24 agosto 2011

Effetti Collaterali

Qualche volta penso che passare del tempo con te sia come ingoiare una pastiglia, di quelle che non ti fanno pensare ai casini, che ti cambiano l'umore. Sto bene, di quel "bene" pieno che non comprende momenti di noia né sfumature verso il nero, le giornate sembrano cortissime e le notti troppo lunghe, e quando parliamo vedo talmente tanto di me dentro di te e, viceversa, c'è talmente tanto di te in me che penso che tu sia come una vox media: un "φάρμακον", che in greco significa sia "veleno" che "medicina". E così da un lato stare con te guarisce le mie ferite, perché mi mette in contatto con la parte più profonda di me stessa, mi libera, mi conforta, riempie i miei vuoti; dall'altro mi arrabbio tanto da dare pugni contro il muro perché - maledizione - manca solo un piccolo, maledetto tassello, uno soltanto, quello che metterebbe fine a questo continuo eterno ritorno a cui ormai sono abituata e rassegnata, senza il quale non cambiano né cambieranno mai le cose.
E così mi siedo sfinita, e infastidita, e vuota, e con la sensazione che qualcuno ci abbia costruiti a incastro, ma dimenticando di creare uno spazio dentro di te, e creando un pezzo di troppo dentro di me.

"È strano quanto belle appaiano le persone mentre vanno via".
(Mandy Slade, Velvet Goldmine)

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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