28 novembre 2011

Ma tu, sei chiara? No, sono Erika.

Quando mi capita di raccontarmi un po', mi sento sempre chiedere "ma tu, sei stata chiara? Dici tutto quello che pensi?"

E sì, lo sono, sì, lo dico.
Le parole sono in grado di fare luce, apportare acqua dove c'è deserto, ma non possono, non possono cambiare le cose. Non possono. Essere chiari e dire tutto quel che si ha dentro è una grande prova di confidenza e di amore, e di fiducia. Ma non cambia le cose. Perché le cose cambino, dev'esserci quella sostanza che non si tocca, non si vede, non si ode, non ha nome, ma ha il potere enorme di far girare il sangue a mille e l'Universo, ed esserne il suo motore.

27 novembre 2011

confessions (on a dance floor)



I wasn't jealous before we met
 Now every woman I see is a potential threat
 And I'm possessive, it isn't nice
 You've heard me saying that smoking was my only vice
 But now it isn't true
 Now everything is new
 And all I've learned has overturned
 I beg of you...


Don't go wasting your emotion
 Lay all your love on me


It was like shooting a sitting duck
 A little smalltalk, a smile and baby I was stuck
 I still don't know what you've done with me
 A grown-up woman should never fall so easily


I feel a kind of fear
 When I don't have you near
 Unsatisfied, I skip my pride
 I beg you dear...


Don't go wasting your emotion
 Lay all your love on me
 Don't go sharing your devotion
 Lay all your love on me


I've had a few little love affairs
 They didn't last very long
 And they've been pretty scarce
 I used to think that was sensible
 It makes the truth even more incomprehensible


'Cause everything is new
 And everything is you
And all I've learned has overturned
What can I do...


Don't go wasting your emotion
 Lay all your love on me
 Don't go sharing your devotion
 Lay all your love on me


Don't go wasting your emotion
 Lay all your love on me


Don't go sharing your devotion, lay all your love on me


Lay all your love on me.

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26 novembre 2011

Il giardino segreto

Sono in treno, e ciò significa che sotto a questo post le email mi accompagnano ovunque con blackberry from Vodafone. Però non posso sfuggire a questo pensiero: anni fa mi accompagnava verso Torino una storia tanto cruda quanto dolce e delicata, secondo me lontanissima da Stephen King che ne era (ma lo era?) autore. "La storia di Lisey" mi colpì per tante ragioni che vanno oltre la piacevole lettura. Una di queste è la descrizione del giardino segreto che nasconde il pozzo dove lo scrittore si abbevera, trae le sue storie. E oggi, leggendo Cunningham, ritrovo nelle sue parole e nei pensieri di Virginia Woolf la stessa immagine, con parole diverse.

Credo che ci siano ragioni profonde nelle coincidenze.
Ogni volta che viaggio da sola mi appaiono chiari i pensieri e i legami. Dovrei viaggiare di più, forse.

Credo che ci siano profonde ragioni nelle coincidenze, e che prima o poi il disegno si comporrà davanti ai miei occhi, e troverò il bandolo della matassa, anche fosse l'ultima cosa che vedono i miei occhi, o che sente il mio cuore.


Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone! (<-- ecco fatto)

24 novembre 2011

Al trucco.

Fate largo, fate largo! Arriva il Pagliaccio.
Guardatelo, ride! È sempre felice.
La lacrima sul volto è solo un disegno, è solo finzione.

Eccolo, ecco il pagliaccio! Che ride, che scrive di cose leggere.
Che pensa che il mondo sia un posto carino, che pensa che basti un bicchiere di vino.
Arriva il pagliaccio, che tanto vi piace...


Ma solo, di notte, implora il suo cuore di lasciarlo in pace.

22 novembre 2011

Stand by me

Basta una voce familiare, a calmare il cuore, basta l'affetto, che non è mai scontato: è sempre un appiglio da cui ripartire.

(Grazie.)

21 novembre 2011

La commedia degli errori

Lei:“amarti m’affatica, mi svuota dentro”.

