30 gennaio 2011

Frammento.

©Encrenoire, 2011

28 gennaio 2011

Soddisfazioni linguistiche

Imparare un nuovo termine dialettale Livornese, usarlo, ed essere capiti in Liguria.

- Allora Simo, l'hai fatto l'esame ai tuoi allievi?
- Sì sì, qualcuno l'ho bacchettato!
- ...l'hai messi tutti a bùopillonzi???
- Ahaha! Tutti no, ma qualcuno, sì!!!

27 gennaio 2011

Constant craving, has always been

Even through the darkest phase

Be it thick or thin

Always someone marches brave

Here beneath my skin



And constant craving

Has always been


Maybe a great magnet pulls

All souls towards truth

Or maybe it is life itself

That brings wisdom

To its youth


Constant craving

Has always been.



(K.D. Lang)

25 gennaio 2011

aaahahahaha!!!

Armi di seduzione?

Scrivo questo post in risposta a un'affermazione che l'amico Pollycoke ha testé pubblicato su un famoso social (cito: "L'arma di seduzione femminile più infallibile è la dolcezza") alla quale io ho risposto "questa è una grande caaa una grande cazzaaa") e ora gli/vi spiego perché.
Caro Pollycoke, ma meno male che tu lo pensi davvero, che questo sia un valore enorme in una donna. Però ti posso assicurare che la sottoscritta è un barattolone di miele e tuttavia i suoi orsi preferiti preferiscono lo schiaffo in faccia. C'è qualcosa nel genere umano (maschi e femmine) che è votato all'autodistruzione: ci innamoriamo da perdere il senno di chi ci tratta con più distacco, magari anche con sufficienza. Dici che generalizzo? Lo vorrei tanto; ma ho troppi esempi nel mio curriculum e in quello di amici e amiche che mi costringono a scrivere questo post, anche un po' incazzata, perché ti assicuro che è fastidioso vedere qualcuno cui vuoi bene diventare uno zerbino e farsi trattare come un pirla per amore. Peggio che sentire unghie sulla lavagna. E vaglielo a spiegare che se vieni trattato/a così è perché l'altro/a sa che tu sei cotta/o e disponibile a qualsiasi prova pur di non perderlo/a. Mentre una donna dolce, che sia davvero dolce, e non solo qualche volta perché ne ha voglia, ha già il coltello dalla parte della lama. L'affetto manifesto è sempre sintomo (inconscio, per cui pericolosissimo) di debolezza. E no, non è una questione di "ricezione", o almeno, non solo: è che quando abbonda la dolcezza, in proporzione nell'altro aumenta anche la sicurezza e, di conseguenza, manca lo stimolo, la sfida, il continuo mettersi in gioco, l'emozione, la voglia di sentire che è ancora un'avventura essere sedotti e sedurre a propria volta. È umano. E funziona sempre.


In definitiva: donne, se volete trombare, per favore, niente baci sulla bocca, ma sonore pacche sul culo (e nel dubbio, la pasta è sempre troppo cruda o troppo cotta, ricordàtelo. Maestre immense me lo insegnarono).

22 gennaio 2011

Dammi tre parole

purché non siano "sole", "cuore" e "amore", si accettano anche "vaia" "faren" "kiulo".

http://threewords.me/encrenoire

21 gennaio 2011

Noiosa

... Come nick ho "inchiostronero", il mio blog si chiama "inchiostro" e ora ho scritto un altro racconto che si chiama "inchiostro". Ma sarò mica un po' come quei giornalisti, che riciclano le formule vincenti?

Questo, in ogni caso, è un racconto da Sexgate.

19 gennaio 2011

Briciole di empatia.

...e perché ci sarebbe questa scrittrice semplice, giovane, che io credo me la stia mandando qualcuno o qualcosa, perché non è possibile che scriva cose che io penso, che io provo, che ho paura di dire e di pensare, o di rovinare. E mi dedica questa cosa perché gliel'ho detto, e questa volta, dannazione Karen, mi sono proprio messa a piangere. Grazie.




