2 aprile 2010

Il senso della notizia

Mio malgrado debbo adattarmi a quella che è la professione del giornalista di oggi, ma trovo molto più affascinante chi ha imparato dalla strada, chi ha visto con i propri occhi dove si nasconde la notizia. Al giorno d'oggi, un giornalista, se vuole, può scriverselo da solo il giornale. Parlo a puro livello teorico, perché a nessun professionista verrebbe mai in mente una cosa del genere, però è possibile. Ci può anche mettere diciotto ore, ma ce la fa. Perché la notizia, ormai, non sei più tu a cercarla, è lei che trova te; te la mandano direttamente in casella di posta elettronica, e tu, comodamente e pigramente seduto sulla tua sedia, spulci, selezioni, verifichi al telefono. Nulla di quello che hanno fatto i "grandi", nel passato, che ricevevano una soffiata e partivano, magnetofono o taccuino, e magari non c'era nulla da scrivere, o al contrario c'era lo scoop ad attenderli. Si andava negli ospedali, al pronto soccorso, dai carabinieri, alla polizia: oggi si sta a casa, e al massimo si legge la newsletter. Senza avventura, senza rischio, e a mio parere senza pepe.
Ho ricevuto la telefonata di un giornalista, poco fa, che è nato "sulla strada" e che è cresciuto con il senso della notizia, in parte innato, in parte acquisito con l'esperienza. Ha imparato così tanto guardando con i suoi occhi e ascoltando con le sue orecchie, che col tempo è diventato vicedirettore di un importante giornale nazionale. È nato nella mia città, qualche volta torna, ora che è in pensione. Anche lui sospira ricordando quello che è stato, riconoscendo nel mio entusiasmo quell'antica passione che lo mosse ragazzino, e che lo ha portato, con il talento, a insegnare ad altri che "comunicazione" non è solo una voce lessicale, ma una missione, un dèmone, che va nutrito e addomesticato. A volte ripaga, a volte no, come la vita: bisogna scegliere se viverla o lasciarsi vivere.

2 commenti:

  1. In effetti ci avevo provato anch'io, a scrivere per un quotidiano. Regionale, con tiratura che non superava le 4.000 copie giornaliere. Non mi pagavano, ma quantomeno pubblicavano i miei articoli. E lo ammetto, a me bastava. Ma mi sarebbe piaciuto che qualcuno della redazione mi avesse quantomeno imparato qualcosa. Forse ho visto un po' troppi film americani. Dove c'è sempre qualcuno affianca per un po' il novellino e gli insegna i trucchi del mestiere. Magari ci si sveglia alle 6.00 per farsi il giro di caserme e ospedali alla ricerca di indizi e notizie.

    Invece tutto si basava su ricerche su Internet e approfondimenti di notizie date da altri. E comunque dovevo far da solo che la redazione l'ho vista solo 2 volte.

    Ogni tanto penso di riprovarci, anche se, ad essere sincero, quel demone credo proprio di non avercelo.

    RispondiElimina
  2. @Splashboom: Una volta era così, ci si svegliava davvero all'alba per fare "il giro". Ora è tutto un copia-rielabora, la verifica si fa per telefono e spesso non serve essere presenti, basta che qualcuno ti faccia il riassunto. È inutile che aggiunga che questo tipo di notizie sono soggette a frequenti errori e non costituiscono vera informazione.
    Quando un giornale non paga è male, perché non ti permette di accedere alla professione. Dove scrivo io, debbo dire che non c'è "egoismo": sto imparando tanto da chi esercita da molto più tempo di me. Si spendono molto per la formazione, specie il direttore. E questo mi piace, è indice di grande libertà e rispetto per l'opinione altrui.

    RispondiElimina

Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...