3 dicembre 2010

La Corrida dei professionisti

Il dilettantismo è come il colesterolo: c'è quello buono e quello cattivo.

Quello cattivo, va da sé, è quello da combattere e si identifica nel soggetto che "non cresce". Quando iniziamo un iter professionale, che sia sportivo, artistico o giornalistico, siamo tutti dilettanti. Perché fino a quel passo, il primo che facciamo in una direzione più definita, siamo persone che nel fare quella cosa si "dilettano". Traggono piacere nel farla. Il trarre piacere nel fare qualcosa è la base di tutto: perché riesca bene, è necessario che ci sia entusiasmo e partecipazione emotiva.
Però non si può credere che basti fermarsi lì. Il dilettante che rimane dilettante dopo molte prove non è solo grottesco, ma anche nocivo: mette in circolo una voce non autorevole e "mangia" spazio a chi invece se ne intende.

Il dilettantismo buono, invece, è solo una fase.
È il passo che si compie nella direzione del professionismo, e dura mediamente poco. Perché il dilettante che vuole crescere fa tesoro delle piccole occasioni che gli capitano, e migliora la sua tecnica. Lo sportivo si mette in gioco nell'agonismo (e si prende in silenzio la sua bella dose di sconfitte), il ballerino fa provini nei teatri seri, l'aspirante giornalista scrive sempre meglio, sempre meno (perché la sintesi NON è accessoria), ma in modo sempre più completo e fa tesoro dei contatti racimolati per crearsi una rete stabile.

La sottoscritta scrive questo post perché il dilettantismo cattivo le ha DEFINITIVAMENTE rotto le balle.
La sottoscritta è stanca di doversi presentare come "articolista" perché scrive dal 2003 ma non è mai stata pagata per il suo lavoro e quindi non può fare domanda all' Odg per entrare nell'albo.
La sottoscritta dichiara guerra a qualsiasi forma di dilettantismo cattivo per cui gente che non possiede la dignità professionale di gareggiare, danzare, scrivere o quant'altro, si propone e ottiene per conoscenza e non per merito posti di lavoro-occasioni-riconoscimenti di qualsiasi genere.

Mi piace scherzare, molto: sono sempre stata un'animatrice, nel mio piccolo. Ma solo in questo sono rimasta una cattiva dilettante: chi pensa che io scherzi quando scrivo, si sbaglia di grosso.

10 commenti:

  1. Appoggio totalmente la guerra al Dilettantismo Cattivo!!!

    Fa parte di quegli atteggiamenti vorre-nonvorrei-masepropriovuoi - io ci provo.
    Si recita a soggetto!
    Quindi prova prima con il finto te' delle cinque, poi visto che lo fanno tutti con il blog, poi visto che è di moda pure con il vintage e pure un po' di fashion style. Marketing? E che ci vuole! In un attimino (ARGH) ecco una newsletter e un po' di guerrilla... Arte??? Ovviamente è stata al Louvre, vuoi che non ne sappia almeno un po'??? E la musica?? Guarda ora come ora ha un amico che suona, gli scrive le parole e fanno un disco di successo... Ti ho già detto che Visconti la teneva sulle ginocchia??

    (ho scritto troppo e magari troppo di getto. ti chiedo scusa, ma grazie per questo post)

    RispondiElimina
  2. @Nuar, grazie a te per questo commento... hai precisato il mio pensiero!
    Che stanchezza...

    RispondiElimina
  3. Senza contare che molto spesso il dilettantismo cattivo ce lo fanno passare per professionismo buono.

    RispondiElimina
  4. @IlGrandeMarziano: anche, esatto.
    Direi che la differenza, però, si vede.

    RispondiElimina
  5. sono con te in questa guerra

    e con me personalmente puoi ritirare le scuse di fine post ;-))))

    RispondiElimina
  6. Ti sono solidale se ti capita di trovare le porte sbarrate da gente meno competente di te, ma questi distinguo sul dilettantismo non mi trovano d'accordo.

