31 luglio 2012

Disperato erotico FLOP

Premesso che io con l'erotico, nonostante la pubblicazione di un racconto da parte di Delos Books e sul quale mia zia aveva commentato "...ma quindi non si tromba nemmeno nei tuoi racconti?" (per dire), mi parlo poco, trovo che sul genere ci sia un bombardamento esagerato che punta più alla quantità che alla qualità.

Stanotte ho fatto un sogno pazzesco, che non vi sto a raccontare perché troppo lungo e troppo scemo, ma molto narrativo, tanto che mi è venuta voglia di farci su un racconto; e mentre pensavo a questa possibilità mi sono passati come un flash davanti agli occhi alcuni dei libri erotici che ho letto nella mia vita.
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René Magritte, La philosophie dans le boudoir
Il primo in assoluto fu "La filosofia nel boudoir", una letturina leggera per cominciare, direi. Infatti avrò capito un terzo dell'opera, l'ho letto in uno stadio immaturo della mia personalità sia sessuale che culturale e farei bene a riprenderlo in mano (ehm dai su) di nuovo. Non credo però di avere mai approcciato al sesso in letteratura con pregiudizi di sorta. Non ho battuto ciglio per alcuna delle situazioni orgiastiche descritte nel libro del Marchese; ho sbadigliato assai, invece, durante tutti quegli intermezzi filosofici pallosissimi che De Sade intervallava alla pornografia allegorica. Però ho imparato (per dire quanto posso ricordarmi di quei capitoli) che il primissimo preservativo era un budello di capra.

Dalle interiora al polisoprene. Meraviglioso. Ci farei una puntata di "Com'è fatto" con Barbara.

Poi sono passata (sempre per stare leggerini) a Bataille, "Storia dell'occhio", per via del mio amore per il surrealismo: tutta la metamorfosi simbolica che compie l'occhio attraverso la narrazione non è bastata però a coinvolgermi più di tanto. Come dire: mi sentivo un'impotente sia dal punto di vista letterario, sia da quello erotico.

Peggio, molto peggio, però, dover leggere 500 pagine di "V.M.18" di quella strana aliena che è la Santacroce, la quale, durante il lancio del libro, si è autoproclamata la sola erede dell'autore francese, ma che a mio parere è più vicina a Huysmans che a Bataille: l'unica cosa che le è riuscita, infatti, è la forma esteticamente gradevole e curata dell'opera: si legge bene, anche se lo stile aulico risulta nel complesso un po' forzato è un vero e proprio intarsio minuzioso. Aldilà di questo, yawn.

La parabola discendente l'ho compiuta con l'abominevole "50 sfumature di Grigio". Ma di quello ho già parlato a sufficienza qui.

Moana Pozzi
Insomma, alla fine ho trovato molto più belli alcuni dei racconti pubblicati nella stessa antologia dove compare il mio. Ci sono autori emergenti (dei quali tengo a precisare NON faccio parte, io mi sono solo divertita a partecipare) che hanno davvero stoffa, e la grande distro non li caga. Questo non mi sembra giusto. Non può vincere il personaggio, la sua storia commerciale, e basta. Anche l'erotico è un genere con una propria dignità e va rispettato dall'editoria. Non si può propinare sempre roba scadente "tanto è erotico" convintissimi che i lettori non se ne accorgano. Una pagliacciata come la trilogia della James può essere andata bene in America per un mero fatto numerico e perché nasceva come fanfiction di Twilight (che - per quanto mi risulti incomprensibile - è piaciuto ovunque). Le persone che conosco, che stimo, che hanno letto questo libro si sono dette deluse, pur avendolo accolto entusiasticamente in alcune sue parti; per non parlare poi degli altri due, da evitare.

Come dire:  parlando di cinema erotico, se potessi scegliere, preferiresti Moana o Michelle Ferrari? Ma Moana 1000 volte, dài. Ecco: un po' del suo proverbiale stile non guasterebbe nemmeno sulla carta.

29 luglio 2012

Una tranquilla domenica di paiura.

