19 ottobre 2011

"Ubriacatevi!"

Questo è il post dove mi lagno della mia vita, e quindi avviso i lettori che le mazze di Tafazzi sono disponibili gratuitamente nella colonna laterale.

 Sento sempre più forte il bisogno di indipendenza. A volte mi chiedo come faccio a sopportare la situazione in cui sono, e non uscirci pazza tutti i giorni. Poi penso che è il lavoro che mi salva. Non l'amore, che non c'è, non gli affetti, ma il lavoro. Che mi afferra il cervello e mi distrae, mi possiede le sedi neuronali e mi aiuta a focalizzare il centro di me stessa sui successi, e non sui fallimenti. Non è nemmeno più la scrittura a darmi qualcosa, è diventata un peso. E questo perché ho sempre visto un fine, in quello che scrivevo. Ti fai il mazzo sì, ma per qualcosa. Butti del tempo sì, ma poi vieni ripagato. E ultimamente invece non ci sono progetti in cui credo. E senza un sentimento in quel che faccio, il mio lavoro si spegne e muore. Mi rimane il blog, che è sempre stato come andare dallo psicologo. Ma forse sarebbe un po' il caso di andarci veramente e risolvere certe lucide paranoie che a quanto pare non riesco ad affrontare.

 E poi tutto questo si scontra con un senso di solitudine che è ficcato dentro a fondo, da qualche parte, in un posto dove non si vede. È come un battito pungente, sordo e regolare, è un bisogno che sento non soddisfatto, e sto cominciando a sentire inutile anche qualsiasi tentativo di tamponarlo. Ho passato troppo tempo sentendo la mancanza della fisicità, del contatto, del calore. Ultimamente la fisicità l'ho recuperata, ma non basta più. Senza l'amore piano piano si muore. E io voglio vita, voglio calore, non una lapide con su scritto "però aveva rapporti parecchio soddisfacenti con persone che stimava a cui voleva molto bene". Insomma. Se proprio devo morire, almeno che ci sia scritto "amata compagna e amante". Cazzo, senti come suona meglio, emana calore. Per avere quell'epitaffio lì, però, bisogna che ti capiti qualcuno disposto a scrivertelo. Eh, qui viene il difficile. E poi io sono una che fa selezioni più strette di Bastianich (a proposito, stasera su Cielo c'è Masterchef... io me ne perdo un'ora ma voi che potete guardatevelo e poi passatemi le ricette). Questo è troppo nerd, quello è troppo magro, questo è simpatico ma non ha mai preso un libro in mano, quello è logorroico, quello fa cilecca, quell'altro invece sa cosa fare, ma che ci sia io nel suo letto o una qualsiasi è uguale. Non se ne esce. E quindi alla fine? Mantieni lo status quo finché dura. E l'inverno ti inghiotte. E prima o poi anche questo finirà e ho paura di scoprirmi impreparata nei confronti di me stessa. Di ricadere in una serie di insicurezze che solo adesso comincio a sentire di avere risolto. Voglio una rete. Un'alternativa. Una strada aperta. Una possibilità diversa. Una luce. Qualcosa che possa seguire con nuovo entusiasmo.

 E intanto, invoco la pace e l'oblio. Ci sarà un motivo, se il mio blog inneggia all'essere sempre sbronzi.

2 commenti:

  1. Bello eh.
    Ma che vita dura.
    In generale, dico... perché in modo diverso, ma alla fine pure a me salgono alla gola queste insoddisfazioni.

    RispondiElimina
  2. Purtroppo l'essere umano è fatto più di insoddisfazioni che di soddisfazioni. Anche perché - a mio parere - quando ha qualcosa di bello o non lo vede o lo rovina.

    RispondiElimina

Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...