30 dicembre 2011

Wounds.

Ci sono dolori che non sono devastazioni di singhiozzi inarrestabili, ma che partono, sordi,  dal petto, e come un infarto emotivo danno dolore alle braccia, alle mani, alle dita, un dolore sommesso ma abbastanza forte, e ci si fa l'abitudine a sentirlo, e sembra che ci si conviva come una malattia cronica con quel dolore. Le lacrime non lavano fuori, lavano dentro, sono dolore liquido, spesso silenzioso e pacato, come un lago che sembra fermo, ma che sotto la superficie nasconde una vita invisibile a chi sta sulla riva.

29 dicembre 2011

Bilanci

Ho iniziato questo 2011 su un treno, in cerca di pace, con il sole specchiato nel mare, la sensazione che forse qualcosa si sarebbe finalmente mosso nella mia vita.

Ed è cambiato molto, è cambiato davvero molto quest'anno, soprattutto dentro di me.
Ho imparato a farmi scivolare un po' di più addosso le paranoie, ad accettare anche che certe cose non possono cambiare, né possono farlo le persone, ma se proprio sono a disagio devo farlo io.
Ho capito che cosa vuol dire veramente avere qualcuno nel cuore. Senza pretenderlo. Senza ossessione. Pulito, netto, conficcato nell'anima. Senza drammi, certo, con un po' di rimorso, senza rimpianti, con una lacrima salata  di sincero dispiacere, perché ho paura, una fottutissima paura, di non provare più niente di così serio, profondo e pulito per nessuno in futuro. 
Ma la paura è una piaga e va combattuta: è lei che decide per me e mi toglie la libertà. Essere liberi davvero non significa non avere nessuna responsabilità, ma gestire sé stessi con chiarezza e schiettezza. A me la schiettezza spesso manca, perché ho paura che venga scambiata per disaffezione. È la paura che mi toglie vita.
Ho un buco nell'anima e non so se sarò mai in grado di colmarlo. Dentro non c'è il vuoto, ci sono timore, insicurezza, delusione, dolore; ci sono i fallimenti, i rifiuti, la rabbia, la rassegnazione. Vorrei potermelo strappare questo buco nero,  ma si può solo ricucire, fare in modo che queste cose che contiene non vaghino senza mèta dentro di me.

Ho iniziato questo 2011 con un cuore chiuso.
Oggi il mio cuore è aperto, ha fame e sanguina molto. 

È già qualcosa.

27 dicembre 2011

Learning to fly

"Non sei in una ragnatela, se non ci vuoi stare; tu non sei in nessun posto che non possa decidere tu."

Cerco da tanto, e cercherò di più ancora, di non lasciare le tue parole al vento.
Grazie.


23 dicembre 2011

Fairy Christmas

Una cosa non te l'ho mai detta.
Ma non è mai capitata l'occasione, e poi mi viene in mente sempre soltanto a Natale.

Avevo la febbre, mentre tutti festeggiavano la fine del primo anno del nuovo millennio appena trascorso, e io di lì a poco - tra l'altro - avrei incontrato quello che sarebbe poi diventato il mio uomo per un anno e mezzo (con le conseguenze che tu ben conosci, purtroppo). Avevo la febbre, comunque, e me ne stavo a letto, al caldo, e accanto a me c'era il lettore cd, con "Sheperd Moons" di Enya dentro che andava a random. E ogni volta che partiva "Caribbean Blue", io mi ritrovavo sul lago, in mezzo al bosco, con la luna che si specchiava nell'acqua, il silenzio della notte che tanto amo, e questo waltzer moderno nella testa. E non so perché, ma mi veniva voglia di ballare con te. Forse perché il video della canzone comincia come "La Storia Infinita" che entrambi adoriamo (a proposito: hai ancora l'edizione con l'inchiostro rosso e verde che ti ho regalato?). Comunque, tra le fronde spuntavi tu, che non ami ballare, e io, che invece NON SO ballare, non che non mi piaccia, ti venivo incontro e ballavamo, così, sotto la luna. Fine. Non è che fosse una fantasia erotica, ballavamo sotto la luna, dentro una favola, in un mondo fantasy.

Io, che fantasy non lo sono mai stata, ballavo con te davanti a una luna affogata nel lago.

Non passa un Natale che non ascolti questa canzone, e che non pensi che ti voglio tanto bene.



22 dicembre 2011

Oroscopo 2012

Puoi essere invidioso, geloso, ferito quanto vuoi. Ma se davvero ami qualcuno, dopo che ti è passata la voglia di strangolare l'altro/a, speri di vederlo sempre felice. Sempre. Punto.