Vorrei prodigarmi in uno sciabordìo lessicale per descrivere la telefonata di due ore e 35 minuti con il mio migliore amico, e raccontarvi il perché e il percome si è finiti metaforicamente alle mani, ma posso riassumere con un'immagine. E quindi lo faccio perché di scrivere nun c'ho voglia, il blog è mio e ci fo quello che mi pare. Ecco.


25 luglio 2012

Che poi...

Il complimento più bello me lo ha fatto Elena, dicendomi "io il tuo blog lo seguo con interesse, anche se parli sempre dell'ammòre".

Perdonatemi: l'amor mòve il sole e l'altre stelle, e anche un po' le balle, impossibile ignorarlo.

Prossima fermata?

picture ©Mauro Rodrigues
A volte mi sento come se avessi smesso di combattere.
È la mia nemesi, smetto spesso di combattere.
Sto delle ore sveglia di notte pensando "e se avessi fatto questo anziché lasciare perdere, e se avessi fatto quell'altro, anziché arrendermi?" e non serve a nulla, se non a far passare le ore; perché i treni nella vita passano, o si sale o si perdono, mi dico. Ma non ne sono così convinta.
E poi penso che anche con te mi arrendo sempre. Mi sono arresa quando hai cambiato idea in un mese; mi sono arresa quando - per la seconda volta - ti ho chiesto di scegliere e hai detto "ci devo pensare" che poi è sempre no, e infatti è stato di nuovo "no".
Mi sono sono arresa anche al fatto che - inspiegabilmente - il tuo letto s'affolla solo se ci passo io per caso, di solito è vuoto. O almeno così pare. E riprende l'attività se torno, e mi sono arresa del tutto proprio per questo.
Ho sventolato bandiera bianca, sempre. D'altra parte che può fare, se non arrendersi, una persona se si sente dire "non la voglio una relazione con te, di questo sono sicuro".

Ma sai cosa? Nemmeno io, alla fine. Voglio dire, mi ci vedi a sopportarti tutti i giorni? E tu, a sopportare me? Naaa.

Però mi fai stare bene. Mi dai ossigeno.
E sto spesso con gli occhi aperti di notte a pensare che il treno è passato sì, ma non so perché continui a fermarsi alla stazione trovandomi sempre lì, con l'ombrello in mano, sotto la pioggia, e col sorriso.

21 luglio 2012

Le vecchie tradizioni DOC italiane

Mi prudono tantissimo le mani. Spero che inventino presto la macchina del tempo, o che - se l'hanno inventata nel futuro - il John Titor di turno stia andando indietro nel passato tra famiglie italiane a insegnar loro come si educano i figli. Perché questo paese, oltre a "vantare" il maggior numero di femminicidi, non riesce a scollarsi due concetti base che farebbero davvero la differenza in questa società:

  1. la partner è una compagna, un sostegno, e una persona libera di cambiare opinione anche sul compagno stesso. Non un oggetto che si possiede e del quale si può decidere il destino. 
  2. Esistono insulti più creativi ed appropriati, se proprio volete offendere una donna, che non siano per forza "puttana".
Per dirne due, altrimenti scrivo per anni sullo stesso post.

©Stileggendo.com
Proprio stamane ho letto un vecchio articolo su Vanity Fair che raccontava le esperienze di quattro donne vittime del narcisismo maschile, quello che striscia, che non si riconosce se non quando il legame è consolidato. Vedere le proprie donne prima come un premio da ottenere, poi, una volta ottenuto, come oggetti che non devono avere una volontà, e sentirsi il dio dell'alcova che deve dirigere, criticare, umiliare, imporre, è un comportamento ancora molto diffuso. Basta poco eh, non sto parlando di quei casi eclatanti di uomini padroni come possono essere alcuni padri di famiglia di qualche generazione fa; Intendo quei maschi che prima sembrano il principe azzurro, e poi lentamente cambiano non appena conquistato il ruolo di maschio alfa, utilizzando il ricatto psicologico per tenere in pugno donne che - normalmente - sarebbero indipendenti e forti, ma che per amore e per senso di colpa (perché molte di noi sono così, si mettono in dubbio spesso, in relazione al proprio partner) si lasciano soggiogare. Ho letto storie di donne che hanno accettato l'amante e il figlio di lei in casa (come ha fatto una delle ultime vittime di cronaca, bruciata viva, incinta, e convivente con il marito e l'amante impostagli da lui), di donne che hanno lasciato la carriera per le pressioni del marito e sono infelici, di donne che non riescono - è un classico - a lasciare uomini egoisti, e addirittura li rimpiangono. 
Quelle che riescono ad adottare comportamenti maschili, o che hanno un'identità e un carattere solidi, quelle che riescono a dire "no", dovrebbero sopravvivere a certi meccanismi; peccato che a volte incappino nel pazzo di turno che le ammazza come bestie per punire l'affronto.

