30 dicembre 2011

Wounds.

Ci sono dolori che non sono devastazioni di singhiozzi inarrestabili, ma che partono, sordi,  dal petto, e come un infarto emotivo danno dolore alle braccia, alle mani, alle dita, un dolore sommesso ma abbastanza forte, e ci si fa l'abitudine a sentirlo, e sembra che ci si conviva come una malattia cronica con quel dolore. Le lacrime non lavano fuori, lavano dentro, sono dolore liquido, spesso silenzioso e pacato, come un lago che sembra fermo, ma che sotto la superficie nasconde una vita invisibile a chi sta sulla riva.

29 dicembre 2011

Bilanci

Ho iniziato questo 2011 su un treno, in cerca di pace, con il sole specchiato nel mare, la sensazione che forse qualcosa si sarebbe finalmente mosso nella mia vita.

Ed è cambiato molto, è cambiato davvero molto quest'anno, soprattutto dentro di me.
Ho imparato a farmi scivolare un po' di più addosso le paranoie, ad accettare anche che certe cose non possono cambiare, né possono farlo le persone, ma se proprio sono a disagio devo farlo io.
Ho capito che cosa vuol dire veramente avere qualcuno nel cuore. Senza pretenderlo. Senza ossessione. Pulito, netto, conficcato nell'anima. Senza drammi, certo, con un po' di rimorso, senza rimpianti, con una lacrima salata  di sincero dispiacere, perché ho paura, una fottutissima paura, di non provare più niente di così serio, profondo e pulito per nessuno in futuro. 
Ma la paura è una piaga e va combattuta: è lei che decide per me e mi toglie la libertà. Essere liberi davvero non significa non avere nessuna responsabilità, ma gestire sé stessi con chiarezza e schiettezza. A me la schiettezza spesso manca, perché ho paura che venga scambiata per disaffezione. È la paura che mi toglie vita.
Ho un buco nell'anima e non so se sarò mai in grado di colmarlo. Dentro non c'è il vuoto, ci sono timore, insicurezza, delusione, dolore; ci sono i fallimenti, i rifiuti, la rabbia, la rassegnazione. Vorrei potermelo strappare questo buco nero,  ma si può solo ricucire, fare in modo che queste cose che contiene non vaghino senza mèta dentro di me.

Ho iniziato questo 2011 con un cuore chiuso.
Oggi il mio cuore è aperto, ha fame e sanguina molto. 

È già qualcosa.

27 dicembre 2011

Learning to fly

"Non sei in una ragnatela, se non ci vuoi stare; tu non sei in nessun posto che non possa decidere tu."

Cerco da tanto, e cercherò di più ancora, di non lasciare le tue parole al vento.
Grazie.


23 dicembre 2011

Fairy Christmas

Una cosa non te l'ho mai detta.
Ma non è mai capitata l'occasione, e poi mi viene in mente sempre soltanto a Natale.

Avevo la febbre, mentre tutti festeggiavano la fine del primo anno del nuovo millennio appena trascorso, e io di lì a poco - tra l'altro - avrei incontrato quello che sarebbe poi diventato il mio uomo per un anno e mezzo (con le conseguenze che tu ben conosci, purtroppo). Avevo la febbre, comunque, e me ne stavo a letto, al caldo, e accanto a me c'era il lettore cd, con "Sheperd Moons" di Enya dentro che andava a random. E ogni volta che partiva "Caribbean Blue", io mi ritrovavo sul lago, in mezzo al bosco, con la luna che si specchiava nell'acqua, il silenzio della notte che tanto amo, e questo waltzer moderno nella testa. E non so perché, ma mi veniva voglia di ballare con te. Forse perché il video della canzone comincia come "La Storia Infinita" che entrambi adoriamo (a proposito: hai ancora l'edizione con l'inchiostro rosso e verde che ti ho regalato?). Comunque, tra le fronde spuntavi tu, che non ami ballare, e io, che invece NON SO ballare, non che non mi piaccia, ti venivo incontro e ballavamo, così, sotto la luna. Fine. Non è che fosse una fantasia erotica, ballavamo sotto la luna, dentro una favola, in un mondo fantasy.

Io, che fantasy non lo sono mai stata, ballavo con te davanti a una luna affogata nel lago.

Non passa un Natale che non ascolti questa canzone, e che non pensi che ti voglio tanto bene.



22 dicembre 2011

Oroscopo 2012

Puoi essere invidioso, geloso, ferito quanto vuoi. Ma se davvero ami qualcuno, dopo che ti è passata la voglia di strangolare l'altro/a, speri di vederlo sempre felice. Sempre. Punto.

21 dicembre 2011

De gestione trombinae.

Allora, prima di tutto: FACEBOOK È IL MALE.

Lo so lo so: non è una novità, ho scoperto l'acqua calda. Il problema non è farsi i fatti propri né quelli degli altri. Il problema è che di norma tutti quanti VI FANNO FARE i fatti degli altri.

Esempio: ieri ho notato che una ragazza con la quale ho purtroppo "condiviso" una "situazione" (brutta espressione, e brutta situazione: è usata quindi con pertinenza) quest'anno, è tra gli amici di un mio carissimo amico. Panico totale, vuoi vedere che me la ritrovo a un aperitivo? Eppure sono parecchio lontani. Però se succedesse? Insomma, ho scritto all'amico comune per evitare che me la presentino. Purtroppo su facebook (per carità, lo faccio anch'io) tutti scrivono tutto, anche ingenuamente. E parte la paranoia, l'ansia, l'angoscia, il sospetto, la diffidenza.
Credetemi, meglio bloccare platealmente piuttosto. Cosa che ora provvedo subito a fare, altrimenti stavolta vedo i draghi.



18 dicembre 2011

La Bambola




17 dicembre 2011

No more dreaming like a girl so in love with the wrong world



Seems that I have been held,
in some dreaming state
A tourist in the waking world,
never quite awake
No kiss, no gentle word could wake me from this slumber
Until I realise that it was you who held me under....

Amarezza

"Amarezza. Ma detto lentamente e senza fine, come un'onda sempre nuova, come d'un fiume senza sorgente e senza margini..." 


(J.R Jiménez)  

15 dicembre 2011

Today's mood.






Però, (cosa vuol dire però) 
Mi sveglio col piede sinistro 
Quello giusto 


Forse Già lo sai 
che a volte la follia 
Sembra l'unica via 
Per la felicità 


C'era una volta un ragazzo 
chiamato pazzo 
e diceva sto meglio in un pozzo 
che su un piedistallo 


Oggi indosso 
la giacca dell'anno scorso 
che così mi riconosco 
ed esco 


Dopo i fiori piantati 
quelli raccolti 
quelli regalati 
quelli appassiti 


Ho deciso 
di perdermi nel mondo 
anche se sprofondo 
lascio che le cose 
mi portino altrove 
non importa dove 


Io, un tempo era semplice 
ma ho sprecato tutta l'energia 
per il ritorno 


Lascio le parole non dette 
e prendo tutta la cosmogonia 
e la butto via 
e mi ci butto anch'io 


Sotto le coperte 
che ci sono le bombe 
è come un brutto sogno 
che diventa realtà 


Ho deciso 
di perdermi nel mondo 
anche se sprofondo 


Applico alla vita 
i puntini di sospensione 
Che nell'incosciente 
non c'è negazione 
un ultimo sguardo commosso all'arredamento 
e chi si è visto, s'è visto 


Svincolarsi dalle convinzioni 
dalle pose e dalle posizioni 


Lascio che le cose 
mi portino altrove 




"today's mood" ©Elena Giorgi di Imnotagroupie.org 
...mai dimenticare le royalties.


14 dicembre 2011

Always crashing in the same car.

La cosa che mi spaventa di più è perdermi.
In uno sguardo, in una situazione, in una rincorsa verso il muro (che prontamente mi offre epiche facciate).

Io mi perdo sempre moltissimo. Ma non nel modo in cui sarebbe sano farlo. Mi perdo dimenticandomi, dimenticando i miei obiettivi, la costruzione di me stessa. Sospendo chi sono, per cercare quel che voglio con bramosìa, per colmare vuoti.
E invidio, di quell'invidia che un po' è ammirazione, chi sa bene chi è più di quel che vuole.

Quando sai chi sei, hai sotto di te una rete fortissima che nessuno ti può togliere. E quello che desideri non è più qualcosa in cui perdere la tua identità, ma il completamento di essa.

Debbo tenerlo a mente, debbo portare questo pensiero sempre con me. Deve diventare la mia ancora, l'attracco indissolubile a me stessa.

12 dicembre 2011

Di Salvador, di Galatea, di tutti.

Andò in questo modo: la conobbe, ancora vergine (lui, almeno così disse), e la sua "follia" esondò subito, senza possibilità di arginarla, e scoppiò in un' incontenibile e fragorosissima - quanto imbarazzante - risata.
Lei sulle prime non capì bene. "Ogni volta che si allontanava, non faceva in tempo a voltargli la schiena che Dalì si contorceva dal ridere fin quasi a cadere per terra."
Era il suo modo per dirle che si era innamorato. Solo che non ci riusciva, perché ogni volta che ci provava, scattava la risata isterica. "Difficile è per Dalì riuscire a dichiarare il suo amore tra scoppi di riso nervoso. Non è cosa facile perché, oltre a essere affascinante, Helena Devulina Diakanoff - figlia di un funzionario di Mosca, da tutti soprannominata Gala - manifesta una sicurezza che non manca di impressionare il giovane Salvador. Questa carne, così vicina alla sua, gli impedisce di parlare. «Anche le vittorie hanno il viso incupito dal malumore...Non bisogna stuzzicarle», dirà Dalì".¹

Fatto sta che Salvador proprio non riesce a contenersi, ma vuole dirle che l'ama. Vuole con tutte le sue forze, e ride, ride, ride, senza fermarsi.

"Ciononostante stavo per farlo, per serrarle la vita, quando la mano di Gala prese la mia. Era il momento di ridere, e risi con nervosismo tanto più violento quanto la cosa doveva risultare ancora più fastidiosa per lei in quella circostanza. Ma, invece di sentirsi ferita dal riso, Gala si inorgoglì. Con uno sforzo sovrumano, mi strinse la mano ancora più forte, non la lasciò cadere sdegnata come avrebbe fatto qualsiasi donna. Grazie alla sua intuizione medianica aveva colto il senso preciso del mio sorriso, così inspiegabile per gli altri. Il mio riso non era 'allegro' come quello della gente normale. Non era scetticismo o frivolezza, ma fanatismo, cataclisma, abisso e terrore. E quello che le avevo appena fatto sentire, che avevo gettato ai suoi piedi, era il riso più terrificante, più catastrofico di tutti. «Tesoro» disse «non ci lasceremo più»."


