1 luglio 2012

Ho messo le punte.

...e così finisce anche quest'altro anno, il quinto come segretaria dell'associazione sportiva.

Da piccola, come tutte le bimbe, volevo fare la ballerina. Ero talmente carica che ballavo persino sulle sigle di "buongiorno Raffaella", un programma mitico condotto dalla Carrà (si vedeva già che ero portata a diventare un'icona gay). Mia madre, esasperata dai miei balletti improbabili, mi portò a scuola da Angela Galli nell'85, per dare una forma a tutto il caotico mondo danzereccio che mi ero creata in testa.

Peccato fossi portata zero. Le bambine (cattivissime!) mi prendevano in giro perché avevo la coordinazione di una tarantolata, e ci pativo tantissimo. Avrei voluto diventare brava, ma la tecnica non faceva per me: andavo a tempo se dovevo seguire il ritmo, però non riuscivo a imparare i passi e a introiettare la disciplina necessaria alla danza classica.

Così, dopo un po', mollai e andai a lezione di pianoforte.
Con il pianoforte, ancora oggi, ho un rapporto fisico, alla Tori Amos: lo amo, lo sento, è parte di me.
Tutto sommato feci bene a cambiare.

Però la danza mi è rimasta nel cuore e i balletti a teatro sono sempre andata a vederli con piacere. Ai parchi di Nervi, a Genova, per un po' si è tenuta una rassegna annuale e non credo di averne mai saltata una.

Finché non sono finita, per un colpo di fortuna, a collaborare con Spaziodanza.

Conoscevo l'associazione ma non avevo idea di quanto fosse seria, né di quanta passione ci mettessero, collaboratori e istruttori, nell'insegnamento della danza. Non lo dico perché ci lavoro, ma perché è vero: c'è passione, c'è amore, ci si aiuta, siamo uniti. Siamo una specie di famiglia, i ragazzi ci vogliono bene e le persone a fine anno ci dicono che è triste, d'estate, dirsi "ci vediamo a settembre". I nostri saggi sono spettacoli veri e propri, e dopo torniamo a casa tutti sfiniti ma con le lacrime agli occhi per la soddisfazione.

Ho trovato una casa, un ambiente in cui rispettano il mio contributo, e io cerco di rispettare il loro.
Oggi come nel 2007, anche di più: la danza è diventata la mia vita. Mi salva dai momenti neri. Mi distrae dalla paura del futuro. Mi circonda di persone a cui voglio bene.

Non per fare pubblicità, ma anche sì, dài, ce la meritiamo: io non andrei in nessun altro posto. Noi siamo davvero "noi", e non individui separati, che pensano ciascuno al suo.

Non so quanti possano dirsi così fortunati, anche quando le cose vanno male perché la crisi non risparmia nessuno.

E mi sento come se le avessi messe, alla fine, le punte.

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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