1 febbraio 2012

Spleen-der

La parola blog mi ha sempre ricordato (abbastanza stupidamente) il titolo di un film, "Blob", sottotitolo "il fluido che uccide", dove una massa gelatinosa aliena inglobava tutto ciò che incontrava, cose, animali e persone comprese. Si capisce com'è che Enrico Ghezzi abbia deciso di intitolare la sua trasmissione nello stesso modo. Però - tutto sommato - questa idea di cosone gelatinoso enorme che ingoia tutto quel che gli capita a tiro ci sta bene anche per il blog: in fondo, è iniziato tutto tra pochi eletti, per curiosità, per gioco, a volte per necessità di trovare un posto in cui potersi sfogare in forma anonima e ricevere qualche consiglio disinteressato, qualche pacca sulla spalla, seppure virtuale. Ora i blogger non si contano.
Così cominciai anche io a scrivere su un blog, e scelsi un titolo cupo, uno sfondo nero, pensieri scuri scuri come la notte, e un sacco pieno di paranoie e di rancore, e di rimorsi e incoerenze. E parole forse poco incisive, uno stile diverso, molto diverso da quello che ho acquisito con il tempo, scrivendo fino a consumarmi i polpastrelli. E piano piano questo luogo segreto, che qualche volta veniva trovato e spesso proprio dalle persone a cui volevo nasconderlo, diventava sempre più intimo, sempre più denso, una seconda casa necessaria, uno scampolo di normalità in un periodo che di normale non aveva nulla, neppure il dolore. Ho riempito quelle pagine elettroniche di nero per liberarmene e lasciarlo uscire, perché tenerselo dentro pesava davvero troppo. Fino al momento in cui, parola dopo parola, lettera dopo lettera, il mio cielo notturno si è schiarito, e ho visto un'alba che mi ha restituito un po' della vita e della speranza che temevo di non sentire mai più come un tempo, quando le cose erano semplici e ogni giorno nuovo qualcosa che mi spettava di diritto.
Solo allora, rinnovata e maturata, ho abbandonato quel luogo scuro, e sono arrivata qui, lasciando di tutto quel nero solo l'inchiostro, perché si incidesse vivo sulla pagina, finalmente, bianca.

Era il febbraio del 2004, quando ho scritto la prima parola su Splinder.

Mi piace pensare che anche tutti coloro che mi hanno accompagnata in quel viaggio, su quella piattaforma che oggi muore, abbiano avuto ognuno la propria alba da ammirare.

1 commento:

  1. se non fossimo cosi' tanti ad essere ex di splinder si portebbe fondare un club. diventerebbe un partito di maggioranza

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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