30 dicembre 2012

Oops, I did it again.

Io mi esprimo a parole. Fiumi di parole. Sono logorroica. Amo guardare lo schermo bianco che si riempie e amo sentire il ticchettio ritmico dei tasti del computer, così come amavo (forse con più passione ancora, perché si potevano toccare quelle lettere, fisicamente) la mia Olivetti Lettera 35.

Ultimamente però sento una sete diversa, e trovo che solo le immagini riescano ad appagarla. Sto sviluppando un bisogno visuale, uno sfogo di pupille.

Così l'ho fatto: ho aperto un altro tumbler, solo di immagini. Niente testi, se non brevissimi, a corredo delle foto; e solo foto che impattano molto su di me, nessuna ricerca, solo impulso.

Ho iniziato solo oggi, ma sono soddisfatta.

Se volete, fate un giro nel mondo folle di un'Alice molto particolare, tanto particolare da non essere più Alice.


28 dicembre 2012

Interludio

René Magritte - The False Mirror

Di fonti che dissetano in poesia,
restano tristi e solitari atomi 
ancora posso anelare
a quella nuvola troppo alta
che non riesco più a vedere
perché ciò che non approda al cuore
per colpa d'un impaccio
è interdetto alla pupilla
resta sospeso
in costante attesa
di tornar sembianza.


©Erika Muscarella - Wordshelter


26 dicembre 2012

Ed essa ancora Langue, senza Parole.

(questa arriva a pochi)

8 dicembre 2012

Jingle Balls

Alla fine ho capitolato: anch'io mi sono omologata, ho smesso di schifarmi e ho fatto... ho fatto... oddio non riesco nemmeno a dirlo... inspira, espira: ho fatto L'ALBERO DI NATALE.

[rumore di tuoni]

Carletto
Vi presento Carletto. L'ho fatto io, e questo già è un mezzo miracolo (o una mezza tragedia, dipende dai punti di vista; il primo è quello di mia madre). Ha preso il posto di Spelacchiotto (nella foto più sotto), che era dal 1986 che svolgeva il suo compito di alberello natalizio. Purtroppo dopo ben 26 anni di onorata carriera ho dovuto mandarlo in pensione: come si evince dall'immagine dell'anno scorso, ormai di rami ce n'erano rimasti ben pochi.

Spelacchiotto
Anche Carletto però mi ha fatto penare: anzitutto non parla italiano ma cinese, e quindi capirsi non è stato facile. Poi è totalmente sintetico: no, non di plastica, di una sostanza solida non bene identificata ma certamente non naturale, che potremmo chiamare per convenzione e semplificazione "robaccia". La robaccia, oltre a puzzare, prende anche fuoco molto facilmente, e di certo le mie luccioline fuffose (anch'esse con una notevole carriera) non avrei potuto piazzargliele addosso senza prima dotarmi di estintore.

Ho quindi interpellato il marito vigile del fuoco della mia amica Ilaria per essere sicura di quel che dovevo fare. Ho staccato un rametto a Carletto e l'ho dato a lei, ché lo portasse al consorte.

Segue il fedele scambio di sms:
"Marco chiede che lucine hai"
"cinesi"
"ha detto che magari è meglio SE NON CE LE METTIIII"
"quindi vado a fuoco?"
"be'"
"sicuri?"
"dice che dovresti cercare QUANTOMENO LE LUCI a norma..."
"capito, vado a comprare l'estintore!"

Alla fine ho pensato di chiedere al mio rivenditore di fiducia Paolo un consiglio, e mi ha piazzato in mano un pacco di luci al led, che non si scaldano. I colori sono freddi (ci sono solo rosa, bianche o blu) e a me piacciono quelli che fanno Natale, il giallo, il rosso, il verde... ma mi accontenterò, se questo impedirà alla mia casa (e alla sottoscritta) di prendere fuoco.

Lunedì toccherà ad Alberico (foto), l'alberello dell'associazione sportiva dove lavoro. Insomma, avrei fatto prima a fare il boscaiolo io, con tutti 'sti alberi.

Alberico

E tant'è, m'è presa la frenesia dell'atmosfera natalizia, delle lucine ovunque e degli addobbi per casa, per la quale, lo so, riceverò biasimi da tutti coloro che confidavano che l'apocalisse non sarebbe infine giunta, ma che sono costretti ad ammettere che - se io divento affettuosa con i bambini e mi metto pure a fare alberi di natale - E PURE BENE - be', qualcosa sta davvero cambiando nell'aria, e non può che essere un vento di sventura.

Buone Feste, sempre che il 21 non finisca il mondo.




1 dicembre 2012

Faraway

©Claudia Toloni - "L'absence"

Sei lontano.
Non più geograficamente, ma nel cuore.
Sei lontano come una polaroid di vent'anni fa, trovata per caso in una vecchia e polverosa scatola chiusa.

Sei lontano, sbiadito, scolorito: non sei tu.
Eppure ti vedo ancora, se chiudo gli occhi, a tinte vive, ma è un attimo; in fondo hai deciso tu di scolorire.

Chiudo la scatola, soffio via la polvere, e la ripongo nell'armadio, chiusa a chiave.
Al sicuro: ma lontana.


Già, peccato.


Sono sempre di fretta. Mi sembra di dover recuperare tutto il tempo che ho perso fin'ora. Fisicamente sono pesante, stanca;  il mio cervello invece è finalmente di nuovo stimolato a dovere, non gli par vero. Credevo di avere perso elasticità; ho scoperto che ero atrofizzata solo perché quel che facevo mi permetteva di sopravvivere, ma non di vivere.

Peccato debba finire sempre troppo presto.

25 novembre 2012

Non ci sono porte aperte.

Ho voglia di un libro denso, di quelli che ti restano appiccicati addosso, di quelli che ogni volta che interrompi la lettura ti sembra di vedere i personaggi per casa, di sentire ancora addosso le loro sensazioni, di quelli che ti fanno stare così male che ti senti davvero bene.

Ho voglia di emozioni, in questo momento di entusiasmo, perché essere felici per qualcosa e non poterlo condividere con nessuno è come guardarlo senza gustarlo davvero, come averci davanti una torta al cioccolato e percepirne l'odore, e non poterci affondare i denti.

Ho voglia di uscire da questo torpore, che è stanchezza vera, sì, ma è anche resa; che mi ha tolto la speranza e regalato una pace che è rassegnazione. Perché non ci credo più, e mi sto preparando a un futuro a mia dimensione; mia, perché non vedo nessuno con me.

Non sono triste, no davvero: sto facendo tante cose per me.
Però c'è sempre quel buco in mezzo al petto, che fa passare il freddo anche se sono avvolta nel piumone, anche se ho il maglione di lana, anche se - mentre ascolto il ticchettio dei tasti - la stufa emette un tepore confortante.
C'è sempre freddo, e fa ridere, perché non ci sono più porte aperte.


22 novembre 2012

Sad, but true.




A parte che la mora cornuta è una figa fotonica (cit.) e che la riccia biondiccia mi sta sulle palle, se capitasse a me di fuggire perché ho trovato il mio tipo che si tromba un'altra (mmm...ho un mezzo dejà vù) gli darei fuoco io, e al massimo - mentre sono lì che singhiozzo disperata sullo scalino di un portone - cercherebbe di rimorchiarmi un marocchino.

Praticamente uguale.



17 novembre 2012

Nuovo post su "Le maglie della rete" di Encrenoire

Oggi vi propongo un regalo di Natale originale e altruistico: GLI SPACCHETTATI.

Cosa sono? Leggetelo sulla mia "rubrica" settimanale cliccando sul link qui sotto!



14 novembre 2012

Il nuovo nome dell'Imperatrice

Oggi una delle bimbe che frequentano i nostri corsi di danza è venuta in segreteria lamentandosi di essere annoiata perché arrivata troppo presto rispetto all'orario di inizio lezione; le ho consigliato di leggere un libro per passare il tempo, ma la cosa ha suscitato in lei un riflesso di disgusto che mi ha molto sorpresa.
"Ma come!" faccio io, "leggere è bellissimo, puoi vivere tante vite diverse dalla tua! Non dirmi che fai parte di quel gruppo di bambini che si perdono il piacere di un'avventura perché troppo pigri!".
L'espressione schifata si è subito trasformata in un rossore al viso, e mi ha risposto che no, lei legge (alché mi sono rinfrancata anch'io), però la sera, e spesso il sonno ha il sopravvento: è difficile finire una storia quando si è molto stanchi.
A parte il fatto che a dieci anni trovo abbastanza strano che la voglia di dormire possa battere quella curiosità nei confronti di qualunque cosa nuova che si ha quando si è bambini, al massimo posso addormentarmi io per la stanchezza, ma sono vecchia e la mia giornata è piuttosto pesante. Non convinta, quindi, della giustificazione addotta, ho pensato di invogliarla con un classicone dei miei tempi, un libro davvero indimenticabile, prezioso, di quelli che ti restano nel cuore anche una volta diventato adulto.

La mia edizione de "La Storia Infinita" di Michael Ende è quella originale, rilegata in stoffa rosso rubino, con l'Auryn impresso sulla copertina e il testo in doppio inchiostro: rosso per raccontare Bastian, verde per raccontare Atreyu.
Ho amato quel libro, l'ho consumato prima con gli occhi in libreria, poi con le mani a furia di girarlo e rigirarlo, aprirlo, sfogliarlo, spogliarlo, segnarlo; poi di nuovo con gli occhi, durante la lettura, senza mai perdere la speranza che da una pagina all'altra potesse parlare a me, come stava facendo con Bastian, e via dicendo in un crescendo di immagini concatenate raffiguranti altri bambini che a loro volta leggevano di sé attraverso di me.