21 dicembre 2011

De gestione trombinae.

Allora, prima di tutto: FACEBOOK È IL MALE.

Lo so lo so: non è una novità, ho scoperto l'acqua calda. Il problema non è farsi i fatti propri né quelli degli altri. Il problema è che di norma tutti quanti VI FANNO FARE i fatti degli altri.

Esempio: ieri ho notato che una ragazza con la quale ho purtroppo "condiviso" una "situazione" (brutta espressione, e brutta situazione: è usata quindi con pertinenza) quest'anno, è tra gli amici di un mio carissimo amico. Panico totale, vuoi vedere che me la ritrovo a un aperitivo? Eppure sono parecchio lontani. Però se succedesse? Insomma, ho scritto all'amico comune per evitare che me la presentino. Purtroppo su facebook (per carità, lo faccio anch'io) tutti scrivono tutto, anche ingenuamente. E parte la paranoia, l'ansia, l'angoscia, il sospetto, la diffidenza.
Credetemi, meglio bloccare platealmente piuttosto. Cosa che ora provvedo subito a fare, altrimenti stavolta vedo i draghi.



18 dicembre 2011

La Bambola




17 dicembre 2011

No more dreaming like a girl so in love with the wrong world



Seems that I have been held,
in some dreaming state
A tourist in the waking world,
never quite awake
No kiss, no gentle word could wake me from this slumber
Until I realise that it was you who held me under....

Amarezza

"Amarezza. Ma detto lentamente e senza fine, come un'onda sempre nuova, come d'un fiume senza sorgente e senza margini..." 


(J.R Jiménez)  

15 dicembre 2011

Today's mood.






Però, (cosa vuol dire però) 
Mi sveglio col piede sinistro 
Quello giusto 


Forse Già lo sai 
che a volte la follia 
Sembra l'unica via 
Per la felicità 


C'era una volta un ragazzo 
chiamato pazzo 
e diceva sto meglio in un pozzo 
che su un piedistallo 


Oggi indosso 
la giacca dell'anno scorso 
che così mi riconosco 
ed esco 


Dopo i fiori piantati 
quelli raccolti 
quelli regalati 
quelli appassiti 


Ho deciso 
di perdermi nel mondo 
anche se sprofondo 
lascio che le cose 
mi portino altrove 
non importa dove 


Io, un tempo era semplice 
ma ho sprecato tutta l'energia 
per il ritorno 


Lascio le parole non dette 
e prendo tutta la cosmogonia 
e la butto via 
e mi ci butto anch'io 


Sotto le coperte 
che ci sono le bombe 
è come un brutto sogno 
che diventa realtà 


Ho deciso 
di perdermi nel mondo 
anche se sprofondo 


Applico alla vita 
i puntini di sospensione 
Che nell'incosciente 
non c'è negazione 
un ultimo sguardo commosso all'arredamento 
e chi si è visto, s'è visto 


Svincolarsi dalle convinzioni 
dalle pose e dalle posizioni 


Lascio che le cose 
mi portino altrove 




"today's mood" ©Elena Giorgi di Imnotagroupie.org 
...mai dimenticare le royalties.


14 dicembre 2011

Always crashing in the same car.

La cosa che mi spaventa di più è perdermi.
In uno sguardo, in una situazione, in una rincorsa verso il muro (che prontamente mi offre epiche facciate).

Io mi perdo sempre moltissimo. Ma non nel modo in cui sarebbe sano farlo. Mi perdo dimenticandomi, dimenticando i miei obiettivi, la costruzione di me stessa. Sospendo chi sono, per cercare quel che voglio con bramosìa, per colmare vuoti.
E invidio, di quell'invidia che un po' è ammirazione, chi sa bene chi è più di quel che vuole.

Quando sai chi sei, hai sotto di te una rete fortissima che nessuno ti può togliere. E quello che desideri non è più qualcosa in cui perdere la tua identità, ma il completamento di essa.

Debbo tenerlo a mente, debbo portare questo pensiero sempre con me. Deve diventare la mia ancora, l'attracco indissolubile a me stessa.

12 dicembre 2011

Di Salvador, di Galatea, di tutti.