Lui: “amarti? ma a fatica; mi svuoto dentro”.


(acidissima.style.it)

20 novembre 2011

Nobody loves no one.

È dura.
Sembra una sciocchezza, star male perché è cambiata una cosa, piccola piccola, che in fondo non cambia nulla. Però, psicologicamente, è dura. Ritrovarsi soli nel proprio cervello. Non che prima non lo fossi, però il calore umano, tangibile, concreto, è una bella illusione. Ti tiene a galla, ti dà energia. Allontana la nebbia dal cervello e funge da sprono. Dici, "dai, almeno ho quel pensiero positivo a cui posso ricorrere quando voglio, aggrapparmi se non ce la faccio più." E poi decidi che basta, che ce la devi fare anche senza quel pensiero consolatorio, quella presenza-assenza che ti fa sentire tanto normale, finalmente. E allora è dura. Perché nessuno di noi sta poi davvero così bene da solo. Ma quando lo capisci, capisci anche che se non ti salvi tu, nessun altro può farlo. Quella è solitudine, ed è di tutti.

19 novembre 2011

Non serve attraversare i campi del Tennessee.





io sì, che avrò cura di te

18 novembre 2011

The Cryin' game

La mia solitudine è piena di persone che mi parlano.
Telefoni che squillano, amici che mi versano da bere.
È fatta di parole, di suoni.
Persino il rumore di una sigaretta che si consuma è assordante.
Spesso invoco il silenzio.
Voglio sentire di cosa sto piangendo dentro.
Solo che il lamento è debole, e io continuo a non capire le parole.
E allora passo le notti a piangere anche fuori, senza perché.

Spesso non è nemmeno necessario averne uno.







http://www.wordshelter.it/la-mia-solitudine/

16 novembre 2011

Sometimes I need some time all alone...

14 novembre 2011

Il calendario Maya

Io credo che abbocchiamo così bene alla profezia del 2012 perché un po' sentiamo che tutto quello che riguarda la nostra vita si può tradurre in una serie di cicli autoconclusivi, come il calendario Maya. Persone, emozioni, traguardi: tutte dentro piccoli "corti" d'autore.
A volte i cicli sono brevissimi; o magari sono chiusi dentro un ciclo più grande, che prende tanto tempo, e altrettanto di noi.

Io stasera ho chiuso il mio piccolo calendario Maya personale. Senza catastrofi, proprio come dicono gli anziani sacerdoti, semplicemente ho concluso un ciclo molto lungo, per iniziarne un altro diverso. Non migliore, non peggiore, diverso, perché quello di prima è passato. Quello che gli anziani non ci hanno detto, o forse sì, ma lo dimentichiamo, è che rimane sempre qualcosa di bello da difendere, che ci portiamo dietro anche nel nuovo ciclo che inizia.

Ho fatto la valigia, ho lasciato andare il passato. Ma con me ho portato la cosa più bella e più preziosa, e - scusatemi se è poco - l'ho fatto dopo 11 anni, 11 mesi e nella settimana dell'11/11/11.

La parola "speciale", d'altra parte, non la uso mai a sproposito.

(e tu lo sai.)

11 novembre 2011

Nevermind I'll find someone like you...




I heard 
That you're settled down 
That you 
Found a girl 
And you're 
Married now 


I heard 
That your dreams came true 
I guess she gave you things 
I didn't give to you 


Old friend, why are you so shy? 
It ain't like you to hold back or hide from the light. 