Spesso la magia travalica le pagine ed è capace di inondare la vita, la colora di una vernice che non si può spiegare con le parole, ma che è fatta della stessa materia di cui sono fatti i granelli di sabbia con i quali è stata ricostruita Fantàsia.

A ventitré anni ho ricomprato quel libro nella stessa edizione, usato ma in perfette condizioni, con l'Auryn e la rilegatura in stoffa, per regalarlo a una persona che porto nel cuore, che a sua volta porta nel suo cuore sia me che tutti i personaggi della storia; attraverso di essa, ha potuto vivere un po' della mia vita, e io della sua. E la magia è di nuovo esondata ed è giunta anche qui, tra queste pagine elettroniche, perché ora io vi sto raccontando di Atreyu e di Bastian,  ma anche di lui, che leggerà questo post e sorriderà, perché sa che è vero, che ho ragione e che la Storia Infinita è tale e lo rimarrà finché ci saranno persone come noi che la vivranno, che ne parleranno ad altri e racconteranno di sé stessi e del libro, e che alla fine daranno un nuovo nome all' Infanta Imperatrice.


11 novembre 2012

Grande Giove!

Ora che ho finalmente terminato di scrivere, posso scrivere un po'.
Anche perché domani dovrò scrivere e non avrò tempo per scrivere. 


Vabbè, si diceva? 
Sono reduce da un fine settimana da incubo, con vomito, nausea, e i bambini della Clerici.
Quelli poi continuano a tornarmi in mente e a devastarmi lo stomaco, per cui non ho ancora finito di star male, è un circolo vizioso.
Mi piacerebbe molto leggere in pace un libro, ma se inizio la prima riga, alla terza già dormo meglio di Ripley ibernata in Alien Scontro Finale. A cosa debba questa narcolessia, lo ignoro; forse all'età. Dicono che il decadimento fisico cominci già dopo i venti, e io li ho superati da un po'. AH, tornassi indietro! Dov'è Marty McFly quando serve???

Dimenticavo: ha il Parkinson.





5 novembre 2012

3,2,1, VIA!

E quindi, ci siamo!
Il mio stage in pubblicità inizierà lunedì prossimo, fino a Natale.
Emozione tanta, voglia ancora di più. Spero sia un'opportunità per qualcosa di meglio. Mai smettere di sperare! Alla faccia di persone, come la mia ex relatrice, che mi dicevano con aria di disapprovazione "eh, ma lei è sempre entusiasta di tutto...!". Sì, lo sono, vivaddio! Mi spiace moltissimo per le persone che hanno così poco rispetto per la vita e per la fortuna da prenderla come se gli fosse dovuta. Attenzione: quel che avete potrebbe evaporare in un attimo. Conviene assaporare, condividere, e soprattutto entrarci dentro tuffandosi. Altrimenti, non s'è vissuto.

Caro Gesù, se lavoro abbastanza, mi regali Banderas?

3 novembre 2012

Non c'è nessuna trama

Beate loro: pare abbiano capito tutto.
Spesso, quando con le amiche ci si racconta le ultime novità, penso che noi ragazze siamo per natura portate a creare trame. Che non sono "seghe mentali", quelle meritano un capitolo a parte. Intendo proprio sceneggiature intere, plot  come quelle di Librogame, i libri con la scelta multipla che andavano di moda una volta, per cui se uno dei personaggi fa pensare di essere in una certa maniera, avrà solo un modo A o B di agire o scegliere. E invece - eppure dovremmo averlo imparato eh, - c'è anche il modo C, D, E, F, e pure XYZ (e qui ci andrebbe un "magari" che capirebbero però solo pochi colti mangaka). Il che, il più delle volte, ci destabilizza. Cioè: non capiamo. Non capire è peggio che rimanere delusi, perché ti flippa in un limbo per cui non sai più che mossa fare, come in una partita a scacchi in cui ti sei perso lo schema dell'avversario. Alla fine, dopo tante parole, e tanti "se" e altrettanti "eppure", credo che la soluzione per uscire da questo labirinto mentale sia accettare che non ci sia alcuna trama, alcun "perché", alcuna direzione. L'essere umano a volte si comporta come capita. Come gli viene. Non sempre ci sono motivazioni e, purtroppo, per alcuni si vede. Non è detto che se una persona va dal punto A al punto B sia per raggiungere chi è fermo al punto B o per allontanarsi dal punto A.

Magari, gli andava solo di fare una passeggiata.
Oppure gli scappava la pipì.


2 novembre 2012

Eat a Cupcake

Questa smania di cambiare, mettere in ordine, "ripulire" tutto, armadi, cassetti, scrivanie, e anche l'immagine, come vedete ha colpito anche il mio blog. Via il retrò, siamo negli anni dieci - per citare l'amica Spora, che per me ultimamente è stata fonte diretta di ispirazione, umana soprattutto, che è cosa rara e preziosa - bisogna stare al passo, seguire il progresso, sostenerlo, cercarlo, volgere lo sguardo al futuro.

Non sono mai stata capace di camminare senza voltarmi, e forse questo mi ha impedito di crescere; eppure adesso mi sento così diversa, così nuova. Non ho poi fatto molto per cambiare le cose, è bastato smettere di cercare di mantenerle così come sono.

È poco, questo salto in avanti, ma è qualcosa in più. Qualcosa di meglio, che sta davanti a me per una volta, e non dietro.


27 ottobre 2012

Panta Rei

Questa settimana la mia ossessione è l'ordine.

In segreteria non sembra nemmeno ci sia io: tutto è perfettamente incasellato al suo posto, i documenti archiviati sono stati spostati nell'armadio nuovo al piano ammezzato per lasciare posto a quelli nuovi e agli appelli delle lezioni con i divisori che io chiamo "eterni" (in quanto non è più necessario scriverci sopra per capire a che attività corrispondono, hanno le frecce sulle etichette in copertina... un traguardo!), gli appuntamenti per il medico sociale in una cartelletta, le iscrizioni alle gare in un'altra, e gli ordini di body e scarpine da ballo in un'altra ancora; ho comprato due pinze per documenti colorate, e le ho appese alla parete del bancone con le tessere d'iscrizione, gli appuntamenti e le ricevute, per non doverle cercare nei cassetti e sulla scrivania. Ho comprato un portapenne nuovo per avere a portata di mano i post-it, i foglietti e le graffette, che ho sostituito con quelle colorate.
Lunedì porterò un nuovo monitor, il mio, orfano di un vecchio tower pc, e sostituirò quello vecchio che continua a spegnersi.

A casa, stamane, ho svuotato i cassetti, buttato un sacco di cose, riordinato i documenti, spolverato gli scaffali.

Mi libero ogni giorno di più del passato, lo sento come un fastidio; ho bisogno di fare ordine, di avere tutto a portata di mano, schematizzato, predefinito, pronto, nuovo. Non voglio caos, non voglio buio: cerco di prepararmi a un sole che sento vicino e che ho atteso una vita.

E penso, è vero: l'acqua del fiume adesso è un'altra, quella passata nemmeno ricordo più quant'era fredda.


21 ottobre 2012

Galaxy Express

Sono in fibrillazione: è da maggio che Paolo Fox mi annuncia grandi novità nella mia vita, e stranamente ci sta prendendo.

Mi è capitata l'occasione di uno stage in una grande agenzia pubblicitaria che conosco, seguo e stimo; ho quasi 35 anni, e uno stage non è esattamente quel che vado cercando, ma questo per me è il treno sul quale non salii a 18 anni, quando volevo iscrivermi all'Accademia di Comunicazione di Milano ma non avevo abbastanza denaro (costava, all'epoca, circa 10.000.000 l'anno. Una fucilata), per cui prima provai ad andare a Siena e a Torino per "saggiare" due delle tre città che ospitavano la nuova facoltà di Scienze della Comunicazione (la terza era Bologna, ma a numero chiuso e i test d'ingresso erano già finiti quando mi sono decisa), poi scelsi di cambiare indirizzo. Ero così abituata a studiare - pranzare - studiare - cenare - studiare, che quest'impresa - che necessitava del coraggio e dell'improvvisazione che avrei acquisito più tardi - mi sembrava titanica rispetto alle mie possibilità e alla mia timidezza.

Così ripiegai su Lingue e Letterature Straniere. E all'università di Genova, Lingue è più Letterature. Anzi, direi che è solo Letterature. Il che mi poteva andare bene a livello culturale, ma non è quello che mi aspettavo.

Così, piano piano, l'interesse è svanito, e la malinconia verso il mondo dell'advertising, del copywriting, del giornalismo (questo in primis; ma si è esteso a tutto ciò che riguarda la stesura di testi) mi coglieva come la depressione di non avere mai combinato un accidente a furia di sbagliare bersaglio: con regolarità quasi intestinale.

Avevo perso il mio treno: pensavo che non sarebbe mai più passato da queste parti.

E invece ultimamente, eccolo di nuovo.
Ho molta, moltissima paura di perderlo nuovamente: sino a quando non ci sarò saltata sopra, credo che non dormirò molto; ma se quest'ansia è il prezzo da pagare per entrarci, insieme all'impegno, al lavoro duro, al sudore, tutto il resto non importa: non bisogna smettere mai di credere in un sogno, perché potrebbe sempre presentarsi l'occasione (anche una sola, anche lontana, ma un'OCCASIONE) di avverarlo, anche dopo tanto tempo.

