9 ottobre 2010

Cattiva.

Stavo ripensando, giunta in quella regione dimenticata per vie traverse e riflessioni su stati d'animo altrui, a quando in tutti i modi ho tentato di capire persone che si erano mostrate insicure, indecise, immature soprattutto. E allora ho riesumato un cd che non ho più ascoltato dall'ultima volta che ho chiuso la porta in faccia a una di queste persone e, pur non volendo, mi sono accorta riascoltando quelle canzoni che il ricordo dei sentimenti che provavo (seppure ormai completamente azzerati) è molto vivido. Dopo il post di qualche giorno fa sto lentamente rieducando me stessa ad affrontare i blocchi e superarli, anziché metterli a tacere. È una cosa che andrebbe fatta un po' per volta. A mente fredda però mi sono ritrovata travolta da certi meccanismi che avevo rimosso. Li vedo con distacco, e li vedo meglio. E sono giunta alla conclusione che sì, quella persona si è meritata la mia porta in faccia e tutte le cose cattive che si è sentito dire, non perché fosse il male, ma perché si era comportato con me in un modo meschino e non aveva avuto il coraggio di dirmi come stavano davvero le cose. Credo di averlo punito parecchio negandogli la mia amicizia, anche superficiale, perché era davvero affine a quello che sono, lui aveva certi lati che io sentivo miei, questo non è mai successo con nessun altro: io sono sempre stata io, nonostante gli altri. Ho composto moltissimo in quel periodo: di musicisti ne ho conosciuti ma con nessuno c'è stata quell'affinità artistica profonda e creativa, sempre in movimento, sempre all'erta, di pancia, di cuore, d'anima. Il mio pianoforte tirava fuori parole e lui, ascoltandole, le capiva; di più, imbracciava la chitarra e le completava. Eppure questo non ha impedito che andasse tutto a puttane, per cosa? Perché s'era innamorato di un'altra, una che "faceva discorsi strani", un po' stupidotta, "ma bella". E io? Eh, io per lui ero "un'artista vera, davvero una bella testa", ma a quanto pare stava bene con me solo per quest'affinità artistica di cui parlavo, perché per il resto non provava "assolutamente niente". E sì, capisco che non me lo avrebbe mai potuto dire in faccia così a crudo, ma un po' di sincerità pensavo di meritarmela, anziché dover vestire i panni di una bionda, per sentirmela dire, scoprendo così che avevo davanti non un uomo, ma un bambino, un ingenuo fino al midollo, uno che i sentimenti ce li ha ben incasinati, ma non si cura di chiarirli prima di danneggiare quelli degli altri. Questo sciocco ha cancellato in un attimo tutto ciò che provavo per lui: ora non è più la stessa cosa, lui non è più quella metà artistica di me che sentivo così forte. È diventato "quello di Torino", quello che mi ha cercata, mi ha allontanata, mi ha cercata di nuovo e poi mi ha messa via come si fa con un vecchio disco che non emoziona più. Eppure lo so che quel disco ogni tanto lo prende in mano: ma non riesce a ricordare più una sola nota, perché io gli ho graffiato il vinile.

E un po' ci godo ancora.


2 commenti:

Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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