Scorie 
di Karen Lojelo
Nei giorni di pioggia va bene
ma no
anche con il sole
quel fantasma mi cammina accanto
penso
dovrà smettere prima o poi
amore che vieni amore che vai… non pensarmi più che non mi hai mai pensato abbastanza
in fondo
in fondo a quel burrone ci sono finita io
adesso il caos ha indossato un grembiule e cerca di mettere ordine ma lo sai
lo sai che non è capace
smetti di giocare a scacchi con i lanciatori di coriandoli
smetti
che non c’è partita
sto rifacendo tutti i letti disfatti
disfatti cercando quel pezzo perso
ma non era in nessun posto
e chissà dove sono finita io
che mi cerco tra le parole che escono
ma sono solo dentro quelle che restano
in silenzio
oggi ho un sorriso nuovo
ma non è pieno
è trattenuto incatenato insieme ai miei piedi
che fanno sempre passi lasciando briciole
vogliono esser certi di poter tornare indietro
quella vecchia strada mi ha insegnato a fuggire così bene
che non sono mai sicura di poter restare
ho camminato talmente tanto che mi fa male tutto
tutto mi fa male
perfino questo momento quasi perfetto
il sorriso sincero che arriva dritto al petto
e io che chiudo gli occhi e col pensiero scappo
fa paura il sole
fa male agli occhi
spegni la luce a chiudi la porta quando esci
lasciami qui
che a volte penso che sto meglio in questa torre
perché la gente felice non ha mai niente da dire e forse mente…
lasciami qui al buio
non c’è rimasto niente da salvare
anzi sono solo scorie adesso
frammenti
residui
di una guerra ferma
che non ha mai avuto battaglie
né vinti
né vincitori
lasciami qui
dammi ancora un minuto
faccio un respiro
poi accendo la luce.

lo ZEN e l'illuminazione

Ragionavo sul fatto che noi donne non siamo capaci di attendere. Nessuna di noi. Siamo sempre lì che fremiamo, probabilmente da piccole ci infilano un frullino sotto il sedere e ci insegnano che "o tutto e subito, o niente". Poi ti svegli una mattina e capisci che non paga mettere il piede sull'acceleratore e nella tua vita non ha mai pagato, e che, anzi, affrettare è una cosa che fa male a tutto: al sesso, ai nervi, al lavoro, all'alimentazione, all'equilibrio, al sistema circolatorio... proprio a tutto, fa male. E capisci che se in passato tu, testa di ca**o immane, avessi preteso un po' meno che i tuoi ritmi in over invadessero anche gli altri, forse avresti ottenuto di più, se non proprio quello che volevi. Ho un amico molto zen, che continua a ripetere di aspettare, calmarsi e sublimare. Il rumore del frullino lo sento, eh. Ma voglio seguire i suoi consigli anziché correre come una pazza: vediamo che succede.

17 gennaio 2011

Il derubato che piange, ruba qualcosa a sé stesso

A volte mi sento derubata. Qualcuno è arrivato e ha vissuto la mia vita al posto mio. Mi sento spogliata quando succede. Mi sento marginale, sostituibile. Mi sento accessoria. Ma non lo merito anche io quel "qualcosa" che prima o poi hanno tutti e che fa la differenza? Non ci credo più. Da un lato mi tranquillizza, che quel momento non arriverà mai. Almeno avrò smesso di aspettarlo seduta su una panchina, mentre guardo altri prendersi quello che pensavo fosse mio.

16 gennaio 2011

Come un film

Ci sono dei momenti della mia vita che, a ricordarli, mi mancano così tanto che vorrei avere il telecomando, come in quel film con Adam Sandler, "Cambia la tua vita con un click", ma a me basterebbe poterli rivedere con calma, riassaporarne le sensazioni, meditare sulle mie risposte, sulle battute degli altri. Alcuni di questi ricordi non li ho vissuti così appieno, mi manca non ricordare come mi sentivo per via della fugacità della situazione, magari non averla centrata subito e averla capita solo dopo un po' di tempo, essermi persa qualcosa mentre si svolgeva. Non vorrei il telecomando di Sandler per cambiare le cose: se sono arrivata fino a qui l'ho fatto con un bagaglio importante, ed è ciò che mi sono scelta. Non si cresce se si tiene il viso rivolto al passato. Solo, da qui in poi, mi piacerebbe riguardare qualche puntata di quel film, magari per esempio quando ho pensato "come vorrei che", e quel "come vorrei" si è avverato, nemmeno ci fosse un copione, nemmeno fosse studiata, così, perché in quel momento magari era talmente tutto perfetto ed è durato un attimo, ma almeno c'è stato. Ecco. Solo per questo, un telecomando per tornare un po' indietro senza farlo veramente.

15 gennaio 2011

Ottimismo.

Si sta come intasato/
nel water uno stronzo.