Incrocio le dita e inspiro, espiro, inspiro.

19 ottobre 2012

Le parole giuste

Ho una specie di fil rouge che mi lega a una persona che non conosco, o meglio, ho conosciuto di persona, ma non siamo in confidenza, non siamo amiche, lei non sa nulla di me e quel che io so di lei lo leggo dal suo blog.

Eppure trova sempre le parole giuste, quelle che cercavo, quelle che premono contro il mio petto ma non ne vogliono sapere di uscire. Trova sempre le parole per me, pur essendo una donna molto diversa da me: più indipendente, più sicura, più lucida, più coraggiosa.

Alla fine non importa se non riesci a trovare le parole giuste, se sei così fortunato da incontrare qualcuno che le ha già trovate per te.

(grazie Daniela)

"[...] c’è qualcosa di drammatico e crudele nelle scelte giuste, che non bisogna mai accontentarsi del troppo poco, ma pretendere il meglio, che non bisogna mai aspettare chi non è disposto ad arrivare, che non bisogna mai avere paura di chiedere di essere amati di più, di più, di più."


14 ottobre 2012

Mumble mumble.

Guardare "diario di una squillo per bene" mentre ricevi messaggi su whatsapp da un'amica che sta dormendo in un albergo dove i "vicini-facoceri trombano come due furetti" (cit) non ha prezzo, specie se le gocce che stai prendendo per uscire dalla depressione compulsiva ti hanno azzerato la libido.
Perché devo trovare più attraente la nutella? Non posso permettermi di riprendere peso, devo mantenere quello raggiunto, altrimenti torno cicciona, e non mi piaccio. Preferisco essere "burrosa".

A pensarci, però, quando il mio culone era il doppio avevo molte più richieste, eh.


diciamolo... lei è stupenda!!!

23 settembre 2012

Summer leaves, autumn leaves.

Dall'ultimo post sono successe poche ma significative cose.
L'estate è finita. Le foglie d'autunno cadono e con esse mi rinnovo anch'io.
In un'altra vita devo essere stata un albero.

Arianna e Igor si sono sposati.
Bellissimi, entrambi.
Abbiamo pianto, scherzato, ballato, mangiato, bevuto. E ora sono in luna di miele, coronamento perfetto del loro percorso di vita. "Non sarebbe stata la stessa cosa, se non avessimo potuto condividerla con voi come è stato", mi ha detto Arianna, prima di trovare la casa piena di carta igienica, fogliettini con indizi per trovare le chiavi della camera da letto (nel freezer, congelate) e scoprire i bicchieri pieni d'acqua sparsi per il pavimento, tra la porta e il letto. Per tacer del gatto che c'è finito sopra, il resto potete immaginarvelo.

Non è il primo matrimonio di una amica/sorella, prima di lei c'è stata Lucilla. Però da Lucilla me lo aspettavo: lei e Filippo sono sempre sembrati predestinati al matrimonio. Arianna e Igor invece parevano ormai assestati così, in pacifica e amorevole convivenza, senza bisogno di burocratizzare. Solo dopo la cerimonia, una volta tornata a casa, mi sono resa conto che invece c'era proprio bisogno di quelle nozze. Non per la carta, non per quel che sarebbe cambiato a livello legale: per la dimostrazione di affetto, perché era il momento di dire loro ad alta voce che li volevamo insieme e che li amavamo tanto. Ecco, questo è il senso dello sposalizio, dell'addio al nubilato e al celibato, e persino degli scherzi fatti dopo il "sì". Così lo abbiamo vissuto, sento di poter parlare anche per le altre. Arianna è nostra sorella, e Igor si è conquistato il ruolo di nostro fratello negli anni, standole vicino, amandola. Dovevamo far sapere a entrambi che già erano famiglia per noi, e che saremmo state sempre lì, vicino a loro.

Detto questo: io non mi sposerò mai, a meno che non trovi un uomo che, insieme a me, mi ricordi i miei amici.




8 settembre 2012

Inception

J.H. Füssli - Incubo
Da qualche giorno faccio sogni straordinariamente vividi, e infatti mi sveglio al mattino stanchissima. Sono coinvolta con l'attenzione e il fisico, se corro mi pare davvero di avere corso, se urlo mi sveglio incazzata, e così via.

Un po' di tempo fa ho sognato di scappare da un padre serial killer che ha sterminato tutta una compagnia di amici (non i miei, nel sogno ero un'altra), compresa sua figlia; la notte scorsa ho sognato invece che il mio Best Friend nonché storico ex anziché accompagnarmi per un tratto fino alla stazione, manco mi salutava mentre me ne andavo, perché "tanto ormai ci siamo lasciati, a me che me ne frega di venire con te?". Ero talmente delusa che ho cominciato a piangere ininterrottamente e dopo avere aperto una finestra ho urlato così forte, ma così forte, che il sogno si è trasformato in una specie di fiaba nera: cielo scuro, lampi, pioggia (tutto mentre continuavo a urlare a un volume non umano... cioè, meno umano del mio solito volume quando urlo), vento fortissimo, i miei capelli sono diventati bianchi, e una voce mi ha chiesto se volevo vendicarmi di questa persona, e io ho continuato a urlare tantissimo pensando "cazzo, fanculo, SI", e un uomo, che io sapevo essere una sorta di demone/spirito, a un certo punto mi ha portato una cassa piena di bombe e armi da guerra. Ho guardato la cassa, esausta e con le palpitazioni dalla rabbia, e lui mi ha detto "tutte le anime oggetto di vendetta per odio si trasformano in armi". Gli ho chiesto dove fosse il mio amico. Lui ha indicato un mitragliatore, l'ho preso in mano, ed era caldo. "È fresco di trasformazione", mi dice lo spirito. E io, soddisfatta, ho sorriso. Fine del sogno, mi sono spaventata di me stessa e mi sono svegliata.

Ora, è vero che con costui ultimamente non sono proprio tanto andata d'accordo, e i motivi si son capiti. Però da qui a farlo diventare una mitraglietta ce ne passa! In ogni caso, mi ha molto colpito la metafora: le persone vengono trasformate dall'odio in armi. Se ci pensiamo, è vero. Non c'è come il rancore che consuma dall'interno, e ci fa diventare pericolosi. Per noi stessi e per gli altri, come armi. Ci rende al tempo stesso vittime e carnefici, ci trasforma sul serio in qualcosa che è senz'anima. Un oggetto che può fare molto male.

Morale della fava: nel caso, meglio non farmi incazzare :D

31 agosto 2012

Foglie secche

Settembre si avvicina con quella sua caratteristica arietta frizzantina.
Adoro questo momento, è un nuovo punto di partenza, un nuovo anno, a dispetto di quello ufficiale che inizierà a gennaio.
Settembre è il momento in cui ricomincio a respirare e avere voglia di fare cose, tante cose, al lavoro e per me stessa. Settembre concilia il rinnovamento: ho persino voglia di tagliare i capelli e cambiare colore. Va bè, lo farò per bene un po' più in là, quando tornerò ad avere uno stipendio. Però la voglia c'è.
Oggi pomeriggio farò un giro per negozi con mia sorella, che non vedeva l'ora glielo chiedessi. A volte la trascuro e mi sento in colpa, perché non ha molte amicizie e non esce quasi mai. Faremo un po' di giretti per saldi, e respireremo un po' di questa arietta fresca e nuova.

Non mi impongo to do list: questa volta si autoconcluderà tutto spontaneamente.

(spero non il 21 dicembre, però.)

30 agosto 2012

La numero uno

Che io adori lo stile di Daniela Farnese, meglio conosciuta come la "Dottoressa Dania", non è un mistero; ogni volta che leggo qualcosa di suo mi sembra di trovare la via d'uscita dal labirinto intricato che mi si forma dentro, al quale non riesco a dare nome né direzione. A volte la chiave per uscirne è fatta di concetti molto semplici. Solo che, nel marasma della confusione emotiva, non si vedono né si riescono a tradurre. Tanto confonde, l'Amore.

Ho letto quindi d'un fiato "Via Chanel n°5" (acquistabile in formato kindle, cliccando sulla copertina a sinistra e su Amazon.it, e in tutte le librerie a partire da oggi).

Ho passato un anno e mezzo a piangere il "mio" Niccolò, a pensare - che diamine, vorrei essere bella come la "sua"Anna -, furba come lei. Che fosse una maledetta gattamorta lo avevo capito a pelle, e ne avevo trovato la conferma dai racconti di persone che la conoscevano, e persino in rete. Una dalla quale bisognerebbe imparare, perché è difficile far credere di essere ingenue, coinvolte e oneste quando, in realtà, ci si sta facendo soltanto gli affari propri, senza pensare all'altro e al suo bene.

Ho passato un anno a piangere.
Poi ho capito che non ero io a non andare bene, ma viceversa: un uomo che sia quello giusto per me non può per definizione trovare più giusta una completa estranea con la 38, conosciuta a una cena, dopo soli 7 giorni di sesso. E non innamorarsi di me dopo 12 anni di scambi profondi. Il mio principe azzurro deve volermi, e deve volere me con la mia 44 che oscilla, deve volere me con il mio carattere affettuoso, fisico, appassionato, e il mio cervellino contorto; deve cercare i miei baci, e non criticare il mio modo di amare. Deve cercarmi prima di tutto perché sa che io sono speciale, e non solo perché fa del buon sesso. Ci sta anche quello, chiaro: ma il mio uomo deve volere che sia io la sua NUMERO UNO.

