare anche le email. Visto che facebook lo usa, come Rain Man, ma lo usa, ha letto sulla pagina del giornale del suo siculo paese natale che si possono ricevere i pdf delle pubblicazioni lasciando il proprio indirizzo email.
Apriti cielo:

- mi insegni a mandare le email
- e il punto interrogativo?
- non era una domanda.

Questo è il risultato dell'ultimo scambio di opinioni. Secondo me, tra due anni e otto mesi, ce la fa.



30 maggio 2013

Se questo è un uomo (o una donna, o due donne, e così via)



































Il tempo non è "matto", è completamente rincoglionito.
Fa freddo come a ottobre, tocca portarsi dietro la sciarpetta.
Io vado avanti e indietro tra ufficio e scuola di danza, e faccio la Dottoressa Jeckill/Mrs. Hyde.
Mi travesto - la mattina - da aspirante addetto alla comunicazione (come definirmi? Social Media... Kazzenger?) e il pomeriggio torno segretaria. Split.

Scrivere post in due tempi non è mai una buona idea. Nel frattempo, della tua vita può cambiare tutto: prospettive, progetti e persino direzione. Ed è successo.

È successo che il livore ha rovinato tutto.
È successo che poche e infime persone hanno distrutto in un colpo solo l'unica possibilità che avevo a 35 anni di fare esperienza in un campo, quello della comunicazione, che mi era precluso perché non avevo abbastanza skill.

È successo che è arrivata una lettera da parte dei sindacati, che - su segnalazione di ALCUNI lavoratori in cassa integrazione - hanno richiesto la sospensione immediata di tutti i tirocini dell'azienda in cui sto facendo il mio stage. Motivazione? Gli stagisti portano via il loro lavoro.

Premettendo che di stagisti ce ne sono tre, due ragazze che si occupano di grafica, e io di social media.

Che le due ragazze che sono lì per imparare sono brave, ma di certo non strappano progetti a nessuno. Si mettono buone buone a lavorare insieme su una cosa, e sono supervisionate dai responsabili.

Che io ho preso in mano una pagina facebook che gestiva una persona che si è licenziata prima ancora che arrivassi, ma sottopongo le mie proposte a chi ne sa più di me ogni giorno.

Che ho imparato tanto, e per questo mi hanno dato fiducia. A differenza di tante aziende, qui ho trovato persone disponibili a insegnarmi come si fa il lavoro. Come si progetta, come nasce, si sviluppa e si migliora.
Mi si chiede - a tempo perso - di buttarmi a trovare idee, di partecipare a riunioni in cui me ne sto in un angolo, ma durante le quali ascolto e prendo appunti su quel che i "senior" si dicono.

Ho 35 anni.
Non sono laureata in comunicazione.
So scrivere, è forse l'unica cosa che so fare.
Conosco i nuovi mezzi di comunicazione (social media).
Non ho mai lavorato in un'agenzia prima di iniziare lo stage.
Non ho mai ricevuto compenso per le cose che ho fatto durante il tirocinio.
Ipotizzo che quelle persone si siano attivate perché pensano il contrario: non so se per ignoranza o cattiveria.

Se queste persone avranno la meglio, e - non so assolutamente come, ma boh, a questo punto se il sindacato  non ti ride in faccia a una richiesta del genere... - riusciranno a interrompere qui il mio stage, il mio sogno di avere ancora una chance per fare esperienza sul campo si interromperà con esso, senza che io possa fare alcunché. A parte citarle per danni morali, ovvio.

Si parla tanto di diritti. Si parla solo.
Di solito, chi parla tanto non sa fare altro.

12 maggio 2013

Dov'è Beatrice
























Ho trovato questa foto di Michael Pitt e, anche se lui è - chiaramente - più "bello" in senso stretto, mi ha ricordato te.
Che eri così smarrito allora, così confuso.
Che mi parlavi di quel che ti accadeva come se non te ne rendessi conto.

Avevi bisogno più di un appoggio, di comprensione, di un pretesto per il coming out, che di una ragazza.
Io ero solo la donna dello schermo, e il tuo amore vero, una persona che non doveva essere riconosciuta.
Non capivo più di tanto quanto tu soffrissi. Forse nemmeno tu, sai?
Non si rinnega ciò che si è. Il prezzo da pagare è troppo alto.