Il punto è che Gala aveva capito. Galatea delle Sfere aveva capito e lo aveva riconosciuto, aveva letto oltre quella strana risata e lo aveva tradotto nel suo linguaggio. E se lei non lo avesse capito, se lo avesse lasciato a sé stesso, non sarebbe stata Gala. Sarebbe stata una delle tante, ma non Gala.

Tutto questo per dire che se qualcuno non capisce il vostro incontenibile, esondante, folle scroscio di risa non appena vi sfiora, ecco, forse - ma no, certamente - quella non è la vostra Gala.



¹ ©Gilles Néret - "Dalì" Taschen, 2001.

Precisazioni.


... No, è che io, il ritratto di Dalì a Gala, non lo metto a corredo di un pensiero dedicato a qualcuno così, a caso, tanto perché non so cosa metterci. Posso sbagliarmi, certo, ma non è a caso.


10 dicembre 2011

Molecole.


Soffio via il fumo.

Lo guardo dissolversi, come i miei ricordi.
Vanno di moda le foto che sembrano scattate da vecchie polaroid.
Sotto quella del tuo viso è come se ci fosse una scritta, solo non riesco più a leggerla.
Il vento è talmente forte che mi sembra di avere il viso nella neve.
Controllo il telefono; tutto è come un rumore bianco, ma quel che sento sono solo il tuo silenzio, e il mio.

Stanotte non ho quasi respirato.
La paura fotte, e fotte per bene.

Apro gli occhi e vedo molecole di fumo.

E forse è davvero troppo tempo che sto guardando solo fumo.


8 dicembre 2011

Boh, che dovrei dire? Non ho più niente da dire. Niente. Zero. Bianco. Erased. Senza rewind.

2 dicembre 2011

What I got to do...




What I got to do to make you love me? 
What I got to do to make you care? 
What do I do when lightning strikes me? 
And I wake to find that you’re not there? 


What I got to go to make you want me? 
What I got to do to be heard? 
What do I say when it’s all over? 
Sorry seems to be the hardest word. 


It’s sad, so sad 
It’s a sad, sad situation. 
And it’s getting more and more absurd. 
It’s sad, so sad 
Why can’t we talk it over? 
Oh it seems to me 
That sorry seems to be the hardest word. 

Be nerd, be foolish

Vorrei pubblicamente ringraziare la Samsung per avermi fornito il giocattolino da smanettare (cioè... l'ho pagato eh, ma il ringraziamento ci sta e ora vi dico perché) e avermi così distratta dalla mia pesantissima esistenza per almeno 24 ore. Ho finito di smanettarci oggi, ovviamente conciandolo come un iphone, suoneria compresa. Non averci i dinèe fa la differenza, ma se ti sparano un sosia a un quarto del prezzo, w la samsung. Ecco.

Da domani le trasmissioni riprenderanno tristissime come al solito.

28 novembre 2011

Ma tu, sei chiara? No, sono Erika.

Quando mi capita di raccontarmi un po', mi sento sempre chiedere "ma tu, sei stata chiara? Dici tutto quello che pensi?"

E sì, lo sono, sì, lo dico.
Le parole sono in grado di fare luce, apportare acqua dove c'è deserto, ma non possono, non possono cambiare le cose. Non possono. Essere chiari e dire tutto quel che si ha dentro è una grande prova di confidenza e di amore, e di fiducia. Ma non cambia le cose. Perché le cose cambino, dev'esserci quella sostanza che non si tocca, non si vede, non si ode, non ha nome, ma ha il potere enorme di far girare il sangue a mille e l'Universo, ed esserne il suo motore.

27 novembre 2011

confessions (on a dance floor)



I wasn't jealous before we met
 Now every woman I see is a potential threat
 And I'm possessive, it isn't nice
 You've heard me saying that smoking was my only vice
 But now it isn't true
 Now everything is new
 And all I've learned has overturned
 I beg of you...


Don't go wasting your emotion
 Lay all your love on me


It was like shooting a sitting duck
 A little smalltalk, a smile and baby I was stuck
 I still don't know what you've done with me
 A grown-up woman should never fall so easily


I feel a kind of fear
 When I don't have you near
 Unsatisfied, I skip my pride
 I beg you dear...


Don't go wasting your emotion
 Lay all your love on me
 Don't go sharing your devotion
 Lay all your love on me


I've had a few little love affairs
 They didn't last very long
 And they've been pretty scarce
 I used to think that was sensible
 It makes the truth even more incomprehensible


'Cause everything is new
 And everything is you
And all I've learned has overturned
What can I do...


Don't go wasting your emotion
 Lay all your love on me
 Don't go sharing your devotion
 Lay all your love on me


Don't go wasting your emotion
 Lay all your love on me


Don't go sharing your devotion, lay all your love on me


Lay all your love on me.

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26 novembre 2011

Il giardino segreto

Sono in treno, e ciò significa che sotto a questo post le email mi accompagnano ovunque con blackberry from Vodafone. Però non posso sfuggire a questo pensiero: anni fa mi accompagnava verso Torino una storia tanto cruda quanto dolce e delicata, secondo me lontanissima da Stephen King che ne era (ma lo era?) autore. "La storia di Lisey" mi colpì per tante ragioni che vanno oltre la piacevole lettura. Una di queste è la descrizione del giardino segreto che nasconde il pozzo dove lo scrittore si abbevera, trae le sue storie. E oggi, leggendo Cunningham, ritrovo nelle sue parole e nei pensieri di Virginia Woolf la stessa immagine, con parole diverse.

Credo che ci siano ragioni profonde nelle coincidenze.
Ogni volta che viaggio da sola mi appaiono chiari i pensieri e i legami. Dovrei viaggiare di più, forse.

Credo che ci siano profonde ragioni nelle coincidenze, e che prima o poi il disegno si comporrà davanti ai miei occhi, e troverò il bandolo della matassa, anche fosse l'ultima cosa che vedono i miei occhi, o che sente il mio cuore.


Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone! (<-- ecco fatto)

24 novembre 2011

Al trucco.

Fate largo, fate largo! Arriva il Pagliaccio.
Guardatelo, ride! È sempre felice.
La lacrima sul volto è solo un disegno, è solo finzione.

Eccolo, ecco il pagliaccio! Che ride, che scrive di cose leggere.
Che pensa che il mondo sia un posto carino, che pensa che basti un bicchiere di vino.
Arriva il pagliaccio, che tanto vi piace...


Ma solo, di notte, implora il suo cuore di lasciarlo in pace.

22 novembre 2011

Stand by me

Basta una voce familiare, a calmare il cuore, basta l'affetto, che non è mai scontato: è sempre un appiglio da cui ripartire.

(Grazie.)

21 novembre 2011

La commedia degli errori

Lei:“amarti m’affatica, mi svuota dentro”.

Lui: “amarti? ma a fatica; mi svuoto dentro”.


(acidissima.style.it)

20 novembre 2011

Nobody loves no one.

È dura.
Sembra una sciocchezza, star male perché è cambiata una cosa, piccola piccola, che in fondo non cambia nulla. Però, psicologicamente, è dura. Ritrovarsi soli nel proprio cervello. Non che prima non lo fossi, però il calore umano, tangibile, concreto, è una bella illusione. Ti tiene a galla, ti dà energia. Allontana la nebbia dal cervello e funge da sprono. Dici, "dai, almeno ho quel pensiero positivo a cui posso ricorrere quando voglio, aggrapparmi se non ce la faccio più." E poi decidi che basta, che ce la devi fare anche senza quel pensiero consolatorio, quella presenza-assenza che ti fa sentire tanto normale, finalmente. E allora è dura. Perché nessuno di noi sta poi davvero così bene da solo. Ma quando lo capisci, capisci anche che se non ti salvi tu, nessun altro può farlo. Quella è solitudine, ed è di tutti.

19 novembre 2011

Non serve attraversare i campi del Tennessee.





io sì, che avrò cura di te

18 novembre 2011

The Cryin' game

La mia solitudine è piena di persone che mi parlano.
Telefoni che squillano, amici che mi versano da bere.
È fatta di parole, di suoni.
Persino il rumore di una sigaretta che si consuma è assordante.
Spesso invoco il silenzio.
Voglio sentire di cosa sto piangendo dentro.
Solo che il lamento è debole, e io continuo a non capire le parole.
E allora passo le notti a piangere anche fuori, senza perché.

Spesso non è nemmeno necessario averne uno.







http://www.wordshelter.it/la-mia-solitudine/

16 novembre 2011

Sometimes I need some time all alone...

14 novembre 2011

Il calendario Maya

Io credo che abbocchiamo così bene alla profezia del 2012 perché un po' sentiamo che tutto quello che riguarda la nostra vita si può tradurre in una serie di cicli autoconclusivi, come il calendario Maya. Persone, emozioni, traguardi: tutte dentro piccoli "corti" d'autore.
A volte i cicli sono brevissimi; o magari sono chiusi dentro un ciclo più grande, che prende tanto tempo, e altrettanto di noi.

Io stasera ho chiuso il mio piccolo calendario Maya personale. Senza catastrofi, proprio come dicono gli anziani sacerdoti, semplicemente ho concluso un ciclo molto lungo, per iniziarne un altro diverso. Non migliore, non peggiore, diverso, perché quello di prima è passato. Quello che gli anziani non ci hanno detto, o forse sì, ma lo dimentichiamo, è che rimane sempre qualcosa di bello da difendere, che ci portiamo dietro anche nel nuovo ciclo che inizia.

Ho fatto la valigia, ho lasciato andare il passato. Ma con me ho portato la cosa più bella e più preziosa, e - scusatemi se è poco - l'ho fatto dopo 11 anni, 11 mesi e nella settimana dell'11/11/11.

La parola "speciale", d'altra parte, non la uso mai a sproposito.

(e tu lo sai.)

11 novembre 2011

Nevermind I'll find someone like you...




I heard 
That you're settled down 
That you 
Found a girl 
And you're 
Married now 


I heard 
That your dreams came true 
I guess she gave you things 
I didn't give to you 


Old friend, why are you so shy? 
It ain't like you to hold back or hide from the light. 


