31 agosto 2012

Foglie secche

Settembre si avvicina con quella sua caratteristica arietta frizzantina.
Adoro questo momento, è un nuovo punto di partenza, un nuovo anno, a dispetto di quello ufficiale che inizierà a gennaio.
Settembre è il momento in cui ricomincio a respirare e avere voglia di fare cose, tante cose, al lavoro e per me stessa. Settembre concilia il rinnovamento: ho persino voglia di tagliare i capelli e cambiare colore. Va bè, lo farò per bene un po' più in là, quando tornerò ad avere uno stipendio. Però la voglia c'è.
Oggi pomeriggio farò un giro per negozi con mia sorella, che non vedeva l'ora glielo chiedessi. A volte la trascuro e mi sento in colpa, perché non ha molte amicizie e non esce quasi mai. Faremo un po' di giretti per saldi, e respireremo un po' di questa arietta fresca e nuova.

Non mi impongo to do list: questa volta si autoconcluderà tutto spontaneamente.

(spero non il 21 dicembre, però.)

30 agosto 2012

La numero uno

Che io adori lo stile di Daniela Farnese, meglio conosciuta come la "Dottoressa Dania", non è un mistero; ogni volta che leggo qualcosa di suo mi sembra di trovare la via d'uscita dal labirinto intricato che mi si forma dentro, al quale non riesco a dare nome né direzione. A volte la chiave per uscirne è fatta di concetti molto semplici. Solo che, nel marasma della confusione emotiva, non si vedono né si riescono a tradurre. Tanto confonde, l'Amore.

Ho letto quindi d'un fiato "Via Chanel n°5" (acquistabile in formato kindle, cliccando sulla copertina a sinistra e su Amazon.it, e in tutte le librerie a partire da oggi).

Ho passato un anno e mezzo a piangere il "mio" Niccolò, a pensare - che diamine, vorrei essere bella come la "sua"Anna -, furba come lei. Che fosse una maledetta gattamorta lo avevo capito a pelle, e ne avevo trovato la conferma dai racconti di persone che la conoscevano, e persino in rete. Una dalla quale bisognerebbe imparare, perché è difficile far credere di essere ingenue, coinvolte e oneste quando, in realtà, ci si sta facendo soltanto gli affari propri, senza pensare all'altro e al suo bene.

Ho passato un anno a piangere.
Poi ho capito che non ero io a non andare bene, ma viceversa: un uomo che sia quello giusto per me non può per definizione trovare più giusta una completa estranea con la 38, conosciuta a una cena, dopo soli 7 giorni di sesso. E non innamorarsi di me dopo 12 anni di scambi profondi. Il mio principe azzurro deve volermi, e deve volere me con la mia 44 che oscilla, deve volere me con il mio carattere affettuoso, fisico, appassionato, e il mio cervellino contorto; deve cercare i miei baci, e non criticare il mio modo di amare. Deve cercarmi prima di tutto perché sa che io sono speciale, e non solo perché fa del buon sesso. Ci sta anche quello, chiaro: ma il mio uomo deve volere che sia io la sua NUMERO UNO.

Insomma, a volte una storia semplice, scritta per catarsi, forse, di certo scritta per sé stessi e non per il desiderio di commercializzare i propri pensieri (su questo mi ci gioco una mano), dice più di qualsiasi saggio o consulenza psicologica in tema di sentimenti.

Abbiamo ancora bisogno di una fiaba a lieto fine che però parli di noi, senza stupide eroine perfette: ecco perché, dopo averlo letto, ve lo consiglio.

p.s. sì, il titolo non rende giustizia al libro, ma non l'ha scelto l'autrice, e ciò vi basti.