Insomma, a volte una storia semplice, scritta per catarsi, forse, di certo scritta per sé stessi e non per il desiderio di commercializzare i propri pensieri (su questo mi ci gioco una mano), dice più di qualsiasi saggio o consulenza psicologica in tema di sentimenti.

Abbiamo ancora bisogno di una fiaba a lieto fine che però parli di noi, senza stupide eroine perfette: ecco perché, dopo averlo letto, ve lo consiglio.

p.s. sì, il titolo non rende giustizia al libro, ma non l'ha scelto l'autrice, e ciò vi basti.

27 agosto 2012

The last day on Earth



Voglio la colonna sonora per questa fine dell'estate: devo partire a testa bassa, un po' perché il 21 dicembre finisce tutto e quindi mi devo mettere al passo, e un po' perché è davvero l'ultimo anno che ho a disposizione per cambiare qualcosa. L'ultimo per tutto: me stessa, il lavoro, la mia cultura. L'amore può attendere (il sesso no, ok), devo concentrarmi. Ho già iniziato. Sto ripetendo a me stessa che se non voglio scoppiare in lacrime come ieri notte perché non ho finito nulla di ciò che avevo iniziato, devo necessariamente muovere il culo, e chiudere le porte aperte. Tutte.

26 agosto 2012

Macchianera Italian Awards 2012



Anche quest'anno si votano i blog migliori da premiare alla blogfest che si terrà a Riva del Garda il 29 settembre prossimo. Come si vota? Semplice: si compila il form qui sotto, indicando per ogni categoria il blog prediletto. Io ho già votato, e spero che i miei preferiti finiscano nei primi cinque: partecipate anche voi! Aggiornamenti in queste pagine!


Nonostante tutto

È un bel po' che non ti scrivo da queste pagine, che non mi riferisco direttamente a te (se escludiamo quella piccola precisazione sulla qualità di amore che ti ho mandato). Non ho molto da dirti, perché ultimamente sto facendo quello che mi dici di fare da un anno e mezzo, e cioè pensare a me. Stanotte ho sognato di innamorarmi di un uomo che non conosco. Uno che è l'esatto opposto di te: capelli corti, ben vestito, un po' bon ton, magari un po' rigido, ma nel mio bel sogno (dove peraltro faccio copulare con qualcuno anche Grazia... Gli amici veri condividono!!!) questo uomo che non è apparentemente il mio tipo, vuole me, cerca me, conquista solo me. Ed è bellissimo svegliarsi con questa sensazione di sentirsi speciali, anche se poi hai l'inchiappata che è stato tutto un sogno. Non mi merito di essere in coda con altre donne (che sciocca, non lo ero! Non c'ero proprio nella tua lista). Specie se non ho stima delle suddette. Mi sono innamorata solo della tua ex, l'unica che considero una donna giusta per te, e non è un caso che andiamo d'accordo, che ci piacciamo. Però lasciatelo dire: io una chance di essere felice ce l'ho, voltando pagina. Mi farebbe piacere sapere che anche tu, un giorno, la pianterai di avere così poca fiducia nei rapporti di coppia, e comincerai a vedere un po' più in là delle tue mutande.
E lo spero, perché nonostante tutto quel che ti rinfaccio io ti voglio bene, e non voglio che te ne perda un'altra che è giusta per te perché hai i paraocchi, e ti piace correre dietro alle donne che non ti chiedono nulla.

23 agosto 2012

Nel frattempo.

Picasso, "donna allo specchio"
L'anno scorso, d'estate, a quest'ora, ero sazia. Sazia negli occhi, sazia nel cuore, sazia nell'anima. Sazia nel corpo. Era bello: mi svegliavo e la prima cosa che vedevo la mattina presto era quanto luminoso fosse il Sole, quanto fosse bello respirare l'aria estiva, e quanto mi sentivo completa, finalmente. Dopo tanto tempo e tante lacune, enormi lacune, che mi avevano messa in ginocchio; che mi avevano umiliata nel profondo, e non mi restituivano che l'immagine di uno zombie, allo specchio.

L'anno scorso credevo di avere qualcosa di prezioso da difendere con le unghie e con i denti, e che sarebbe bastato tempo, solo tempo, perché tutto prendesse una direzione finalmente, e smettesse di giacere nel limbo.
Quando mi sono accorta che non sarebbe mai arrivato qul momento e che l'unica direzione possibile avrebbe viaggiato per sempre su due binari distinti, quando mi sono accorta che ero stata curata, sì, ma solo perché fossi in grado di rimettermi in salute e ricominciare un'altra volta sul binario a fianco, mi è esploso il cuore con un fragore tale che anche il mio cervello, stanco di giustificare le mie incoerenze, aveva dichiarato la resa e si era lasciato andare, sprofondandomi nel panico.

Oggi sono qui a ripensarmi con freddo distacco. Il mio corpo, che si sta ricostruendo, non chiede e non pretende. Il mio cuore è vuoto, ma non è pronto a essere arredato: preferisce non avere nulla dentro, perché fa meno male così, è troppo brutto quando esplode, meglio fare come dopo un vero infarto ed evitare tutto quello che potrebbe rappresentare un rischio.

Mi guardo allo specchio: non vedo più uno zombie, ma nemmeno sono felice. Però è giusto, ci sta: non si fa mai il bagno nella stessa acqua e prima o poi qualcosa dovrà cambiare, sul mio binario.

Nel frattempo, mi basta non soffrire.

21 agosto 2012

Memorie d'acqua salata

©Michele Gurrado - "disegni sulla spiaggia"
Quando ero piccola le estati non erano così soffocanti. Erano più simili a un tepore avvolgente, continuo, ma sopportabile, faceva venire voglia di andare al mare, ma senza pensare "ommioddio ora devo uscire di casa, prendere il treno con tutta quella gente... non ce la posso fare". Si usciva presto e si tornava prima di cena: direzione Vesima, la spiaggia più affollata della Liguria di ponente, oppure si andava  a Varazze, a Noli, o a Bogliasco, a Camogli, nel levante. Dipendeva da quel che si voleva fare: nel ponente c'è la sabbia, nel levante ci sono i ristorantini dove si mangia il pesce migliore.

La zia Pina, sorella di mia madre, mia compagna di mare da sempre, non aveva mèta fissa ma una serie di spiagge preferite, e a rotazione ce le facevamo tutte. Ricordo la quiete una volta arrivate: noi, l'acqua salata, un bel libro. E silenzio. Io e la zia parliamo tanto per carattere, tranne quando siamo al mare. È un rito rigenerante, un momento tutto nostro, non ci lasciamo trascinare nel caos e non ci piace la gente che ci parla nelle orecchie mentre siamo immerse in questo nirvana personale. Siamo l'una la compagna di viaggio perfetta dell'altra. Non ricordo di essere sopravvissuta meglio a una vacanza, tranne quando parto da sola. Per me "viaggio" indica qualcosa che devo godere fino in fondo alla mia maniera, perché non mi capita spesso di farne uno, e se diventa "di gruppo" non è motivo di relax, ma di stress. La presenza della Pina azzera il rischio: siamo praticamente identiche. Fin da piccola ho subito capito da chi avevo preso la verve, l'umorismo (condiviso però al 50% con quello di mio padre) e - soprattutto - le abitudini. Anche quella di viaggiare da sole, e di andare contro la nostra fama di socialite.

Le gemelle di Shining, insomma.
Non vi conviene farci incazzare.

La mia timeline è differente


Post-it

Credo che il mio subconscio stia cercando di farmi sognare situazioni di un certo tipo per ricordarmi che ho preso delle decisioni da rispettare con me stessa. Ho passato una notte tremenda, ma ha funzionato: il promemoria mi ha nuovamente resettata e sono sempre più convinta delle mie scelte. Dalla più quotidiana alla più "affettiva". E va bene così. Ora non mi resta che fare le ultime cose che mi sono rimaste da fare, e poi davvero potrò dire di aver combattuto e vinto la guerra, non solo qualche battaglia.

Scrivere mi dà sollievo. Leggere mi accompagna. Tra poco inizierò di nuovo a lavorare e spero che quest'anno sia meno pesante di quello appena passato, sempre che non finisca tutto il 21 dicembre 2012.
Soprattutto, spero che la gente che mi dice "sei diventata acida" prima o poi realizzi che se sono così è perché ne ho le palle piene. Sono stanca di dare e non ricevere. Sono stanca di sentirmi umiliare per come sono fatta (caratterialmente). Sono stanca di sopportare offese e fare finta di nulla in nome di qualcosa che è aria fritta. L'aria fritta, che la conservino a chi li usa. A chi mente loro, a chi li prende in giro. A chi li odia, a chi li rispetta poco.

Io in questo caldo afoso ci sto galleggiando. Mi manca il lavoro, perché mi realizza. Al tempo stesso cerco di riposare il cervello senza pensarci almeno per una settimana ancora, o ne pagherò le conseguenze sotto Natale.

Mangio e bevo un po' di più. Mi concedo gli ultimi sgarri per poi ritornare dentro il vestito scelto per le nozze di Arianna.

Attendo nuova aria.
Nel frattempo, mi accontento di sentirmi acqua.

20 agosto 2012

Nessuno è perfetto.