I hate to turn up out of the blue uninvited, 
But I couldn't stay away, I couldn't fight it, 


I had hoped you'd see my face, 
And that you'd be reminded that for me it isn't over, 


Never mind, I'll find someone like you, 
I wish nothing but the best for you, too, 
Don't forget me, I beg, 
I remember you said, 
"Sometimes it lasts in love, 
But sometimes it hurts instead," 
Sometimes it lasts in love, 
But sometimes it hurts instead, yeah, 


You know how the time flies, 
Only yesterday was the time of our lives, 
We were born and raised in a summer haze, 
Bound by the surprise of our glory days, 


I hate to turn up out of the blue uninvited, 
But I couldn't stay away, I couldn't fight it, 
I had hoped you'd see my face, 
And that you'd be reminded that for me it isn't over, 


Never mind, I'll find someone like you, 
I wish nothing but the best for you, too, 
Don't forget me, I beg, 
I remember you said, 
"Sometimes it lasts in love, 
But sometimes it hurts instead," 


Nothing compares, 
No worries or cares, 
Regrets and mistakes, they're memories made, 
Who would have known how bittersweet this would taste? 


Nevermind, I'll find someone like you, 
I wish nothing but the best for you, 
Don't forget me, I beg, 
I remember you said, 
"Sometimes it lasts in love, 
But sometimes it hurts instead," 


Nevermind, I'll find someone like you, 
I wish nothing but the best for you, too


Don't forget me, I beg, 
I remember you said, 
"Sometimes it lasts in love, 
But sometimes it hurts instead," 


Sometimes it lasts in love, 
But sometimes it hurts instead.

5 novembre 2011

Nera che picchia forte, che butta giù le porte.

Io abito a San Pier D'Arena. Non troppo a ponente, ma neanche in centro a Genova.
Io ieri mattina guardavo fuori dalla finestra di casa mia piovigginare appena sui tetti immersi in una maccaia che a novembre non è per nulla normale.

Sentivo sporadiche notizie sulla quantità di pioggia che stava cadendo in centro. Eppure, pensavo, "qui non sembra così grave, non sembra ci sia da preoccuparsi". Questo pensavo, protetta dal lento sgocciolare di una timida e normalissima pioggia novembrina.

E poi a un tratto cominciano ad arrivare notizie, non capisci perché intorno a te sono tutti così agitati, cerchi di chiedere in giro che sta succedendo e intanto sale l'apprensione, finché la climax di informazioni non raggiunge un apice, e in quell'apice sta l'immensa tragedia che ha colpito Genova. 

Ed è come precipitare in picchiata: un attimo prima sei lì che stai lavorando, tranquilla, ignara. Un attimo dopo stenti a credere che tutto quel dolore abbia investito i tuoi amici, i tuoi conoscenti, persone che respirano la tua stessa aria e calcano i posti che fanno parte della tua vita. 
In un attimo, tutto è stato inghiottito dal fango. Ora c'è soltanto un silenzio sospeso, pesante, irreale. Ora c'è solo lo sguardo rassegnato e le lacrime di chi è rimasto. C'è rabbia, ma tace, schiacciata da un dolore ben più grande.

E avvolta dalla sospensione irreale del silenzio, penso che è stato un colpo di pistola programmato, e che non sia possibile accettare che chi ha delle responsabilità nei confronti dei cittadini - anziché proteggerli, chiedere perdono, ammettere gli errori - si nasconda in una valle di retorica, e abbia lasciato semplicemente che accadesse l'irreparabile, pur sapendo che "allerta" per Genova non era solo una parola di cui spesso si abusa, ma una situazione di estremo e reale pericolo: camminare su un sottilissimo ponte che si è spezzato, e ha fatto crollare il castello di carta in cui, ignari, dormivamo, credendo che i nostri fossero sonni tranquilli, che fossimo protetti, e che certe catastrofi accadono solo lontano da casa.

4 novembre 2011

RABBIA

Io mi chiedo soltanto come sia possibile dare allerta 2 (= serio pericolo) e non ordinare la chiusura di scuole, attrezzare per l'emergenza le zone a rischio, evacuare i quartieri attraversati dai torrenti (NON MANUTENTATI), sapendo perfettamente (perché comunicati come quello qui sotto NE SONO ARRIVATI a mazzi, e ora ve ne copincollo uno) cosa avremmo rischiato.


VINCENZI, VERGOGNATI E DIMETTITI!

Ma in 'sto cazzo di Paese non si dimette mai nessuno, tranne il buon senso!


29 ottobre 2011

Eppure, si poteva prevedere.

Quella che vedete nella foto è Monterosso.
Anzi. Era Monterosso.

Da piccola ci andavo con la zia, insieme a mio cugino, a giocare tra le pietruzze colorate che caratterizzano le spiagge del nostro bel levante, in Liguria. A me sembrava un luogo magico, perché i colori, i contrasti, nelle Cinque Terre sembrano accentuati da un sole che - a mia memoria - non è lo stesso in nessun altro luogo.


Ci sono tornata anni fa con un amore, a Monterosso. E mi era sembrata ancora più bella, ancora più romantica, ancora più magica. L'ho lasciata con la promessa di tornarci quando sarei stata felice.

E ora non esiste più.
È tutto cancellato dal fango, dall'acqua e dai detriti.
Il vecchio borgo è stato inghiottito dalla collina.
Via Roma è esplosa letteralmente.
Il diamante, che sembrava indistruttibile, si è frantumato sotto gli occhi di chi lo possedeva, trascinando con sè nella sua fine chi l'aveva scelto, e l'aveva chiamato "casa".

Nulla sarà mai come prima.
Non sarà mai più la Monterosso di cui conservo il ricordo.

La rabbia e il dolore si sommano al senso d'impotenza. In questo momento, tutta la Liguria sta piangendo il suo cuore collassato.

25 ottobre 2011

Aforismi

La vita è quella cosa che ti perdi mentre sei impegnata a raccogliere prove d'acquisto e prove d'amore.

22 ottobre 2011

BOOOM

(Prima di iniziare a leggere, prendere nuovamente le mazze di Tafazzi nella colonnina a destra)

Allora, in barba a quel che ho scritto fin'ora da quando sono nata, e cioè che al destino non ci credo, anzi, che mi rifiuto di crederci, vorrei aggiungere degli appunti elucubratori significativi a illustrare meglio come sto girata in questo periodo.

Anzitutto: fanculo alla sfiga, se non se ne va è perché c'è un motivo. Al 99.9% il motivo SONO IO. Ovvero: ma che cavolo ci guadagno a incapponirmi sulle cose? A insistere quando vanno SEMPRE MALE? A continuare a non vedere che se sono sfortunata è perché sbaglio strada? Ogni volta che inizio un progetto che mi piace i casini si moltiplicano. E voi direte "vabbè, ci sta, dài, è sempre così per tutti, ma poi..." ma poi una beneamata fava! È dal 2003 che cerco di battere una strada professionale e - SENZA MODESTIA - sono brava. Cazzo, sono brava! Eppure non riesco a cavarci un ragno dal buco! Forse in parte è perché non mi sono affidata alla gente giusta, ma ultimamente è sempre più grande la delusione che mi proviene dal settore, sempre più profondo lo sconforto e - non ultima, anzi - sempre più grande la sfiga! Che va dal non capirsi con chi dovrebbe guidarti, al ricevere offerte che fanno solo perdere tempo (e perderci tempo, infatti), alle email che non arrivano e ai soldi che non si vedono. Se ho sempre ricevuto facciate, è colpa mia. Se ho frequentato uomini che non mi hanno mai dato nulla in cambio, è colpa mia. Se mi sono fatta venire paranoie immotivate, è colpa mia. Se sono ancora in casa dei miei anziché vivere la mia vita, è colpa mia. Insomma, è tutto colpa mia, e il fatto di capirlo mi fa solo incazzare di più.

Detto questo, sono stanca. Stanca di non arrivare al punto; stanca degli alti e bassi lavorativi E sentimentali. Stanca di sentirmi continuamente delusa. Stanca di incontrare gente che mi fa sbadigliare. Stanca di apparire quello che non sono per motivi che non dipendono da me.

SONO STANCA. BASTA. Fermate tutto ché io voglio scendere e resettarmi il cervello.

21 ottobre 2011

"It's the end of the world as we know it"

Secondo Harold Camping, pastore visionario americano, oggi, 21 Ottobre 2011, dovrebbe essere la fine del mondo.

Vediamo la to do list:

  • truccarmi: non vogliamo mica assistere all'evento più fèscion del millennio con la faccia di Nosferatu.
  • andare a prendere un caffè da Arnold in Fiumara: voglio sapere almeno come si chiama il barista che m'attizza.
  • lavorare: oh, sia mai che non finisca, almeno ho uno stipendio da ritirare.
  • prendere a calci i piccioni urlando "MEEETAAAAAAAAAAAAA". Ho sempre sognato di farlo.
  • prendere a calci nanoidi maleducati urlando "MEEETAAAAAAAA". Vedi sopra.
  • comprare un cannocchiale (ma questo è perché ho un nuovo vicino).
  • Accendere il riscaldamento (cazz, si è messo freddo).
  • Comprare una bottiglia di Keglevic alla panna e fragola (se anche vomito sul parquet, tanto finisce il mondo e non occorre pulire.)
Se non mi sentite più, almeno sapete che è solo colpa dell'Apocalisse.

19 ottobre 2011

"Ubriacatevi!"

Questo è il post dove mi lagno della mia vita, e quindi avviso i lettori che le mazze di Tafazzi sono disponibili gratuitamente nella colonna laterale.

 Sento sempre più forte il bisogno di indipendenza. A volte mi chiedo come faccio a sopportare la situazione in cui sono, e non uscirci pazza tutti i giorni. Poi penso che è il lavoro che mi salva. Non l'amore, che non c'è, non gli affetti, ma il lavoro. Che mi afferra il cervello e mi distrae, mi possiede le sedi neuronali e mi aiuta a focalizzare il centro di me stessa sui successi, e non sui fallimenti. Non è nemmeno più la scrittura a darmi qualcosa, è diventata un peso. E questo perché ho sempre visto un fine, in quello che scrivevo. Ti fai il mazzo sì, ma per qualcosa. Butti del tempo sì, ma poi vieni ripagato. E ultimamente invece non ci sono progetti in cui credo. E senza un sentimento in quel che faccio, il mio lavoro si spegne e muore. Mi rimane il blog, che è sempre stato come andare dallo psicologo. Ma forse sarebbe un po' il caso di andarci veramente e risolvere certe lucide paranoie che a quanto pare non riesco ad affrontare.

