15 luglio 2012

Il panettone dello zio.

Il fratello di mia madre, il più piccolo, quando si è sposato s'è scelto una delle ragazze più belle di Genova. 
Infatti era calabrese. Forte di carattere, caparbia, mia zia è sempre stata un po' un generale, ma di quelli che tendevano al comando perché avevano tante, troppe responsabilità sul groppone. Due dei suoi tre fratelli soffrivano di anemia mediterranea. Il più piccolo, durante una trasfusione, negli anni '80, contrasse l'epatite C e morì giovanissimo per complicazioni che all'epoca non potevano essere curate a dovere. L'altra sorella malata era un cruccio per lei, ma si dava da fare, la seguiva in prima persona, e nel frattempo allevava mio cugino al 90% da sola, perché lo zio era in trasferta per lavoro quasi tutto l'anno. I pochi momenti che passavano insieme però, li ripagavano: erano una coppia solidissima, si amavano, si sono amati fino alla fine.
La forza della zia è venuta meno quando, all'età di 50 anni, si è ammalata di SLA, che è una malattia impietosa. Aveva passato tutta la vita a curare gli altri, prima i fratelli, poi i genitori; quando finalmente avrebbe potuto godersi marito in pensione e figlio indipendente, ecco la mazzata. È morta prima del tempo tre anni dopo, per una crisi respiratoria improvvisa. Tutti in famiglia pensiamo che forse - almeno - ha evitato di soffrire come un cane vedendo il proprio corpo smettere di funzionare un po' per volta.
Lo zio è sfiorito e si è chiuso nel silenzio. Ha cominciato a fare la massaia, dopo che la zia se n'è andata. 
Ha imparato a cucinare, e ha curato l'orto della casa in campagna ogni fine settimana meglio di un contadino.
Chiamava mia madre, sua sorella, almeno tre volte al giorno per chiederle come cuocere questo e come conservare quello. Ha cominciato a fare dolci; ha imparato a fare il panettone e ogni Natale ce ne porta sempre uno. Ne fa tantissimi, li regala a tutti. Va al cimitero a trovare sua moglie ogni domenica.
Proprio al cimitero, un giorno, ha conosciuto una signora che come lui è rimasta vedova troppo presto.
Affranti, si sono un po' scaricati a vicenda del peso di tanto dolore, e sono diventati amici. 
Col tempo, l'amicizia è lievitata come uno dei suoi panettoni: questo Natale ne ha fatto uno speciale, e glielo ha regalato. Oggi, che sono passati cinque anni, sono diventati una coppia.
Lo zio ha smesso di avere lo sguardo grigio, e finalmente sorride di nuovo. 
Ha sempre la foto della zia con sé.

Sono certa che siano le persone che abbiamo amato, a farci incontrare con le persone che ameremo, che amiamo, perché non sopportano di vederci tristi.

8 commenti:

  1. Ericina, proprio bello, mi hai fatto comuoviscere

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  2. ...Arianna? Se non ti firmi... ti riconosco comunque!!! XD

    Grassie... :***

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  3. Meraviglioso. Una storia che dà fiducia. Grazie per la delicatezza.
    Alessandra

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  4. Grazie a te Alessandra, dal cuore.

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  5. Al mio fratellino e al suo caro papà in ricordo di una dolcissima mamma.
    Col cuore colmo di emozione e accarezzato da tanta delicatezza.
    S.

    Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura
    che tu risvegli la furia del pallido e del freddo,
    da sud a sud alza i tuoi occhi indelebili,
    da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra.

    Non voglio che vacillino il tuo riso né i tuoi passi,
    non voglio che muoia la mia eredità di gioia,
    non bussare al mio petto, sono assente.
    Vivi nella mia assenza come in una casa.

    E’ una casa sì grande l’assenza
    che entrerai in essa attraverso i muri
    e appenderai i quadri nell’aria.

    E’ una casa sì trasparente l’assenza
    che senza vita io ti vedrò vivere
    e se soffri, amor mio, morirò nuovamente.

    (Pablo Neruda)



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    1. Commossa nel profondo. Grazie di avere condiviso qui questo tuo frammento di cuore.

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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