27 agosto 2012

The last day on Earth



Voglio la colonna sonora per questa fine dell'estate: devo partire a testa bassa, un po' perché il 21 dicembre finisce tutto e quindi mi devo mettere al passo, e un po' perché è davvero l'ultimo anno che ho a disposizione per cambiare qualcosa. L'ultimo per tutto: me stessa, il lavoro, la mia cultura. L'amore può attendere (il sesso no, ok), devo concentrarmi. Ho già iniziato. Sto ripetendo a me stessa che se non voglio scoppiare in lacrime come ieri notte perché non ho finito nulla di ciò che avevo iniziato, devo necessariamente muovere il culo, e chiudere le porte aperte. Tutte.

26 agosto 2012

Macchianera Italian Awards 2012



Anche quest'anno si votano i blog migliori da premiare alla blogfest che si terrà a Riva del Garda il 29 settembre prossimo. Come si vota? Semplice: si compila il form qui sotto, indicando per ogni categoria il blog prediletto. Io ho già votato, e spero che i miei preferiti finiscano nei primi cinque: partecipate anche voi! Aggiornamenti in queste pagine!


Nonostante tutto

È un bel po' che non ti scrivo da queste pagine, che non mi riferisco direttamente a te (se escludiamo quella piccola precisazione sulla qualità di amore che ti ho mandato). Non ho molto da dirti, perché ultimamente sto facendo quello che mi dici di fare da un anno e mezzo, e cioè pensare a me. Stanotte ho sognato di innamorarmi di un uomo che non conosco. Uno che è l'esatto opposto di te: capelli corti, ben vestito, un po' bon ton, magari un po' rigido, ma nel mio bel sogno (dove peraltro faccio copulare con qualcuno anche Grazia... Gli amici veri condividono!!!) questo uomo che non è apparentemente il mio tipo, vuole me, cerca me, conquista solo me. Ed è bellissimo svegliarsi con questa sensazione di sentirsi speciali, anche se poi hai l'inchiappata che è stato tutto un sogno. Non mi merito di essere in coda con altre donne (che sciocca, non lo ero! Non c'ero proprio nella tua lista). Specie se non ho stima delle suddette. Mi sono innamorata solo della tua ex, l'unica che considero una donna giusta per te, e non è un caso che andiamo d'accordo, che ci piacciamo. Però lasciatelo dire: io una chance di essere felice ce l'ho, voltando pagina. Mi farebbe piacere sapere che anche tu, un giorno, la pianterai di avere così poca fiducia nei rapporti di coppia, e comincerai a vedere un po' più in là delle tue mutande.
E lo spero, perché nonostante tutto quel che ti rinfaccio io ti voglio bene, e non voglio che te ne perda un'altra che è giusta per te perché hai i paraocchi, e ti piace correre dietro alle donne che non ti chiedono nulla.

23 agosto 2012

Nel frattempo.

Picasso, "donna allo specchio"
L'anno scorso, d'estate, a quest'ora, ero sazia. Sazia negli occhi, sazia nel cuore, sazia nell'anima. Sazia nel corpo. Era bello: mi svegliavo e la prima cosa che vedevo la mattina presto era quanto luminoso fosse il Sole, quanto fosse bello respirare l'aria estiva, e quanto mi sentivo completa, finalmente. Dopo tanto tempo e tante lacune, enormi lacune, che mi avevano messa in ginocchio; che mi avevano umiliata nel profondo, e non mi restituivano che l'immagine di uno zombie, allo specchio.

L'anno scorso credevo di avere qualcosa di prezioso da difendere con le unghie e con i denti, e che sarebbe bastato tempo, solo tempo, perché tutto prendesse una direzione finalmente, e smettesse di giacere nel limbo.
Quando mi sono accorta che non sarebbe mai arrivato qul momento e che l'unica direzione possibile avrebbe viaggiato per sempre su due binari distinti, quando mi sono accorta che ero stata curata, sì, ma solo perché fossi in grado di rimettermi in salute e ricominciare un'altra volta sul binario a fianco, mi è esploso il cuore con un fragore tale che anche il mio cervello, stanco di giustificare le mie incoerenze, aveva dichiarato la resa e si era lasciato andare, sprofondandomi nel panico.