 E poi tutto questo si scontra con un senso di solitudine che è ficcato dentro a fondo, da qualche parte, in un posto dove non si vede. È come un battito pungente, sordo e regolare, è un bisogno che sento non soddisfatto, e sto cominciando a sentire inutile anche qualsiasi tentativo di tamponarlo. Ho passato troppo tempo sentendo la mancanza della fisicità, del contatto, del calore. Ultimamente la fisicità l'ho recuperata, ma non basta più. Senza l'amore piano piano si muore. E io voglio vita, voglio calore, non una lapide con su scritto "però aveva rapporti parecchio soddisfacenti con persone che stimava a cui voleva molto bene". Insomma. Se proprio devo morire, almeno che ci sia scritto "amata compagna e amante". Cazzo, senti come suona meglio, emana calore. Per avere quell'epitaffio lì, però, bisogna che ti capiti qualcuno disposto a scrivertelo. Eh, qui viene il difficile. E poi io sono una che fa selezioni più strette di Bastianich (a proposito, stasera su Cielo c'è Masterchef... io me ne perdo un'ora ma voi che potete guardatevelo e poi passatemi le ricette). Questo è troppo nerd, quello è troppo magro, questo è simpatico ma non ha mai preso un libro in mano, quello è logorroico, quello fa cilecca, quell'altro invece sa cosa fare, ma che ci sia io nel suo letto o una qualsiasi è uguale. Non se ne esce. E quindi alla fine? Mantieni lo status quo finché dura. E l'inverno ti inghiotte. E prima o poi anche questo finirà e ho paura di scoprirmi impreparata nei confronti di me stessa. Di ricadere in una serie di insicurezze che solo adesso comincio a sentire di avere risolto. Voglio una rete. Un'alternativa. Una strada aperta. Una possibilità diversa. Una luce. Qualcosa che possa seguire con nuovo entusiasmo.

 E intanto, invoco la pace e l'oblio. Ci sarà un motivo, se il mio blog inneggia all'essere sempre sbronzi.

15 ottobre 2011

Lettera a un cuore inquieto.

Non sono romantica.
Non mi piace il rosa, anche se c'è stato un momento in cui giravo con i capelli di quel colore; anzi, a dire il vero io li vedevo rosso vino. C'è un motivo se non lavoro con i colori. Comunque, il rosa in linea di massima non mi piace.
Non vado al cinema per guardare film d'amore. Anzi mi infastidiscono e mi annoiano. Però l'amore mi piace, e far l'amore mi piace.
Sono una che quando è single sta bene, e quando sta con qualcuno si sente protetta senza trasformare il proprio partner nella sua sola ragione di vita.
Ho imparato a mettere le briglie ai sentimenti; se non vengono ricambiati io li trasformo in qualcosa di diverso, e positivo. Quando lo meritano.
Non mi piace credere al destino. La sola idea che "qualcosa" possa decidere per me sarebbe non solo accettare che esiste - cosa che non credo - ma anche esserne schiava.
Non accetto il pessimismo cosmico. Un tempo guardavo il mondo attraverso un velo nero. Oggi sono stanca. Ho capito che tutto dipende in buona dose da me e per il resto dal caso e dal caos. Io decido se fare entrare la luce. Certo, dipende quanto riesco ad aprire la porta. A volte la spalanco, a volte resta quasi chiusa. Ma questo non vuol dire che "prima o poi tutto finisce". Vuol dire soltanto che se finisce non era quel che faceva per me.

Più della mia solitudine, mi spaventa la solitudine delle persone a cui voglio bene.

"Tanto prima o poi finisce."
Un'immensa bugia, e se capita che te la racconti bene è perché hai paura che finisca davvero.
Eppure non vedi, ci sono legami che non riescono proprio a spezzarsi. Esistono, magari un po' mutano, ma resistono. E per quanto io odi il melodramma, i film d'amore, le fiabe a lieto fine, per quanto io preferisca il sangue, il sesso, il sogno e il mistero, per quanto rifiuti responsabilità e legami dei quali non vedo la fine, per quanto sia soggiogata dalla paura di sentire il fiato sul collo, te lo giuro: dipende in buona parte da te la vita, e da quanto riesci a non fartela scivolare addosso.

7 ottobre 2011

Del "come" le donne lo fanno

Stavo leggendo un interessante articolo sulla nascita del porno svedese femminile grazie a Erika Lust e Mia Engberg (e poi mi chiedete perché mi sono scelta un corso di laurea in lingue nordiche), che hanno iniziato l'attività di regista hard per dimostrare che il punto di vista di una donna nel sesso è più intenso, fantasioso,  coinvolto e soprattutto slegato dalle convenzioni del genere, senza per questo sembrare meno eccitante anche agli occhi di un uomo.
Non ho visto i suddetti cortometraggi, ma tutti ne parlano come di grandi rivelazioni.
E allora mi sono messa a pensare (a volte accade). E in effetti se alcuni uomini ci affrontano - come dire - un po' alla loro maniera (che il più delle volte inizia già con una mano in mezzo alle gambe, cosa che non sempre significa assicurarsi un coinvolgimento immediato) un po' è colpa nostra che non parliamo tanto (non vale per tutte, già, ma io mi riferisco a quelle che "subiscono" e dopo però si lagnano) di quello che ci piacerebbe a letto. Eppure quando una donna scrive di erotismo, è inequivocabile. L'amplesso perfetto prende tempo per le mani e per gli occhi. Certo, la formula "ti sbatto al muro" va benissimo, capiamoci. Non è che la donna perché è donna non provi piacere nell'essere spalmata alla parete. ANZI. Personalmente, per esempio, gradisco molto. Però anche quello, se consumato dalla fretta, potrebbe mancare di quella dose necessaria di erotismo che fa la differenza: c'è modo e modo di rigirare una femmina contro il muro. Al contrario dei maschi, per i quali la zona erogena è una soprattutto e dunque si va dritte alla mèta senza fallo (be', proprio senza...), noi potremmo dire che tutto il nostro corpo è una zona erogena. E allora benvengano baci scivolati sulla schiena, carezze che risalgono piano piano le gambe, labbra che ci sfiorano sul collo, magari proprio contro il muro (awww). E poi quel che deve essere fatto, intendiamoci, anche con una certa decisione, ché ci piace quando il maschio ci dice di essere maschio anche alla sua maniera. Da parte nostra, invece,  è necessario capire cosa fa "scattare" l'immaginario erotico al partner. Che so: autoreggenti, un reggicalze, un tacco, un cinturino che metta in evidenza la caviglia, una scollatura che riveli e non riveli, l'arricciatura di una gonna... le possibilità per noi fanciulle sono molteplici, possiamo giocare molto e divertirci a nostra volta: sentirsi sexy è il primo passo per un'esperienza soddisfacente. Non c'è più bel complimento di sentirsi dire "sai cosa piace a un uomo". Eeeeh ragazze?

Bene, ora che ho stilato la compilation mi serve un po' una doccia fredda... mannaggia agli svedesi! Ma sono certa che dei consigli di una donna, un uomo che è anche un buon amante sa fare grande tesoro.

(mi aspetto commenti maschili in merito, dateci la chiave delle vostre fantasie!)

2 ottobre 2011

Del perché le altre non rompono.

È piuttosto facile non rompere i coglioni a un uomo, quando si provano le stesse cose.

(detto questo, detto praticamente tutto, e comprende anche la beata indifferenza)

Altra comunicazioncina importante

... mentre noi stiamo pensando al caffettino domenicale, e giornali e telegiornali ci aggiornano sulla moda autunnale, a BROOKLYN ieri notte (per noi) è successa QUESTA COSUCCIA QUI.

No, tanto perché si sappia.

Altre info qui.

OTTOBRE per la salute della donna

OTTOBRE è iniziato, ed è il mese della prevenzione del cancro al seno.


Durante il mese di ottobre i 395 punti Prevenzione (Ambulatori) LILT, la maggior parte dei quali all’interno delle 106 Sezioni Provinciali della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, saranno a disposizione per visite senologiche e controlli clinici strumentali GRATUITI.


Per conoscere giorni e orari di apertura dell’ambulatorio LILT più vicino, in cui effettuare anche esami di diagnosi precoce e controlli, si può chiamare il numero verde SOS LILT 800-998877 o consultare i siti www.nastrorosa.it o www.lilt.it dove saranno pubblicati anche gli eventi organizzati nelle varie città italiane nel mese di ottobre.


Per le prenotazioni delle mie concittadine genovesi è attivo il numero 010/2530160.


Inoltre, sul sito Nastro Rosa, potrete "regalare" alle vostre amiche più care, insieme al promemoria delle due visite di controllo annuali, anche diverse chicche riguardanti make up e bellezza. Come dire, uniamo utile a dilettevole! 


Donne, spargete la voce e prendete appuntamento per la visita!

27 settembre 2011

Reblog

Ho trovato questa cosa, e sento proprio che la debbo pubblicare.


"mi avevi assicurato che non era un problema/che ti andava bene” non è una giustificazione.
le persone non sempre sono in grado di dirti di cosa hanno bisogno e di cosa hanno paura, perché a volte non lo sanno e non lo ammettono neanche con sé stesse.
le persone non sempre hanno il coraggio di dire quello che sanno.
le persone, se dici di volergli bene, devi avere i coglioni per proteggerle.
e a volte proteggerle significa ignorare quello che dichiarano e guardare oltre le parole.


© Laura KoAn

25 settembre 2011

The Eternal Sunshine of the broken heart.

Sì, ha rotto il cazzo questo film, lo dico da anni, lo dico con astio, lo dico per dirmelo.
Eppure qualche volta prendo e lo riguardo, ci rimugino e mi infastidisco, penso e ripenso.

Se devo essere sincera, la cosa che non sopporto di "Eternal Sunshine of the Spotless Mind" è il finale.
Tutto il resto del film c'è, è nel binario giusto, racconta le trasformazioni naturali delle relazioni, anche quelle fisiche: amare un sorriso e poi trovarlo viscido, adorare tinte per capelli sulla chioma della fidanzata per poi, dopo anni, pensare che siano il simbolo della sua insopportabile irrequietezza, amare - o pensare di amare - la disponibilità di qualcuno per poi ritrovarsi ad avercelo davanti e pensare "dio! quanto ti prenderei a schiaffi!". Sono tutte cose banali e concrete, banali e comuni, per questo banali, ma vere.

Il finale però, il finale mi infastidisce.

