27 gennaio 2012

Apriamo i cancelli.

Oggi è la Giornata della Memoria.

Mi esprimo a questo proposito qui.

22 gennaio 2012

Così forte, così tanto, senza condizioni.

Ci sono giorni in cui corro da una parte all'altra, mi perdo nei rumori della città, di questa città che dico di non amare ma che respiro a pieni polmoni, rischiando anche di soffocare per lo smog. Non mi arresto se non per cambiare direzione, per pensare a quale nuova strada imboccare, per dirigere in fretta la mia attenzione verso una nuova mèta, per non distrarre il mio percorso e non dimenticare nulla delle cose da fare, che regolano i miei movimenti, i miei ritmi, il mio battito cardiaco che anche di notte non mi fa dormire, e suona il rock senza il mio permesso, impedendomi il riposo. Ed è di notte, finalmente, che mi arresto, o quando guardo il cielo, la notte, tornando a casa a piedi, sfidando il freddo (e perdendo clamorosamente, infatti mi sono giocata un altro weekend). E quando mi arresto rifletto, e sento tutto d'un colpo le mie mancanze, i miei fallimenti, le mie incapacità, le mie banalità. E mi sento niente, mi sento inadeguata e senza un senso, e improvvisamente tutte le direzioni sono buone perché ho perso la rotta, e non so più se devo attraversare, tornare indietro, cambiare strada. E quando, di notte, accade che penso che non sono niente, che ho azzerato completamente persino il dolore, e che non ho un appiglio vero, ma solo tante puntine da disegno che si possono staccare da un momento all'altro, mentre sono in balìa di queste onde, tu mi scrivi che ti senti niente. E io capisco bene quanto ci somigliamo pur essendo diversi, e so bene che sono le voragini che abbiamo dentro che ci fanno sentire così, vuoti, involucri, ma non capisco veramente cosa te lo faccia credere, perché tu hai così tanti colori, e così tante meravigliose incoerenze e coerenze, sei come un disegno che lascia senza fiato, che a ogni sguardo regala nuove angolazioni, e allora penso che no, non è giusto che una persona così bella stia così male, e non trovi pace.
Perché non è vero, credimi, che non sei niente, io lo so: non si può amare così tanto il niente, non si può, così forte, così tanto, senza condizioni.

15 gennaio 2012

Telempatia

Perché, mi domando, ascolto musica che so che poi mi fa pensare?

Da te ci vengo quando voglio scappare. Sei un rifugio, perché mi vuoi bene ma non hai mai preteso nulla da me. E mi ricordo che, strada facendo, quella volta lì pensavo che non ne potevo proprio più. Perché mi pesa il controllo, e non sempre sono capace a evitarlo. E tu stavi peggio di me: "la casa ha i rubinetti da cambiare" - e ce li aveva davvero, e io l'ho capito subito, e ti ho visto stare proprio male, ma tanto, e mi dispiaceva perché stavolta mi sembravi felice, mi sembravi "a posto". Sarà che sono donna, sarà che l'ho fatto anch'io di aspettare prima di prendere una decisione, ma il silenzio all'altro capo del telefono non è mai per caso.
Così, quella volta, è stata un po' la mia fuga, ma anche un po' la tua: che avessi paura, te lo leggevo in faccia.
Io poi, che ti voglio così bene che mi faccio da parte, non senza dolore, ancora oggi mi rattristo a pensarti così senza difese.

Però senti, la prossima, viste le recenti new entries, meno figadilegno e più com'era lei, grazie.

5 gennaio 2012

Genii monomarca

Quando al mondo conterà più la versatilità che l'eccezionalità, forse io avrò la chance di combinare qualcosa.
Non lo dico con autocommiserazione; vado, anzi, piuttosto fiera di sapermi arrangiare, secondo me è una dote, anche se non riesco a sfruttarla per combinarci qualcosa. Tuttavia, ritengo che quest'epoca prediliga il "genio monomarca", ossia l'individuo Titano che eccelle insuperato in un campo, e ne succhia il midollo sino in fondo.
Saper fare un poco di tutto è un po' come autodefinirsi mediocri, termine che - etimologicamente - sarebbe anche pertinente, se non avesse assunto un'accezione soprattutto negativa.
Quando ero piccolina tutto il mio eclettismo (Carla Bruni di questa parola direbbe "ah! Che volgarità!") tornava spesso a mio favore: disegnavo abbastanza bene, scrivevo abbastanza bene, cantavo abbastanza bene, suonavo abbastanza bene, parlavo, scrivevo e capivo l'inglese abbastanza bene, ballavo persino abbastanza bene. Ero apprezzata, una bambina che sapeva fare tante cose. Poi, crescendo, ho compreso che "abbastanza" non è abbastanza, scusate la tautologia. Forse ho imparato a scrivere meglio, tuttavia a volte mi perdo in madornali ingenuità. Il che rappresenta un limite. Canto, ma non riesco a raggiungere note troppo alte, ergo non posso fare la cantante; disegno e mi interesso di moda, ma non ho una spiccata attitudine per la materia, ergo non posso parlarne troppo. Parlo inglese, lo scrivo correttamente, ma me la cavo, e invidio chi è più fluent di me. Suono il pianoforte; ma non so leggere più lo spartito, il che mi impedisce di sentirmi completa.
E voi direte: "ma basterebbe intensificare un po' lo studio di qualsiasi materia! Stupida!". E qui viene fuori la vera responsabile della mia mediocrità: LA NOIA. Mi stanco velocemente di tutto, prendo, abbandono, prendo, abbandono, non mi fermo mai nello stesso punto troppo a lungo, ho bisogno di scorrere, e scorrere spesso significa anche scivolare sopra le cose, senza penetrarle davvero, solo sfiorandole e lasciandosele alle spalle.

Così, cresco solo a metà. E guardo il mio supermarket di capabilities, dove i genii monomarca non metterebbero mai piede se non per curiosare un po', trovare qualcosa che li attrae e renderlo sfacciatamente unico.


Opulenza

Sono quindici (QUINDICI) giorni che ceno-pranzo e basta. Se togliamo la giornata di martedì (che ho passato bevendo a garganella gaviscon). Domani pranzo dalla mia zia preferita, e domenica invitati altri zii (quindi, cibo).
Ieri sera all'apericena dalla mia collega abbiamo tentato di assaggiare, ma Anna è come mia madre, se siamo in due fa da mangiare per sei, se siamo in sei per dodici e ieri eravamo in otto. Tutto ottimo, ma - indovinate? - sono di nuovo attaccata alla bottiglia del gaviscon.
Ho dovuto declinare un pranzo e sospirare di sollievo perché ne è saltato un altro.

Quando lunedì torno a lavorare, passerò dal portoncino principale? Si accettano scommesse e suggerimenti per perdere peso. E anche programmi di adozione a distanza: mi sento un verme a dire che non ne posso più di cibo e pensare che ci sono bambini che muoiono di fame.

1 gennaio 2012

Cominciamo bene (?)

A mezzanotte avevo il bicchiere pieno, la fonduta al cioccolato, il telefono che ha squillato e voci che volevo sentire dall'altro capo.
Quando sono tornata a casa ho pagato 20€ di taxi, e sul sedile ho trovato 20€ (incredibile pareggio!).
Una volta nel lettino, alla tv mi sono guardata "Fire walk with me" di David Lynch.

... 'Sto 2012 si sta impegnando molto per smentire Giacobbo.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...