20 novembre 2011

Nobody loves no one.

È dura.
Sembra una sciocchezza, star male perché è cambiata una cosa, piccola piccola, che in fondo non cambia nulla. Però, psicologicamente, è dura. Ritrovarsi soli nel proprio cervello. Non che prima non lo fossi, però il calore umano, tangibile, concreto, è una bella illusione. Ti tiene a galla, ti dà energia. Allontana la nebbia dal cervello e funge da sprono. Dici, "dai, almeno ho quel pensiero positivo a cui posso ricorrere quando voglio, aggrapparmi se non ce la faccio più." E poi decidi che basta, che ce la devi fare anche senza quel pensiero consolatorio, quella presenza-assenza che ti fa sentire tanto normale, finalmente. E allora è dura. Perché nessuno di noi sta poi davvero così bene da solo. Ma quando lo capisci, capisci anche che se non ti salvi tu, nessun altro può farlo. Quella è solitudine, ed è di tutti.

3 commenti:

  1. Sembra tanto, troppo personale per lasciare un commento.
    Comunque volevo dirti che ti capisco, hai spiegato alla perfezione come ci si sente in certi momenti, sono pensieri in cui molti possono riconoscersi.
    Come dicevamo ieri, appunto.
    Buona domenica cara Erika, sono contenta di averti trovata.

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  2. Buona domenica anche a te, Miss Fletcher. E grazie di lasciare sempre un po' di te qui. :)

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  3. Vengo proprio volentieri, guarda...grazie a te!

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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