©lanostratv.it
Se usciamo dalla cronaca nera, e ci spostiamo in settori più "leggeri", poco cambia. Di recente ho assistito a un imbarazzante attacco da parte di Salvo Sottile a Selvaggia Lucarelli (che continua a dire la sua su programmi, vip, gossip, visto che di questo si è sempre occupata e questo l'ha fatta approdare in tv), perché su twitter ha espresso una sua opinione, ovvero "io Schettino in tv non lo guardo, è una vergogna", alludendo non solo alla sfrontatezza del soggetto che si erge a eroe, ma ipotizzando un probabile pagamento da parte dell'emittente mediaset per ottenere la suddetta intervista. Quello che il Sig. Sottile doveva fare in quanto voce ufficiale del programma, era smentire un eventuale pagamento dello Schettino, e difendere la linea editoriale della sua rete. PUNTO. Invece si è profuso in una vera e propria diarrea di insulti bassi, con non troppo velate allusioni al modo in cui la Lucarelli avrebbe fatto carriera. Ora, senza entrare nel merito di cose che ignoro: hai dato della puttana a una che avresti potuto, se non stavi nel torto, mettere a posto con molta più classe, quella che dovrebbe possedere un giornalista di spicco con una vera professionalità. Epic Fail. 

Nicole Minetti
Vogliamo parlare poi del caso Minetti? Qualcuno su twitter ha chiesto come mai questo coro di voci in difesa della troia di turno, visto che prima ci si lamentava che in parlamento non aveva diritto di starci.
E te lo spiego io amico: non si difende la Minetti in quanto Minetti, né la Minetti in quanto consigliera. Si critica l'atteggiamento semplicistico e maschilista di Alfano&C. che prima l'hanno piazzata in parlamento, poi l'hanno difesa nelle trasmissioni televisive con enfasi (mi ricordo una telefonata di Mr.B sdegnato, che diceva a Santoro che le signore poco raccomandabili le aveva lui lì in trasmissione - toh, ha dato della troia a qualcuno? dai? - e che la Minetti Nicole era una laureata con una grande professionalità (... ma l'avete sentita parlare???), poi per "ripulire" l'immagine da puttaniere del nostro amato ex presidente hanno deciso che la cosa migliore era buttare fuori a calci in culo la Minetti, simbolo delle poco chiare relazioni di certe deputate con Mr.B e la sua cumpa.

Voglio sperare che presto lo scenario cambi, ma per questo bisognerebbe che fossimo tutti d'accordo sui fondamentali. Cosa che dubito succederà tanto presto.

18 luglio 2012

Considerazioni sociologiche 2.0

L'inserimento dati è una noia mortale, ma NON se lavori in un'associazione sportiva, specie se i dati che stai inserendo sono quelli che riguardano potenziali soci reclutati in discoteca il sabato sera.
Anzitutto ho capito delle cose importanti di valenza sociologica non indifferente, nell'osservare che:
- quelli che scrivono di merda sono tutti truzzi
- i truzzi hanno TUTTI la mail su hotmail.it o live.it
- quelli che scrivono ordinatissimo sono TUTTI su gmail
- quelli che dimenticano se ci va o non ci va il puntino sono TUTTI su libero.

Poi ci sono i buontemponi:











Un piccolo genio di un'originalità disarmante.
Vado a finire il lavoro. Se trovo un vaffa.net vi faccio un fischio.