I hate to turn up out of the blue uninvited, 
But I couldn't stay away, I couldn't fight it, 


I had hoped you'd see my face, 
And that you'd be reminded that for me it isn't over, 


Never mind, I'll find someone like you, 
I wish nothing but the best for you, too, 
Don't forget me, I beg, 
I remember you said, 
"Sometimes it lasts in love, 
But sometimes it hurts instead," 
Sometimes it lasts in love, 
But sometimes it hurts instead, yeah, 


You know how the time flies, 
Only yesterday was the time of our lives, 
We were born and raised in a summer haze, 
Bound by the surprise of our glory days, 


I hate to turn up out of the blue uninvited, 
But I couldn't stay away, I couldn't fight it, 
I had hoped you'd see my face, 
And that you'd be reminded that for me it isn't over, 


Never mind, I'll find someone like you, 
I wish nothing but the best for you, too, 
Don't forget me, I beg, 
I remember you said, 
"Sometimes it lasts in love, 
But sometimes it hurts instead," 


Nothing compares, 
No worries or cares, 
Regrets and mistakes, they're memories made, 
Who would have known how bittersweet this would taste? 


Nevermind, I'll find someone like you, 
I wish nothing but the best for you, 
Don't forget me, I beg, 
I remember you said, 
"Sometimes it lasts in love, 
But sometimes it hurts instead," 


Nevermind, I'll find someone like you, 
I wish nothing but the best for you, too


Don't forget me, I beg, 
I remember you said, 
"Sometimes it lasts in love, 
But sometimes it hurts instead," 


Sometimes it lasts in love, 
But sometimes it hurts instead.

5 novembre 2011

Nera che picchia forte, che butta giù le porte.

Io abito a San Pier D'Arena. Non troppo a ponente, ma neanche in centro a Genova.
Io ieri mattina guardavo fuori dalla finestra di casa mia piovigginare appena sui tetti immersi in una maccaia che a novembre non è per nulla normale.

Sentivo sporadiche notizie sulla quantità di pioggia che stava cadendo in centro. Eppure, pensavo, "qui non sembra così grave, non sembra ci sia da preoccuparsi". Questo pensavo, protetta dal lento sgocciolare di una timida e normalissima pioggia novembrina.

E poi a un tratto cominciano ad arrivare notizie, non capisci perché intorno a te sono tutti così agitati, cerchi di chiedere in giro che sta succedendo e intanto sale l'apprensione, finché la climax di informazioni non raggiunge un apice, e in quell'apice sta l'immensa tragedia che ha colpito Genova. 

Ed è come precipitare in picchiata: un attimo prima sei lì che stai lavorando, tranquilla, ignara. Un attimo dopo stenti a credere che tutto quel dolore abbia investito i tuoi amici, i tuoi conoscenti, persone che respirano la tua stessa aria e calcano i posti che fanno parte della tua vita. 
In un attimo, tutto è stato inghiottito dal fango. Ora c'è soltanto un silenzio sospeso, pesante, irreale. Ora c'è solo lo sguardo rassegnato e le lacrime di chi è rimasto. C'è rabbia, ma tace, schiacciata da un dolore ben più grande.

E avvolta dalla sospensione irreale del silenzio, penso che è stato un colpo di pistola programmato, e che non sia possibile accettare che chi ha delle responsabilità nei confronti dei cittadini - anziché proteggerli, chiedere perdono, ammettere gli errori - si nasconda in una valle di retorica, e abbia lasciato semplicemente che accadesse l'irreparabile, pur sapendo che "allerta" per Genova non era solo una parola di cui spesso si abusa, ma una situazione di estremo e reale pericolo: camminare su un sottilissimo ponte che si è spezzato, e ha fatto crollare il castello di carta in cui, ignari, dormivamo, credendo che i nostri fossero sonni tranquilli, che fossimo protetti, e che certe catastrofi accadono solo lontano da casa.

4 novembre 2011

RABBIA

Io mi chiedo soltanto come sia possibile dare allerta 2 (= serio pericolo) e non ordinare la chiusura di scuole, attrezzare per l'emergenza le zone a rischio, evacuare i quartieri attraversati dai torrenti (NON MANUTENTATI), sapendo perfettamente (perché comunicati come quello qui sotto NE SONO ARRIVATI a mazzi, e ora ve ne copincollo uno) cosa avremmo rischiato.


VINCENZI, VERGOGNATI E DIMETTITI!

Ma in 'sto cazzo di Paese non si dimette mai nessuno, tranne il buon senso!


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