12 dicembre 2011

Di Salvador, di Galatea, di tutti.

Andò in questo modo: la conobbe, ancora vergine (lui, almeno così disse), e la sua "follia" esondò subito, senza possibilità di arginarla, e scoppiò in un' incontenibile e fragorosissima - quanto imbarazzante - risata.
Lei sulle prime non capì bene. "Ogni volta che si allontanava, non faceva in tempo a voltargli la schiena che Dalì si contorceva dal ridere fin quasi a cadere per terra."
Era il suo modo per dirle che si era innamorato. Solo che non ci riusciva, perché ogni volta che ci provava, scattava la risata isterica. "Difficile è per Dalì riuscire a dichiarare il suo amore tra scoppi di riso nervoso. Non è cosa facile perché, oltre a essere affascinante, Helena Devulina Diakanoff - figlia di un funzionario di Mosca, da tutti soprannominata Gala - manifesta una sicurezza che non manca di impressionare il giovane Salvador. Questa carne, così vicina alla sua, gli impedisce di parlare. «Anche le vittorie hanno il viso incupito dal malumore...Non bisogna stuzzicarle», dirà Dalì".¹

Fatto sta che Salvador proprio non riesce a contenersi, ma vuole dirle che l'ama. Vuole con tutte le sue forze, e ride, ride, ride, senza fermarsi.

"Ciononostante stavo per farlo, per serrarle la vita, quando la mano di Gala prese la mia. Era il momento di ridere, e risi con nervosismo tanto più violento quanto la cosa doveva risultare ancora più fastidiosa per lei in quella circostanza. Ma, invece di sentirsi ferita dal riso, Gala si inorgoglì. Con uno sforzo sovrumano, mi strinse la mano ancora più forte, non la lasciò cadere sdegnata come avrebbe fatto qualsiasi donna. Grazie alla sua intuizione medianica aveva colto il senso preciso del mio sorriso, così inspiegabile per gli altri. Il mio riso non era 'allegro' come quello della gente normale. Non era scetticismo o frivolezza, ma fanatismo, cataclisma, abisso e terrore. E quello che le avevo appena fatto sentire, che avevo gettato ai suoi piedi, era il riso più terrificante, più catastrofico di tutti. «Tesoro» disse «non ci lasceremo più»."


Il punto è che Gala aveva capito. Galatea delle Sfere aveva capito e lo aveva riconosciuto, aveva letto oltre quella strana risata e lo aveva tradotto nel suo linguaggio. E se lei non lo avesse capito, se lo avesse lasciato a sé stesso, non sarebbe stata Gala. Sarebbe stata una delle tante, ma non Gala.

Tutto questo per dire che se qualcuno non capisce il vostro incontenibile, esondante, folle scroscio di risa non appena vi sfiora, ecco, forse - ma no, certamente - quella non è la vostra Gala.



¹ ©Gilles Néret - "Dalì" Taschen, 2001.

Nessun commento:

Posta un commento

Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...