17 luglio 2012

Rompere la clessidra

Oggi mi è capitato di vedere una trasmissione che dire patetica è davvero poco. Una roba inguardabile (ma trashissima, per questo non ho cambiato canale), con la Stefanenko e un tizio pelato che cercavano di far tornare la voglia di vivere a una bella donna di cinquant'anni che il marito - grandissimo figlio di troia - ha mollato dopo vent'anni di matrimonio e una figlia, di punto in bianco, senza dare spiegazioni, per una che ha giusto vent'anni meno di lui e che ha conosciuto su internet.

Ora: non so se vi è chiaro il profilo di suddetto maschio.
Non è che ce ne siano tanti così idioti al mondo per fortuna, però qualcuno c'è, è evidente.
Poi 'sta signora, tale Nadia, da giovane dev'essere stata una figa pazzesca, perché a 50 anni è ancora molto bella. È svilente sentire dire a una donna così "mi sento vecchia e brutta", quando è chiaro a chiunque che è una frase non oggettiva, anche se il dolore dell'abbandono gliela fa indossare come un vestito.

Capita che l'amore finisca, capita che non riesca proprio a iniziare.
E capita anche che si passino quei momenti talmente "no" che ti facciano pensare "io così non ce la faccio", e che la vita sembri un incubo dove niente funziona come desidereresti, nemmeno il lavoro, che è sempre quella cosa che, quando c'è e funziona, ti salva quantomeno un terzo della giornata.

Però siamo fatti così: spietati tra di noi, ciascuno a perseguire il proprio egocentrismo, nel pretendere di essere amati e nell'ignorare chi non amiamo abbastanza. Non pensate che l'egoista sia sempre solo chi rifiuta. È per egoismo che ci intestardiamo nell'avere qualcuno: ci fa stare bene, per questo lo vogliamo.

Ho desiderato sparire, evaporare due volte nella mia vita, e per due uomini diversi. Entrambi non facevano per me. Eppure volevo sprofondare, dissolvermi, smettere di pensare e smettere di guardarmi allo specchio.
E invece guardarsi allo specchio è l'unica cosa da fare. Guardati allo specchio e dì a te stessa/o che sei bella/o, sei affascinante,  sei intrigante, a letto sei una bomba e sei anche in grado di dare tantissimo in termini affettivi, e di certo prima o poi qualcuno come te lo trovi. Magari non ora, magari ci vuole tempo, nel frattempo divertiti, cristo, vuoi dire che almeno una/o che ti faccia un po' sangue non la/o trovi?

Una donna che per privacy non chiamo per nome una volta mi ha detto: "quando mio marito mi ha lasciata e mia figlia è cresciuta, andavo a dormire e pensavo solo a come diavolo avrebbero fatto a fare uscire la mia bara da una porta così piccola, da un corridoio così stretto. E a cinquant'anni mi sono risposata, l'ultima cosa a cui mi va di pensare oggi è la mia bara!".

Cazzo, sì. È così che va. Non sapere quando fa sbarellare, lo so, ma è così che va, a meno che non ci si chiuda in casa come delle vittime sacrificali di un rituale andato male.

Che poi, basta cambiare incantesimo: anziché preparare un filtro per fare innamorare, bere un filtro per innamorarsi di sé stessi. E rompere la clessidra, per non contare i granelli di sabbia.

15 luglio 2012

Il panettone dello zio.