Perché io vorrei che l'amore fosse lucidità soprattutto, ragione soprattutto, consapevolezza soprattutto, e invece è maledetta emotività, incoerenza, irrazionalità. Un'altra banalità.
Odio tutto questo, perché non è sotto il mio controllo. Odio avere amato persone che non si sono meritate un grammo del mio amore, e odio vedere amiche che stanno male per colpa di egocentrici narcisi o di uomini immaturi, o amici che provano drammi nel separarsi da donne che praticamente non conoscono nemmeno.
Odio questo perché mi ricorda che l'amore è irrazionale e che prima o poi inguaierà anche me.
Inutile constatare che esiste - perché ESISTE - un amore differente, sedimentato, solido, fatto di ciò di cui ho bisogno; perché è solo parte di tutta la storia, manca sempre quella maledetta dose di follia che manda fuori il cervello, lo riempie di percorsi che lucidamente non ci sogneremmo mai di intraprendere, mina il nostro equilibrio.

Mi fa paura quel finale, perché è un suicidio annunciato.
Eppure, il senso di tutto è quell' "ok" pronunciato da Joel, quella resa del cervello sulla follia che abbiamo chiamato amore, che forse non è che un fatto chimico, ma che ci fa alzare la mattina senza la voglia di buttarci sotto a un treno per Montauk.

24 settembre 2011

De André e l'eterno ritorno della storia.

"E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti al sole
di un aprile ormai lontano
li rimpiangerai.
E sarà la prima che incontri per strada che tu
coprirai d'oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo."

17 settembre 2011

Bollettino (anche medico)

Dunque, arriva un momento in cui ti fai delle domande, soprattutto perché hai gli anni di Cristo (27, ovviamente), e ti chiedi come sia possibile che capitino tutte a te. In ordine sparso:
- ho una collana di chiazze rosse, colpa di una collana vera contenente una dose da elefanti di nichel. Dire che sembro Tom Hanks in Philadelphia col sarcoma è un eufemismo.
- l'orecchio sinistro ha deciso di farsi le vacanze a spese mie: otite catarrale acuta, relativa sordità precoce e bombardamento di cortisonici. Sono diversamente fortunata.
- i miei fans prima si palesano, poi scompaiono.
- l'1% dei miei ex invece mi chiama perché si ricorda che ho la visita dall'otorino e poi s'incazza più di me perché sono sfigata,  e per rimarcare il concetto mi sbraita nell'orecchio buono "e che sfiga! e ma che sfiga!". Però, fa piacere. Per la cronaca, il restante 99% continua a farsi i cazzi suoi (e ringrazio anche per questo, altrimenti non sarebbero ex).
- la mia migliore amica, insieme alla memoria, perde anche i numeri di telefono. La chiamerò Nokia N95.
-Manuel Agnelli si traveste da cantante degli Operanoire misto a Piton misto a Renato Zero e va a fare concerti all'Estragon, seguito dalla mia "fidanzata" ninja.
- La Arcuri "resiste" a Berlusconi. Io sono anni che resisto a Johnny Depp e nessuno si è mai complimentato, tzé!

Ultimo ma non ultimo: qualcuno troverà nei suoi referrer "merda cobalto" e si chiederà "...perché?". E il perché lo sapremo soltanto in due (portandoci il segreto nella tomba). 


11 settembre 2011

"Et maintenant nous sommes tout seuls".


C'est le malaise du moment,
L'épidémie qui s'étend,
La fête est finie, on descend,
Les pensées qui glacent la raison.

Paupières baissées, visages gris,
Surgissent les fantômes de notre lit;
On ouvre le loquet de la grille
Du taudis qu'on appelle maison.

Protect me from what I want
Protège-moi, protège-moi

Sommes-nous les jouets du destin
Souviens-toi des moments divins
Planant, éclatés au matin,
Et maintenant nous sommes tout seuls.

Perdus les rêves de s'aimer,
Le temps où on avait rien fait,
Il nous reste toute une vie pour pleurer
Et maintenant nous sommes tout seuls.

Protect me from what I want
Protège-moi.






Non vedere chi ci ama davvero è la cosa più triste che possa capitarci.

10 settembre 2011

got the muse in my head she's universal



"We're a couple, when our bodies double..."

9 settembre 2011

Quello che conta davvero.

Una volta pensavo che la bellezza fosse l'unico potere in grado di tenere legate le persone a sé. Vedevo intorno a me uomini e donne bellissimi che erano sempre quelli che lasciavano, quelli che decidevano, quelli che sceglievano. Gli esseri umani cercano il bello, vogliono il bello, pensavo, e io non sono bella, non oggettivamente; chiaro, piaccio anch'io, ho avuto dei ragazzi affascinanti, ma non sono "bella" tout court. Vorrei essere bella, mi dicevo, perché in fin dei conti comprensiva lo sono già, sì certo, ho i miei difetti grandi, sono permalosa, orgogliosa, m'incazzo di un niente spessissimo, ma sono una buona compagna, sostengo, mi dedico, ascolto, consolo quando e se necessario, ci sono. E mentre pensavo queste cose, e mi ripetevo che erano importantissime nella costruzione di una relazione, c'erano queste donne belle, ma stronze dentro, ma proprio stronze dentro, che a volte è capitato si prendessero anche i "miei" uomini, a volte solo con la testa a volte se li portavano proprio a letto, e facevano fare loro di tutto, e li trattavano come se fossero Miss Italia al galà, e io che non sono mai stata uno zerbino pensavo che piuttosto che stare con uomini così, meglio cessi pesanti, ma con le palle. A me, fondamentalmente, della loro bellezza non me ne fregava un accidente. Mi piacevano perché mi facevano ridere, perché mi guardavano col cuore e non solo con gli occhi, perché mi ascoltavano, perché mi capivano e mi stavano accanto, per tutte quelle cose, insomma, che io davo a loro.

Poi ho conosciuto una donna davvero bella, alta, affascinante, di quelle che di solito scelgono, decidono, lasciano, ma non stronza, per niente stronza, anzi, proprio intelligente, colta, brillante, e questa donna però soffre come un cane perché il suo uomo (che è normalissimo e io aggiungo anche un po' noioso) non si decide, nel frattempo si scopa le stronze, ma quelle veramente stronze, e da lei prende il resto: la comprensione, la protezione, l'amore.

Troppo comodo, così.

Ecco e io penso che no, non è la bellezza, è la freddezza ad avere la meglio sulla comprensione e sull'amore, ho sbagliato tutto; e penso che si debba cessare di offrire comprensione, protezione, amore, perché non frega a nessuno di scegliere davvero se può averle da te continuando a trovare però uomini/donne belli e stronzi che decidono al posto suo e la fanno passare come una decisione a due, e non si curano se poi sta male. Perché la verità è questa. Se vuoi davvero bene a qualcuno non lo fai soffrire, non lo usi perché tanto a te viene comodo. Piuttosto ci passi, da stronzo/a, e ingoi quello che provi; ma non lo sei davvero.

Il resto si chiama solo egoismo, e con l'amore e l'affetto (lo dico anche a me stessa) non ha proprio nulla a che vedere.

8 settembre 2011

Figure retoriche

Io: ho trovato in effetti una cosa in cui sono proprio tanto, tanto, tanto brava. Ma non posso trasformarla in una professione senza dare un dispiacere ai miei (e la risposta è:)

Divor Hodor: La portavoce del PDL?

6 settembre 2011

Mettimi come sigillo sul tuo cuore

Il momento in cui fai luce in ogni punto oscuro e ti rendi conto di come stanno le cose, è molto vicino alla magia. Somiglia a quando Sesamo si spalanca all'incantesimo per fare entrare Alì Babà, è epico.


Ho detto che l'amore è un pacco. 
Ho capito che l'amore è un pacco solo se si ha paura che sia definitivo.
Solo se, molto dentro di sé, si sa perfettamente - e non si vuole ammettere - che se si dice sì, potrebbe essere un sì senza ritorno.
Ecco, allora, dove sta il vero pacco. Nel gettare via la sicurezza di una felicità difficile da digerire perché fa paura sapere di non poter tornare indietro.

Ne "L'Odissea", Penelope inizia a tessere la tela in attesa che Ulisse smetta di cedere alle Sirene, pur sapendo che ci saranno sempre nuovi canti, nuove tentazioni.
Smette di raccontarsi fiabe e di tessere, Penelope, quando capisce di non aver paura del destino. E allora sceglie i Proci, e nel frattempo con essi s'intrattiene.

Le eroine di Omero erano meno fesse di quel che sembravano: avevano solo capito che si può fuggire tutta la vita dall'eternità, ma almeno in punto di morte bisognerà pure farci i conti. Nel frattempo, meglio darla via.

E Ulisse, poi, alla fine torna.

(Va bene, è vero, poi riparte perché la curiosità è più forte della sicurezza. Peccato che ci muoia, a cercare le novità.)


a Elena, che merita la sua mela d'oro.

5 settembre 2011

When I look and I find, I still love you.




Ciao Freddie.

2 settembre 2011

Gli scandinavisti mettono i puntini sulle a (ä)

Soprattutto in quest'ultimo periodo, mi piace ricordare.
È il ricordo che definisce i contorni delle persone.
E allora mi capita, pensando ai tuoi contorni, di ricordarti.

Per esempio, ricordo la tua macchina rossa, che sbandava a ogni colpo di vento in autostrada. Alla guida hai ancora quella faccia concentrata e un po' incazzosa, e mi piace.

Ricordo quel fotografo all'Expo che ci ha fregati facendoci una foto e poi obbligandoci ad acquistarla. Ma sono felice di averla comprata, perché non ho foto con te, se non quella, e un'altra scattata quando ancora non stavamo insieme. È poco, e mi dispiace non averti vicino nemmeno su pellicola.

Ricordo il vino bianco, e i miei capelli ROSA (forse sarebbe meglio dimenticare).

Ricordo che tu mi dicevi: "secondo me Davide ti punta" e Davide mi diceva che mi puntavi tu. Di due non siete riusciti a farne uno. Nominations all'Oscar come se piovesse!

Oppure ricordo la sabbia nelle scarpe, e tu che mi prendi in giro perché non riesco a stare a galla... è strano come ancora oggi quella giornata sia per me stranamente bella e terribile al tempo stesso. Tu mi hai vista soltanto ridere, però; non hai visto le lacrime, una volta tornata a casa, che non riuscivo a fermare, non mi hai sentita dire a mia madre che avevo la sensazione che ci fosse un'ingiustizia profonda tra noi, e non mi hai vista lasciare il cibo nel piatto per un mese, e forse non te l'ho nemmeno mai detto che ho sofferto come un cane e che a pensare che non fossi innamorata di te e che non lo sia mai stata sei soltanto tu. Dio, se mi ha fatto male perderti. Da quel momento in poi, ancora oggi, ti ho diviso con troppa gente. Ma forse a quell'età non si può parlare d'amore, e basta.