A volte mi chiedo dove sei.
Spero che al tuo fianco, adesso, ci sia una persona che tu sia fiero di mostrare al mondo.

Questo pensiero, caro "amore" dei vent'anni,  mi rasserena.

5 maggio 2013

Il Cile, c'è.


A tavola.
in tv c'è la Kyenge.

Madre: "questa è il ministro di... di... "
Sorella: "DEL CILE!"
Tutti: "ma sei ubriaca???"
Sorella: "eh ma c'era scritto così!"
Io: "... no... CE-CILE, CE-CILE, è il suo nome!"


1 maggio 2013

Corsi e ricorsi nei film dell'orrore

http://bit.ly/ZVKnvB

Sarà che quand'ero piccola mi piaceva lo zio Tibia Picture Show, che andava in onda tutti i venerdì, e per anni sono cresciuta a zombie, vampiri, licantropi e mostri: sta di fatto che ogni volta che mi metto davanti a un horror, dopo cinque minuti sbadiglio o rido e prendo per il culo tutti i personaggi. Noia e ricorsi. E poi troppi, troppi remake fatti malissimo. Ok che l'horror deve fare affidamento sulla sospensione dell'incredulità,   ma possibile che si verifichi sempre che:

  1. ogni casa possiede una lugubre cantina con delle scale 
  2. se c'è un nero, muore per primo, oppure fa il poliziotto (e muore a metà film)
  3. il fidanzato, se non è l'assassino, muore per primo (a meno che non ci sia un nero nei dintorni, e allora vedi sopra).
  4. tutti gli studenti - se fanno una vacanza - scelgono di andare nel bosco, con delle gnocche appresso
  5. se nel bosco c'è un fiume, è certamente contaminato
  6. se c'è un cimitero, è certamente infestato
  7. se c'è una casa, ci abita un assassino (e di solito si nasconde in cantina)
  8. La più figa o muore per prima oppure è l'unica che si salva (se ha un fidanzato: vedi regola n°3)
  9. la bambina è sempre posseduta dai demoni
  10. il bambino muore sempre annegato/soffocato o squartato dai demoni
  11. il benzinaio è sempre un complice
  12. gli indiani conoscono tutte le case che sono state costruite sopra delle tombe
  13. tutte le disgrazie di cui sopra accadono in America

Ah, dimenticavo: il numero 13 è sempre ricorrente.

25 aprile 2013

"Il grande BOH"

©TheShinySquirrel
Quando Jovanotti scrisse il suo primo (...ultimo?) libro e lo intitolò "il grande BOH", ricordo di aver pensato "mah...che titolo scemo". Ho rivalutato ampiamente, da un po' di tempo a questa parte, l'idea di fondo. Tutto infatti mi suscita un "grande boh": il mio lavoro, lo stage, le persone, persino l'abbonamento a Vanity Fair.

Non so se le scelte che sto facendo siano davvero quelle giuste. Però, se ho imparato qualcosa dai miei errori del passato, so che stare fermi è molto peggio. Allora mi muovo in direzione delle occasioni, qualunque sia la fine che faranno, che - per ora, e appunto - è un grandissimo BOH.

Ho imparato a capire che le persone non cambiano; migliorano, si autogestiscono. Ma non cambiano. E quindi l'ex storico che al telefono mi dice che ha problemi di "tipe" salvo poi chiedermi se voglio sentire il discorso (no, grazie: non mi interessa) non mi stupisce più. In fondo sono sempre stata il compagno d'osteria, ed è normale che lo sia tornata, dopo "er pasticciaccio brutto", almeno per lui. Per me invece sono cambiate tante cose, e la prima è la passiva accettazione di un ruolo che non sento, proprio quello del "compagno di bevute". Trovo infinitamente perverso continuare a mantenere il legame come prima che ci si dicesse - dopo anni, ed è questo che fa la differenza; fosse passato un mese capirei - come stanno le cose e senza mezze parole. Io ho capito: non potrà mai funzionare. Lui no: crede che "ti amo" sia roba da romanzi rosa, e che si dica soltanto quando si fa il pieno di emozioni. No no. Non c'è nulla di più duraturo di un "ti amo" che dici a una persona che ami davvero. Quel tipo di amore che ti scorre nelle vene, che non è una doccia fredda né un colpo di fulmine e, di conseguenza, non ne ha la forza emozionale, ma è molto più profondo. Quindi, il compagno d'osteria, no grazie. Delle persone che si porta a letto, o delle sue future fidanzate, non m'interessa parlare e non mi compete. Mio padre direbbe "mi faccio i fatti miei", che è proprio ciò che mi viene anche naturale fare. Non sono cose che vanno raccontate a me. Per quello c'è il suo migliore amico.
Io non sono cambiata, le persone non cambiano. Sono sempre disposta a stargli vicino, e a essere un supporto, e un'amica, la migliore che abbia mai avuto; però, ho imparato ad autogestirmi: e gli impedirò, da qui in poi, di farmi ancora una volta venire il dubbio che si possa costruire qualcosa insieme.

