27 agosto 2010

Freddie VS Freddie

Ieri sera sono andata al cinema sotto casa per vedere un film che aspettavo da tempo con impazienza, in quanto ero certa che mi avrebbe ricordato le amenità e le dolcezze dell'infanzia, i sogni, i giochi, la spensieratezza, l'allegria... esatto, proprio quello! Parlo di "Nightmare on Elm Street".
Dovete sapere che io ho iniziato a essere una dark a cinque anni, quando ho capito che avrei voluto disegnare le occhiaie al piccolo innocente compagno di asilo che mi aveva chiesto di diventare la sua fidanzatina (all'epoca avevo più corteggiatori di adesso).
Tra i miei amori virtuali, il più assurdo era certamente Boy George (...ma questa è un'altra storia), ma subito dietro di lui (intendo sul podio) c'era Robert Englund as known as nientemeno che Freddie Krueger, l'uomo con la manicure peggiore di quella di Florence Griffith. Non so spiegare bene per quale motivo non mi terrorizzasse l'idea di flirtarci, ma di lui non ho mai avuto paura, anzi, quasi lo stimavo perché riusciva a non fare dormire le belle ragazze, contrariamente a molti dei miei vetusti spasimanti.
Sta di fatto che, quando mi sono accorta che avrebbero presto proiettato nelle sale il remake del primo Nightmare, mi sono emozionata. Ci sono però un paio di considerazioni post visionem che vorrei condividere in questa sede per evitarvi di rovinare anche i vostri sogni di gioventù, e senza l'aiuto di Freddie.
  • Ok ragazzi, DIVIDIAMOCI!
    Va bene che esiste il principio di sospensione d'incredulità, ma non posso accettare che, dopo avere assistito personalmente all'assurdo suicidio di un amico nel sonno, possa mai venirti in mente di andare in piena notte nel garage per tirare giù la scala che porta in soffitta e il tutto con in mano una torcia elettrica a 1 Watt. Se poi viene il babau a prenderti, non ti lamentare. Sta solo liberando il mondo dai cretini (altro motivo per cui AMO Freddie).

  • Rivogliamo Robert Englund
    questo paragrafo avrebbe potuto intitolarsi anche "Samuel Bayer non capisce un tubo", perché il vero problema, oltre a quello che ormai mi sono abituata alla faccia di Englund, è che questo Freddie è abominevolmente PIATTO. Mi spiego: Krueger del 1984 aveva una personalità da vero bastardo dentro, prendeva in giro le sue vittime, a volte riusciva persino a essere simpatico, spesso faceva tenerezza (tipo quando i bambini della sua età lo scherzavano); questo "coso" - che sembra il cinese in coma delle barzellette di Verdone - interpretato da Jackie Earle Haley*, invece, non riesce nemmeno a fare paura. È brutto, è cattivo, puzza certamente di bruciato e ha un maglione identico a quello che portava Englund nel 1984, ma non riesce a sembrare credibile. Se non fosse stato per il regista, che dissemina ovunque, persino esagerando, scene in cui qualcuno arriva da dietro all'improvviso, ci saremmo tutti addormentati in sala restando in linea con il concept della trama, e forse più soddisfatti della spesa del biglietto.
    A tutti coloro che vogliono girare remake di horror passati alla storia, bisognerebbe ricordare che bisogna essere umili quando si ha a che fare con un personaggio che "vive" aldilà della sceneggiatura che gli ha dato vita. Freddie Krueger è ormai da anni nelle pagine della storia del cinema come se fosse esistito veramente. Non ci si riferisce a lui come "il mostro di Nightmare on Elm Street", ma come Freddie. Lui è Freddie e basta, e tu, regista che ti credi furbo, se deludi lo zio Freddie stanotte rischi di non fare un bel sonno. Capito?

  • Colonna Sonora? Si mangia?
    Altra cosa che Bayer non deve avere afferrato è che la musica ha la sua importanza, in un film: la sensazione inquietante che la colonna sonora del vecchio Nightmare riusciva a metterti sotto la pelle, tra filastrocche (1 2 3 Freddy vien da te / 4 5 6 Dimmi dove sei / 7 8 9 Freddy fa le prove/ fa paura la sua voce /finiremo sulla croce, questa notte non dormire!) e un "tema" inconfondibile seppure breve, non si può sostituire con il sangue finto o la computer grafica.

  • Non ci sono pause
    Questo, a mio parere, è il difetto peggiore del film. La mia è un'impressione che si basa sullo sbiadito ricordo della prima visione di Nightmare, ma mi pare che i tempi siano troppo frenetici. Arrivi alla fine con la sensazione di avere appena visto il Bignami dell'originale.

  • MakeUp contest (sconsigliato agli impressionabili)
    Secondo voi, quale di questi trucchi di scena sembra più realistico? Quale vi pare più "di gomma"? Quello a destra o quello a sinistra? Per votare clicca sulla FOTO e poi lasciami un commento, anche se so già quale sarà la tua risposta! Ah, se vuoi puoi insultare anche i truccatori.