Sopravvissuta alle sbornie,
sopravvissuta all'aumento e alla perdita di peso,
sopravvissuta al cuore spezzato,
sopravvissuta alle rotture dei miei,
sopravvissuta ai clienti,
sopravvissuta al caldo estivo torrido,
sopravvissuta alla gastrite,

mi trovo a soccombere alla moda cretina dei braccialetti di plastica.


18 agosto 2012

Tutto a posto niente in ordine

Dopo avere dormito 16 ore su 24 durante la giornata di ieri (non di fila, ma tant'è), oggi mi sono imposta un "RAUSS!" da paura. Quindi, dopo essermi alzata presto, avere fatto colazione, aver dato da bere alle piante, essermi versata tutto il contenuto del vaso sopra lo scaffale addosso (pianta compresa), aver pulito la cucina e sperato che il motore del freezer di supporto non scoppiasse in seguito alla doccia non programmata, ho fatto la lavatrice mettendo troppo sapone e ho lavato a mano tutto il resto delle cose accumulate sudacchiate della settimana, infine ho steso tutto e mi sono fatta una bella doccia rigenerante.

Stasera esco e ho realizzato che, se non asciuga qualcosa in tempo, inaugurerò il nudismo metropolitano.

15 agosto 2012

È solo diverso.

copy sconosciuto - segnalatemelo!
Quando vogliamo tanto, tanto bene a qualcuno, spesso "la facciamo fuori dal vaso": quel qualcuno nella nostra testa prende la forma di una specie di eroe senza macchia, i cui difetti sono sorvolabili, perché i pregi li superano di gran lunga. E allora lo carichiamo di capacità che non possiede: di capire, di consigliare, di "prenderci". E quando qualcuno si idealizza in questo modo, anche solo in parte e pur magari conoscendolo a fondo, è inevitabile fare i conti prima o poi con la sua umanità.

Il che significa commettere degli errori, molti dei quali molto gravi.

Il che significa dovere ammettere che non è un eroe senza macchia, ma una persona, quella a cui vogliamo così tanto bene.

E comprendo appieno e sottoscrivo quanto, una volta, è stato detto anche a me: "il nostro rapporto non è né meglio né peggio, è solo diverso". Non credo possa esistere una persona che non fa errori con chi ama. Ma è vero anche che non si riesce a cancellare, a dimenticare che comunque siamo stati feriti, e quanto. Se davvero si vuole bene, se davvero tutto l'amore (nel termine più neutro possibile) che si prova ha un peso reale, allora c'è una sola cosa da fare: prendere atto di non amare un supereroe ma una persona che può commettere degli errori. Errori che si pagano, intendiamoci, senza vendette, senza astio, senza impermalosirsi: ma in qualità di amore. Più se ne fanno, più la qualità di amore si abbassa; meno se ne fanno, più resta prezioso e speciale il sentimento.

Ora capisco bene cosa intendeva la persona che lo ha detto a me, e spero con lei di non sbagliare più come in passato. E come è stato detto a me, oggi lo dico anche io a qualcun altro, sperando che questo qualcuno capisca che non intendo dire che gli voglio meno bene: semplicemente, è solo un amore diverso.

Cambio.

Cambio continuamente d'abito a questo posto, credo che ora smetterò.
Si cambia abito quando si cambia pelle; quando finisce una storia si tagliano o si tingono i capelli, è una cosa da donne. Abbiamo bisogno di ricordare a noi stesse che dobbiamo ricominciare, o lo stiamo facendo. Io sono sempre la stessa, in fondo. Ma spero di aver fatto tesoro dei miei errori. Non voglio più dire "se potessi tornare indietro": no. Se fosse davvero importante, qualcuno ci avrebbe perso il sonno, pur di trovare la soluzione. E invece no, perché la vita va su un binario a senso unico e noi con lei. Senza rimpianti. Senza voltare lo sguardo. Se guardi indietro non vai avanti, e arrivi alla fine che nemmeno ti sei goduto il cammino.

E allora, cambio.  E cambio abito anche a questo salotto parigino, perché altrimenti non riuscirei a trovare parole adatte per farvi capire che forma ha questa cosa che mi sento dentro e mi trasforma ogni giorno in una donna diversa.

11 agosto 2012

Tornare a scorrere.

L'importante è riuscire a riprendere il bandolo della matassa che è il mio cervello, un enorme gomitolo di lana calda che in estate mi fa sudare le sinapsi e d'inverno mi scalda quando tremo.
Mi scopro meno vulnerabile e meno coinvolta di quel che pensavo, nei confronti di tutto. Riesco a distaccarmi quel tanto che basta a chiudere le porte, dopo, e riposare tranquilla.
Le parole mi accompagnano, si raccolgono come in una grande vasca in cui sprofondo e mi lascio andare. 
Un bagno caldo di torpore, a cui ho anelato, e che ora lascio scivolare sulla mia pelle tesa, sui miei nervi impazienti, sul cuore troppo veloce, sul petto che respira affannato.
Il resto è aria; in essa mi asciugo l'anima, e mi ripeto, come una ninna nanna, che arriverà il momento in cui mi sentirò viva di nuovo, di nuovo in movimento.


8 agosto 2012

Lessico famigliare.

- pronto?
- ciao, sendiii... non riesco a entrare su inteNNet
- ciao pà, perché??
- eh io provo ad andare su inteNNet ma vedo sempre la stessa cosa.
- tipo?
- documenti, musica, compùter, gògle...
- sei sul desktop.

6 agosto 2012

La mia teoria delle corde.

una piccola porzione di Universo: la rete neurale.
Talvolta penso che un disegno nel Cosmo ci sia davvero.Non ho la presunzione riguardi me, non sono unica e speciale, ma lo sento per l'intera specie.

Un interessante articolo scientifico, tempo fa, annunciava la scoperta della struttura neurale dell'Universo. Se ci pensiamo tutto è fatto di legami, a partire dalla nascita, a partire dalla nostra inaugurazione e dal relativo taglio del cordone ombelicale, primo legame della nostra esistenza. Non mi sorprende che lontananza, differenze, abitudini non riescano a dividere le persone che creano relazioni, a volte in modo inatteso.

Connessioni a ragnatela, fitte e continue. A volte scopri persone molto piccole, finte, ipocrite ed egoiste, legami deboli; altri invece sono molto solidi e per quanto oscillino non riescono ad allentarsi più di tanto, non temono una vera rottura. Vista così, nemmeno il male è Male assoluto: dove si spezza un filo della rete, se ne crea un altro dalla parte opposta. Spesso, è più solido del precedente.

A me sono sempre piaciuti gli strumenti a corde, sia pizzicate che percosse: vibrano, e quando lo fanno generano sempre una melodia diversa.

Chissà, se esistesse, che sinfonia meravigliosa sentirebbe dio, ascoltandoci tutti mentre, vibrando, diventiamo musica. Così, semplicemente: vivendo.

31 luglio 2012

Disperato erotico FLOP

Premesso che io con l'erotico, nonostante la pubblicazione di un racconto da parte di Delos Books e sul quale mia zia aveva commentato "...ma quindi non si tromba nemmeno nei tuoi racconti?" (per dire), mi parlo poco, trovo che sul genere ci sia un bombardamento esagerato che punta più alla quantità che alla qualità.

Stanotte ho fatto un sogno pazzesco, che non vi sto a raccontare perché troppo lungo e troppo scemo, ma molto narrativo, tanto che mi è venuta voglia di farci su un racconto; e mentre pensavo a questa possibilità mi sono passati come un flash davanti agli occhi alcuni dei libri erotici che ho letto nella mia vita.
.
René Magritte, La philosophie dans le boudoir
Il primo in assoluto fu "La filosofia nel boudoir", una letturina leggera per cominciare, direi. Infatti avrò capito un terzo dell'opera, l'ho letto in uno stadio immaturo della mia personalità sia sessuale che culturale e farei bene a riprenderlo in mano (ehm dai su) di nuovo. Non credo però di avere mai approcciato al sesso in letteratura con pregiudizi di sorta. Non ho battuto ciglio per alcuna delle situazioni orgiastiche descritte nel libro del Marchese; ho sbadigliato assai, invece, durante tutti quegli intermezzi filosofici pallosissimi che De Sade intervallava alla pornografia allegorica. Però ho imparato (per dire quanto posso ricordarmi di quei capitoli) che il primissimo preservativo era un budello di capra.

Dalle interiora al polisoprene. Meraviglioso. Ci farei una puntata di "Com'è fatto" con Barbara.

Poi sono passata (sempre per stare leggerini) a Bataille, "Storia dell'occhio", per via del mio amore per il surrealismo: tutta la metamorfosi simbolica che compie l'occhio attraverso la narrazione non è bastata però a coinvolgermi più di tanto. Come dire: mi sentivo un'impotente sia dal punto di vista letterario, sia da quello erotico.

Peggio, molto peggio, però, dover leggere 500 pagine di "V.M.18" di quella strana aliena che è la Santacroce, la quale, durante il lancio del libro, si è autoproclamata la sola erede dell'autore francese, ma che a mio parere è più vicina a Huysmans che a Bataille: l'unica cosa che le è riuscita, infatti, è la forma esteticamente gradevole e curata dell'opera: si legge bene, anche se lo stile aulico risulta nel complesso un po' forzato è un vero e proprio intarsio minuzioso. Aldilà di questo, yawn.

La parabola discendente l'ho compiuta con l'abominevole "50 sfumature di Grigio". Ma di quello ho già parlato a sufficienza qui.

