30 marzo 2011

Wishlist


    • il dottor House
    • un nuovo lavoro
    • una nuova casa
    • un uomo che la smetta di mettere in cima alla lista tutto/tutti tranne me
    • due coglioni nuovi e d'acciaio 

    24 marzo 2011

    Grateful

    Oggi il sole mi ricorda una di quelle giornate in cui venivi da me, e pensavo che me la portassi tu, tutta la luce della primavera. Stavo malissimo: avevo tagliato i ponti col passato, col presente e temevo di averlo fatto anche con il futuro, temevo di avere sprecato la mia occasione senza possibilità di riparare. E tu eri lì, accanto a me, prima ad ascoltare, poi a consigliare, e infine a colmare l'enorme vuoto e la confusione che avevo dentro. Questo hai sempre fatto: rimettere ordine dentro di me. Da sola non ci riesco. Tutto mi sembra pesante; quando lo filtri tu per me, invece, diventa sopportabile, cambio prospettiva e riesco persino a farmi una risata. Non amara: sincera. Perché hai il dono di mostrarmi con chiarezza quanto le circostanze siano effimere, quanto basti poco a non farsi schiacciare dai sentimenti e quanta bellezza abbiamo davvero davanti, tutti quanti, pronta a essere afferrata, e come non la vediamo mai. Sei solido, e tieni i piedi ancorati a terra, al contrario di me, che svolazzo in aria come un palloncino.
    Così, come allora sulla panchina di quel kebab un po' isolato, dove il caos della città non ci sfiorava, dove potevamo stare a chiacchierare e a tenerci stretti - e ci stavamo davvero - fino a sera, ti ringrazio oggi, anche se non siamo più lì, anche se è cambiato tutto, anche se non ci guardiamo da tempo con gli stessi occhi (e forse è giusto o forse è il nostro vero dramma, chi lo sa); però tu ci sei sempre, e ogni volta che cado sento la tua mano che mi afferra il braccio e vedo i tuoi occhi che mi tranquillizzano, come uno di questi raggi di sole che entrano dalla mia finestra e mi concedono, con il tepore, un po' di respiro.

    22 marzo 2011

    Persone Sospese


    Ho voglia di un abbraccio profondo, di quelli che fermano il tempo e lo spazio, che mi avvolga e che mi sciolga dentro come una caramella, lentamente, e riscaldi il nucleo freddo che congela le mie membra.

    Sarà pur vero che certe storie non sono fatte per durare, né per cominciare davvero. Però ho bisogno come l'ossigeno di quelle braccia perennemente sospese nel vuoto, che ogni volta mi ricadono addosso con un gran rumore dentro. Ora. Non m' importa per quanto. Ne ho bisogno ora.

    18 marzo 2011

    Sì, sì e ancora SI'!



    AFFANCULO CHI PREFERISCE LA 38.

    17 marzo 2011

    Controsensi



    Più mi sento addosso pesantezza (del mio corpo, della mia testa, dei miei rifiuti, delle mie insicurezze), più credo che dietro all'ammirazione della bellezza spontanea e naturale di un'altra donna ci sia insieme una sorta di invidia nera perché non sono io, ma anche attrazione sensuale vera, perché è così che vorrei vedermi.
    Purtroppo però cerco solo gli sguardi fastidiosi degli uomini, che mi fanno sentire giudicata.

    Che ingiustizia nascere eterosessuale e pensare questo dei maschi.
    Le donne, noi donne, siamo diverse.