Per concludere: se avete voglia di rivedere Freddie vi consiglio di comprare i DVD della vecchia serie e goderveli sul plasma a casa.

Oppure, in alternativa e se proprio non volete rinunciare all'HD... fatevi un bel pisolino.



* Ma chi è??? Chi è??? Come si permette di prendere il posto di Robert Englund!


23 agosto 2010

Una stanza tutta per sé

Vorrei fare un viaggio da sola, prenotare una singola e godere del mio tempo, senza condizioni, senza limiti, forte soltanto della libertà che mi manca ogni giorno, perché devo rendere conto a persone che mi amano ma non so se capiranno mai che è la mia vita, e che se fin'ora ho stretto i denti è solo perché non voglio ferire nessuno con questa smania, questo desiderio bruciante, di essere sola. Vorrei per un po' staccare la spina e fare foto che abbiano solo me e il paesaggio come soggetto, perché è così bello poterle poi mostrare a chi si ama, poter raccontare loro un entusiasmo che ormai non ricordo più che faccia abbia. Vorrei poter in questo modo creare il mio stesso salvagente, non considerandolo una nuova vita, ma una semplice isola dove potersi leccare le ferite e tornare sani e più forti, per esserci, per dividere i fardelli. Vorrei che anche gli altri sentissero naturale questo mio buttarmi a mare verso lidi sconosciuti, che possano essere solo miei e che possano caratterizzarmi, al contrario di quanto faccia seguire una corrente in cui mi sento una goccia in mezzo ad altre migliaia.
Vorrei riconquistare momenti che fanno di me quella che sono. Le MIE esperienze, i MIEI desideri, il MIO spazio.
Ne ho bisogno come l'ossigeno, perché non ricordo più quando ho iniziato a sentirmi come se mi mancasse sempre l'aria. In apnea, da una vita.
E non ce la faccio più a essere un'altra cosa da me stessa.

22 agosto 2010

Tempo di riscuotere le scommesse

... e che riscrivo a fa'. Basta rileggere QUESTO.

10 agosto 2010

Pessime storie: il prof. che non aveva capito niente

Di solito do consigli sui libri da acquistare, a questo giro invece aspettatevi peste e corna. Perché il libro che vedete a lato, "Bianca come il latte, rossa come il sangue" di Alessandro D'Avenia, tanto osannato dalla critica e spinto dalla casa editrice, è veramente un esempio di ciò che di peggio la letteratura contemporanea sta partorendo nel nostro secolo. Se Paolo Giordano vi è sembrato sopravvalutato, aspettate di leggere (in biblioteca, mi raccomando) questo: un concentrato di banalità e di superficialità da far spavento pure a Moccia (che, tutto sommato, non ha mai preteso d'essere preso sul serio).
Di questo volume salvo solo l'idea di contrapporre i due colori, bianco per il vuoto e rosso per l'amore. Ero partita entusiasta alla lettura della prima pagina: mi aspettavo una storia "rossa come il sangue" e invece è stata solo "bianca come il latte". Di più: insapore. E soprattutto, mi ha fatto una gran rabbia. Perché non c'è spessore in tutto quel flusso pretenzioso di parole messe in bocca a un sedicenne. E pensare che l'autore è un insegnante, uno che dovrebbe cercare di dare gli strumenti giusti ai ragazzi, quelli che ti serviranno poi, da adulto, per stare a galla durante il maremoto. E invece cosa fa? Li riempie di vacuità semplicistiche, da prete di periferia, oserei dire.
Il modo in cui il prof. D'Avenia affronta di superficie il cervello di  Leo, protagonista adolescente, si macchia di un peccato ulteriore e imperdonabile per uno scrittore: non c'è abbastanza adesione emotiva nella narrazione.
Ho vissuto da ragazza quello che ha vissuto Leo, pur non essendo innamorata del mio compagno di classe che si ammalò a soli quindici anni. E davanti al dolore e all'improvvisa tridimensionalità della morte, che quasi abbracci nel suo disgregare la dignità e il corpo della persona, non conta più né sogno né illusione. C'è solo una profonda impotenza, un senso di smarrimento che ti divora l'anima, perché non lo accetti, non puoi accettarlo a sedici anni, che tutto debba finire prima che inizi. Non c'era nessun "caro Dio" a cui scrivere, solo tante domande senza risposta, tanti perché, che nessun adulto può riuscire a spiegare, e rabbia. Non la rabbia raccontata in queste pagine, che è più simile a un capriccio che a una reazione a un profondo silenzio Celeste. Non si può scrivere a tavolino un dolore di tale sorta, solo perché lo si ritiene "educativo" o "d' impatto" per i potenziali lettori. Non serve la retorica per spiegare la vita. Il dolore è quanto di più riesca a farci capire quanto essa valga, ma anche quanto sia profondamente ingiusta. E silenziosa: bianca come il latte.


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