15 dicembre 2010

e rivedere la notte, a Milano

Ma come si fa a odiarla, Milano?

Io mi sono innamorata, per esempio, a Milano. No, aspetta, veramente non è vero, diciamo che lì io... no, cosa dico, in effetti è vero (bello avere le idee chiare a distanza di cinque anni), a Milano e di Milano, sì, mi sono innamorata.
Quando guardi una città con gli occhi a cuore diventa per sempre il tuo posto magico. Anche se di quella persona là (ah però, è diventato "un quello là", un "colui", un "quella roba lì", si vede quando passa la sbronza, eh) non t'importa più nulla. La città resta impregnata del tuo amore (o del tuo ormone. Scelgasi la migliore tra le due).

Domenica rivedrò Milano e avrò le mie note blu, avrò il mio aperitivo in musica (spero il primo di una lunga serie) nella cornice di una notte fredda come lo era cinque anni fa, e di un blu che non si può descrivere, che è blues, e ha tutti i colori che tieni chiusi dentro, nel profondo.

Milano io ti amo. Altro che maschi, altro che sciocchezze. Io amo proprio te.

7 dicembre 2010

Ehm!

Quando uno dice "rovinarsi la carriera" (la mia!) per avere abbracciato certe filosofie di vita! (le sue)




Un grazie a Vera© per il disegno e la dedica: "oserei sfiorare le tue labbra
ma così vicino non son stato mai" :)

3 dicembre 2010

La Corrida dei professionisti

Il dilettantismo è come il colesterolo: c'è quello buono e quello cattivo.

Quello cattivo, va da sé, è quello da combattere e si identifica nel soggetto che "non cresce". Quando iniziamo un iter professionale, che sia sportivo, artistico o giornalistico, siamo tutti dilettanti. Perché fino a quel passo, il primo che facciamo in una direzione più definita, siamo persone che nel fare quella cosa si "dilettano". Traggono piacere nel farla. Il trarre piacere nel fare qualcosa è la base di tutto: perché riesca bene, è necessario che ci sia entusiasmo e partecipazione emotiva.
Però non si può credere che basti fermarsi lì. Il dilettante che rimane dilettante dopo molte prove non è solo grottesco, ma anche nocivo: mette in circolo una voce non autorevole e "mangia" spazio a chi invece se ne intende.

Il dilettantismo buono, invece, è solo una fase.
È il passo che si compie nella direzione del professionismo, e dura mediamente poco. Perché il dilettante che vuole crescere fa tesoro delle piccole occasioni che gli capitano, e migliora la sua tecnica. Lo sportivo si mette in gioco nell'agonismo (e si prende in silenzio la sua bella dose di sconfitte), il ballerino fa provini nei teatri seri, l'aspirante giornalista scrive sempre meglio, sempre meno (perché la sintesi NON è accessoria), ma in modo sempre più completo e fa tesoro dei contatti racimolati per crearsi una rete stabile.

La sottoscritta scrive questo post perché il dilettantismo cattivo le ha DEFINITIVAMENTE rotto le balle.
La sottoscritta è stanca di doversi presentare come "articolista" perché scrive dal 2003 ma non è mai stata pagata per il suo lavoro e quindi non può fare domanda all' Odg per entrare nell'albo.
La sottoscritta dichiara guerra a qualsiasi forma di dilettantismo cattivo per cui gente che non possiede la dignità professionale di gareggiare, danzare, scrivere o quant'altro, si propone e ottiene per conoscenza e non per merito posti di lavoro-occasioni-riconoscimenti di qualsiasi genere.

Mi piace scherzare, molto: sono sempre stata un'animatrice, nel mio piccolo. Ma solo in questo sono rimasta una cattiva dilettante: chi pensa che io scherzi quando scrivo, si sbaglia di grosso.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...