Moana Pozzi
Insomma, alla fine ho trovato molto più belli alcuni dei racconti pubblicati nella stessa antologia dove compare il mio. Ci sono autori emergenti (dei quali tengo a precisare NON faccio parte, io mi sono solo divertita a partecipare) che hanno davvero stoffa, e la grande distro non li caga. Questo non mi sembra giusto. Non può vincere il personaggio, la sua storia commerciale, e basta. Anche l'erotico è un genere con una propria dignità e va rispettato dall'editoria. Non si può propinare sempre roba scadente "tanto è erotico" convintissimi che i lettori non se ne accorgano. Una pagliacciata come la trilogia della James può essere andata bene in America per un mero fatto numerico e perché nasceva come fanfiction di Twilight (che - per quanto mi risulti incomprensibile - è piaciuto ovunque). Le persone che conosco, che stimo, che hanno letto questo libro si sono dette deluse, pur avendolo accolto entusiasticamente in alcune sue parti; per non parlare poi degli altri due, da evitare.

Come dire:  parlando di cinema erotico, se potessi scegliere, preferiresti Moana o Michelle Ferrari? Ma Moana 1000 volte, dài. Ecco: un po' del suo proverbiale stile non guasterebbe nemmeno sulla carta.

29 luglio 2012

Una tranquilla domenica di paiura.

Vorrei prodigarmi in uno sciabordìo lessicale per descrivere la telefonata di due ore e 35 minuti con il mio migliore amico, e raccontarvi il perché e il percome si è finiti metaforicamente alle mani, ma posso riassumere con un'immagine. E quindi lo faccio perché di scrivere nun c'ho voglia, il blog è mio e ci fo quello che mi pare. Ecco.


25 luglio 2012

Che poi...

Il complimento più bello me lo ha fatto Elena, dicendomi "io il tuo blog lo seguo con interesse, anche se parli sempre dell'ammòre".

Perdonatemi: l'amor mòve il sole e l'altre stelle, e anche un po' le balle, impossibile ignorarlo.

Prossima fermata?

picture ©Mauro Rodrigues
A volte mi sento come se avessi smesso di combattere.
È la mia nemesi, smetto spesso di combattere.
Sto delle ore sveglia di notte pensando "e se avessi fatto questo anziché lasciare perdere, e se avessi fatto quell'altro, anziché arrendermi?" e non serve a nulla, se non a far passare le ore; perché i treni nella vita passano, o si sale o si perdono, mi dico. Ma non ne sono così convinta.
E poi penso che anche con te mi arrendo sempre. Mi sono arresa quando hai cambiato idea in un mese; mi sono arresa quando - per la seconda volta - ti ho chiesto di scegliere e hai detto "ci devo pensare" che poi è sempre no, e infatti è stato di nuovo "no".
Mi sono sono arresa anche al fatto che - inspiegabilmente - il tuo letto s'affolla solo se ci passo io per caso, di solito è vuoto. O almeno così pare. E riprende l'attività se torno, e mi sono arresa del tutto proprio per questo.
Ho sventolato bandiera bianca, sempre. D'altra parte che può fare, se non arrendersi, una persona se si sente dire "non la voglio una relazione con te, di questo sono sicuro".

Ma sai cosa? Nemmeno io, alla fine. Voglio dire, mi ci vedi a sopportarti tutti i giorni? E tu, a sopportare me? Naaa.

Però mi fai stare bene. Mi dai ossigeno.
E sto spesso con gli occhi aperti di notte a pensare che il treno è passato sì, ma non so perché continui a fermarsi alla stazione trovandomi sempre lì, con l'ombrello in mano, sotto la pioggia, e col sorriso.

21 luglio 2012

Le vecchie tradizioni DOC italiane

Mi prudono tantissimo le mani. Spero che inventino presto la macchina del tempo, o che - se l'hanno inventata nel futuro - il John Titor di turno stia andando indietro nel passato tra famiglie italiane a insegnar loro come si educano i figli. Perché questo paese, oltre a "vantare" il maggior numero di femminicidi, non riesce a scollarsi due concetti base che farebbero davvero la differenza in questa società:

  1. la partner è una compagna, un sostegno, e una persona libera di cambiare opinione anche sul compagno stesso. Non un oggetto che si possiede e del quale si può decidere il destino. 
  2. Esistono insulti più creativi ed appropriati, se proprio volete offendere una donna, che non siano per forza "puttana".
Per dirne due, altrimenti scrivo per anni sullo stesso post.

©Stileggendo.com
Proprio stamane ho letto un vecchio articolo su Vanity Fair che raccontava le esperienze di quattro donne vittime del narcisismo maschile, quello che striscia, che non si riconosce se non quando il legame è consolidato. Vedere le proprie donne prima come un premio da ottenere, poi, una volta ottenuto, come oggetti che non devono avere una volontà, e sentirsi il dio dell'alcova che deve dirigere, criticare, umiliare, imporre, è un comportamento ancora molto diffuso. Basta poco eh, non sto parlando di quei casi eclatanti di uomini padroni come possono essere alcuni padri di famiglia di qualche generazione fa; Intendo quei maschi che prima sembrano il principe azzurro, e poi lentamente cambiano non appena conquistato il ruolo di maschio alfa, utilizzando il ricatto psicologico per tenere in pugno donne che - normalmente - sarebbero indipendenti e forti, ma che per amore e per senso di colpa (perché molte di noi sono così, si mettono in dubbio spesso, in relazione al proprio partner) si lasciano soggiogare. Ho letto storie di donne che hanno accettato l'amante e il figlio di lei in casa (come ha fatto una delle ultime vittime di cronaca, bruciata viva, incinta, e convivente con il marito e l'amante impostagli da lui), di donne che hanno lasciato la carriera per le pressioni del marito e sono infelici, di donne che non riescono - è un classico - a lasciare uomini egoisti, e addirittura li rimpiangono. 
Quelle che riescono ad adottare comportamenti maschili, o che hanno un'identità e un carattere solidi, quelle che riescono a dire "no", dovrebbero sopravvivere a certi meccanismi; peccato che a volte incappino nel pazzo di turno che le ammazza come bestie per punire l'affronto.

©lanostratv.it
Se usciamo dalla cronaca nera, e ci spostiamo in settori più "leggeri", poco cambia. Di recente ho assistito a un imbarazzante attacco da parte di Salvo Sottile a Selvaggia Lucarelli (che continua a dire la sua su programmi, vip, gossip, visto che di questo si è sempre occupata e questo l'ha fatta approdare in tv), perché su twitter ha espresso una sua opinione, ovvero "io Schettino in tv non lo guardo, è una vergogna", alludendo non solo alla sfrontatezza del soggetto che si erge a eroe, ma ipotizzando un probabile pagamento da parte dell'emittente mediaset per ottenere la suddetta intervista. Quello che il Sig. Sottile doveva fare in quanto voce ufficiale del programma, era smentire un eventuale pagamento dello Schettino, e difendere la linea editoriale della sua rete. PUNTO. Invece si è profuso in una vera e propria diarrea di insulti bassi, con non troppo velate allusioni al modo in cui la Lucarelli avrebbe fatto carriera. Ora, senza entrare nel merito di cose che ignoro: hai dato della puttana a una che avresti potuto, se non stavi nel torto, mettere a posto con molta più classe, quella che dovrebbe possedere un giornalista di spicco con una vera professionalità. Epic Fail. 

Nicole Minetti
Vogliamo parlare poi del caso Minetti? Qualcuno su twitter ha chiesto come mai questo coro di voci in difesa della troia di turno, visto che prima ci si lamentava che in parlamento non aveva diritto di starci.
E te lo spiego io amico: non si difende la Minetti in quanto Minetti, né la Minetti in quanto consigliera. Si critica l'atteggiamento semplicistico e maschilista di Alfano&C. che prima l'hanno piazzata in parlamento, poi l'hanno difesa nelle trasmissioni televisive con enfasi (mi ricordo una telefonata di Mr.B sdegnato, che diceva a Santoro che le signore poco raccomandabili le aveva lui lì in trasmissione - toh, ha dato della troia a qualcuno? dai? - e che la Minetti Nicole era una laureata con una grande professionalità (... ma l'avete sentita parlare???), poi per "ripulire" l'immagine da puttaniere del nostro amato ex presidente hanno deciso che la cosa migliore era buttare fuori a calci in culo la Minetti, simbolo delle poco chiare relazioni di certe deputate con Mr.B e la sua cumpa.

Voglio sperare che presto lo scenario cambi, ma per questo bisognerebbe che fossimo tutti d'accordo sui fondamentali. Cosa che dubito succederà tanto presto.

18 luglio 2012

Considerazioni sociologiche 2.0

L'inserimento dati è una noia mortale, ma NON se lavori in un'associazione sportiva, specie se i dati che stai inserendo sono quelli che riguardano potenziali soci reclutati in discoteca il sabato sera.
Anzitutto ho capito delle cose importanti di valenza sociologica non indifferente, nell'osservare che:
- quelli che scrivono di merda sono tutti truzzi
- i truzzi hanno TUTTI la mail su hotmail.it o live.it
- quelli che scrivono ordinatissimo sono TUTTI su gmail
- quelli che dimenticano se ci va o non ci va il puntino sono TUTTI su libero.

Poi ci sono i buontemponi:











Un piccolo genio di un'originalità disarmante.
Vado a finire il lavoro. Se trovo un vaffa.net vi faccio un fischio.