    Tra l'altro hai dimenticato una categoria: quelle che hanno mai acquisito tutte le capacità professionali per fare il salto di qualità ma in fondo preferiscono restare lì dove sono, spacciando e vendendo le loro cose a costi bassissimi o addirittura aggratis, quindi inevitabilmente facendo scendere i prezzi di mercato oltre la soglia di sopravvivenza di un professionista. E questi, dove li collochi? tra i buoni o i cattivi?

    Il dilettantismo a vita creerà sicuramente dei problemi a chi vuole crescere, costituirà comunque della concorrenza con cui fare i conti, in quanto compenseranno la loro bassa qualità con quantità (sono tanti) e costi ridotti, ma hanno tutto il diritto di esistere.

    Almeno secondo il mio modestissimo parere, per quel che vale.

    Anche se a me sembra che il tuo problema, più che i dilettanti, siano i raccomandati. Il fatto che sia entrambe le cose può essere un motivo di frustrazione in più, ma non cambia di molto la questione.

    RispondiElimina
  7. Ciao Splashboom, chiarisco i punti di "buio": la categoria di cui parli tu ha diritto di esistere, ma anche il dovere di non spacciarsi per professionismo. Il distinguo è SOLO questo.
    Esemplifico: io sono una musicista dilettante. Non vado in giro a spacciarmi per professionista né cerco di avere agganci per conquistare mercati, né ampi né di nicchia. Questa è una dimensione di dilettantismo accettabile: faccio ciò che mi piace e non tolgo nulla a nessuno.
    Non esistono buoni o cattivi, esiste il buon senso, e quel che chiedo io è solo che venga applicato, soprattutto da chi seleziona.

    RispondiElimina
  8. Sono d'accordo con il tuo discorso e con l'essere stufa del sistema attuale, ma credo fortemente (anche perché è quel che sto facendo) che se davvero vuoi una cosa in qualche modo riesci a farla, e di dilettanti ed agganciati puoi fregartene allegramente. Certo, guardarsi intorno fa girare le scatole, eccome! Ed allora fa in modo che la tua strada sia ostinatamente dritta e senza soste.
    Se sai ciò che vuoi fare (e questa è una grande fortuna), semplicemente fallo, e fallo talmente tanto bene e per così tanto tempo che prima o poi saranno addirittura le occasioni a venirti a cercare. Sai che ti parlo da una situazione che qualche anno fa non esisteva, e di agganci io proprio non ne ho. Ma ho deciso di cambiare assieme e soprattutto per quello che voglio fare, di non guardare più lo schifo che mi ha fatta fermare troppe volte in altri ambiti, di non avere più paura. Se nella mia città non mi sono sentita appoggiata perché a nessuno interessa farlo, ho cercato (e trovato senza difficoltà) possibilità altrove. Coltivo fortuna e felicità nel mio piccolo orticello personale, ho estirpato tutte le erbacce e non gli dò più spazio. Ed alla gente, per quanto se ne dica, in fondo piace vedere persone chiare e pulite, che costruiscono possibilità invece di appropriarsene.
    Non ti abbattere e non fermarti a combattere i mulini a vento, tra qualche anno se avrai dato il massimo, tu farai quel che vuoi, mentre i dilettanti "cattivi" saranno rimasti tali e non saranno più un tuo problema.
    La cosa più bella tra tutte è che, così come trovi un sacco di compagni nella lamentela, ne acquisti moltissimi quando inizi a cambiare le cose, e quelli sono i veri contatti che ti aiuteranno ad andare avanti nel tuo lavoro.

    Un abbraccio,
    Mae

    RispondiElimina
  9. Sei saggia Mae, e ci vuole un gran coraggio a cambiare tutto: spero di riuscirci come hai fatto tu, anche se mi sento meno libera, e tu sai perché... però è come dici tu. Andare per la propria strada, vivere e non lasciarsi vivere.

    RispondiElimina

Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...