14 gennaio 2011

Colloqui cui NON rispondere

Tipo quando ricevete, in risposta all'invio di un curriculum, una roba così:

Buongiorno. Grazie per la risposta. Prima di avviare un eventuale colloquio ed evitare reciproche perdite di tempo, tenevamo a precisare alcune caratteristiche  a noi  necessarie per inserire in azienda la persona cercata.1)avere motivazioni a mettersi in gioco ovvero investire inizialmente su se stessi per raggiungere l'obiettivo (per il candidato aver conquistato un posto di lavoro e per l'azienda aver trovato la persona giusta).2)avere la certezza che operare per il bene dell'azienda significa garantirsi una occupazione certa.3)avere la consapevolezza che il lavoro e' parte integrante della ns. esistenza e non solo una necessita' economica.4)essere certi che solo con la dedizione ed il necessario sacrificio si raggiungono  personali successi.Tali richieste sono necessarie  e motivate in quanto la XXX e' attualmente in una fase di sviluppo di progetti produttivi e commerciali da inserire in un mercato in grande sviluppo con prodotti esclusivi e personalizzati,che pongono l'azienda al riparo da crisi commerciali ed economiche molto ricorrenti.Tale sviluppo abbisogna quindi di una persona con le caratteristiche sopra citate che andranno ad integrarsi  alle proprie capacita' ed esperienze professionali.Rimaniamo a disposizione per qualsiasi chiarimento si renda necessario. 


Distinti saluti Nome Cognome.


Buongiorno a lei, gentile Nome Cognome.
Prima di avviare un rapporto lavorativo, gentilmente vorrei avere spiegazioni in merito ad alcuni dei punti trattati nella Sua qui sopra, in quanto non mi sono chiari certi aspetti. Quando scrive "avere motivazioni a mettersi in gioco", intende per caso "attivare una guerra con i colleghi in lista per il posto per raggiungere i nostri obiettivi (di guadagno)"? Inoltre, "operare il Bene dell'azienda" per avere una "occupazione certa" potrebbe significare "lavorare senza orario né retribuzione regolare", così come credo anche "essere certi che solo con dedizione e sacrificio si raggiungono successi" e "avere la consapevolezza che il lavoro e' parte integrante della ns. esistenza e non solo una necessita' economica"? Perché nel caso, caro Signor Nome e Cognome, le faccio presente che io mi sono, in passato, oltremodo massacrata l'apparato riproduttivo a furia di lavorare a provvigione o gratis mentre voialtri - che non solo non pagate i contributi dovuti, ma ci prendete in giro con la storia del fisso + incentivi  - vi ingrassate le tasche sulle spalle dei precari che di meglio - e voi lo sapete bene - faticano a trovare.
Concordo in ogni caso con Lei rispetto a un solo punto: è certo che la Sua risposta mi eviterà una grossa, anzi, enorme perdita di tempo.


Cordialmente,
Encrenoire

13 gennaio 2011

Il libro delle risposte

Il libro delle risposte universali lo vorremmo tutte, noi donne, per colmare le lacune (le voragini?) lasciate dai nostri "perché". Non li esauriamo mai, questi "perché", lasciamo che ci feriscano, che ci tormentino, un po' forse ci piace rivolgerci all'universo attendendo almeno una eco. Spesso dimentichiamo che tutto è davanti ai nostri occhi: ci fa male guardare. Però a volte bisogna farlo. È necessario. Il fatto che noi comprendiamo che ai nostri "perché" con il punto di domanda corrisponde un perché con un punto esclamativo magari non è in grado di farci sentire meglio, ma quantomeno di indirizzarci verso una direzione che non sia, per l'ennesima volta, quella che ci farà stare più male, che ci farà sentire più sole e meno meritevoli di attenzione/stima/amore o quant'altro.
Io posso sembrare una cinica, una pronta a cazziare i perché delle amiche e a rigettare con determinazione i propri, ma non è così. Anche io ho dei "perché?" che mi accompagnano, che vorrei avessero come risposta la semplice soluzione alla situazione che non mi va bene. Sono una delusione, davvero, amiche mie: predico da oscar a voi e razzolo  male per me stessa. Però giuro di avere visto il punto esclamativo che sta dietro al mio interrogativo. Conosco la risposta, perché conosco tutto il resto, come sono arrivata a pormi la domanda, come sono arrivata a scegliere una strada piuttosto che un'altra, il limite da non superare. Il limite da superare perché dovevo, o meglio, perché volevo. E la risposta eccola lì, chiarissima. Non mi piace, sia chiaro. Ma la vedo. E questo, per ora, da ora, basta.

12 gennaio 2011

Oroscopi e orAscopi

Premessa doverosa: non credo agli oroscopi.

