5 novembre 2011

Nera che picchia forte, che butta giù le porte.

Io abito a San Pier D'Arena. Non troppo a ponente, ma neanche in centro a Genova.
Io ieri mattina guardavo fuori dalla finestra di casa mia piovigginare appena sui tetti immersi in una maccaia che a novembre non è per nulla normale.

Sentivo sporadiche notizie sulla quantità di pioggia che stava cadendo in centro. Eppure, pensavo, "qui non sembra così grave, non sembra ci sia da preoccuparsi". Questo pensavo, protetta dal lento sgocciolare di una timida e normalissima pioggia novembrina.

E poi a un tratto cominciano ad arrivare notizie, non capisci perché intorno a te sono tutti così agitati, cerchi di chiedere in giro che sta succedendo e intanto sale l'apprensione, finché la climax di informazioni non raggiunge un apice, e in quell'apice sta l'immensa tragedia che ha colpito Genova. 

Ed è come precipitare in picchiata: un attimo prima sei lì che stai lavorando, tranquilla, ignara. Un attimo dopo stenti a credere che tutto quel dolore abbia investito i tuoi amici, i tuoi conoscenti, persone che respirano la tua stessa aria e calcano i posti che fanno parte della tua vita. 
In un attimo, tutto è stato inghiottito dal fango. Ora c'è soltanto un silenzio sospeso, pesante, irreale. Ora c'è solo lo sguardo rassegnato e le lacrime di chi è rimasto. C'è rabbia, ma tace, schiacciata da un dolore ben più grande.

E avvolta dalla sospensione irreale del silenzio, penso che è stato un colpo di pistola programmato, e che non sia possibile accettare che chi ha delle responsabilità nei confronti dei cittadini - anziché proteggerli, chiedere perdono, ammettere gli errori - si nasconda in una valle di retorica, e abbia lasciato semplicemente che accadesse l'irreparabile, pur sapendo che "allerta" per Genova non era solo una parola di cui spesso si abusa, ma una situazione di estremo e reale pericolo: camminare su un sottilissimo ponte che si è spezzato, e ha fatto crollare il castello di carta in cui, ignari, dormivamo, credendo che i nostri fossero sonni tranquilli, che fossimo protetti, e che certe catastrofi accadono solo lontano da casa.

5 commenti:

  1. Devono essere stati istanti terribili per troppe persone,mi dispiace davvero ! Qui in zona,in costiera amalfitana,era successo qualcosa di simile ad Atrani,e più di una volta.Io da casa vedo il Vesuvio posto sul golfo e se da una parte è un bel vedere dall'altra succede di pensare che un giorno o l'altro potrebbe svegliarsi di cattivo umore e sarebbe la fine per migliaia di persone.....e direbbero pure che ce la siamo andata a cercare !Ciao Erika e coraggio.Francesca Marucchi (il tartarugone marino)

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  2. Io da venerdì non sono più uscita di casa e sono triste, per chi ha perso la vita e per la nostra Genova.
    E avrei voglia di abbracciarli tutti, i genovesi.
    Comincio da te, virtualmente...ciao, buon risveglio, speriamo che finisca di piovere.

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  3. Grazie Francesca, grazie Miss Fletcher. L'abbraccio è arrivato a me e sono certa a tutti quelli che leggeranno i vostri commenti.

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  4. un abbraccio immenso.
    anche al di qual dell'appennino, in un'Emilia sonnecchiosa e novembrina, quelle immagini sono arrivate con la potenza deflagrante.
    chiedersi "che posso fare?" senza saper dare risposta.
    un abbraccio davvero immenso.
    Lilla

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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