Il fratello di mia madre, il più piccolo, quando si è sposato s'è scelto una delle ragazze più belle di Genova. 
Infatti era calabrese. Forte di carattere, caparbia, mia zia è sempre stata un po' un generale, ma di quelli che tendevano al comando perché avevano tante, troppe responsabilità sul groppone. Due dei suoi tre fratelli soffrivano di anemia mediterranea. Il più piccolo, durante una trasfusione, negli anni '80, contrasse l'epatite C e morì giovanissimo per complicazioni che all'epoca non potevano essere curate a dovere. L'altra sorella malata era un cruccio per lei, ma si dava da fare, la seguiva in prima persona, e nel frattempo allevava mio cugino al 90% da sola, perché lo zio era in trasferta per lavoro quasi tutto l'anno. I pochi momenti che passavano insieme però, li ripagavano: erano una coppia solidissima, si amavano, si sono amati fino alla fine.
La forza della zia è venuta meno quando, all'età di 50 anni, si è ammalata di SLA, che è una malattia impietosa. Aveva passato tutta la vita a curare gli altri, prima i fratelli, poi i genitori; quando finalmente avrebbe potuto godersi marito in pensione e figlio indipendente, ecco la mazzata. È morta prima del tempo tre anni dopo, per una crisi respiratoria improvvisa. Tutti in famiglia pensiamo che forse - almeno - ha evitato di soffrire come un cane vedendo il proprio corpo smettere di funzionare un po' per volta.
Lo zio è sfiorito e si è chiuso nel silenzio. Ha cominciato a fare la massaia, dopo che la zia se n'è andata. 
Ha imparato a cucinare, e ha curato l'orto della casa in campagna ogni fine settimana meglio di un contadino.
Chiamava mia madre, sua sorella, almeno tre volte al giorno per chiederle come cuocere questo e come conservare quello. Ha cominciato a fare dolci; ha imparato a fare il panettone e ogni Natale ce ne porta sempre uno. Ne fa tantissimi, li regala a tutti. Va al cimitero a trovare sua moglie ogni domenica.
Proprio al cimitero, un giorno, ha conosciuto una signora che come lui è rimasta vedova troppo presto.
Affranti, si sono un po' scaricati a vicenda del peso di tanto dolore, e sono diventati amici. 
Col tempo, l'amicizia è lievitata come uno dei suoi panettoni: questo Natale ne ha fatto uno speciale, e glielo ha regalato. Oggi, che sono passati cinque anni, sono diventati una coppia.
Lo zio ha smesso di avere lo sguardo grigio, e finalmente sorride di nuovo. 
Ha sempre la foto della zia con sé.

Sono certa che siano le persone che abbiamo amato, a farci incontrare con le persone che ameremo, che amiamo, perché non sopportano di vederci tristi.

13 luglio 2012

Increspature

Il mio medico di base è ufficialmente un cretino.
Fermi tutti, non l'ho scelto io. Me lo sono ritrovato perché la doc che mi seguiva da quando ero ragazzina se n'è andata in pensione, e automaticamente il sostituto, cioè lui, il Cretino, ha preso il suo posto.
Non solo quando entri ti guarda come se non capisse da che parte è girato, che giorno è oggi, se sei umana o una razza alieno-sicula; non visita quasi mai (lo fa soltanto se glielo chiedi tu) e sbaglia SEMPRE tutte le richieste. Noduli alla tiroide? Niente paura, lui ti prescrive l'eco per noduli al seno. Ti fa male il braccio? Le radiografie te le fa all'avambraccio. Devi fare delle analisi particolari sulle allergie? Le prescrive giuste, ma a tua sorella. Direi che tra i primi vaffa autunnali ci sarà anche lui.

Fa caldo, tanto, troppo: ho voglia di vento. Non di mare, almeno, non di spiaggia: ci cuocio io in spiaggia. Non è il mio habitat. Sento più il bisogno di quei borghetti caratteristici, con il lastricato da percorrere in abiti leggeri, sfiorati dall'aria fresca e riparati dal sole forte, dove ci sono tanti negozietti di bijoux, librerie improvvisate, gastronomie con le specialità del posto. E quell'odore di pesce, di frittura ma buona, non di cinese per capirci, ma di ristorante sul mare, di scogli e di vegetazione. Solo in liguria c'è quell'odore così pieno, che nasconde tante storie diverse.

Mi dipingo le unghie di rosso, perché non so più com'è fatta la passione, ma so che è rossa.
Mando sms che non dicono niente, per dire "mi manchi".
Compilo liste di distribuzione controllando minuziosamente tutti gli indirizzi, perché non ne manchi nessuno all'appello, e a lato, in un quaderno, segno tutti i nominativi che non mi hanno lasciato un recapito.
Faccio il mio dovere, con piacere.
Leggo "Molto forte, incredibilmente vicino" di Safran Froer, e la sensazione è quella di mandare giù una granita alle mandorle: dolceamara, fredda, ma piacevole come nient'altro può essere sotto il sole di luglio. Ho bisogno di parole dense, di pensieri complessi. Ho bisogno di ritrovare me stessa nell'unico amore che non mi tradirà mai, la letteratura. Scrivo, e dipingo un quadro: ci sono anch'io, ma non mi si vede.

