8 agosto 2011

Wi-fi life

Ieri parlando con un amico mi sono resa conto, attraverso le sue parole, che internet mi ha cambiata moltissimo. Non so dire se in meglio o in peggio; credo dipenda dai punti di vista. Sono sempre stata una dalla chiacchiera facile, ma al contempo sono gelosissima della mia privacy. Non mi va che tutti sappiano quello che faccio, eppure aggiorno status su tutti i social che conosco come se non ci fosse un domani. E assorbo modi di dire, penso con le hashtag. Questo mio amico è praticamente il contrario di me, parla poco e ascolta molto; ha pochi amici ma nonostante questo ha una vita sociale assai più intensa della mia. È sempre in giro, ha sempre qualcosa da fare, sempre una ragazza intorno, sempre qualche situazione interessante, mentre la mia vita è una costante pianura padana nella nebbia. Conosco tremila persone, ma alla fine non ho voglia di uscire a prenderci un caffè, mi stanno bene così, dove sono, aldilà dello schermo, il più delle volte. Mi sono abituata a una comunicazione a senso unico, dove io dico cose che non cambiano né la mia giornata né quella degli altri, e - a essere sincera - mi piace così. Da un lato lo invidio tanto, questo ragazzo, fa la vita che vorrei io: è libero, si autogestisce e non credo si sia mai annoiato dacché lo conosco. Lo invidio di quell'invidia buona che ti spinge a dire "dai, ancora un po' di pazienza e poi anch'io, anch'io". Non ha facebook, non sa cosa sia twitter, le donne se le sbatte al muro anziché mandare DM che poi finiscono nel vuoto. Non è che chi sta sui social queste cose non le fa, eh. Dico solo che lui ha una prospettiva sulla realtà in 3D e - perlomeno a me - questa cosa è venuta a mancare. Mi pesa il culo,  e questo è il problema più grande. Io non ho voglia di sbattermi, sono abituata a vivere in un mondo fatto di parole fin da quando ero piccola. Alle medie il momento più bello della mia giornata era quando mi sedevo alla scrivania e battevo a macchina i miei pensieri, o le mie storie. Avevo un pozzo così fervido di idee che oggi stento a credere di essere la stessa persona. A volte ho come l'impressione che sia stata proprio la realtà a togliermi questa dote, ad averla spenta anziché acuita come ci si aspetterebbe.
Sto leggendo i diari di Virginia Woolf; spesso penso che la vita perfetta sia questa: starsene in silenzio, avvolti dalla natura, a buttare giù mondi paralleli. Però lei si è suicidata, il che suggerisce che la fregatura si nasconde dappertutto. Forse era lei, così come forse sono io, a essere una disadattata. Sono strana. Sono un'asociale molto social. Come la Woolf ho sempre cose da dire, ma almeno lei ha lasciato il segno. Io al massimo verrò ricordata, con un po' di sforzi, per avere beccato il maggior numero di fidanzati gay.


p.s. Lui, il mio amico, però, si mette a costruire spade di cartone ad agosto perché così i ragazzi della sua compagnia possano giocarci in vacanza. Francamente io, così nerd, anche no, dài.

2 commenti:

  1. Be' sisteronzola, io sono tendenzialmente come te (serviva dirlo? xD ) ma -culo pesante o non culo pesante- quando salirò su *dobbiamo* incontrarci di persona. E' un imperativo morale categorico di kantiana memoria ;P
    Per il resto, hai la mia benedizione.

    Bacio :*

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  2. Ovvio sys!!! per l'occasione mi faccio fare una spada di cartone e te la porto. Tanto lo vedo sabato, non fare complimenti, scegli tu il modello XD

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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