Andò in questo modo: la conobbe, ancora vergine (lui, almeno così disse), e la sua "follia" esondò subito, senza possibilità di arginarla, e scoppiò in un' incontenibile e fragorosissima - quanto imbarazzante - risata.
Lei sulle prime non capì bene. "Ogni volta che si allontanava, non faceva in tempo a voltargli la schiena che Dalì si contorceva dal ridere fin quasi a cadere per terra."
Era il suo modo per dirle che si era innamorato. Solo che non ci riusciva, perché ogni volta che ci provava, scattava la risata isterica. "Difficile è per Dalì riuscire a dichiarare il suo amore tra scoppi di riso nervoso. Non è cosa facile perché, oltre a essere affascinante, Helena Devulina Diakanoff - figlia di un funzionario di Mosca, da tutti soprannominata Gala - manifesta una sicurezza che non manca di impressionare il giovane Salvador. Questa carne, così vicina alla sua, gli impedisce di parlare. «Anche le vittorie hanno il viso incupito dal malumore...Non bisogna stuzzicarle», dirà Dalì".¹

Fatto sta che Salvador proprio non riesce a contenersi, ma vuole dirle che l'ama. Vuole con tutte le sue forze, e ride, ride, ride, senza fermarsi.

"Ciononostante stavo per farlo, per serrarle la vita, quando la mano di Gala prese la mia. Era il momento di ridere, e risi con nervosismo tanto più violento quanto la cosa doveva risultare ancora più fastidiosa per lei in quella circostanza. Ma, invece di sentirsi ferita dal riso, Gala si inorgoglì. Con uno sforzo sovrumano, mi strinse la mano ancora più forte, non la lasciò cadere sdegnata come avrebbe fatto qualsiasi donna. Grazie alla sua intuizione medianica aveva colto il senso preciso del mio sorriso, così inspiegabile per gli altri. Il mio riso non era 'allegro' come quello della gente normale. Non era scetticismo o frivolezza, ma fanatismo, cataclisma, abisso e terrore. E quello che le avevo appena fatto sentire, che avevo gettato ai suoi piedi, era il riso più terrificante, più catastrofico di tutti. «Tesoro» disse «non ci lasceremo più»."


Il punto è che Gala aveva capito. Galatea delle Sfere aveva capito e lo aveva riconosciuto, aveva letto oltre quella strana risata e lo aveva tradotto nel suo linguaggio. E se lei non lo avesse capito, se lo avesse lasciato a sé stesso, non sarebbe stata Gala. Sarebbe stata una delle tante, ma non Gala.

Tutto questo per dire che se qualcuno non capisce il vostro incontenibile, esondante, folle scroscio di risa non appena vi sfiora, ecco, forse - ma no, certamente - quella non è la vostra Gala.



¹ ©Gilles Néret - "Dalì" Taschen, 2001.

Precisazioni.


... No, è che io, il ritratto di Dalì a Gala, non lo metto a corredo di un pensiero dedicato a qualcuno così, a caso, tanto perché non so cosa metterci. Posso sbagliarmi, certo, ma non è a caso.


10 dicembre 2011

Molecole.


Soffio via il fumo.

Lo guardo dissolversi, come i miei ricordi.
Vanno di moda le foto che sembrano scattate da vecchie polaroid.
Sotto quella del tuo viso è come se ci fosse una scritta, solo non riesco più a leggerla.
Il vento è talmente forte che mi sembra di avere il viso nella neve.
Controllo il telefono; tutto è come un rumore bianco, ma quel che sento sono solo il tuo silenzio, e il mio.

Stanotte non ho quasi respirato.
La paura fotte, e fotte per bene.

Apro gli occhi e vedo molecole di fumo.

E forse è davvero troppo tempo che sto guardando solo fumo.


8 dicembre 2011

Boh, che dovrei dire? Non ho più niente da dire. Niente. Zero. Bianco. Erased. Senza rewind.

2 dicembre 2011

What I got to do...




What I got to do to make you love me? 
What I got to do to make you care? 
What do I do when lightning strikes me? 
And I wake to find that you’re not there? 


What I got to go to make you want me? 
What I got to do to be heard? 
What do I say when it’s all over? 
Sorry seems to be the hardest word. 


It’s sad, so sad 
It’s a sad, sad situation. 
And it’s getting more and more absurd. 
It’s sad, so sad 
Why can’t we talk it over? 
Oh it seems to me 
That sorry seems to be the hardest word. 

Be nerd, be foolish

Vorrei pubblicamente ringraziare la Samsung per avermi fornito il giocattolino da smanettare (cioè... l'ho pagato eh, ma il ringraziamento ci sta e ora vi dico perché) e avermi così distratta dalla mia pesantissima esistenza per almeno 24 ore. Ho finito di smanettarci oggi, ovviamente conciandolo come un iphone, suoneria compresa. Non averci i dinèe fa la differenza, ma se ti sparano un sosia a un quarto del prezzo, w la samsung. Ecco.

Da domani le trasmissioni riprenderanno tristissime come al solito.
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