17 luglio 2012

Rompere la clessidra

Oggi mi è capitato di vedere una trasmissione che dire patetica è davvero poco. Una roba inguardabile (ma trashissima, per questo non ho cambiato canale), con la Stefanenko e un tizio pelato che cercavano di far tornare la voglia di vivere a una bella donna di cinquant'anni che il marito - grandissimo figlio di troia - ha mollato dopo vent'anni di matrimonio e una figlia, di punto in bianco, senza dare spiegazioni, per una che ha giusto vent'anni meno di lui e che ha conosciuto su internet.

Ora: non so se vi è chiaro il profilo di suddetto maschio.
Non è che ce ne siano tanti così idioti al mondo per fortuna, però qualcuno c'è, è evidente.
Poi 'sta signora, tale Nadia, da giovane dev'essere stata una figa pazzesca, perché a 50 anni è ancora molto bella. È svilente sentire dire a una donna così "mi sento vecchia e brutta", quando è chiaro a chiunque che è una frase non oggettiva, anche se il dolore dell'abbandono gliela fa indossare come un vestito.

Capita che l'amore finisca, capita che non riesca proprio a iniziare.
E capita anche che si passino quei momenti talmente "no" che ti facciano pensare "io così non ce la faccio", e che la vita sembri un incubo dove niente funziona come desidereresti, nemmeno il lavoro, che è sempre quella cosa che, quando c'è e funziona, ti salva quantomeno un terzo della giornata.

Però siamo fatti così: spietati tra di noi, ciascuno a perseguire il proprio egocentrismo, nel pretendere di essere amati e nell'ignorare chi non amiamo abbastanza. Non pensate che l'egoista sia sempre solo chi rifiuta. È per egoismo che ci intestardiamo nell'avere qualcuno: ci fa stare bene, per questo lo vogliamo.

Ho desiderato sparire, evaporare due volte nella mia vita, e per due uomini diversi. Entrambi non facevano per me. Eppure volevo sprofondare, dissolvermi, smettere di pensare e smettere di guardarmi allo specchio.
E invece guardarsi allo specchio è l'unica cosa da fare. Guardati allo specchio e dì a te stessa/o che sei bella/o, sei affascinante,  sei intrigante, a letto sei una bomba e sei anche in grado di dare tantissimo in termini affettivi, e di certo prima o poi qualcuno come te lo trovi. Magari non ora, magari ci vuole tempo, nel frattempo divertiti, cristo, vuoi dire che almeno una/o che ti faccia un po' sangue non la/o trovi?

Una donna che per privacy non chiamo per nome una volta mi ha detto: "quando mio marito mi ha lasciata e mia figlia è cresciuta, andavo a dormire e pensavo solo a come diavolo avrebbero fatto a fare uscire la mia bara da una porta così piccola, da un corridoio così stretto. E a cinquant'anni mi sono risposata, l'ultima cosa a cui mi va di pensare oggi è la mia bara!".

Cazzo, sì. È così che va. Non sapere quando fa sbarellare, lo so, ma è così che va, a meno che non ci si chiuda in casa come delle vittime sacrificali di un rituale andato male.

Che poi, basta cambiare incantesimo: anziché preparare un filtro per fare innamorare, bere un filtro per innamorarsi di sé stessi. E rompere la clessidra, per non contare i granelli di sabbia.

15 luglio 2012

Il panettone dello zio.

Il fratello di mia madre, il più piccolo, quando si è sposato s'è scelto una delle ragazze più belle di Genova. 
Infatti era calabrese. Forte di carattere, caparbia, mia zia è sempre stata un po' un generale, ma di quelli che tendevano al comando perché avevano tante, troppe responsabilità sul groppone. Due dei suoi tre fratelli soffrivano di anemia mediterranea. Il più piccolo, durante una trasfusione, negli anni '80, contrasse l'epatite C e morì giovanissimo per complicazioni che all'epoca non potevano essere curate a dovere. L'altra sorella malata era un cruccio per lei, ma si dava da fare, la seguiva in prima persona, e nel frattempo allevava mio cugino al 90% da sola, perché lo zio era in trasferta per lavoro quasi tutto l'anno. I pochi momenti che passavano insieme però, li ripagavano: erano una coppia solidissima, si amavano, si sono amati fino alla fine.
La forza della zia è venuta meno quando, all'età di 50 anni, si è ammalata di SLA, che è una malattia impietosa. Aveva passato tutta la vita a curare gli altri, prima i fratelli, poi i genitori; quando finalmente avrebbe potuto godersi marito in pensione e figlio indipendente, ecco la mazzata. È morta prima del tempo tre anni dopo, per una crisi respiratoria improvvisa. Tutti in famiglia pensiamo che forse - almeno - ha evitato di soffrire come un cane vedendo il proprio corpo smettere di funzionare un po' per volta.
Lo zio è sfiorito e si è chiuso nel silenzio. Ha cominciato a fare la massaia, dopo che la zia se n'è andata. 
Ha imparato a cucinare, e ha curato l'orto della casa in campagna ogni fine settimana meglio di un contadino.
Chiamava mia madre, sua sorella, almeno tre volte al giorno per chiederle come cuocere questo e come conservare quello. Ha cominciato a fare dolci; ha imparato a fare il panettone e ogni Natale ce ne porta sempre uno. Ne fa tantissimi, li regala a tutti. Va al cimitero a trovare sua moglie ogni domenica.
Proprio al cimitero, un giorno, ha conosciuto una signora che come lui è rimasta vedova troppo presto.
Affranti, si sono un po' scaricati a vicenda del peso di tanto dolore, e sono diventati amici. 
Col tempo, l'amicizia è lievitata come uno dei suoi panettoni: questo Natale ne ha fatto uno speciale, e glielo ha regalato. Oggi, che sono passati cinque anni, sono diventati una coppia.
Lo zio ha smesso di avere lo sguardo grigio, e finalmente sorride di nuovo. 
Ha sempre la foto della zia con sé.

Sono certa che siano le persone che abbiamo amato, a farci incontrare con le persone che ameremo, che amiamo, perché non sopportano di vederci tristi.

13 luglio 2012

Increspature

Il mio medico di base è ufficialmente un cretino.
Fermi tutti, non l'ho scelto io. Me lo sono ritrovato perché la doc che mi seguiva da quando ero ragazzina se n'è andata in pensione, e automaticamente il sostituto, cioè lui, il Cretino, ha preso il suo posto.
Non solo quando entri ti guarda come se non capisse da che parte è girato, che giorno è oggi, se sei umana o una razza alieno-sicula; non visita quasi mai (lo fa soltanto se glielo chiedi tu) e sbaglia SEMPRE tutte le richieste. Noduli alla tiroide? Niente paura, lui ti prescrive l'eco per noduli al seno. Ti fa male il braccio? Le radiografie te le fa all'avambraccio. Devi fare delle analisi particolari sulle allergie? Le prescrive giuste, ma a tua sorella. Direi che tra i primi vaffa autunnali ci sarà anche lui.

Fa caldo, tanto, troppo: ho voglia di vento. Non di mare, almeno, non di spiaggia: ci cuocio io in spiaggia. Non è il mio habitat. Sento più il bisogno di quei borghetti caratteristici, con il lastricato da percorrere in abiti leggeri, sfiorati dall'aria fresca e riparati dal sole forte, dove ci sono tanti negozietti di bijoux, librerie improvvisate, gastronomie con le specialità del posto. E quell'odore di pesce, di frittura ma buona, non di cinese per capirci, ma di ristorante sul mare, di scogli e di vegetazione. Solo in liguria c'è quell'odore così pieno, che nasconde tante storie diverse.

Mi dipingo le unghie di rosso, perché non so più com'è fatta la passione, ma so che è rossa.
Mando sms che non dicono niente, per dire "mi manchi".
Compilo liste di distribuzione controllando minuziosamente tutti gli indirizzi, perché non ne manchi nessuno all'appello, e a lato, in un quaderno, segno tutti i nominativi che non mi hanno lasciato un recapito.
Faccio il mio dovere, con piacere.
Leggo "Molto forte, incredibilmente vicino" di Safran Froer, e la sensazione è quella di mandare giù una granita alle mandorle: dolceamara, fredda, ma piacevole come nient'altro può essere sotto il sole di luglio. Ho bisogno di parole dense, di pensieri complessi. Ho bisogno di ritrovare me stessa nell'unico amore che non mi tradirà mai, la letteratura. Scrivo, e dipingo un quadro: ci sono anch'io, ma non mi si vede.

"Devi concentrarti su un pensiero positivo", mi ha detto la psicologa.
Lo faccio, ho risposto, e penso a un paio d'occhi, e a un sorriso che mi ha sempre calmata.
Conto le gocce, una ad una, cadere nel bicchiere, e sono gocce di speranza.

Mi addormento sfinita: è pace, e finalmente la scorgo da lontano.




8 luglio 2012

Quelle come me (Alda Merini)


Quelle come me regalano sogni,
anche a costo di rimanerne prive
Quelle come me donano l’Anima,
perché un’anima da sola è come
una goccia d’acqua nel deserto
Quelle come me tendono la mano
ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio
di cadere a loro volta
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro
Quelle come me cercano un senso all’esistere e,
quando lo trovano, tentano d’insegnarlo
a chi sta solo sopravvivendo
Quelle come me quando amano, amano per sempre
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono
inermi nelle mani della vita
Quelle come me inseguono un sogno
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero
Quelle come me girano il mondo
alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime
Quelle come me sono quelle cui tu riesci
sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare,
senza chiederti nulla
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che,
in cambio, non riceveranno altro che briciole
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza
Quelle come me passano innosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto.


