27 marzo 2010

Avrò abbastanza punti principessa?

Ecco, secondo me questa è ciò che si può chiamare "una vera signora".



[Nota per la Sister: lungi da qualsiasi polemica... ma non è forse così? :* ]

21 marzo 2010

You made the night two long...

E prendo tempo, respiro lenta, per il commiato.
Non si può lasciare il passato senza prima salutarlo come si conviene.
Entro un'ultima volta al "Buco", dopo tanti anni. La prima la ricordo ancora, vivida, come fosse ieri.
Pioveva fuori, faceva freddo. Il locale fumoso, languido, soffuso, mi avvolgeva completamente. "Come vorrei essere come loro, fammi diventare come loro", pensavo. E intanto avanzavo, sicura, affascinata, dentro la storia. Ascoltavo le mie note blu, e sognavo che mi portassero lontano, via dal mondo.

Sono tornata al "Buco", questa sera, per le mie note blu. Perché mi portino via ancora una volta, prima di chiudere il capitolo, uscire dal libro, e respirare a fondo la vita.

13 marzo 2010

Spezzare le catene

Da un po', dentro di me, pulsa il rifiuto. Il rifiuto della staticità, dell'omologazione, della non-vita. Sopravvivere, dobbiamo farlo tutti: ciascuno di noi ha il suo modo. Il mio, ora, è quello di prendere le distanze da quei luoghi che mi hanno accolto dieci anni fa. Il ricordo amaro, doloroso, ma spesso anche divertente, anzi, esilarante, del passato mi accompagna con un velo di nostalgia. Ma nulla in me è uguale a quello che ero allora: ogni mia cellula si è rigenerata, con l'esperienza, con il tempo. Io non sono più quella persona, la vedo come il fantasma di una malattia che ormai è passata. Quel mondo è rimasto fermo mentre io cambiavo, crescevo: ora mi appare anacronistico, non lo riconosco più, non è più "la mia casa", non è più "il mio rifugio". Sono diventata io, il mio rifugio; forse lo sono sempre stata. Ho bisogno di essere il punto fermo (solido) che si muove verso altri punti fermi (solidi) e però poi ritorna a sé stesso. Ho capito che il mio malessere dei mesi scorsi dipendeva proprio da questo: ora sono diversa. Guardare la massa, l'omologazione che finge di essere alternativa, mi trasmette un senso profondo di soffocamento, e io ho bisogno di ossigeno. Le mie orecchie non riescono più ad ascoltare gli stessi discorsi di dieci anni fa, i miei occhi si rifiutano di constatare che certe persone non sono cambiate come me, ma sono prigioniere di un passato che hanno idealizzato. L'errore che impedisce il movimento è proprio questo: idealizzare il passato e camminare col viso volto indietro, equivale a non camminare affatto.
Voglio volgere il viso in avanti.
Ora sono lucida nel comprendere che la mia gabbia non è poi così invulnerabile e che io (che gli altri lo capiscano, oppure no) ho tutto il diritto di distruggerla.
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