19 giugno 2011

Lo spazio sospeso

Prima è tutto un caos di voci, di persone che si cercano, corrono, telefonano, preparano, coordinano, rileggono, si agitano.Voci che s'incrociano, si intrecciano, si sovrappongono; poi le luci si abbassano, e tutto prende una forma diversa, aldilà delle coordinate del tempo, e a guardarlo da fuori sembra un quadro animato.

Le ragazze di danza contemporanea stanno ripassando silenziose l'esibizione della serata. Sono concentrate, emozionate ma controllate, c'è un rigore e una serietà nei loro movimenti che rivela l'impegno che hanno investito per un anno nella coreografia della loro insegnante, che le guarda con aria di approvazione, e le guida con lo sguardo. Sembrano parlarsi, ma nessuna di loro ha aperto bocca. Più in là ci sono i tangheri, che si stringono in un intreccio che stride con la musica che si diffonde nell'aria perché davanti, sul palco, è il turno dei ragazzi di hip hop, ma loro continuano senza distrazioni quel dialogo sensuale, che parla di passione. A sinistra, i più piccoli stanno facendo un po' di caos, ma non appena parte la musica scendono dalle tribune dove si erano disposti in fila e ballano, seguendo i movimenti che la maestra ha insegnato loro più che il ritmo, ma sono carini e si vede che ballano perché li fa contenti, così scappa un sorriso, e subito dopo un rimprovero perché proprio non riescono a star zitti, ma va bene, fa parte del gioco, tra qualche anno saranno silenziosi anche loro e concentrati, come gli altri, come le ragazze di classica, per esempio, con quegli splendidi tutù, che stanno aspettando il loro turno e intanto si scaldano alla sbarra e volteggiano, una in particolare, una brava davvero, si muove che sembra inseguire una corrente invisibile, e penso che tutto questo è fatto davvero di cose che non si dicono, che non si vedono, ma che si sentono solo se si lascia entrare nel cuore questa cosa magnifica che è l'amore per l'arte, che ti sostiene se ti mancano le forze, ti consola se stai vivendo un dolore, ti culla se sogni di vivere per lei, ti inebria, ti accompagna quando ne hai fatto una professione...

e a un certo punto torni in te, torni nel presente, e ti accorgi che nel tuo piccolo - estremamente piccolo - ne fai parte anche tu, perché non riesci davvero più a pensarti fuori da quel mondo sospeso che è capitato per caso nella tua vita, ma che ti sta regalando emozioni, anche quando i piedi fanno male perché corri da un camerino all'altro, anche quando sei stanco perché ti sei fermato solo per mangiare un panino e bere un caffè, anche quando sai che da domani dovrai ricominciare a pensare alla routine, però c'è questo spazio sospeso nel tuo cuore, ed è così bello, così raro, così forte che anche il mattino dopo, anziché riposare, ti alzi per scrivere che sei orgogliosa di farne parte, e che un giorno, ormai lo sai, ti mancherà.

"Le rond bleu" -  coreografia Paola Pallotti, gruppo Spaziodanza, Genova. 

1 commento:

Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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