14 novembre 2012

Il nuovo nome dell'Imperatrice

Oggi una delle bimbe che frequentano i nostri corsi di danza è venuta in segreteria lamentandosi di essere annoiata perché arrivata troppo presto rispetto all'orario di inizio lezione; le ho consigliato di leggere un libro per passare il tempo, ma la cosa ha suscitato in lei un riflesso di disgusto che mi ha molto sorpresa.
"Ma come!" faccio io, "leggere è bellissimo, puoi vivere tante vite diverse dalla tua! Non dirmi che fai parte di quel gruppo di bambini che si perdono il piacere di un'avventura perché troppo pigri!".
L'espressione schifata si è subito trasformata in un rossore al viso, e mi ha risposto che no, lei legge (alché mi sono rinfrancata anch'io), però la sera, e spesso il sonno ha il sopravvento: è difficile finire una storia quando si è molto stanchi.
A parte il fatto che a dieci anni trovo abbastanza strano che la voglia di dormire possa battere quella curiosità nei confronti di qualunque cosa nuova che si ha quando si è bambini, al massimo posso addormentarmi io per la stanchezza, ma sono vecchia e la mia giornata è piuttosto pesante. Non convinta, quindi, della giustificazione addotta, ho pensato di invogliarla con un classicone dei miei tempi, un libro davvero indimenticabile, prezioso, di quelli che ti restano nel cuore anche una volta diventato adulto.

La mia edizione de "La Storia Infinita" di Michael Ende è quella originale, rilegata in stoffa rosso rubino, con l'Auryn impresso sulla copertina e il testo in doppio inchiostro: rosso per raccontare Bastian, verde per raccontare Atreyu.
Ho amato quel libro, l'ho consumato prima con gli occhi in libreria, poi con le mani a furia di girarlo e rigirarlo, aprirlo, sfogliarlo, spogliarlo, segnarlo; poi di nuovo con gli occhi, durante la lettura, senza mai perdere la speranza che da una pagina all'altra potesse parlare a me, come stava facendo con Bastian, e via dicendo in un crescendo di immagini concatenate raffiguranti altri bambini che a loro volta leggevano di sé attraverso di me.

Spesso la magia travalica le pagine ed è capace di inondare la vita, la colora di una vernice che non si può spiegare con le parole, ma che è fatta della stessa materia di cui sono fatti i granelli di sabbia con i quali è stata ricostruita Fantàsia.

A ventitré anni ho ricomprato quel libro nella stessa edizione, usato ma in perfette condizioni, con l'Auryn e la rilegatura in stoffa, per regalarlo a una persona che porto nel cuore, che a sua volta porta nel suo cuore sia me che tutti i personaggi della storia; attraverso di essa, ha potuto vivere un po' della mia vita, e io della sua. E la magia è di nuovo esondata ed è giunta anche qui, tra queste pagine elettroniche, perché ora io vi sto raccontando di Atreyu e di Bastian,  ma anche di lui, che leggerà questo post e sorriderà, perché sa che è vero, che ho ragione e che la Storia Infinita è tale e lo rimarrà finché ci saranno persone come noi che la vivranno, che ne parleranno ad altri e racconteranno di sé stessi e del libro, e che alla fine daranno un nuovo nome all' Infanta Imperatrice.


4 commenti:

  1. Eh, però che cavolo, non puoi intitolare un post in questo modo! Credevo che parlassi di me!

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  2. LO SAPEVOOOOO LO SAPEVOOOOOOOOO Ti volevo mandare un sms con su scritto "secondo me ti senti chiamato in causa!" X°°°D

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  3. Quando metto un libro nelle mani di mia figlia o di mia nipote penso solo "non lo riavrò intero". Il rispetto per i libri o le cose in generale è leggermente in calo.

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  4. Allora è in calo anche l'interesse! Nessuno mi ha insegnato che un libro è sacro: l'ho capito tenendoli in mano. Vero anche, però, che magari a volte andrebbe ricordato... ;)

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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