"Devi concentrarti su un pensiero positivo", mi ha detto la psicologa.
Lo faccio, ho risposto, e penso a un paio d'occhi, e a un sorriso che mi ha sempre calmata.
Conto le gocce, una ad una, cadere nel bicchiere, e sono gocce di speranza.

Mi addormento sfinita: è pace, e finalmente la scorgo da lontano.




8 luglio 2012

Quelle come me (Alda Merini)


Quelle come me regalano sogni,
anche a costo di rimanerne prive
Quelle come me donano l’Anima,
perché un’anima da sola è come
una goccia d’acqua nel deserto
Quelle come me tendono la mano
ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio
di cadere a loro volta
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro
Quelle come me cercano un senso all’esistere e,
quando lo trovano, tentano d’insegnarlo
a chi sta solo sopravvivendo
Quelle come me quando amano, amano per sempre
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono
inermi nelle mani della vita
Quelle come me inseguono un sogno
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero
Quelle come me girano il mondo
alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime
Quelle come me sono quelle cui tu riesci
sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare,
senza chiederti nulla
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che,
in cambio, non riceveranno altro che briciole
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza
Quelle come me passano innosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto.


(A. Merini)

50 sfumature di marrone (recensione à la càzz) SPOILER

Ok. Ho appena finito il tanto osannato "50 sfumature di grigio". Ho alcune considerazioni da fare su questa pubblicazione, ma sono del tutto personali e per nulla professionali, più che di recensire il libro dopo averlo letto mi viene voglia di prendere per il culo l'autrice.

Prima di tutto, vorrei scusarmi con Zafòn: "L'ombra del vento" era un altro enorme successone "da passa parola" e io non sono nemmeno arrivata in fondo, nonostante fosse scritto molto meglio e la storia avesse un solido nerbo che questa non ha, fatta eccezione - ma forse, eh - nei frustini sadomaso di Christian Gray.

Questo libro è un ECG: inizia basso, tocca il picco, termina di nuovo basso. È interessante solo a partire da metà ma è come la mozzarella dello spot, "finisce subito".
LEI, ANASTASIA STEELE: amebica a dire poco, 'na sciacquetta, verginella e abbastanza irritante, non le si può fare un regalo che subito si dà della zoccola per avere accettato; lui le regala, nell'ordine: un macbook, un blackberry, un'Audi, svariati voli in prima classe, un armadio pieno di vestiti. Lei reagisce ogni volta dicendo che si sente pagata per il sesso che fa con lui, che è un multimiliardario e ogni volta che fa un regalo simile è come se le avesse comprato delle noccioline per il cinema, ricordiamolo. Ma ha un passato da povero. EH. Passa il tempo a mordersi il labbro, e a farsi dire da lui di non mordersi il labbro perché è eccitante: lo fa a cena, in camera, nella sala dei "giochini", mentre beve il cosmopolitan, nella doccia, mentre litigano, e con pazienza da frate francescano LUI, CHRISTIAN GRAY, l'uomo Denim After Shave per eccellenza, Colui Che Non Deve Chiedere Mai, invece di fracassarle gli zigomi sullo spigolo del tavolo (cosa che avevo voglia di fare io, però), si limita a dirle "non morderti il labbro". Pena? "Ti sculaccerò".
Ecco, se vi aspettavate vergini di ferro, sferzate, sospensioni, agopuntura, bondage pesante, sappiate che non c'è NIENTE di tutto questo. CHRISTIAN GRAY può passare per CHRISTIAN DIOR ma non certo per un dominatore... niente feticismi particolari, eccetto, se proprio vogliamo, qualche pacca sul dietro e qualche ordine qua e là. STOP. Il resto è un film di Walt Disney. Poi lei viene SEMPRE e sempre prima di lui. Al limite della fantascienza, qui io scomoderei anche Asimov.

Ammetto: la trama, a un certo punto, si fa interessante. Sembra che ci sia della tensione che debba culminare in qualche cosa, e viene voglia di continuare la lettura. Poche pagine, rispetto all'immensa quantità di superfluo che investe l'intero elaborato. E alla fine non succede niente.

