23 agosto 2012

Nel frattempo.

Picasso, "donna allo specchio"
L'anno scorso, d'estate, a quest'ora, ero sazia. Sazia negli occhi, sazia nel cuore, sazia nell'anima. Sazia nel corpo. Era bello: mi svegliavo e la prima cosa che vedevo la mattina presto era quanto luminoso fosse il Sole, quanto fosse bello respirare l'aria estiva, e quanto mi sentivo completa, finalmente. Dopo tanto tempo e tante lacune, enormi lacune, che mi avevano messa in ginocchio; che mi avevano umiliata nel profondo, e non mi restituivano che l'immagine di uno zombie, allo specchio.

L'anno scorso credevo di avere qualcosa di prezioso da difendere con le unghie e con i denti, e che sarebbe bastato tempo, solo tempo, perché tutto prendesse una direzione finalmente, e smettesse di giacere nel limbo.
Quando mi sono accorta che non sarebbe mai arrivato qul momento e che l'unica direzione possibile avrebbe viaggiato per sempre su due binari distinti, quando mi sono accorta che ero stata curata, sì, ma solo perché fossi in grado di rimettermi in salute e ricominciare un'altra volta sul binario a fianco, mi è esploso il cuore con un fragore tale che anche il mio cervello, stanco di giustificare le mie incoerenze, aveva dichiarato la resa e si era lasciato andare, sprofondandomi nel panico.

Oggi sono qui a ripensarmi con freddo distacco. Il mio corpo, che si sta ricostruendo, non chiede e non pretende. Il mio cuore è vuoto, ma non è pronto a essere arredato: preferisce non avere nulla dentro, perché fa meno male così, è troppo brutto quando esplode, meglio fare come dopo un vero infarto ed evitare tutto quello che potrebbe rappresentare un rischio.

Mi guardo allo specchio: non vedo più uno zombie, ma nemmeno sono felice. Però è giusto, ci sta: non si fa mai il bagno nella stessa acqua e prima o poi qualcosa dovrà cambiare, sul mio binario.

Nel frattempo, mi basta non soffrire.

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