27 ottobre 2012

Panta Rei

Questa settimana la mia ossessione è l'ordine.

In segreteria non sembra nemmeno ci sia io: tutto è perfettamente incasellato al suo posto, i documenti archiviati sono stati spostati nell'armadio nuovo al piano ammezzato per lasciare posto a quelli nuovi e agli appelli delle lezioni con i divisori che io chiamo "eterni" (in quanto non è più necessario scriverci sopra per capire a che attività corrispondono, hanno le frecce sulle etichette in copertina... un traguardo!), gli appuntamenti per il medico sociale in una cartelletta, le iscrizioni alle gare in un'altra, e gli ordini di body e scarpine da ballo in un'altra ancora; ho comprato due pinze per documenti colorate, e le ho appese alla parete del bancone con le tessere d'iscrizione, gli appuntamenti e le ricevute, per non doverle cercare nei cassetti e sulla scrivania. Ho comprato un portapenne nuovo per avere a portata di mano i post-it, i foglietti e le graffette, che ho sostituito con quelle colorate.
Lunedì porterò un nuovo monitor, il mio, orfano di un vecchio tower pc, e sostituirò quello vecchio che continua a spegnersi.

A casa, stamane, ho svuotato i cassetti, buttato un sacco di cose, riordinato i documenti, spolverato gli scaffali.

Mi libero ogni giorno di più del passato, lo sento come un fastidio; ho bisogno di fare ordine, di avere tutto a portata di mano, schematizzato, predefinito, pronto, nuovo. Non voglio caos, non voglio buio: cerco di prepararmi a un sole che sento vicino e che ho atteso una vita.

E penso, è vero: l'acqua del fiume adesso è un'altra, quella passata nemmeno ricordo più quant'era fredda.


21 ottobre 2012

Galaxy Express

Sono in fibrillazione: è da maggio che Paolo Fox mi annuncia grandi novità nella mia vita, e stranamente ci sta prendendo.

Mi è capitata l'occasione di uno stage in una grande agenzia pubblicitaria che conosco, seguo e stimo; ho quasi 35 anni, e uno stage non è esattamente quel che vado cercando, ma questo per me è il treno sul quale non salii a 18 anni, quando volevo iscrivermi all'Accademia di Comunicazione di Milano ma non avevo abbastanza denaro (costava, all'epoca, circa 10.000.000 l'anno. Una fucilata), per cui prima provai ad andare a Siena e a Torino per "saggiare" due delle tre città che ospitavano la nuova facoltà di Scienze della Comunicazione (la terza era Bologna, ma a numero chiuso e i test d'ingresso erano già finiti quando mi sono decisa), poi scelsi di cambiare indirizzo. Ero così abituata a studiare - pranzare - studiare - cenare - studiare, che quest'impresa - che necessitava del coraggio e dell'improvvisazione che avrei acquisito più tardi - mi sembrava titanica rispetto alle mie possibilità e alla mia timidezza.

Così ripiegai su Lingue e Letterature Straniere. E all'università di Genova, Lingue è più Letterature. Anzi, direi che è solo Letterature. Il che mi poteva andare bene a livello culturale, ma non è quello che mi aspettavo.

Così, piano piano, l'interesse è svanito, e la malinconia verso il mondo dell'advertising, del copywriting, del giornalismo (questo in primis; ma si è esteso a tutto ciò che riguarda la stesura di testi) mi coglieva come la depressione di non avere mai combinato un accidente a furia di sbagliare bersaglio: con regolarità quasi intestinale.

Avevo perso il mio treno: pensavo che non sarebbe mai più passato da queste parti.

E invece ultimamente, eccolo di nuovo.
Ho molta, moltissima paura di perderlo nuovamente: sino a quando non ci sarò saltata sopra, credo che non dormirò molto; ma se quest'ansia è il prezzo da pagare per entrarci, insieme all'impegno, al lavoro duro, al sudore, tutto il resto non importa: non bisogna smettere mai di credere in un sogno, perché potrebbe sempre presentarsi l'occasione (anche una sola, anche lontana, ma un'OCCASIONE) di avverarlo, anche dopo tanto tempo.

Incrocio le dita e inspiro, espiro, inspiro.

19 ottobre 2012

Le parole giuste

Ho una specie di fil rouge che mi lega a una persona che non conosco, o meglio, ho conosciuto di persona, ma non siamo in confidenza, non siamo amiche, lei non sa nulla di me e quel che io so di lei lo leggo dal suo blog.

Eppure trova sempre le parole giuste, quelle che cercavo, quelle che premono contro il mio petto ma non ne vogliono sapere di uscire. Trova sempre le parole per me, pur essendo una donna molto diversa da me: più indipendente, più sicura, più lucida, più coraggiosa.

Alla fine non importa se non riesci a trovare le parole giuste, se sei così fortunato da incontrare qualcuno che le ha già trovate per te.

(grazie Daniela)

"[...] c’è qualcosa di drammatico e crudele nelle scelte giuste, che non bisogna mai accontentarsi del troppo poco, ma pretendere il meglio, che non bisogna mai aspettare chi non è disposto ad arrivare, che non bisogna mai avere paura di chiedere di essere amati di più, di più, di più."


14 ottobre 2012

Mumble mumble.

Guardare "diario di una squillo per bene" mentre ricevi messaggi su whatsapp da un'amica che sta dormendo in un albergo dove i "vicini-facoceri trombano come due furetti" (cit) non ha prezzo, specie se le gocce che stai prendendo per uscire dalla depressione compulsiva ti hanno azzerato la libido.
Perché devo trovare più attraente la nutella? Non posso permettermi di riprendere peso, devo mantenere quello raggiunto, altrimenti torno cicciona, e non mi piaccio. Preferisco essere "burrosa".

A pensarci, però, quando il mio culone era il doppio avevo molte più richieste, eh.


diciamolo... lei è stupenda!!!
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