D'altra parte invece a trent'anni si può dire a qualcuno che si ama, e lasciare che torni tra le braccia di un'altra come se niente fosse.

Quel senso profondo d'ingiustizia, in verità, non so tu, ma io lo percepisco ancora.


1 settembre 2011

Come scegli di vivere?

Ho sempre creduto che dire cosa passa per la testa (o per il cuore) fosse un autogol tipo quello di Agger agli ultimi mondiali, che tu sei lì che impotente guardi te stesso ficcare la palla nella porta sbagliata, e ti viene da dire "nooo ma allora sono proprio idiota!!!", mentre la tua squadra si dispera e pensa che con te è una battaglia persa, sei proprio scemo, e anche gli avversari non ci credono e hanno il mento che striscia per terra per la sorpresa.
Forse è davvero così, sono tutti autogol in verità, forse si sta a galla per la freddezza a questo mondo, per la forza, per la resistenza, ma io dico, ma de che? Mi domando, ma de che, perché mai dovrebbero essere queste le regole, perché la freddezza e la decisione dovrebbero averla vinta sull'umanità, il calore e l'imperfezione, cazzo io voglio una roba che si sgualcisca a guardarla, voglio vivere con i capelli fuori posto e il trucco sbavato, con le cicatrici in vista e dire quello che provo, anche se non ci capisco un cazzo, anzi magari ti dico anche che non ci capisco un cazzo, sono fatta così (l'ho fatto giusto ieri e non mi pento: non ci capisco un cazzo!); e non chiedo nulla, perché "è la vita", e la direzione non la scelgo io, se non per me stessa. Ma perché cazzo allora esiste il caos, a 'sto mondo?
Mi rifiuto di bluffare come a poker. I sentimenti sono qualcosa di prezioso, anche quando non li capisci, ti fanno stare male, e ti tolgono il sorriso. O te lo regalano e non ti ci vuole, o non sai perché. Ma ci sono, cavolo. E mica puoi fare finta che tutto va bene, e dire che ti va bene tutto, perché non è così, e prima o poi ci esci di testa. Puoi decidere di farti andare bene tutto. Ma almeno dire a sé stessi che è una scelta obbligata, ecco, magari non ti salta il tappo.
O sì. Ho sentito giusto adesso, con chiarezza, un "POP".

30 agosto 2011

Not a surprise

L'amore è un pacco.

Ma un pacco di quelli proprio grandi.
Nessuno si sceglie di stare male, va da sé.
Ed è davvero fortunato chi è sempre ricambiato e ha la fortuna di poterselo vivere, l'amore.
C'è che a volte vieni lasciato, e non puoi farci molto.
C'è che a volte invece ti senti un po' un ibrido, non è indifferenza né ti senti innamorato, ma ami, e come te lo spieghi? Però è così. Ami. Vai a capire che strada ti ha preso il cuore. Il cervello non riesce mai a mettere a fuoco quando glielo si chiede.
Poi c'è la sfiga della sfiga, innamorarsi di qualcuno che deve dirti addio, e non perché lo vuole ma - metti caso - deve partire.  E anche quello è un bel pacco, non c'è che dire.
Il sunto di tutto questo è che nessuno è felice. Puoi raccontartele fino a un certo punto, ma prima o poi c'è da affrontare la situazione e guardarsi dentro. E non sempre è bello ciò che si vede sul proprio volto, specie quando non sorridi.

Che piaccia o no, bisogna mandare giù il boccone, e farsene una ragione.

29 agosto 2011

Referrer che Passione

Dopo un'attenta analisi del mio profilo Shinystat, ho deciso di assegnare ogni mese il premio "Referrer che Passione". Ritengo che la creatività degli utenti della rete vada in qualche modo ricompensata e, anzi, vi esorto a partecipare numerosi per le prossime assegnazioni.

Dunque si diceva, il premio "Referrer che Passione" di agosto 2011 va alle seguenti chiavi di ricerca:

I° CLASSIFICATO: "Mi sento rotta dietro".

Commento della giuria: 
Cara, non so cosa tu stessi cercando di preciso per la rete, ma ti do un consiglio pratico: prova con la Preparazione H, fa miracoli.

II° CLASSIFICATO: "Cazzi di Re Pesce"

Commento della giuria:
Cos'è, una favola porno dei fratelli Grimm???

III° CLASSIFICATO: "Cazzoni"

Commento della giuria:
In effetti anche tu sei in tema. Di Cazzoni sul mio blog ce ne sono un sacco, ma molti di più sul mio profilo facebook; vieni a trovarmi lì che te ne presento qualcuno.


Alla prossima, e mi raccomando: usate la fantasia!

27 agosto 2011

Mi vieni a parole

C'è questa cosa un po' da schizzata, che io ho più canali d'espressione per dire alle persone ciò che provo.

Uno di questi è la musica, probabilmente il mio mezzo preferenziale, perché traduce senza dubbi e senza vuoti quello che ho dentro. Mi basta un pianoforte.

E poi c'è la penna, diciamo ancora penna, ti prego, anche se sono una donna 2.0, una geek senza speranza, una che dà del nerd a te ma poi non ti caga mentre parli perché smanetta col blackberry. Diciamo che ho la penna, che mi aiuta a buttare fuori anche quello che spesso vorrei tenere dentro.

Però sai cosa, le parole, così come le note, quando si accumulano e diventano davvero tante, davvero prepotenti, non riesco a trattenerle, e allora scrivo, cancello, scrivo, cancello, e non mi ricordo più il pensiero precedente perché in un attimo se ne forma un altro; e vorrei dirti tutto, sempre, qualunque cosa, perché alla fine il legame più forte che abbiamo sono sempre state le parole. Tante, sempre, sobrie e meno sobrie, a mezza voce oppure urlate, un fiume di lettere dell'alfabeto tenute insieme da un affetto che però, guarda la beffa: non si può spiegare.

Io e te, ti dicevo una sera, abbiamo una certa "narrabilità". Mi vieni bene a parole. In musica ci sono state amicizie interrotte, persone che se ne sono andate per sempre, amori infranti.

Tu invece sei il mio vocabolario, il mio traduttore della vita.
Di te scriverei per anni senza fermarmi, per fermare te sulla carta, per non perderti mai e per averti sempre con me quando invece non ci sei.

Perché se c'è una cosa che sei in grado di fare, è utilizzare il mio linguaggio.

Non è facile, a volte, parlare con me, quest'anno te l'ho dimostrato; ma tu, soltanto tu, hai parlato sempre per me.


25 agosto 2011

The Truth is In Here

Per fare felice la mia amica Valentina , appassionata quanto me di telefilm purché di basso livello (innegabile il fascino delle serie trash!), di film e di gossip, dimostrerò con questo post che dietro alle più famose tv-series e cult-movies americani degli ultimi quindici anni giacciono segreti e legami inenarrabili.

Tutto ha inizio con BEVERLY HILLS 90210.
Abbiamo lasciato tutta la compagnia in spiaggia senza Brenda, partita in cerca di gloria alla volta di Parigi; di lei nel telefilm non si dice più nulla, ma fonti certe raccontano di averla vista in un bistrot della capitale francese, intenta a rimorchiare il poliziotto Tom Hanson (il quale però cerca di togliersela di torno fingendo di essere Il Cappellaio Matto); una volta scaricata dal bel Tom, Brenda si ritrova ubriaca a ballare sui tavoli insieme a  Mc Namara e Troy, che si trovano lì per una vacanza insieme a Julia, la moglie di Julia, Olivia, la figlia di Olivia, ed Ellen DeGeneres. La nostra vanitosa Brenda, dunque, si fa convincere dai due chirurghi a correggere col bisturi qualche imperfezione; qualcosa però va storto e, nip di qua, tuck di là, tolte le bende postoperatorie, Brenda si ritrova la faccia di Lorelai Gilmore. Nel frattempo i Men In Black vengono informati da Mc Namara dell'errore, e si offrono di cancellare a Brenda la memoria, offrendole una nuova identità, quella di Lorelai Gilmore per l'appunto, e convincendola di essere carina, gentile, socievole e simpatica. Una volta trovato un nuovo ruolo per la ragazza, i Men in Black si rendono conto però che è necessario fornirle anche un passato; prendono quindi i veri coniugi Gilmore e fanno pulizia anche nelle loro menti, convincendoli di avere una figlia di nome Lorelai. I due si recano poi dalla fruttivendola di Stars Hollow che però fa pagare loro ben 10 $ un etto di prugne secche, così decidono di vendicarsi cancellando anche la memoria della fruttivendola e della di lei figlia, e facendo credere a quest'ultima di chiamarsi Rory Gilmore, figlia di Brenda-Lorelai. A questo punto della storia Mulder e Scully per poco non scoprono tutto a Tunguska, per colpa di un'intercettazione partita dalla nave di Diana dei Visitors, che per far perdere le sue tracce decide di travestirsi da biondina e di sbarcare a Capeside con il nome di Jen Lindley. Qui conosce un certo Dawson, del quale è innamorata la moglie di Tom Cruise prima d'impazzire (e sposare Tom Cruise), e decide di sedurlo, folgorata dai due criceti che tiene in camera da letto, nomati Zack e Cody, che tenta invano di ingollare. Joey Potter si ritrova quindi single e disperata. Per fortuna, il figlio minore di Andrea Zuckerman, Pacey, la nota mentre chiacchiera amabilmente con Hanna Montana, che è appena stata assunta da Benjamin Horne al One Eyed Jack's, con il nome in codice di Francesca CacacePacey, che nel frattempo scopre di essere tornato per via di esperimenti del padre Walter Bishop da un mondo parallelo, se la tacchina per un po' e poi tenta di portarsela a letto, ma lei desiste perché nasconde un terribile segreto: in realtà Joey Potter è Buffy l'Ammazzavampiri, e si trova a Capeside solo per far fuori Diana credendo che si tratti di Sookie Stackhouse vampirizzata. Quando scopre di essersi sbagliata, Dawson le rivela di non chiamarsi davvero così, e di non essersela portata a letto perché credeva di essere suo fratello, Harry Potter. Diana, intanto, finge di essere malata di cuore e riesce a scappare da Capeside con l'astronave madre. A questo punto tutti quanti (Brenda-Lorelai, Rory, Pacey, Joey ed Harry Potter, Zack e Cody - che si rivelano in realtà i due gemelli Winsley sotto incantesimo Animagus - , Hanna Montana ed Ellen DeGeneres) partono alla volta di Mordor dove, insieme a Frodo, Sam, Gandalf e Mc Giver, sconfiggono grazie a un chewing gum e a un filo interdentale il temibile Voldemort, dopo averlo smascherato dietro le mentite spoglie di Tory Spelling.