Almeno questo, me lo devo.


14 aprile 2013

Lezioni di piano B

http://bit.ly/ZumVzC

Ho la finestra spalancata.
Al diavolo l'otite, al diavolo la libera produzione di catarro: è primavera e mi godo l'arietta e la luce.
Il buio, dove in  passato mi rintanavo per non affrontare le cose, mi è venuto a noia. Faccio un lavoro che mi vede entrare in luoghi chiusi alle 9 del mattino e uscirne alle 21.00 (quando non sono le 22.30): basta buio, voglio vivere mitragliata dai fotoni!

Da brava tartaruga, ho messo fuori la testa.
Ho compreso che per scuotere quest'apatica accettazione di quotidiana mediocrità devo avere un piano.

Senza un piano, obiettivi, target da raggiungere, non siamo che formiche che hanno perso la strada.
Quindi donne, uomini: fatevi un piano.

Con "piano" non intendo una lista di obiettivi generici o vaghi, tipo "vincere la lotteria", "acquisire più fiducia in me stesso/a". Fatevi un piano che comprenda pragma e azione.

Il mio piano è cominciato oggi, con la piccola riconquista del mio corpo. Ho guardato lo specchio, ho visto una persona trascurata. Che non si ama. E non mi è piaciuto. Ho pensato "al diavolo: me lo devo". E ho passato una mattinata dedicata soltanto a me stessa. In viso ho un'altra luce, quella che doveva avere San Paolo sulla via di Damasco, dopo aver ricevuto l'illuminazione (non a caso).

Il prossimo obiettivo è perdere i chili di troppo. E il target me lo fisso settimanale, in modo da averlo sotto controllo. Ché ci vuole un attimo, a dire "non ho niente di gratificante nella mia giornata, fuorché te, amato mooncake pandistelle". L'abbruttimento è sempre dietro l'angolo, specie quando non si ha tempo né salute. E io sono sempre di corsa, e sempre un po' acciaccata; l'abbruttimento no, però, è l'ultima fase del declino. L'abbandono della nave da parte del capitano.

Non abbruttiamoci, e seguiamo un piano; e se quello A proprio non ci riesce di rispettarlo, facciamo un piano B.

1 aprile 2013

I'm sinkin' in the rain ♪♫♪


Passare le vacanze di Pasqua con l'otite, chiusa in casa insieme al rumore della pioggia lì fuori, agli acufeni, gli sbandamenti e quella sensazione ovattata fastidiosissima che ti fa sentire come stessi perennemente sott'acqua: si può.
Sono sopravvissuta (...sono sopravvissuta?!?) a un tranquillo week end di paura. Se non mi passa questa rottura di palle indicibile, si prevede anche una settimana lavorativa di paura, e per fortuna il lunedì è passato.
Sono stata parecchio in rete, ho letto un po' e poltrito molto; in effetti mi sono riposata, se non contiamo che di notte non riesco a dormire per la tosse.
Anyway: son qui. E macino progetti, penso a cose da fare. Imposto traguardi.

 Sto pensando. Lo so, non accade spesso. Sarà pericoloso?

17 marzo 2013

Mancarsi è un attimo

Sto leggendo Mancarsi, di Diego de Silva.
Il titolo sembra semplice, come lo sembra tutto il libro, ma non lo è che in superficie.
Mancarsi è "non raggiungersi", ma anche "sentire la mancanza l'uno dell'altra".