Pavesi, mentre ti osserva.
Ma si sa che adoro Antonio Capitani, astrologo di Vanity Fair; ogni mercoledì affondo la faccia nella rivista credendo con tutto il cuore alle previsioni di copiosi suinamenti (come li chiama lui), con la speranza di incontrare finalmente l'uomo che mi sceglierà. Che poi sì, è vero, nel post sotto ho scritto che sto bene da sola, ma sola col trombino fisso è meglio. Comunque. Si diceva di Capitani.
Ora però sono confusa, ho trovato non UN astrologo, ma L'Astrologo per eccellenza, nomato MATTEO PAVESI. Lo potete trovare a questo URL ma attenzione: prima di leggere il vostro oroscopo dovrete fare una capatina alla pagina che vi calcola quale elemento predominava nel vostro cielo al momento della nascita, cosa che non mi ricordo dove la potete trovare, ma niente che google non riesca a risolvere con pochi clic. Una volta individuato il vostro elemento (acqua, aria, terra o fuoco, che sarà indipendente dal vostro segno), dovrete leggervi l'oroscopo che corrisponde SOLO a quell'elemento. Sempre. In saecula saeculorum.

E qui  faccio partire la musichetta dell'assassino che arriva fischettando.

Io non so come ci riesca, ma Matteo Pavesi sa i cazzi miei.
Non glieli ho mai raccontati, ma lui li sa.
Lui mi osserva.
Mi vede, sa cosa faccio e quando lo faccio.
Conosce le persone che frequento.
Sa come mi sento quando mi sveglio.
Mi consiglia di ricomprare la carta igienica quando finisce.
Mi consiglia di pazientare prima di uccidere il cliente.
Mi calcola l'ovulazione nel caso decidessi di fare un'inseminazione.

Insomma: Matteo Pavesi mi fa veramente paura.

Non ci credete? Fate come vi ho detto e poi mi dite.

Nel frattempo ho prenotato un biglietto di sola andata per il Madagascar, sia mai che lì non mi trovi.
Mi raccomando, voi, Ssst.

11 gennaio 2011

Appena letta

"senza amore siamo uomini e donne a metà"

Personalmente, mi sento molto più completa a metà che intera.
Meditate gente, meditate.

Ingranaggi

Smazzo curricula persino a chi già mi sta dando lavoro. Valuto proposte. Rifiuto provvigioni. Stendo un piano d'attacco. Un giro di vite dopo l'altro. Spero di non finire ad agitare le braccia all'aria, perché questa volta mi sento motivata davvero; Elena mi dice "abbi dubbi, ma non paure". Cerco di seguire questo ottimo consiglio. Molti dubbi, ma non paure.

E intanto ho la mente - forse per la prima volta - occupata da quello che conta davvero.

7 gennaio 2011

Ground Zero

Ci siamo. La macchina è avviata. Alla fine farò quello che ho sempre detto che non avrei fatto, ossia ricominciare in un ambiente condiviso da altri. Però è uno scotto che si può pagare senza drammi; invece non è più possibile sopportare la pressione psicologica e ormai anche fisica impostami fino ad oggi. Dentro di me si è rotto qualcosa. Probabilmente, era di questo che avevo bisogno: sentire che non c'era altra strada. Curioso che sia capitato proprio adesso, che ho consolidato - se possibile - ancora di più il rapporto di amicizia con una persona che era già un punto saldo nella mia vita, ma che ora ha preso una forma più definita, più nitida, chiara. E ha un volto sereno. E anche il mio lo è stato, anche dietro alla nebbia, alla rabbia, alle lacrime di ieri e di oggi. Distruggo qualcosa e al contempo costruisco altro.
È solo pelle che inizia a cambiare.

3 gennaio 2011

On the road

... E sono sul treno, in direzione Pisa. Di solito amo chiudere gli occhi e ascoltare musica dal mio ipod, ma oggi c'è un sole caldo, e la strada è tutta sul mare, e dentro mi si è sciolto qualcosa. E "butto via i ricordi, getto ogni cornice". Mi perdo tra le braccia di questi raggi che sembrano dirmi di non smettere di volere la luce. Vorrei poter cominciare da zero con i sogni, le aspettative. Spero che tutta questa luminosa bellezza sia davvero di buon auspicio, caro 2011 che mi saluti. Anche se la vita non riserva sempre belle sorprese, quello che conta è non perdersi dentro, e vorrei essere sicura di avere un ormeggio solido, in caso di tempesta.
E il treno viaggia, dondolando.
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