13 marzo 2010

Spezzare le catene

Da un po', dentro di me, pulsa il rifiuto. Il rifiuto della staticità, dell'omologazione, della non-vita. Sopravvivere, dobbiamo farlo tutti: ciascuno di noi ha il suo modo. Il mio, ora, è quello di prendere le distanze da quei luoghi che mi hanno accolto dieci anni fa. Il ricordo amaro, doloroso, ma spesso anche divertente, anzi, esilarante, del passato mi accompagna con un velo di nostalgia. Ma nulla in me è uguale a quello che ero allora: ogni mia cellula si è rigenerata, con l'esperienza, con il tempo. Io non sono più quella persona, la vedo come il fantasma di una malattia che ormai è passata. Quel mondo è rimasto fermo mentre io cambiavo, crescevo: ora mi appare anacronistico, non lo riconosco più, non è più "la mia casa", non è più "il mio rifugio". Sono diventata io, il mio rifugio; forse lo sono sempre stata. Ho bisogno di essere il punto fermo (solido) che si muove verso altri punti fermi (solidi) e però poi ritorna a sé stesso. Ho capito che il mio malessere dei mesi scorsi dipendeva proprio da questo: ora sono diversa. Guardare la massa, l'omologazione che finge di essere alternativa, mi trasmette un senso profondo di soffocamento, e io ho bisogno di ossigeno. Le mie orecchie non riescono più ad ascoltare gli stessi discorsi di dieci anni fa, i miei occhi si rifiutano di constatare che certe persone non sono cambiate come me, ma sono prigioniere di un passato che hanno idealizzato. L'errore che impedisce il movimento è proprio questo: idealizzare il passato e camminare col viso volto indietro, equivale a non camminare affatto.
Voglio volgere il viso in avanti.
Ora sono lucida nel comprendere che la mia gabbia non è poi così invulnerabile e che io (che gli altri lo capiscano, oppure no) ho tutto il diritto di distruggerla.

5 commenti:

  1. :*
    Ti voglio bene, sister: è bello sentirti così.

    J.

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  2. Grassie tesorina, anche io ti voglio bene! :)
    È un periodo strano, però mi debbo mettere in testa di fare quello che mi sento: chi mi vuole bene non si offenderà, ma capirà.

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  3. Già, direi di sì. Anche perchè agire in funzione di ciò che gli altri si aspettano da noi alla lunga è a dir poco frustrante.
    Un bacio cucciola :*

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  4. Arrivo qui da aNobii e leggo questo tuo post: ne sottoscrivo ogni parola.
    Un saluto e un sorriso,

    Stefania

    http://eos27.spaces.live.com

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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