Ecco, questa è la verità.
E ora scusate, devo andare, mi stanno chiamando un'altra volta da Cabot Cove.



24 agosto 2011

Effetti Collaterali

Qualche volta penso che passare del tempo con te sia come ingoiare una pastiglia, di quelle che non ti fanno pensare ai casini, che ti cambiano l'umore. Sto bene, di quel "bene" pieno che non comprende momenti di noia né sfumature verso il nero, le giornate sembrano cortissime e le notti troppo lunghe, e quando parliamo vedo talmente tanto di me dentro di te e, viceversa, c'è talmente tanto di te in me che penso che tu sia come una vox media: un "φάρμακον", che in greco significa sia "veleno" che "medicina". E così da un lato stare con te guarisce le mie ferite, perché mi mette in contatto con la parte più profonda di me stessa, mi libera, mi conforta, riempie i miei vuoti; dall'altro mi arrabbio tanto da dare pugni contro il muro perché - maledizione - manca solo un piccolo, maledetto tassello, uno soltanto, quello che metterebbe fine a questo continuo eterno ritorno a cui ormai sono abituata e rassegnata, senza il quale non cambiano né cambieranno mai le cose.
E così mi siedo sfinita, e infastidita, e vuota, e con la sensazione che qualcuno ci abbia costruiti a incastro, ma dimenticando di creare uno spazio dentro di te, e creando un pezzo di troppo dentro di me.

"È strano quanto belle appaiano le persone mentre vanno via".
(Mandy Slade, Velvet Goldmine)

23 agosto 2011

...tu sei fatto d'avorio e d'oro

“Il mondo è cambiato perché tu sei fatto d’avorio e d’oro, la curva delle tue labbra riscrive la storia.”

— Oscar Wilde (Sybil Vane - “Il ritratto di Dorian Gray”)

19 agosto 2011

Waiting for nothing

Ragionavo sull'attesa.

L'attendere qualcuno, qualcosa, una situazione, una soluzione, fino a quest'anno hanno governato la mia vita, il mio modo di attraversarla.
Ho capito che l'attesa non è che un inganno. Quando ci risolviamo ad aspettare tutto si congela in un momento che non torna. Non torna, anche se sembra tornare, anche quando sembra sia una specie di tassa da pagare, ché un po' ti viene da dire "fermi tutti, ma non è che forse dovrei prendere atto e magari considerare la cosa?". È  che quando ti accorgi di avere atteso di rendertene conto, ti accorgi anche che lo sapevi già, che in realtà lo avevi già considerato, e che l'hai lasciato andare. Ogni volta l'emotività mi destabilizza. La compenetrazione, l'empatia, la simbiosi: mi mandano nel caos. E l'attesa di percepire tutto come una travolgente novità distrae dal comprendere che la vera novità è aver capito che non potrà mai diventare una novità.

In tutto questo, ci stanno i sentimenti. E l'attesa non è fatta per assecondarli.

16 agosto 2011

Message in a bottle

Sento il bisogno di sfogarmi un po' su una questione delicata.
Qualcuno potrebbe prenderla male (quel qualcuno mi legge, ma sa anche come la penso in merito, e chissà che non contribuisca a fargli sentire per l'ennesima volta che ha lanciato dalla finestra la sua vita), ma se non butto fuori tutto oggi ci vado sotto.


Dieci anni fa io avevo un fidanzato con un bel problema con l'alcool.
Siamo stati insieme in tutto un annetto e qualcosa, e per i primi sette-otto mesi tutto sembrava filare liscio. Ero giovane e felice: forse per la prima volta e anche l'unica nella mia vita. Anzi, ero talmente felice e provavo un sentimento talmente forte, che a volte mi trovavo a frignare di gioia, perché è bello, è proprio bello amare qualcuno in questo modo totalizzante. L'avevo conosciuto durante una serata in un locale di Genova che oggi non esiste più, ma nel quale si ballava rock e dal quale sono partite amicizie che ho conservato per anni. Questo ragazzo - di base - è un buono: è molto empatico, disponibile, brillante, con un bell'umorismo.  Per me era anche affascinante, e anche se non si può dire fosse un oggettivo figùn, così lo vedevo io. Quando beveva, però, diventava un altro, il suo gemello insensibile, stupido, ottuso e maleducato.

Durante quel tipo di serate l'alcool scorre a fiumi. È difficile capire che non tutti, però, la vedono come una situazione sporadica e temporanea, uno sfascio che dura una notte e poi tutto normale. Ripensando alla me stessa di quel periodo vedo una ragazzina, un'ingenua, e l'ingenuità è imperdonabile. Sta di fatto che un po' lui mi aveva accennato che avrebbe potuto farmi soffrire per via dell'alcool, ma io tra me e me pensavo "la fa un po' grossa, non è così terribile se qualche volta beve un bicchiere di troppo". Io, poi, mi regolavo, l'ho sempre fatto, non sono mai stata incline alle dipendenze, di nessun tipo, e quindi mi veniva proprio difficile immedesimarmi in una persona più debole di me. Dopo qualche mese mi sono accorta, però, che questo ragazzo beveva anche quando non c'erano situazioni "sociali". Addirittura, spesso stappava birre a metà mattina. Quando il problema mi si è chiarito davanti agli occhi ho capito che ormai c'era dentro fino al collo e a nulla sono servite comprensione, rabbia, esortazioni a parlare con qualcuno. Per qualche tempo mi dava retta, poi tutto come prima. La storia non è finita per quel motivo, ma secondo me ha pesato tanto nella nostra infelicità ma soprattutto nella sua. E anche oggi, quando vedo coloro che dovrebbero essere i suoi migliori amici scherzarci su e mettergli un "like" su facebook quando lui aggiorna status del tipo "quando tutto va male l'unica cosa che consola è la vodka", io mi incazzo come una biscia. Si è perso, e non so se avrà mai la forza di ritrovarsi, considerato che tutti se ne sbattono se lui si autodistrugge perché non riesce a dire "ok, basta, non ce la faccio da solo".

Di tutte le dipendenze "leggere", l'alcool è la più subdola, la più infingarda. Si comincia dal far fuori la classica bottiglia di vino in due, e se non si sta attenti le bottiglie diventano due, magari tre, prima una volta a settimana, poi due, poi tre, poi non ti ricordi che hai fatto il giorno prima e ti ritrovi con un problema serio che nemmeno sai più come e perché è cominciata.

Io non ce la faccio a vedere altre persone che amo e che per me sono importanti lasciarsi andare. L'ho già fatto una volta, non sono riuscita ad aiutare quel ragazzo, perché nessuno si lascia salvare se non vuole. Ma non si può avere più fiducia e più rispetto per una bottiglia che per una persona. Gli amici ci sono per parlare, per condividere i pesi e per supportare. E quanto più si sa che ci sono, e che sono amici veri, tanto più bisogna ascoltarli. Solo questo, per prima cosa: aprire le orecchie, pensare.

Io spero che questo messaggio arrivi dove deve arrivare.
E spero anche che un po' faccia riflettere tutti.
Pensateci. Il peggio che può capitarvi, è finire a piangere a singhiozzo su una spalla amica anziché vomitare in un cesso.

Questione di equilibrio.

 "È quello che sai che ti uccide, o è quello che non sai?"

Il problema fondamentale di qualsiasi tipo di relazione, amicizia, legame è l'onestà.
Tanto quella verso gli altri, quanto quella verso sé stessi.

L'onestà, però, la governa la paura. Paura di mostrarsi come si è, paura di scoprire debolezze, paura di essere delusi o di deludere, di non essere corrisposti, di non essere all'altezza, o di essere considerati strani.

Quando si ha paura di qualcosa, si finisce per mentire. O per negare. O per nascondere.

Ci si può fermare alla superficie e mentire a sé stessi, oppure si può capire da dove arriva la paura.

Raschiare il fondo per scoprire la verità non significa che quest'ultima sia sempre una buona notizia; ma almeno avremo salvato noi stessi dall'ennesima menzogna, e ci saremo concessi la possibilità di diventare più saggi, e magari di sopravvivere con la dignità che meritiamo.


8 agosto 2011

Wi-fi life

Ieri parlando con un amico mi sono resa conto, attraverso le sue parole, che internet mi ha cambiata moltissimo. Non so dire se in meglio o in peggio; credo dipenda dai punti di vista. Sono sempre stata una dalla chiacchiera facile, ma al contempo sono gelosissima della mia privacy. Non mi va che tutti sappiano quello che faccio, eppure aggiorno status su tutti i social che conosco come se non ci fosse un domani. E assorbo modi di dire, penso con le hashtag. Questo mio amico è praticamente il contrario di me, parla poco e ascolta molto; ha pochi amici ma nonostante questo ha una vita sociale assai più intensa della mia. È sempre in giro, ha sempre qualcosa da fare, sempre una ragazza intorno, sempre qualche situazione interessante, mentre la mia vita è una costante pianura padana nella nebbia. Conosco tremila persone, ma alla fine non ho voglia di uscire a prenderci un caffè, mi stanno bene così, dove sono, aldilà dello schermo, il più delle volte. Mi sono abituata a una comunicazione a senso unico, dove io dico cose che non cambiano né la mia giornata né quella degli altri, e - a essere sincera - mi piace così. Da un lato lo invidio tanto, questo ragazzo, fa la vita che vorrei io: è libero, si autogestisce e non credo si sia mai annoiato dacché lo conosco. Lo invidio di quell'invidia buona che ti spinge a dire "dai, ancora un po' di pazienza e poi anch'io, anch'io". Non ha facebook, non sa cosa sia twitter, le donne se le sbatte al muro anziché mandare DM che poi finiscono nel vuoto. Non è che chi sta sui social queste cose non le fa, eh. Dico solo che lui ha una prospettiva sulla realtà in 3D e - perlomeno a me - questa cosa è venuta a mancare. Mi pesa il culo,  e questo è il problema più grande. Io non ho voglia di sbattermi, sono abituata a vivere in un mondo fatto di parole fin da quando ero piccola. Alle medie il momento più bello della mia giornata era quando mi sedevo alla scrivania e battevo a macchina i miei pensieri, o le mie storie. Avevo un pozzo così fervido di idee che oggi stento a credere di essere la stessa persona. A volte ho come l'impressione che sia stata proprio la realtà a togliermi questa dote, ad averla spenta anziché acuita come ci si aspetterebbe.
Sto leggendo i diari di Virginia Woolf; spesso penso che la vita perfetta sia questa: starsene in silenzio, avvolti dalla natura, a buttare giù mondi paralleli. Però lei si è suicidata, il che suggerisce che la fregatura si nasconde dappertutto. Forse era lei, così come forse sono io, a essere una disadattata. Sono strana. Sono un'asociale molto social. Come la Woolf ho sempre cose da dire, ma almeno lei ha lasciato il segno. Io al massimo verrò ricordata, con un po' di sforzi, per avere beccato il maggior numero di fidanzati gay.


p.s. Lui, il mio amico, però, si mette a costruire spade di cartone ad agosto perché così i ragazzi della sua compagnia possano giocarci in vacanza. Francamente io, così nerd, anche no, dài.

