1 maggio 2011

Weird/Wired

Notte strana. Non esco di casa da mesi, per problemi di salute, se escludiamo il week end di Pasqua appena trascorso, passato nella mia Toscana.  Ieri sera sono stata in giro per un po'. È stato bello guardare Genova con occhi nuovi. Nella solitudine serale io ci sto bene. Mi perdo a osservare le persone, a immaginare dove stanno andando, chi stanno aspettando. Non si accorge nessuno di questo mio attento scrutare. Spesso i volti che passano sono sereni; altri incedono pensierosi. A volte qualcuno piange, seduto su uno scalino. A volte sento quasi di poter toccare quelle lacrime, mi hanno rigato il viso tante volte e il grembo della mia città le ha accolte nello stesso modo. Non ha sempre il cuore di un'istrice, la mia Genova. A volte ho l'impressione che il cielo scuro mi parli, che cerchi di rassicurare questo mio cuore un po' smarrito, che non sa ancora che fare di sé.
La notte appena trascorsa è passata soffiando sulla mia pelle: sembrava fatta di qualcosa di surreale, di attese eterne e di dolori sordi. Come se stesse cambiando tutto, all'improvviso, in modi che non ti aspetti. Come se ci stessero in mezzo degli addii che non hai preventivato. Come se stessi guardando un finale che so che mi lascerà l'amaro in bocca.
Eppure, ancora, sento questa strana connessione indistruttibile e irrazionale con qualcosa che sa di eterno.

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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