Oggi sono qui a ripensarmi con freddo distacco. Il mio corpo, che si sta ricostruendo, non chiede e non pretende. Il mio cuore è vuoto, ma non è pronto a essere arredato: preferisce non avere nulla dentro, perché fa meno male così, è troppo brutto quando esplode, meglio fare come dopo un vero infarto ed evitare tutto quello che potrebbe rappresentare un rischio.

Mi guardo allo specchio: non vedo più uno zombie, ma nemmeno sono felice. Però è giusto, ci sta: non si fa mai il bagno nella stessa acqua e prima o poi qualcosa dovrà cambiare, sul mio binario.

Nel frattempo, mi basta non soffrire.

21 agosto 2012

Memorie d'acqua salata

©Michele Gurrado - "disegni sulla spiaggia"
Quando ero piccola le estati non erano così soffocanti. Erano più simili a un tepore avvolgente, continuo, ma sopportabile, faceva venire voglia di andare al mare, ma senza pensare "ommioddio ora devo uscire di casa, prendere il treno con tutta quella gente... non ce la posso fare". Si usciva presto e si tornava prima di cena: direzione Vesima, la spiaggia più affollata della Liguria di ponente, oppure si andava  a Varazze, a Noli, o a Bogliasco, a Camogli, nel levante. Dipendeva da quel che si voleva fare: nel ponente c'è la sabbia, nel levante ci sono i ristorantini dove si mangia il pesce migliore.

La zia Pina, sorella di mia madre, mia compagna di mare da sempre, non aveva mèta fissa ma una serie di spiagge preferite, e a rotazione ce le facevamo tutte. Ricordo la quiete una volta arrivate: noi, l'acqua salata, un bel libro. E silenzio. Io e la zia parliamo tanto per carattere, tranne quando siamo al mare. È un rito rigenerante, un momento tutto nostro, non ci lasciamo trascinare nel caos e non ci piace la gente che ci parla nelle orecchie mentre siamo immerse in questo nirvana personale. Siamo l'una la compagna di viaggio perfetta dell'altra. Non ricordo di essere sopravvissuta meglio a una vacanza, tranne quando parto da sola. Per me "viaggio" indica qualcosa che devo godere fino in fondo alla mia maniera, perché non mi capita spesso di farne uno, e se diventa "di gruppo" non è motivo di relax, ma di stress. La presenza della Pina azzera il rischio: siamo praticamente identiche. Fin da piccola ho subito capito da chi avevo preso la verve, l'umorismo (condiviso però al 50% con quello di mio padre) e - soprattutto - le abitudini. Anche quella di viaggiare da sole, e di andare contro la nostra fama di socialite.

Le gemelle di Shining, insomma.
Non vi conviene farci incazzare.

La mia timeline è differente


Post-it

Credo che il mio subconscio stia cercando di farmi sognare situazioni di un certo tipo per ricordarmi che ho preso delle decisioni da rispettare con me stessa. Ho passato una notte tremenda, ma ha funzionato: il promemoria mi ha nuovamente resettata e sono sempre più convinta delle mie scelte. Dalla più quotidiana alla più "affettiva". E va bene così. Ora non mi resta che fare le ultime cose che mi sono rimaste da fare, e poi davvero potrò dire di aver combattuto e vinto la guerra, non solo qualche battaglia.

Scrivere mi dà sollievo. Leggere mi accompagna. Tra poco inizierò di nuovo a lavorare e spero che quest'anno sia meno pesante di quello appena passato, sempre che non finisca tutto il 21 dicembre 2012.
Soprattutto, spero che la gente che mi dice "sei diventata acida" prima o poi realizzi che se sono così è perché ne ho le palle piene. Sono stanca di dare e non ricevere. Sono stanca di sentirmi umiliare per come sono fatta (caratterialmente). Sono stanca di sopportare offese e fare finta di nulla in nome di qualcosa che è aria fritta. L'aria fritta, che la conservino a chi li usa. A chi mente loro, a chi li prende in giro. A chi li odia, a chi li rispetta poco.