1 agosto 2011

Pagine dell'anima

«Che tipo di diario vorrei fosse il mio? Un tessuto a maglie lente, ma non sciatto; tanto elastico da contenere qualsiasi cosa mi venga in mente, solenne, lieve o bellissima. Vorrei che somigliasse a una scrivania vecchia e profonda o a un ripostiglio spazioso, in cui si butta un cumulo di oggetti disparati senza nemmeno guardarli bene. Mi piacerebbe tornare indietro, dopo un anno o due, e trovare che quel guazzabuglio si è selezionato e raffinato da sé, coagulandosi, come fanno misteriosamente i depositi di questo genere, in una forma; abbastanza trasparente da riflettere la luce della nostra vita, eppure ferma, un tranquillo composto che abbia il distacco di un'opera d'arte.»

Virginia Woolf

31 luglio 2011

"Save me"

È già passata più della metà di questo 2011, e sembra sia appena cominciato. Sono ferma, ma non mi sento "impantanata". Ho le membra libere, posso muovermi. E nonostante sia venuta meno la mia capacità di giudizio degli ultimi anni, nonostante debba ridisegnare daccapo immagini che si sono sbiadite, e nonostante abbia capito - se non quel che voglio - quantomeno (!) ciò che non voglio, non ho rimpianti. Non vorrei tornare indietro e cambiare quel che è successo. Sono sempre più convinta che in qualche modo le facciate ci diano indizi fortissimi sugli sbagli che avremmo potuto commettere. E anche quando siamo lì a chiederci perché diamine certi ritorni siano sempre così puntuali e iterati, in realtà sappiamo che è solo colpa della chimica e che questo non ha nulla a che vedere con quello di cui abbiamo bisogno. Perciò io, è vero,  quest'anno ho dovuto riflettere sui miei sentimenti per una persona, ma non posso ignorare che mi abbia salvata. Nella sua umanità, nel suo non essere perfetto per me, nel suo non convenzionale modo di amare il prossimo, nella semplicità di non domandarsi se una cosa è giusta o sbagliata, mi ha salvata. Gli ultimi anni per me sono stati freddi e immobili, come fossero imprigionati nel ghiaccio. E un po' di calore, anche se non è abbastanza avvolgente da rassicurarti che non avrai più freddo, è sempre più confortante di una lunga notte polare nella neve.


18 luglio 2011

Tempus fugit

"Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia."

Che hai tra le mani?

C'è il tuo viso, sul quale strade nuove si sono disegnate, e i tuoi capelli, che si sono riempiti di fili bianchi; e c'è il tuo corpo che è diverso, le tue labbra che sono all'ingiù, un po' per rassegnazione un po' perché ti manca sempre qualcosa; e invece un tempo eri tutto verso l'alto, verso il cielo, in cerca di nulla se non di una giornata serena, il sole, il sale sulla pelle, e magari buona compagnia.
Come cambiano le prospettive crescendo, invecchiando, anche quando ti sembra di essere sempre lo stesso. Ma c'è questa novità che guardandoti allo specchio la superficie riflette più che la tua immagine: ti restituisce l'aspetto della persona che sei diventato dentro, se guardi dritto nei tuoi stessi occhi. Via il sole, via il sale, ci sono i solchi di una vita non vissuta, e la delusione di ciò che non sei riuscito a essere.
Eppure non lo avresti detto che ti saresti guardato così, con compassione, con pena.
Eppure... così è.
Il tempo è una moneta che diventa sempre più cara; spesso abbiamo le tasche bucate, e nemmeno ce ne accorgiamo.

16 luglio 2011

Betwixt mine eye and heart a league is took*

Della notte in cui ti ho conosciuto ricordo i tuoi occhi.
Ho pensato subito che erano trasparenti, puliti, profondi, e che non eri uno che passava per caso.
Mi hanno sorriso prima delle tue labbra, hanno riconosciuto i miei.
Ho questa immagine di te, con le mani in tasca, che arrivi alla stazione e mi sorridi, con gli occhi.
Di lì a poco ci saremmo ritrovati in un film: arriva l'eroe che prima ti affascina, poi si avvicina, poi fuori succede il finimondo, e allora ti prende per mano e ti salva. Eri un perfetto sconosciuto e io mi sono lasciata salvare da te, che mi hai portata al sicuro, e quando finalmente ci siamo seduti e abbiamo sospirato - un po' per il freddo, un po' per la corsa che abbiamo fatto evitando la gente molesta - e abbiamo aperto la nostra bottiglia, e abbiamo dato un sorso soltanto perché ci siamo messi a chiacchierare, e poi ci siamo voltati e la bottiglia era già sparita, ecco, io in quel momento mi sono sentita a casa. Eri già da qualche parte dentro di me, senza scossoni, pacato ma deciso, ti sei guadagnato subito il tuo spazio. Di quella notte che sembrava fatta su misura nonostante lo spavento, io ricordo soltanto te e i tuoi occhi, e quella casa di sconosciuti che ci ha dato riparo per un po', il vino che abbiamo versato nei bicchieri, il treno del ritorno, che era zeppo e pieno di confusione, la tua spalla che mi faceva da cuscino.
Quando sull'autobus in attesa di partire mi sono seduta, ho pensato solo "come sarebbe tutto perfetto, se tornasse indietro e venisse con me" e tu l'hai fatto.

Avevamo già il potere di parlarci senza dirci niente.


* W.Shakespeare, sonnet 47

14 luglio 2011

dont' let me get me

Più voglio disperatamente bene a qualcuno
più riesco a distruggere il bene che mi vuole.

Ma io sono fatta così, non riesco a credere di non essere la più speciale per chi per me è stato ed è speciale, e allora distruggo tutto, e poi mi pento, e poi ridistruggo tutto, e poi chiedo di nuovo scusa, ma poi ci ricasco.

La bella notizia è che prima o poi mi stanco di odiarmi.


10 luglio 2011

The Hours

Alcune parole ti piombano addosso come pioggia sulla pelle riarsa e spaccata dal sole, che brama di essere bagnata per spegnere l'incendio che brucia e la consuma, che chiede la vita quando intorno a sé non c'è che il deserto; eppure non la vede ancora, serba la sua rinascita custodendola dentro di sé, sentendola premere prepotente e non ha alcun'altra scelta se non quella di accettarla, accoglierla, lasciare entrare la luce. A volte mi chiedo come hanno potuto attendermi certi libri, come hanno potuto esistere certe immagini senza che io le avessi potute godere, poiché una volta incontrate ho compreso che erano già dentro di me, nel profondo, dietro qualche porta che attendeva solo la chiave che l'avrebbe aperta.

"Non si può trovare pace sottraendosi alla vita" (V.Woolf).

9 luglio 2011

Molto forte, incredibilmente vicino.

"Mi dispiace della mia incapacità di lasciare andar via le cose senza importanza e di trattenere quelle importanti."
(Molto forte, incredibilmente vicino - Jonathan Safran Foer)

C'è che mi manchi. Mi mancano le chiacchierate che ci facevamo, e la sensazione di essere molto più leggera dopo. Mi manchi tu e mi mancano le tue parole.
Solo non posso, non riesco a cercarti, allontanarti mi impedisce di soffrire; e forse neanche tu capiti più qui, nemmeno per caso, perché sono altre le cose che ti fanno stare bene.

26 giugno 2011

Sulla riva

Il caldo mi fiacca più del solito, mi toglie la voglia di fare, persino di pensare. Sto bene solo con la compagnia di un libro, immobile, davanti al ventilatore o sulla spiaggia, la sera. L'estate mi toglie la volontà con il respiro, e mi ritrovo a fare i conti di quest'anno strano, che con un rigurgito secco mi ha riportato a riva cose lontane, che credevo ormai perse per sempre, come fa la marea.
Lo specchio rimanda un'immagine che non sono io.
Mi domando per quanto tempo ancora mi riconoscerò.
Ci sono state ormai troppe estati pesanti, e anche il mio corpo ora è pesante, cambia, lo sento diventare fiacco, rigido, sempre più inutile. Vorrei vivere tra le pagine di libri che non si possono dimenticare, per non sentire questa mia vita così molle, stantìa, senza sale.

23 giugno 2011

Mirror, Mirror

Non è facile tirare fuori dal baule del cuore tutte le ragioni che ti portano a serbare ancora rabbia e delusione nei confronti di qualcuno a cui - è così - vuoi bene, e che ti manca. Non si può, non si deve parlare. L'altra persona tenderebbe a difendersi da te, dal tuo rancore, dall'amaro che ti sale agli occhi e che, se liberi, ferisce. Ma non c'è nulla da difendere, e non lo capirebbe. La prenderebbe come un'accusa, mentre tu sei solo un essere umano, e vuoi esattamente quello che vogliono gli altri: qualcuno che ti ami, che ti conosca, che ti faccia sentire protetto/a, che ti faccia sentire speciale. E se la vita ti manda alla deriva di questi bisogni, è chiaro: l'ultima persona che ti ha fatto sentire così diventa lo specchio di quel che ti manca, e di quello che - pur sapendo che non potrebbe mai dartelo - vorresti da lui/lei per stare meglio.

Ecco perché quando vuoi spiegazioni preferisco non dartele, e cercare di sorridere.
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