17 gennaio 2011

Il derubato che piange, ruba qualcosa a sé stesso

A volte mi sento derubata. Qualcuno è arrivato e ha vissuto la mia vita al posto mio. Mi sento spogliata quando succede. Mi sento marginale, sostituibile. Mi sento accessoria. Ma non lo merito anche io quel "qualcosa" che prima o poi hanno tutti e che fa la differenza? Non ci credo più. Da un lato mi tranquillizza, che quel momento non arriverà mai. Almeno avrò smesso di aspettarlo seduta su una panchina, mentre guardo altri prendersi quello che pensavo fosse mio.

6 commenti:

  1. Åh, Gud, mi ricorda tanto quella canzone di Rebecka Törnqvist...

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  2. Ma dici "Vad jag vill"? A me invece ricorda la mia hit "En fågel bra, men två är bättre"!

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  3. No, pensavo a "What I Thought Was Mine".
    ["En fågel bra, men två är bättre" mi fa un po' "På morgonen kan jag allt, men på natten kan jag mer"...]

    Questa cosa dei volatili andrebbe approfondita. Mi sono sempre domandato che genere di sessualità si potesse vivere in una terra che vanta tra i suoi proverbi popolari "meglio un uccello in mano che dieci nel boschetto"...

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  4. Non so tu, ma dieci nel boschetto sono nel proprio habitat, uno in mano... è 'na tristezza...!

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  5. 'sti svedesi... dobbiamo insegnare loro proprio tutto noi, eh?

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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