20 maggio 2012

Il letto si muove, mi sveglio all'improvviso, ci metto un po' a capire che è il terremoto. Mi batte il cuore all'impazzata, ho paura, arriva una scossa di assestamento. Tutto sembra tornare silenzioso, allora prendo il telefono, e sono tutti lì: amici da Milano, da Pisa, da Lecco, siamo tutti lì, in rete, a rassicurarci a vicenda che stiamo bene, ma qualcosa non va, qualcuno manca all'appello, dove sarà stato l'epicentro, e scopro che è a Modena, e io a Bologna ho una cara amica, le scrivo in piena notte: sta bene, lei e le coinquiline sono scese in strada per lo spavento, ma stanno bene.

E allora il mio pensiero, sollevato nel sapere che i miei amici non avevano subìto danni, è corso senza controllo alla città de L'Aquila, a quel terribile 6 aprile 2009, ad Anna Colasacco, alla sua disperata ricerca di un computer nei giorni successivi, perché potesse aggiornarci sullo stato d'emergenza, per poter dire a tutti che stava bene ma aveva perso tutto, in un battito di ciglia, quella notte.

È stato un altro brusco risveglio, sarà un'altra terribile giornata di lutto.


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