Anastasia e Christian sono due caratteri senza carattere: lei forzatamente verginale in certi momenti, forzatamente porca in altri; lui fintamente prepotente, si rivela essere un enorme bluff.

Alla fine della fiera, mi sono divertita a contare le cose che anche io, che non sono mai stata né una "sottomessa" né una "dominatrice" ho sperimentato, ed è stato tutto un "ce l'ho, ce l'ho..." con sporadici "mi manca". E ribadisco, è solo sesso, punto, niente che nessuno di noi non abbia provato per divertirsi tra le lenzuola. E se ve lo dico io, che non sono una che si appende al soffitto per lanciarsi sull'amante...

Se proprio volete leggerlo 'sto libro, fatevelo prestare, và.

4 luglio 2012

Qualcuno ci osserva.



Questo libro è scritto male, è ripetitivo, stilisticamente infantile.
Ma dio, dio se ti ho pensato, mio personale Christian Grey: sembra che ci abbia spiati qualcuno, frustini e corde a parte (però io la cintura dell'accappatoio me la ricordo bene, caromio).

1 luglio 2012

Il caso Chico Forti

Parlo diffusamente del caso di Chico Forti, nostro connazionale condannato ingiustamente all'ergastolo a Miami, QUI.

Ho messo le punte.

...e così finisce anche quest'altro anno, il quinto come segretaria dell'associazione sportiva.

Da piccola, come tutte le bimbe, volevo fare la ballerina. Ero talmente carica che ballavo persino sulle sigle di "buongiorno Raffaella", un programma mitico condotto dalla Carrà (si vedeva già che ero portata a diventare un'icona gay). Mia madre, esasperata dai miei balletti improbabili, mi portò a scuola da Angela Galli nell'85, per dare una forma a tutto il caotico mondo danzereccio che mi ero creata in testa.

Peccato fossi portata zero. Le bambine (cattivissime!) mi prendevano in giro perché avevo la coordinazione di una tarantolata, e ci pativo tantissimo. Avrei voluto diventare brava, ma la tecnica non faceva per me: andavo a tempo se dovevo seguire il ritmo, però non riuscivo a imparare i passi e a introiettare la disciplina necessaria alla danza classica.

Così, dopo un po', mollai e andai a lezione di pianoforte.
Con il pianoforte, ancora oggi, ho un rapporto fisico, alla Tori Amos: lo amo, lo sento, è parte di me.
Tutto sommato feci bene a cambiare.

Però la danza mi è rimasta nel cuore e i balletti a teatro sono sempre andata a vederli con piacere. Ai parchi di Nervi, a Genova, per un po' si è tenuta una rassegna annuale e non credo di averne mai saltata una.

Finché non sono finita, per un colpo di fortuna, a collaborare con Spaziodanza.

Conoscevo l'associazione ma non avevo idea di quanto fosse seria, né di quanta passione ci mettessero, collaboratori e istruttori, nell'insegnamento della danza. Non lo dico perché ci lavoro, ma perché è vero: c'è passione, c'è amore, ci si aiuta, siamo uniti. Siamo una specie di famiglia, i ragazzi ci vogliono bene e le persone a fine anno ci dicono che è triste, d'estate, dirsi "ci vediamo a settembre". I nostri saggi sono spettacoli veri e propri, e dopo torniamo a casa tutti sfiniti ma con le lacrime agli occhi per la soddisfazione.

Ho trovato una casa, un ambiente in cui rispettano il mio contributo, e io cerco di rispettare il loro.
Oggi come nel 2007, anche di più: la danza è diventata la mia vita. Mi salva dai momenti neri. Mi distrae dalla paura del futuro. Mi circonda di persone a cui voglio bene.

Non per fare pubblicità, ma anche sì, dài, ce la meritiamo: io non andrei in nessun altro posto. Noi siamo davvero "noi", e non individui separati, che pensano ciascuno al suo.

Non so quanti possano dirsi così fortunati, anche quando le cose vanno male perché la crisi non risparmia nessuno.

E mi sento come se le avessi messe, alla fine, le punte.
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