    (foto ©40contradictions)

    15 marzo 2011

    Let me not to the marriage of true minds

    Mi arrendo

    È vero. Gli amici hanno ragione. Ho bisogno di buttare fuori tutto quello che ho passato razionalmente a elucubrare, in presenza di qualcuno che sappia lavorarne la creta che ne risulta per forgiarmi strumenti per uscirne. Però, pur accettando questo, mi arrendo.
    Mi arrendo e abbandono. Mi arrendo e mi allontano. Mi arrendo e rinuncio a quello che mi ha fatta stare bene. Perché quando vedi che c'è proprio una mano invisibile a trattenerti, che ti sbatti, ti sbatti, ma sei sempre ferma nello stesso punto, ed è quel punto e non un altro, quella tua sofferenza e non un'altra, quella sensazione di non essere una donna normale, e non una qualsiasi altra mancanza, ecco, se il destino mi sta dicendo che al momento è così che mi devo sentire, io smetto di voler lottare per essere normale. Smetto. Punto. Che riparta il treno subito, che faccia il suo corso: saluterò come al solito dal marciapiede. Farò come ho sempre fatto: starò in un angolo ad osservare le mie profezie che s'inverano e a pensare "lo sapevo". Tutto questo mentre il resto del mondo dimostra che cambiare si può, recuperare si può, si può persino riprendere da dove si è interrotto, pensa te. Evidentemente a me al momento non è data scelta, quindi, visto che sto scoppiando di rabbia, di invidia, di sentimenti negativi, di odio, di rancore, mi fermo.
    Tante parole, da tutti. Tante. Buone parole. Ma sentirmi così mi sta cambiando in peggio. Mi dispiace, perché di questo passo un giorno mi direte tutti "non ti riconosco più". E sarà una triste conferma, e la chiusura del cerchio.

    13 marzo 2011

    Lost in Japan.


    Che possiamo fare per te, amato Giappone?
    Ammiro il tuo popolo, ammiro il tuo orgoglio, la tua forza, la tua poesia;
    questo tuo essere lineare e asettico solo in apparenza, la sensualità e la passione forte che ti scorrono nelle vene.

    Che possiamo fare, ora, per te, amato Giappone?
    Mi lacera saperti in ginocchio.

    10 marzo 2011

    Insonnia

    Stanotte, mentre osservavo il soffitto grazie alla solita veglia forzata, pensavo che, a volte, pecco di bassa autostima. Voglio dire, sono sempre la prima che si mette in dubbio, e non do per scontato che l'altra persona con la quale mi relaziono (che sia fidanzato, amico o trombamico) possa sempre provare le stesse cose per me per l'eternità. Mi pongo nella situazione, spesso errata e deleteria, per carità, di credere che la causa di certi cambiamenti di atteggiamento sia il fatto che sono io a non avere più la stessa presa di prima sulla suddetta persona. "Sbagli!" mi dicono tutti, e io, sulle prime, annuisco. E poi, però, quando ascolto i discorsi di alcuni maschi in crisi, penso che tutto sommato ho solo il dono dell'umiltà. Perché non mi sognerei mai di "tranquillizzare" il partner che si allontana, ribadendogli che per me non è cambiato niente, se è lui a prendere le distanze, per esempio. Bella faccia tosta, pensare "è insicuro, quindi debbo tranquillizzarlo". Eppure, più di una volta ho ascoltato uomini che danno per scontato che, se noi donne ci allontaniamo, dev'essere per motivi che non hanno a che fare con loro. Per non parlare di quelli che hanno paura che tu voglia a tutti i costi una relazione da loro, e che si irrigidiscono ogni volta che t'incontrano per strada. Bisognerebbe far capire a questo genere di maschi che l'universo non ruota attorno al loro irresistibile fascino. E che noialtre magari non vi diciamo "ok, adesso puoi anche andare via" mentre siete ancora lì a infilarvi le mutande, perché siamo gentili; e che se non vi calcoliamo a una cena mentre ci sedete talmente vicini che ancora un po' finiamo in braccio all'amica accanto, forse non è perché abbiamo paura di non piacervi più, ma perché ci avete rotto la fava. E ancora, se anche vi concediamo notti infuocate e dopo vi baciamo sulle labbra, non vuol dire che vogliamo sposarvi o che siete gli unici maschi della nostra vita. Significa che ci piacete. Punto. Partite da quel punto, e abbassate il delirio di onnipotenza: magari invece di incappare in un'altra figa di legno la prossima volta imparerete a capire quando, come e se davvero qualcuno vi ama.