Ci si rincorre senza mai incontrarsi in uno sterminato spazio dove la vita ci allontana, pur stando nella stessa stanza, o ci ovvicina, pur lontani chilometri, da percorrere soltanto col pensiero; e ci si sfiora forsennatamente vicino a quel punto profondo conficcato dentro il cuore, dove non ci serve essere lucidi né coscienti, né dare un nome ai sentimenti.
Ci sono tante forme di amore: egoistico, morboso, estremo, soffocante, soffocato; quello perfetto è dato da un solo momento in cui questa giostra di attimi mancati si ferma, e - finalmente - ci si raggiunge.

Il più delle volte ci manchiamo all'infinito, e spesso nemmeno ci accorgiamo di farlo.
Ci manchiamo all'infinito, nella speranza di quell'attimo in cui raggiungersi, toccarsi, e per davvero, amarsi.

©Claudia Toloni - L'absence

9 marzo 2013

L'Atlante delle Nuvole

One night a movie saved my life.
Ché l'ho sempre saputo: lo so, lo so, basta uno sguardo, uno soltanto, per capire che si è destinati a condurre il cammino a fianco, se non insieme accanto, insieme lontano, ma comunque insieme.

Sixsmith, avrei potuto scriverti io quelle parole, e guardarti mentre mi cerchi senza dire nulla, in un'altra città, in un'altra vita, magari dal finestrino di un treno.

Uno sguardo, solo uno: le nostre vite non sono nostre, sono legate a quelle degli altri; negli occhi si nasconde un richiamo, e una polaroid del primo momento in cui quello sguardo si è incrociato al mio riaffiora,  scopre il legame, lo tende, lo rilascia, e quello non si spezza, cresce, si avvolge, mi avvolge, ci avvolge: diventa noi.

Non c'è che quel noi che siamo, a ricollegare tutto, senza fine, come in un bellissimo atlante delle nuvole.


(Wachowski, siete due fottuti genii.)



8 marzo 2013

Melancholia

Lavoro, mi porto cose da fare a casa, cerco di star zitta quando vorrei farmi le mie ragioni in modo meno educato del solito, rispondo cortese a commenti di gente che non sa nemmeno di che parla, faccio finta di non capire che la gente ha smesso di ascoltare e che risponde "ok" senza nemmeno aver fatto caso alle tue parole e a quel che stavi indicando, e va bene, è questo il prezzo che sento di dover pagare, visto che metà della mia vita me la sono fottuta da sola. Ok. Ci sto.

Però poi mi fermo di venerdì sera, respiro, e mi accorgo che sono di un'infelicità profonda e rassegnata, che non sono in grado di avere una relazione con chicchessia, che tratto me stessa come se non la meritassi, che mi giudico molto più severamente di quanto facciano gli altri, che non mi amo. Vado avanti, navigo sospinta da una corrente favorevole, senza entusiasmo.

Allontano le persone,  mi costruisco attorno pareti di plexiglass.
Avvicinati, prendi una facciata: è trasparente, così do l'impressione di essere libera; ma non lo sono.

Mi fido solo di pochissime persone, e di nessuno che ho conosciuto da poco.
Non li voglio nella mia vita, ci interagisco. La cosa finisce lì. Cordialmente.

Ho perso la stima e anche la voglia di passare del tempo con persone che mi hanno ferita e delusa. E mi rendo conto che non ho più voglia di prendere il telefono, anche se i sentimenti son roba che non controllo ancora, forse non lo farò mai, e mi fanno sentire come se avessi metà corpo che va in una direzione mentre l'altra metà viaggia nell'altra.

L'anno scorso sono stata sull'orlo del crollo nervoso. Ero la metà di quel che sono adesso ma non baratterei la vecchia taglia 44 con gli attacchi di panico. Meglio avere la 48 e dormire la notte, riuscire a lavorare, non scoppiare a piangere a singhiozzi senza capire perché, e tremare, tremare, tremare senza controllo, come se stessi guardando me stessa dall'esterno.

Sono calma.
Doveva esserlo anche l'aria, dopo che è caduto il meteorite che ha estinto i dinosauri.




3 marzo 2013

Cerchiamo di dimenticare il passato, ma è il passato che non si dimentica di noi.


