24 ottobre 2010

Il messaggio è conservare bottiglie vuote

Perché poi, è difficile spiegare certe giornate amare.
Difficile far capire agli amici quello che dovresti raccontare a uno psicologo. Perché è anche normale che tutti loro (tranne una, che praticamente potrebbe andare lei dal mio psicologo a raccontargli come mi sento) pensino che il problema sta alla fine, e invece no, è a monte. Parte da un rifiuto che prima di tutto è mio, nei confronti di me stessa. E se la prima persona che ti rifiuta sei tu, tutti gli altri poi diventano le conferme del fatto che hai ragione, che non ti vedi distorta, ma che sei davvero questa "cosa" che non ti piace e che non piace. Non è facile per niente prendere atto che il tuo corpo è diventato qualcosa che non è più quello a cui eri abituata, e che somiglia sempre di più a quello delle donne della tua famiglia, e che non vuoi diventare così, perché sennò sei loro, non sei più tu. Vaglielo a spiegare, a un uomo, che ti senti così e che non capisci perché uno senta la necessità di farti pensare che forse ti sbagli e poi però confermarti che hai proprio ragione. Vaglielo a spiegare senza sembrare una pazza, che non è colpa sua ma prima di tutto tua, e poi di tutti gli stronzi che hai beccato in precedenza. Vaglielo a spiegare che se spesso ti trasformi in Geppi Cucciari in una puntata di Zelig e racconti le assurdità che ti sono successe in passato non lo fai per intrattenere il pubblico, ma perché sei convinta che se le persone sanno cosa ti è successo allora non ti fanno le stesse carognate (o anche solo tiritere). Vaglielo un po' a spiegare, che vorresti solo sentirti donna. Ma che, un'altra volta, metti in saccoccia la conferma che c'è qualcuno in più che la pensa come te, quando è sobrio.

Nel dubbio, forse è meglio non dire nulla e passare per pazza.

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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