    N.B. prima di dover rispondere a commenti che dicono di non generalizzare, sappiate che NON sto generalizzando: i nomi non si fanno per fair play, e perché in alcuni casi non sarebbero nemmeno affari miei. Ergo neanche vostri!

    7 marzo 2011

    Meow.


    Ma dimmi, dimmi, come posso imparare a essere un gatto? Cosa devo fare per sentirmi libera come lo sei tu, per non perdere occasioni come fai tu, per non sentirmi in dovere di essere come gli altri mi vogliono? Dimmi, come fai? Come riesci a esserci pur senza sentire il desiderio di fonderti? Fammi diventare come te, insegnami a essere un gatto: un gatto domestico, come te, che quando mi vedi triste un po' di fusa e qualche miagolino me li fai sempre. E poi torni a farti - giustamente - i cazzi tuoi nella tua cuccetta calda.

    E pure per questo ti adoro, maledizione.

    6 marzo 2011

    Recherche de soi

    Del passato non voglio nulla. Non mi voglio vestire di ricordi, non voglio il peso degli errori sulla schiena. Non biasimo chi mi ha abbandonata, lo seppellisco dentro: non lo cancello, voglio ricordare per non sbagliare ancora. Non mi serve ritornare a quando mi truccavo come Siouxie, scrivevo come la Kane (solo per emulazione: magari avessi saputo scrivere davvero come lei) e pensavo come Lidia Lunch. Non voglio portarmi dentro l'ebrezza folle che serviva a non accorgersi della carne viva, in balìa del sale. Lascio ad altri il buio, la tenebra; la conosco troppo bene per sceglierla ancora. Non m'illudo in gotico romantico, guardo la verità negli occhi e la accetto per quello che è. Non mi struggo d'amore, so che prima o poi finisce, ma proteggo i miei sentimenti e proteggo chi amo. Come posso, come riesco, e non come si aspettano gli altri. Sacrifico il desiderio appagante di sentirmi esclusiva per qualcuno per quello più ripagante, nel tempo e negli anni, di continuare ad avere al mio fianco chi mi vuole bene davvero e me lo dimostra giorno per giorno. Non ho paura di ridiscutere i miei sentimenti né la loro direzione. Non temo di scoprire di essere diversa da ciò che sono sempre stata ai miei stessi occhi. Ho compreso che non si chiama Amore solo quello di coppia, ma ne esistono diversi, pesano in egual misura, e mi scorrono dentro come il sangue.

    Dopotutto, forse, qualcosa ho imparato.

    4 marzo 2011

    In the Mirror

    È difficile mentirsi dinanzi a uno specchio. Sono incazzata nera. Sto diventando cattiva, distaccata, impietosa. E comincio a pretendere. A pretendere cambiamenti, a pretendere almeno una botta di culo. Non intendo che non debba anche pagarla una certa somma, la fortuna. Non è che pretenda di averla così, gratis. Ma almeno vedere una via d'uscita e poterla percorrere. Invece ancora niente, il nulla. E non contenta del nulla, in un momento in cui almeno in un aspetto della mia vita ho avuto un po' di sollievo (non sia mai che io possa sentirmi una donna normale!!!), capitano eventi improbabili e di difficile e lunga soluzione. E si ferma tutto. Si ferma tutto. E chissà quando e se riprende. Io sono stufa. E sono anche stufa di dover correre perché sennò i treni non si fermano. E per quanto possa amarle, certe persone, perché le amo, sono stanca per quel che non mi torna indietro. E non ho più voglia di sbattermi, non ho più voglia di darmi. Non mi merito le montagne russe ogni cinque anni, non le voglio e non mi servono a nulla. Ah, sì, a parte quel piccolo sollievo. Che mi viene, nuovamente, negato dalla sfortuna. Se potessi farlo, il patto col diavolo, lo farei qui, ora e con la firma a fuoco. 

    2 marzo 2011

    Sì, però...

    ...anche basta, con 'sti post da sospiro&suicidio. Parliamo di cose interessanti.

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