Io in questo caldo afoso ci sto galleggiando. Mi manca il lavoro, perché mi realizza. Al tempo stesso cerco di riposare il cervello senza pensarci almeno per una settimana ancora, o ne pagherò le conseguenze sotto Natale.

Mangio e bevo un po' di più. Mi concedo gli ultimi sgarri per poi ritornare dentro il vestito scelto per le nozze di Arianna.

Attendo nuova aria.
Nel frattempo, mi accontento di sentirmi acqua.

20 agosto 2012

Nessuno è perfetto.

Sopravvissuta alle sbornie,
sopravvissuta all'aumento e alla perdita di peso,
sopravvissuta al cuore spezzato,
sopravvissuta alle rotture dei miei,
sopravvissuta ai clienti,
sopravvissuta al caldo estivo torrido,
sopravvissuta alla gastrite,

mi trovo a soccombere alla moda cretina dei braccialetti di plastica.


18 agosto 2012

Tutto a posto niente in ordine

Dopo avere dormito 16 ore su 24 durante la giornata di ieri (non di fila, ma tant'è), oggi mi sono imposta un "RAUSS!" da paura. Quindi, dopo essermi alzata presto, avere fatto colazione, aver dato da bere alle piante, essermi versata tutto il contenuto del vaso sopra lo scaffale addosso (pianta compresa), aver pulito la cucina e sperato che il motore del freezer di supporto non scoppiasse in seguito alla doccia non programmata, ho fatto la lavatrice mettendo troppo sapone e ho lavato a mano tutto il resto delle cose accumulate sudacchiate della settimana, infine ho steso tutto e mi sono fatta una bella doccia rigenerante.

Stasera esco e ho realizzato che, se non asciuga qualcosa in tempo, inaugurerò il nudismo metropolitano.

15 agosto 2012

È solo diverso.

copy sconosciuto - segnalatemelo!
Quando vogliamo tanto, tanto bene a qualcuno, spesso "la facciamo fuori dal vaso": quel qualcuno nella nostra testa prende la forma di una specie di eroe senza macchia, i cui difetti sono sorvolabili, perché i pregi li superano di gran lunga. E allora lo carichiamo di capacità che non possiede: di capire, di consigliare, di "prenderci". E quando qualcuno si idealizza in questo modo, anche solo in parte e pur magari conoscendolo a fondo, è inevitabile fare i conti prima o poi con la sua umanità.

Il che significa commettere degli errori, molti dei quali molto gravi.

Il che significa dovere ammettere che non è un eroe senza macchia, ma una persona, quella a cui vogliamo così tanto bene.

E comprendo appieno e sottoscrivo quanto, una volta, è stato detto anche a me: "il nostro rapporto non è né meglio né peggio, è solo diverso". Non credo possa esistere una persona che non fa errori con chi ama. Ma è vero anche che non si riesce a cancellare, a dimenticare che comunque siamo stati feriti, e quanto. Se davvero si vuole bene, se davvero tutto l'amore (nel termine più neutro possibile) che si prova ha un peso reale, allora c'è una sola cosa da fare: prendere atto di non amare un supereroe ma una persona che può commettere degli errori. Errori che si pagano, intendiamoci, senza vendette, senza astio, senza impermalosirsi: ma in qualità di amore. Più se ne fanno, più la qualità di amore si abbassa; meno se ne fanno, più resta prezioso e speciale il sentimento.

Ora capisco bene cosa intendeva la persona che lo ha detto a me, e spero con lei di non sbagliare più come in passato. E come è stato detto a me, oggi lo dico anche io a qualcun altro, sperando che questo qualcuno capisca che non intendo dire che gli voglio meno bene: semplicemente, è solo un amore diverso.

