25 novembre 2012

Non ci sono porte aperte.

Ho voglia di un libro denso, di quelli che ti restano appiccicati addosso, di quelli che ogni volta che interrompi la lettura ti sembra di vedere i personaggi per casa, di sentire ancora addosso le loro sensazioni, di quelli che ti fanno stare così male che ti senti davvero bene.

Ho voglia di emozioni, in questo momento di entusiasmo, perché essere felici per qualcosa e non poterlo condividere con nessuno è come guardarlo senza gustarlo davvero, come averci davanti una torta al cioccolato e percepirne l'odore, e non poterci affondare i denti.

Ho voglia di uscire da questo torpore, che è stanchezza vera, sì, ma è anche resa; che mi ha tolto la speranza e regalato una pace che è rassegnazione. Perché non ci credo più, e mi sto preparando a un futuro a mia dimensione; mia, perché non vedo nessuno con me.

Non sono triste, no davvero: sto facendo tante cose per me.
Però c'è sempre quel buco in mezzo al petto, che fa passare il freddo anche se sono avvolta nel piumone, anche se ho il maglione di lana, anche se - mentre ascolto il ticchettio dei tasti - la stufa emette un tepore confortante.
C'è sempre freddo, e fa ridere, perché non ci sono più porte aperte.


2 commenti:

Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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