It's not
What you thought
When you first began it
You got
What you want
Now you can hardly stand it though,
By now you know
It's not going to stop
It's not going to stop
It's not going to stop
'Til you wise up

You're sure
There's a cure
And you have finally found it
You think
One drink
Will shrink you 'til you're underground
And living down
But it's not going to stop
It's not going to stop
It's not going to stop
'Til you wise up

Prepare a list of what you need
Before you sign away the deed
'Cause it's not going to stop
It's not going to stop
It's not going to stop
'Til you wise up
No, it's not going to stop
'Til you wise up
No, it's not going to stop
So just
give up


25 febbraio 2013

E ci risiamo.

Italia ingovernabile.
Ché ci volevano delle costosissime quanto inutili elezioni per saperlo.
Figuriamoci che mio padre, che di mestiere fa il parrucchiere e ha la terza media, lo sapeva da molto prima degli exit poll. E meno male che a 'sto giro ha dato un voto innocuo, pensa te se votava - come hanno fatto metà degli italiani, a quanto pare - quel troione maschilista.
Persino lui è riuscito a capire che è uno così è meglio vederlo affondare nella propria merda, che nella nostra.

Sta di fatto che sono costernata.
Costernata perché ancora non basta tutto quel che ci hanno fatto, e il modo in cui ci hanno trascinato (e ancora lo stanno facendo) nel fango. Non basta: c'è chi ne vuole ancora.
C'è chi ancora tifa come se si stesse parlando di calcio; e bisognerebbe declinare al plurale, CALCI, quelli che ci stiamo prendendo noialtri. E pure loro, ma si vede che non li sentono.

Ho capito perché è piaciuto tanto "50 sfumature di grigio", nel mio paese: tante parole per dire nulla, e mille spunti per farsi del male.

Vado a consultare i voli low cost per l'espatrio.


17 febbraio 2013

Lullaby

E sono qui un po' spaesata, calma, perché so che ora lo sei anche tu, anche se ferito e stanco.
Mi sento un sasso su una spiaggia, che vorrebbe raggiungere la nave all'orizzonte: ma è un sasso, e non sa muoversi.
Non so mai trovare le parole.
È un'impotenza che conosco, ma è sempre nuova, e lo è anche per te - ché ti amo tanto, e vorrei trascinare via tutto il dolore che ti affligge e non ne sono capace, un'altra volta.

Dormi sereno questa notte, che alleggerisce un po' con le lacrime il tuo peso.
Dormi sereno perché sarò lì con te, a cullare il tuo sonno con il mio affetto.
Sarò vicina, anche se sei come quella nave e io come il sasso, e non so muovermi.

Dormi sereno: veglierò il tuo stanco sonno. Almeno questa notte.

16 febbraio 2013

Everything Flows

©Sophia Michailidou - "everything Flows"
Sono sempre più assente da queste pagine, e ne sento il bisogno come dell'acqua nel deserto.
Ho molto da fare, quasi sempre sono piena d'impegni, e quando mi fermo un attimo crollo, mi accascio, la mente completamente satura, di vita, di immagini, di speranze.

Ho uno stage che adoro che mi sta dando tanto, e ho altrettanto da imparare. So che questa esperienza purtroppo è a termine; ma non importa, perché sto finalmente imparando a fare qualcosa per cui mi sento portata, che mi dà un riscontro e che - soprattutto - mi piace da morire.
Il mio lavoro, quello che invece mi dà da mangiare, mi prende tutto il resto della giornata: c'è sempre qualcosa che rimane indietro, che devo portare a casa per finire come voglio, e però c'è sempre un sorriso delle mie adorate colleghe, che mi supportano e mi vogliono bene, mi aiutano e mi motivano.
Spaziodanza è un paradiso a parte, lo so: lo vedo.
Mi rendo conto che è difficile trovare un ambiente in cui ci si aiuta sempre anziché pestarsi i piedi o mandarsi a quel paese. Mi mancherà un giorno. E mi mancheranno tutti i "miei" ragazzi. Nel frattempo, però, mi godo tutte le loro iniziative, quelle serie e quelle che mi fanno ridere.
Sono una risorsa, i giovani, anche per gli adulti. Chissà in quanti se ne accorgono.
Io mi lascio ispirare anche da loro: mi basta vederli felici di un progetto accolto con entusiasmo, per rimboccarmi le maniche e dirmi che lo devo anche un po' a loro.
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