Cambio.

Cambio continuamente d'abito a questo posto, credo che ora smetterò.
Si cambia abito quando si cambia pelle; quando finisce una storia si tagliano o si tingono i capelli, è una cosa da donne. Abbiamo bisogno di ricordare a noi stesse che dobbiamo ricominciare, o lo stiamo facendo. Io sono sempre la stessa, in fondo. Ma spero di aver fatto tesoro dei miei errori. Non voglio più dire "se potessi tornare indietro": no. Se fosse davvero importante, qualcuno ci avrebbe perso il sonno, pur di trovare la soluzione. E invece no, perché la vita va su un binario a senso unico e noi con lei. Senza rimpianti. Senza voltare lo sguardo. Se guardi indietro non vai avanti, e arrivi alla fine che nemmeno ti sei goduto il cammino.

E allora, cambio.  E cambio abito anche a questo salotto parigino, perché altrimenti non riuscirei a trovare parole adatte per farvi capire che forma ha questa cosa che mi sento dentro e mi trasforma ogni giorno in una donna diversa.

11 agosto 2012

Tornare a scorrere.

L'importante è riuscire a riprendere il bandolo della matassa che è il mio cervello, un enorme gomitolo di lana calda che in estate mi fa sudare le sinapsi e d'inverno mi scalda quando tremo.
Mi scopro meno vulnerabile e meno coinvolta di quel che pensavo, nei confronti di tutto. Riesco a distaccarmi quel tanto che basta a chiudere le porte, dopo, e riposare tranquilla.
Le parole mi accompagnano, si raccolgono come in una grande vasca in cui sprofondo e mi lascio andare. 
Un bagno caldo di torpore, a cui ho anelato, e che ora lascio scivolare sulla mia pelle tesa, sui miei nervi impazienti, sul cuore troppo veloce, sul petto che respira affannato.
Il resto è aria; in essa mi asciugo l'anima, e mi ripeto, come una ninna nanna, che arriverà il momento in cui mi sentirò viva di nuovo, di nuovo in movimento.


8 agosto 2012

Lessico famigliare.

- pronto?
- ciao, sendiii... non riesco a entrare su inteNNet
- ciao pà, perché??
- eh io provo ad andare su inteNNet ma vedo sempre la stessa cosa.
- tipo?
- documenti, musica, compùter, gògle...
- sei sul desktop.

6 agosto 2012

La mia teoria delle corde.

una piccola porzione di Universo: la rete neurale.
Talvolta penso che un disegno nel Cosmo ci sia davvero.Non ho la presunzione riguardi me, non sono unica e speciale, ma lo sento per l'intera specie.

Un interessante articolo scientifico, tempo fa, annunciava la scoperta della struttura neurale dell'Universo. Se ci pensiamo tutto è fatto di legami, a partire dalla nascita, a partire dalla nostra inaugurazione e dal relativo taglio del cordone ombelicale, primo legame della nostra esistenza. Non mi sorprende che lontananza, differenze, abitudini non riescano a dividere le persone che creano relazioni, a volte in modo inatteso.

Connessioni a ragnatela, fitte e continue. A volte scopri persone molto piccole, finte, ipocrite ed egoiste, legami deboli; altri invece sono molto solidi e per quanto oscillino non riescono ad allentarsi più di tanto, non temono una vera rottura. Vista così, nemmeno il male è Male assoluto: dove si spezza un filo della rete, se ne crea un altro dalla parte opposta. Spesso, è più solido del precedente.

A me sono sempre piaciuti gli strumenti a corde, sia pizzicate che percosse: vibrano, e quando lo fanno generano sempre una melodia diversa.

Chissà, se esistesse, che sinfonia meravigliosa sentirebbe dio, ascoltandoci tutti mentre, vibrando, diventiamo musica. Così, semplicemente: vivendo.
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