(A. Merini)

50 sfumature di marrone (recensione à la càzz) SPOILER

Ok. Ho appena finito il tanto osannato "50 sfumature di grigio". Ho alcune considerazioni da fare su questa pubblicazione, ma sono del tutto personali e per nulla professionali, più che di recensire il libro dopo averlo letto mi viene voglia di prendere per il culo l'autrice.

Prima di tutto, vorrei scusarmi con Zafòn: "L'ombra del vento" era un altro enorme successone "da passa parola" e io non sono nemmeno arrivata in fondo, nonostante fosse scritto molto meglio e la storia avesse un solido nerbo che questa non ha, fatta eccezione - ma forse, eh - nei frustini sadomaso di Christian Gray.

Questo libro è un ECG: inizia basso, tocca il picco, termina di nuovo basso. È interessante solo a partire da metà ma è come la mozzarella dello spot, "finisce subito".
LEI, ANASTASIA STEELE: amebica a dire poco, 'na sciacquetta, verginella e abbastanza irritante, non le si può fare un regalo che subito si dà della zoccola per avere accettato; lui le regala, nell'ordine: un macbook, un blackberry, un'Audi, svariati voli in prima classe, un armadio pieno di vestiti. Lei reagisce ogni volta dicendo che si sente pagata per il sesso che fa con lui, che è un multimiliardario e ogni volta che fa un regalo simile è come se le avesse comprato delle noccioline per il cinema, ricordiamolo. Ma ha un passato da povero. EH. Passa il tempo a mordersi il labbro, e a farsi dire da lui di non mordersi il labbro perché è eccitante: lo fa a cena, in camera, nella sala dei "giochini", mentre beve il cosmopolitan, nella doccia, mentre litigano, e con pazienza da frate francescano LUI, CHRISTIAN GRAY, l'uomo Denim After Shave per eccellenza, Colui Che Non Deve Chiedere Mai, invece di fracassarle gli zigomi sullo spigolo del tavolo (cosa che avevo voglia di fare io, però), si limita a dirle "non morderti il labbro". Pena? "Ti sculaccerò".
Ecco, se vi aspettavate vergini di ferro, sferzate, sospensioni, agopuntura, bondage pesante, sappiate che non c'è NIENTE di tutto questo. CHRISTIAN GRAY può passare per CHRISTIAN DIOR ma non certo per un dominatore... niente feticismi particolari, eccetto, se proprio vogliamo, qualche pacca sul dietro e qualche ordine qua e là. STOP. Il resto è un film di Walt Disney. Poi lei viene SEMPRE e sempre prima di lui. Al limite della fantascienza, qui io scomoderei anche Asimov.

Ammetto: la trama, a un certo punto, si fa interessante. Sembra che ci sia della tensione che debba culminare in qualche cosa, e viene voglia di continuare la lettura. Poche pagine, rispetto all'immensa quantità di superfluo che investe l'intero elaborato. E alla fine non succede niente.

Anastasia e Christian sono due caratteri senza carattere: lei forzatamente verginale in certi momenti, forzatamente porca in altri; lui fintamente prepotente, si rivela essere un enorme bluff.

Alla fine della fiera, mi sono divertita a contare le cose che anche io, che non sono mai stata né una "sottomessa" né una "dominatrice" ho sperimentato, ed è stato tutto un "ce l'ho, ce l'ho..." con sporadici "mi manca". E ribadisco, è solo sesso, punto, niente che nessuno di noi non abbia provato per divertirsi tra le lenzuola. E se ve lo dico io, che non sono una che si appende al soffitto per lanciarsi sull'amante...

Se proprio volete leggerlo 'sto libro, fatevelo prestare, và.

4 luglio 2012

Qualcuno ci osserva.



Questo libro è scritto male, è ripetitivo, stilisticamente infantile.
Ma dio, dio se ti ho pensato, mio personale Christian Grey: sembra che ci abbia spiati qualcuno, frustini e corde a parte (però io la cintura dell'accappatoio me la ricordo bene, caromio).

1 luglio 2012

Il caso Chico Forti

Parlo diffusamente del caso di Chico Forti, nostro connazionale condannato ingiustamente all'ergastolo a Miami, QUI.

Ho messo le punte.

...e così finisce anche quest'altro anno, il quinto come segretaria dell'associazione sportiva.

Da piccola, come tutte le bimbe, volevo fare la ballerina. Ero talmente carica che ballavo persino sulle sigle di "buongiorno Raffaella", un programma mitico condotto dalla Carrà (si vedeva già che ero portata a diventare un'icona gay). Mia madre, esasperata dai miei balletti improbabili, mi portò a scuola da Angela Galli nell'85, per dare una forma a tutto il caotico mondo danzereccio che mi ero creata in testa.

Peccato fossi portata zero. Le bambine (cattivissime!) mi prendevano in giro perché avevo la coordinazione di una tarantolata, e ci pativo tantissimo. Avrei voluto diventare brava, ma la tecnica non faceva per me: andavo a tempo se dovevo seguire il ritmo, però non riuscivo a imparare i passi e a introiettare la disciplina necessaria alla danza classica.

Così, dopo un po', mollai e andai a lezione di pianoforte.
Con il pianoforte, ancora oggi, ho un rapporto fisico, alla Tori Amos: lo amo, lo sento, è parte di me.
Tutto sommato feci bene a cambiare.

Però la danza mi è rimasta nel cuore e i balletti a teatro sono sempre andata a vederli con piacere. Ai parchi di Nervi, a Genova, per un po' si è tenuta una rassegna annuale e non credo di averne mai saltata una.

Finché non sono finita, per un colpo di fortuna, a collaborare con Spaziodanza.

Conoscevo l'associazione ma non avevo idea di quanto fosse seria, né di quanta passione ci mettessero, collaboratori e istruttori, nell'insegnamento della danza. Non lo dico perché ci lavoro, ma perché è vero: c'è passione, c'è amore, ci si aiuta, siamo uniti. Siamo una specie di famiglia, i ragazzi ci vogliono bene e le persone a fine anno ci dicono che è triste, d'estate, dirsi "ci vediamo a settembre". I nostri saggi sono spettacoli veri e propri, e dopo torniamo a casa tutti sfiniti ma con le lacrime agli occhi per la soddisfazione.

Ho trovato una casa, un ambiente in cui rispettano il mio contributo, e io cerco di rispettare il loro.
Oggi come nel 2007, anche di più: la danza è diventata la mia vita. Mi salva dai momenti neri. Mi distrae dalla paura del futuro. Mi circonda di persone a cui voglio bene.

Non per fare pubblicità, ma anche sì, dài, ce la meritiamo: io non andrei in nessun altro posto. Noi siamo davvero "noi", e non individui separati, che pensano ciascuno al suo.

Non so quanti possano dirsi così fortunati, anche quando le cose vanno male perché la crisi non risparmia nessuno.

E mi sento come se le avessi messe, alla fine, le punte.

21 giugno 2012

Nel carrello del Bodymarket.

Quando parlo con un uomo in particolare, finisco sempre per parlare di rapporti tra uomini e donne, e delle relative dinamiche che non sopporto. Che poi, sì, è vero, sono ancora molto arrabbiata con lui, ma in realtà lo sono di più con me stessa e con la mancanza di rispetto in generale.

Il fatto è questo: sempre più spesso con le amiche si parla delle ultime conoscenze maschili come di uomini che si sentono clienti al supermercato della gnocca: entrano, prendono un carrello, vedono una, la prendono, poi cambiano idea e la ripongono sullo scaffale perché su quello accanto ce n'è una migliore. Io non voglio generalizzare, per fortuna non ne sento il bisogno: ma moltissimi uomini che ho conosciuto si comportano così, che se ne rendano conto o meno. 

"Eh, ma guarda che anche le donne lo fanno, non vedo differenze". Mi viene contestato da Colui.

Vero! Purtroppo! E anche quello mi fa incazzare. Una delle cose che non mi sono andate giù nella NON storia tra me e questa persona, per esempio, è che abbia dato molto di più (in termini di attenzioni e presenza) a una che prima gli ha detto che non voleva una storia perché doveva andarsene, poi di fatto se n'è andata dopo quattro mesi in cui s'è pure fatta aiutare col trasloco, nel frattempo (brutale verità) io ho dovuto bloccarla su facebook perché vedevo i commentini flirtosi che si faceva con un amico di un amico (piccolo il mondo eh) mentre però se la spassava pure col trombamico al paese suo, e io (pensa te) non l'ho nemmeno saputo dal soggetto in condivisione perché guai a farmi sapere pure questo, ché ci avrei avuto troppa ragione a dirgli che non se lo meritava uno come lui. E mi chiede "ma perché la odi?". Non la odio, non ti merita, punto, ti tratta come se stesse scegliendo al supermercato, pure lei. Tu mi hai messo davanti una così: non è che me lo dimentico.

In ogni caso questo mi manda in bestia, alla fine, più che la mia storia personale:  e cioè che le persone si approfittino dei sentimenti altrui e la spuntino pure. Ecco, fosse per me, maschi o femmine, li butterei tutti in una stanza senza finestre né aria condizionata, a ferragosto e insieme a tizi che soffrono di colite cronica e flatulenza che pogano sudati su di loro anche di notte. 

Poi voglio vedere se lo imparerebbero, cosa significano rispetto e dignità.
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